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(it) Comidad: le news del 3 luglio 2008

Date Fri, 4 Jul 2008 12:15:39 +0200



Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito www.comidad.org sotto la voce
"Commentario" .
IL BUSINESS DEL "FEDERALISMO FISCALE"
Il punto qualificante del programma di governo della Lega Nord è il
cosiddetto "federalismo fiscale", cioè lo spostamento verso gli enti
amministrativi locali di gran parte della esazione fiscale, comprese
le imposte sul reddito e sul valore aggiunto. Il 28 giugno ultimo
scorso è stato annunciato dal governo che ormai il federalismo fiscale
fa parte del disegno della prossima legge finanziaria.
Ancora non è chiaro quale sia l'entità di questo spostamento, sta di
fatto che, in questa fase di crisi finanziaria galoppante, si sta
aprendo un nuovo sbocco affaristico, e cioè la privatizzazione della
esazione fiscale, che già oggi copre la quasi totalità del prelievo a
livello locale.
Non soltanto il costo delle privatizzazioni in genere ricade sempre
sul contribuente, ma, in particolare, quando si privatizzano le
esattorie, finisce che il fisco cessa del tutto di finanziare servizi
pubblici, per convertirsi in pura fonte di profitto per le stesse
esattorie private. In altre parole, si pagano tasse e imposte a totale
beneficio delle esattorie.

Al di là delle leggende storiche sulla nascita della borghesia, questo
ceto si afferma e si consolida proprio a partire dal business
esattoriale, cioè l'appalto a privati del prelievo delle tasse e delle
imposte pubbliche: il fisco è oggi, come in passato, la matrice
originaria del cosiddetto "capitale".

Stabilita l'entità del business del cosiddetto "federalismo fiscale",
si comprende anche il motivo per cui, da quasi vent'anni a questa
parte, la Lega Nord goda di una condizione di privilegio assoluto
nell'ambito delle comunicazioni di massa. Cominciò più di quindici
anni fa Gad Lerner con la trasmissione televisiva "Milano-Italia", che
costituiva una vetrina, o uno show, in cui la Lega Nord poteva esibire
le sue presunte ragioni. Nel frattempo sociologi ed economisti, dalle
colonne dei più "seri" giornali, si incaricavano di fornire una sorta
di scenario socio-economico con cui giustificare l'ascesa del consenso
della Lega: una rivolta fiscale ed antistatale dei ceti medi
produttivi che rivendicavano una maggiore autonomia dalle scelte del
governo centrale.

Questo scenario - o questa fiction - riuscì ad affascinare gran parte
della sinistra, compresa quella di opposizione, la quale, di fronte
agli slogan della retorica socio-economica, è abituata a reagire con
una supina rassegnazione, in quanto ha una disposizione ad arrendersi
di fronte a tutto ciò che le viene presentato come ineluttabilità
dello sviluppo storico.

Il potere degli affari è in grado, attraverso i media, di creare un
mondo virtuale, in cui gli affari stessi trovano giustificazione,
soprattutto se sono presentati come assoluto stato di necessità.

Nessuno, che non sia un affarista, avverte il "bisogno" del
federalismo fiscale, ma questo presunto bisogno può essere creato,
diventare addirittura richiesta, rivendicazione, moto di opinione
pubblica. Questo meccanismo, ovviamente, può funzionare solo sino ad
un certo punto, poiché ogni cittadino già vive sulla propria pelle
l'oppressione delle esattorie private, le loro angherie camuffate da
"errori", che si risolvono sempre nel monito "prima paga, e poi,
eventualmente, reclama".

È anche necessario perciò che i media introducano una serie di
diversivi, di questioni vuote su cui dividere l'opinione pubblica, in
modo da consentire alle cosche affaristiche di precisare nell'ombra
termini e dettagli del loro super-business.

Nella guerra psicologica l'arma più efficace e letale che gli
affaristi hanno a disposizione è sempre il razzismo. Il razzismo
diviene così intrattenimento di massa.

L'opinione pubblica viene perciò indotta a trastullarsi in questo
momento con la questione del prelievo delle impronte ai bambini rom,
sulla "schedatura etnica", e simili. Quanto sia pretestuosa questa
diatriba, è dimostrato dal fatto che, in base alla legislazione
vigente, il prelievo delle impronte digitali può essere già imposto a
chiunque, che sia un Rom o meno. Di fronte alla legge, ogni cittadino
è un Rom.

Il prelievo delle impronte digitali è quindi chiaramente una
drammatizzazione che serve a distrarre dal problema del prelievo
fiscale, che è quello che sta davvero a cuore alle cosche affaristiche
ed al governo che ne costituisce l'agenzia.

Smascherare questo paradosso propagandistico - per il quale una
sedicente "rivolta fiscale" sta portando ad un ulteriore aumento del
prelievo fiscale a beneficio delle esattorie private -, non è certo
facile. La retorica dell'autogoverno locale ha permeato molte
argomentazioni della stessa opposizione, sempre troppo pronta a
cavalcare quelli che vengono fatti apparire come movimenti spontanei,
generati da una mitica "società civile".

3 luglio 2008


FLASH COMIDAD

GOMORRONE

Il fatto che, negli Stati Uniti, Cosa Nostra abbia avuto da sempre
sotto controllo il business dei rifiuti, non ha mai suscitato
particolari ondate di indignazione. Negli USA l'affare è assai
lucrativo, vista la quantità enorme di rifiuti prodotti in quel Paese,
e quindi, fino a pochi anni fa, la mafia controllava sia la raccolta
che lo smaltimento. Ad esempio: Salvatore Avellino, boss della
famiglia Lucchese, controllava Long Island grazie alla "Private
Sanitation Industry Association"; James Failla, boss della famiglia
Gambino, era il padrone dei rifiuti di New York con la sua
"Association of Trade Waste Removers". In realtà la mafia, la camorra
et similia sono forme di illegalità e di controllo del territorio che
le moderne forme di dominio hanno sempre allevato amorevolmente,
proprio perché perfettamente controllabili e neppure lontanamente
pericolose per il Potere. Quando si assiste ad una campagna
istituzionale di denuncia e di attacco alla criminalità mafiosa, è
piuttosto logico pensare che lo Stato, o le potenze colonizzatrici,
provino a riorganizzare il controllo criminale del territorio, o che
l'affare sia diventato troppo appetitoso per lasciarlo in mano a
mafiosi e camorristi. Così qualche anno fa negli Stati Uniti, alle
famiglie mafiose "sconfitte" subentravano le "aziende sane", colossi
legati alle varie cosche politiche, con un volume d'affari notevole:
Allied Waste Industries e Republic Service – da poco fuse in una sola
società – con 9,3 miliardi di dollari l'anno e l'attuale numero uno,
Waste Management con 13,3 miliardi di dollari. L'aspetto
colonialistico dell'affare rifiuti è comunque sempre rilevante, visto
che i rifiuti tossici USA vengono spediti all'estero (illegalmente in
Messico e altri Paesi). Le spedizioni legali in Canada assorbono circa
700mila tonnellate all'anno di rifiuti tossici e nocivi, di cui solo
una minima parte riciclati e tutto il resto va a finire nelle
discariche del Quebec e dell'Ontario. L'accordo di "libero scambio"
NAFTA trova quindi la sua applicazione per Messico e Canada. La stessa
logica funziona anche per regioni interne allo stesso paese. Mentre la
propaganda ci racconta che l'efficienza tedesca riesce a rendere
redditizio l'invio dei rifiuti dalla Campania, proprio in Germania i
land occidentali scaricano i rifiuti tossici in quelli orientali, per
esempio nelle cave d'argilla di Vehlitz e Möckern, a est di
Magdeburgo.


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Dal compagno Marco riceviamo una "curiosità" a proposito della Blackwater:



I parà della Blackwater con la bandiera italiana

Ieri vi abbiamo segnalato un articolo sui movimenti contro le basi
negli Stati Uniti che raccontava anche delle campagne della società di
mercenari Blackwater per conquistare "i cuori e le menti della gente",
inclusi spettacoli di paracadutisti che scendono con gigantesche
bandiere a stelle e strisce.
(http://www.peaceandjustice.it/basi-usa.php)
Oggi abbiamo saputo che proprio il 10 maggio 2008 vicino a Washington
DC i paracadutisti della Blackwater hanno fatto lo stesso spettacolo
durante il campionato di polo in cui l´Italia giocava contro gli Stati
Uniti. Ma questa volta i parà della Blackwater sono scesi anche con
una enorme
bandiera italiana!
Video (a fondo pagina): http://www.americaspolocup.com/theevent.php
Chi si sente indignato nel vedere la propria bandiera sventolata dai
mercenari della Blackwater, può contattare due degli sponsor
dell´evento:
Birra Moretti info@birramoretti.it
National Italian American Foundation information@niaf.org

da:"Italiano" <italianovinc-A-alice.it>
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