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(it) Sicilia Libertaria 2-24: Relativismo: Ribelli giuridici: il caso zapatista in Messico (4) (ca, de, en, pt, tr) [traduzione automatica]

Date Sun, 3 Mar 2024 08:02:02 +0200


Il percorso di ricerca che mi ha condotto dall'Italia alla Bolivia e poi, tra altre nazioni, al Messico, inseguendo le tracce di un possibile pluralismo giuridico interno a società con popolazioni indigene, nazioni con lingue, culture e norme proprie, arriva, finalmente, in Chiapas, là dove la ribellione di un popolo ha prodotto spazi di libertà autogestita, senza feticizzare il passato e guardando al futuro. Alcuni dati indispensabili: nel 1994, nello stato messicano del Chiapas, gruppi di indigeni organizzati si ribellarono al dominio e controllo dello stato messicano, creando un movimento di resistenza locale e anche ispirando altri gruppi indigeni a organizzarsi. Come dichiarava il subcomandante Marcos, non si trattava della presa del potere, ma "appena qualcosa di più difficile: un mondo nuovo". Trent'anni dopo, la regione Lacandona ha visto svilupparsi nuove forme di socialità, basate in gran parte sulla tradizione indigena, compresa l'organizzazione di forme proprie di amministrare la giustizia. Tutto questo è stato possibile, grazie a strategie multiple di lotta e comunicazione, riuscendo ad avere l'appoggio anche di parte della popolazione messicana non indigena e, ancor più, nel mondo occidentale, specialmente quello che vedeva nella lotta zapatista, un esempio da seguire. Una delle caratteristiche più importanti del sistema sociale e politico che si è andato costruendo in questi trent'anni riguarda la gestione del potere, tendenzialmente orizzontale, dove gli incaricati di gestire la vita pubblica, che durano in carica tre anni, non decidono ma, in quanto rappresentanti, eseguono le decisioni che la comunità locale ha preso e di cui controlla l'esecuzione: "Comandare obbedendo", è la regola chiave di questo sistema.

La completa esclusione dello stato dalla vita comunitaria, a volte difesa anche con le armi, è stata la condizione per la produzione di un modello nuovo di società, anche se non è stato facile, dato che le società indigene originarie si andarono trasformandosi lungo i secoli di dominazione coloniale e repubblicana, tanto che le culture attuali sono il risultato di mescolanze e sincretismi, di imposizioni ma anche di resistenze e appropriazioni di elementi culturali stranieri impiantati, più o meno coscientemente, sull'ordito delle culture tradizionali, riuscendo a mantenere in gran parte le loro identità, lingue e culture di base. Per questo, al momento di pensare il futuro, gli zapatisti si sono trovati nella necessità di produrre modelli di gestione alternativi che, senza tradire il passato, potessero servire per gestire le nuove realtà. È innegabile in questo processo il contributo del subcomandante Marcos, che ha impersonato le differenti tradizioni utopiche, tanto indigene come di derivazione libertaria.

Per quanto riguarda l'amministrazione della giustizia, il sistema zapatista che si è andato affinando durante questi trent'anni, si struttura in tre livelli sovrapposti di funzionamento interno, anche se è aperto al confronto e anche allo scontro con il sistema nazionale messicano. Il livello più basico riguarda delitti minori, come furti o offese, litigi tra vicini e anche fra coniugi, ubriachi scandalosi, ecc. Di questi problemi si incaricano le autorità comunali elette, anche se, in casi complicati, si ricorre all'assemblea comunale, che difende fondamentalmente il buon andamento della vita della comunità locale. Non sempre i problemi vengono risolti in modo soddisfacente dall'assemblea, per cui si può ricorrere a una Commissione di Onore e Giustizia, nominata specificamente. A questa si ricorre anche quando i problemi coinvolgono più di una comunità, anche se l'ultima istanza è rappresentata dalla Giunta del Buon Governo, l'organizzazione generale delle comunità. È questo il livello che si occupa anche dei casi che coinvolgono individui non zapatisti o altre organizzazioni politiche e, naturalmente, il governo non indigeno della regione (questioni politiche, conflitti attivi e dispute di terra). Infine è importante risaltare che, quando si tratta di problemi domestici o che, in generale, coinvolgono le donne, questi sono trattati dalle sole donne che compongono le varie istanze di giustizia.

In generale, la funzione che queste istituzioni svolgono è di mediazione dei conflitti, spingendo gli attori coinvolti a mettersi d'accordo nelle diatribe. In caso di condanna, le pene raramente sono di reclusione e, in questi casi, si tratta di una stanza o capanna aperta per i pochi giorni di punizione. Nella maggior parte dei casi la pena consiste in lavoro da svolgere per la comunità o nel pagare una quantità di denaro per risarcire chi è stato vittima dell'azione trasgressiva. Anche in caso di condanna a periodi ampi di lavoro comunitario, in caso di necessità, si permette al condannato di ritornare ai propri campi per non danneggiare la sua famiglia. Anche se sembra secondario, occorre rilevare che tutti questi procedimenti si realizzano in lingua indigena locale, essendo questo uno dei problemi maggiori che affrontano gli indigeni quando finiscono, con o senza ragione, nelle maglie del sistema nazionale di giustizia. Ed è gratuito, altro elemento importante, dato che, come in molti paesi, sono i poveri che maggiormente finiscono nelle carceri statali. Infine, la differenza fra il sistema statale di giustizia e quello zapatista è tanto evidente che, spesso, anche i contadini non indigeni si rivolgono a quest'ultimo, ottenendo, nei casi in cui interviene o è già intervento il sistema statale, appoggio e assistenza, particolarmente quando rimangono vittime della polizia statale o regionale. Il riferimento alla polizia messicana risulta necessario, considerando che si tratta di corpi storicamente violenti e simbolo della repressione dello stato per i settori sociali ed etnici più poveri della popolazione. Infatti, da anni è in corso in tutti i territori indigeni una lotta per limitarne i poteri. In Chiapas è stata letteralmente abolita, sostituita da "ronde" indigene di membri della comunità che prestano questo servizio in modo volontario e rotatorio.

Evidentemente, tutto questo è stato possibile grazie alle conquiste politiche che gli zapatisti hanno portato avanti, riuscendo a mantenere il proprio territorio e conseguendo che lo stato terminasse, non certo con entusiasmo, col riconoscere il valore del loro sistema giuridico autonomo. Questa condizione di autonomia, difesa anche con le armi, si dimostra necessaria per riuscire a produrre e mantenere le proprie regole di convivenza, come lo ha dimostrato anche il caso siriano del Rojava. Questi casi ci indicano che la lotta per l'autonomia giuridica e, in generale, politica e sociale, è possibile anche di fronte allo stato, che può essere piegato ad accettare le differenze, chiaramente di gruppo e non individuali; mentre in termini regionali o comunali, una volta conquistato un sufficiente grado di autonomia, questa possibilità sarebbe una contraddizione antropologica, dato che ogni struttura sociale, anche nuova e libertaria, ha bisogno di un minimo di coesione e di regole comuni.

(Per approfondire: Rebrii, Anne (2020): "Zapatistas: lecciones de auto-organización comunitaria" (https://www.opendemocracy.net); Gasparello, Giovanna (2017): "Nuestra justicia es la alegría del corazón. Justicias indígenas e interculturales en el sur de México". Revista de Paz y Conflictos, X-2: 143-164).

Emanuele Amodio

https://www.sicilialibertaria.it/
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