A - I n f o s

A-Infos un servizio di informazione multilingue da per e su gli/le anarchici **
News in all languages
Last 30 posts (Homepage) Last two weeks' posts Agli archivi di A-Infos

The last 100 posts, according to language
Greek_ 中文 Chinese_ Castellano_ Català_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement
Le prime righe degli ultimi 10 messaggi:
Castellano_ Català_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe


Le prime righe degli ultimi 10 messaggi
Prime righe dei messaggi in tutte le lingue nelle ultime 24 ore
Links to indexes of First few lines of all posts of last 30 days | of 2002 | of 2003
| of 2004 | of 2005 | of 2006 | of 2007 | of 2008 | of 2009 | of 2010 | of 2011 | of 2012 | of 2013 | of 2014 | of 2015 | of 2016 | of 2017 | of 2018 | of 2019 | of 2020 | of 2021
Iscriversi a A-Infos newsgroups

(it) Anarcho-feminist group Moiras: Il paradosso del lavoro (ca, de, en, fr, pt)[traduzione automatica]

Date Sat, 4 Sep 2021 09:10:32 +0300


Il lavoro è, sotto il capitalismo e il patriarcato, uno dei più grandi paradossi che gli esseri umani devono affrontare. È sinonimo di schiavitù e sicurezza, di riconoscimento sociale e soddisfazione professionale, ma anche di oppressione. Non averlo è una delle più grandi disgrazie, che spinge masse di persone ad affrontare enormi pericoli attraversando confini e mari; averlo può essere una condanna a vita. ---- Se per tutti i 'lavoratori' il lavoro è quel crocevia, lo è ancor di più per le donne, che da secoli svolgono lavori ardui senza paga e senza alcun riconoscimento, e che sono incoraggiate a lavorare, come se non l'avessero mai fatto, come l'unica via d'uscita per la sua emancipazione.
Il problema quando si pensa al lavoro è che il discorso sociale prevalente oggi è pieno di mezze verità o, direttamente, di falsità egoistiche: non è vero che il lavoro salariato libera. Gli operai che ci hanno preceduto lo sapevano bene, ma molti di noi lo hanno dimenticato. Vendere il tempo della nostra vita ed essere sfruttati nelle grandi città, dal lunedì al venerdì, da settembre a luglio, ci costringe a sopportare livelli di tensione e infelicità che copriamo con birre, con pillole, con il consumo di dispositivi insensati, o postare in rete immagini false della nostra vita per proiettare l'idea che, come nelle pubblicità, siamo felici.

Il quotidiano ABC ha avuto motivo di pubblicare, qualche settimana fa, un titolo che ben illumina il tipo di ipocrisia sociale di cui parlo: diceva che alcuni genitori avevano 'deciso' di dormire in macchina per risparmiare e poter pagare le cure mediche a uno dei suoi figli. L'audacia dell'editore che ha scritto quel titolo è evidente per noi, abituati come siamo a godere (ancora) di cure mediche universali. È così che il lavoro gratuito è a cui la maggior parte di noi può accedere, ma abbiamo già dimenticato che è possibile organizzare le cose diversamente, rassegnati alla lunga notte degli straordinari.

Arriviamo dunque alla prima menzogna capitalista: il lavoro salariato non libera, incatena. Sappiamo già che 'più la fame dà', ma cadere nella trappola di pensare che sussistere sia vivere equivarrebbe a pensare che sia vero che ci sono famiglie che 'decidono' di vivere in macchina, come se avessero un alternativa.

L'ipocrisia del discorso sociale sul lavoro ha un'altra svolta nel caso delle donne: il femminismo di stato ci dice che "l'incorporazione delle donne nel lavoro" è un fatto recente, il prodotto di una lunga lotta, che dobbiamo accogliere con entusiasmo. Emma Goldman ha già detto che le donne dovranno emanciparsi dalla nostra emancipazione.

Questo discorso ufficiale sull'accesso delle donne al lavoro presuppone che tutto il lavoro di cura e riproduzione della vita umana che le donne hanno sviluppato durante la lunga storia del mondo non esistano. Considera inoltre universale e senza tempo l'esperienza delle donne della borghesia, confinate nelle case e trasformate nell'«angelo della casa», ignorando che le donne proletarie hanno sempre lavorato, per salari da miseria, nelle fabbriche, come balie, come lavandaie, sarte o braccianti.

È vero che le donne, anche quelle della classe operaia, venivano 'radunate' a poco a poco dallo Stato nelle loro case. In Spagna ciò avvenne soprattutto sotto Franco, durante il lungo esodo dalle campagne alle città, con una politica filonatalista di sostegno al salario familiare che creò innumerevoli lavoratrici, risparmiatrici e casalinghe obbedienti. È stata una delle chiavi per smantellare la vecchia lotta operaia e fare il passaggio dalla barricata al quartiere.

Questa organizzazione chiudeva completamente il cerchio della divisione sessuale del lavoro: le donne, dedite al "loro lavoro", ea garantire che i bambini andassero a scuola puliti e non si agitassero quando arrivava il padre; loro, obbedienti al capo ma padroni e signori nelle loro case. E quando la società dei consumi di massa ha reso necessario ampliare la base dei consumi e moltiplicare all'infinito i falsi bisogni, all'improvviso è stato meglio che le madri abnegate fossero donne liberate con il lavoro. La casalinga fu denigrata, trasformata nella risibile 'maruja', ei bambini scomparvero dall'equazione; lasciate che siano accuditi dalle nonne, scuole con monitor mal pagati, o parcheggiate davanti alla tv. È quello che è sempre stato un lavoro poco importante.

Quindi ci troviamo con un'organizzazione sociale che pretende che i bambini e gli anziani si prendano cura di se stessi, o che siano un compito marginale e minore: è molto più importante, dove ti fermi, calciare un pallone, un gioco che si muove milioni e crea milionari, mentre i compiti essenziali per sostenere la vita sono coperti con salari da povertà. Allo stesso modo, i lavori 'colletti bianchi', che sono inutili o peggiorano direttamente la vita della comunità, sono ben pagati e hanno prestigio sociale, mentre quelli indispensabili, dalla coltivazione del cibo alla pulizia delle strade, sono inutili.

Di fronte a questa assurdità, esigiamo un lavoro umano che soddisfi bisogni reali, che serva ad esprimere la creatività ea sviluppare le capacità personali e che ponga al primo posto la cura della vita e non l'avido accumulo di denaro.

Matassa numero V

http://elmilicianocnt-aitchiclana.blogspot.com/2021/08/grupo-anarcofeminista-moiras-la.html
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe https://ainfos.ca/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it