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(it) ucadi, #146 - Il SNU CGIL di Firenze negli anni '90. Un sindacato a trazione libertaria

Date Fri, 11 Jun 2021 08:12:35 +0300


A partire dalla metà degli anni '70 il gruppo Crescita Politica di Firenze impostò una strategia di intervento nel sindacato, individuando nel settore del Pubblico Impiego e soprattutto della Scuola e dell'Università, settori nei quali lavoravano la maggioranza degli appartenenti al gruppo, gli obbiettivi principale: oggi una riflessione su quell'esperienza è opportuna. ---- Gli aspetti teorici della strategia di intervento e le tattiche da adottare vennero teorizzate in un documento intitolato i Comunisti anarchici e l'organizzazione di massa edito da Crescita Politica e oggi interamente consultabile sul nostro sito http://Ucadi.org Successivamente nelle teppe verso la costruzione di un'organizzazione nazionale dei comunisti anarchici il gruppo di Firenze, insieme ad altri comunisti anarchici toscani, dette vita all'Unione dei Comunisti Anarchici della Toscana (UCAT) e l'intervento assunse una sempre maggiore consistenza ed efficacia.
Questa strategia prevedeva l'attività di intervento a partire dalle sezioni sindacali alloro esistenti nello statuto CGIL per cercare di orientare il funzionamento del sindacato, la sua linea politica, le sue pratiche di lotta, le metodiche di funzionamento delle decisioni, il coinvolgimento di lavoratrici e lavoratori nell'azione sindacale. Al tempo stesso, per gestire specifiche vertenze di categoria, si dette vita a collettivi e coordinamenti che coinvolgevano anche lavoratori non iscritti al sindacato, introducendo la pratica dell'azione all'interno e al tempo stesso all'esterno del sindacato. Tali organismi sviluppavano un rapporto dialettico con le strutture sindacali.
Con la crescita delle lotte, gradualmente e progressivamente, questa strategia consentì la condivisione da parte delle strutture sindacali dei metodi di lotta libertari che animavano queste iniziative e portarono ad una radicalizzazione delle linee politiche del sindacato che finirono per imporsi anche nei suoi organi di gestione a livello territoriale. Cosi alla crescita progressiva della componente libertaria, che piuttosto che puntare prioritariamente al proselitismo per l'adesione all'organizzazione politica, optava per la crescita prioritaria dei lavoratori e delle lavoratrici quali militanti della lotta di classe, corrispose da un lato la progressiva acquisizione di una presenza maggioritaria negli organi sindacali, quali l'assemblea degli iscritti e lo stesso direttivo comprensoriale, e parimenti a successi nelle vertenze autonome impostate e condotte da coordinamenti e da iniziative di singole sezioni sindacali e, quel che più rilevante, al diffondersi tra i lavoratori dell'Università di Firenze, concepita come una struttura Aziendale, di un organismo rappresentativo elettivo di rappresentanza di lavoratrici e lavoratori iscritti e non iscritti eletti sul posto di lavoro per dar vita a un Consiglio dei Delegati che supportasse e affiancasse, con una propria autonomia riconosciuta da tutti, le OO SS confederali e autonome nell'organizzazione e conduzione delle lotte, nelle trattative e nelle vertenze con la parte datoriale.
Il Consiglio dei Delegati dell'Università di Firenze venne in effetti eletto nel 1989 con la partecipazione del 73% delle lavoratrici e dei lavoratori (su 1746 aventi diritto parteciparono al voto 1274 lavoratrici e lavoratori). Da allora il CdL dell'Università di Firenze partecipò alla vita sindacale dell'Azienda con una propria rappresentanza, Per i lavoratori di diritto privato dell'Azienda vennero costituite RSA sul piano sindacale, per assicurare il tavolo di trattativa con l'Azienda, mentre questi lavoratori entrarono di diritto con propri rappresentanti nel Consiglio dei Delegati. Una grande indiscussa solidarietà legava a quel tempo lavoratrici e lavoratori.

L'inquadramento per mansioni

Per tutta la seconda metà degli anni 80 e i primi anni degli anni '90 l'Azienda Università di Firenze venne coinvolta nella procedura di reinquadramento del personale sulla base di qualifiche e mansioni in conseguenza dell'esito dei contratti di categoria e delle leggi applicative di questi. Fin dall'inizio la componente di sinistra dei lavoratori si distinse per avversare ogni pratica di cogestione delle procedure di inquadramento, facendo di questa scelta un punto di discrimine con la maggioranza cogestionaria del sindacato. Questa scelta contribuì non poco alla crescita della componente di sinistra del sindacato, inducendo gli iscritti - anche quelli appartenenti al PCI e al PSI - a prendere le distanze dalla dirigenza cogestionaria del sindacato. Inoltre. la componente di sinistra fece dell'inquadramento mansioni uno strumento per avversare la politica di contenimento salariale varata con la Piattaforma dell'EUR, riuscendo a conseguire, attraverso una interpretazione sindacale e politica dei contratti, un inquadramento generalizzato nelle qualifiche superiori e quindi aumenti di salari, impostando al tempo stesso una strategia finalizzata all'occupazione, attraverso la messa a punto in trattativa delle piante organiche. Particolare attenzione venne dedicata anche alle conquiste normative e all'espansione dei servizi, soprattutto del diritto alla mensa, pagato a spese dell'Amministrazione.
Tuttavia. fu la lotta per l'applicazione dell'inquadramento per mansioni che permise di far crescere a livello di massa l'azione sindacale. Rifiutata la cogestione le OO. SS. ed anche il sindacato autonomo, sotto lo stimolo del Consiglio dei Delegati, riuscirono ad incalzare l'Amministrazione nella gestione delle procedure, sviluppando la conflittualità con l'Amministrazione e stimolando la partecipazione di lavoratrici e lavoratori alla lotta. L'attività sindacale si allargò fino a coinvolgere e impegnare su problemi propri, nelle vertenze docenti, precari delle diverse categorie e tecnici e amministrativi uniti da un forte spirito di solidarietà che consentì scioperi sostenuti da una cassa di resistenza che fu in grado di retribuire regolarmente gli scioperanti che attraverso scioperi programmati e a scacchiera (l'adesione allo sciopero proclamato dalle OO. SS. è individuale) riuscirono ad immobilizzare l'Ateneo, costringendolo alla trattativa.
Venne costruito negli anni un sindacato di classe e di lotta che determinò la crescita anche numerica del Sindacato SNU CGIL a trazione libertaria che giunse a raddoppiare i propri iscritti che arrivarono a superare la quota di 1000 su circa 4000 addetti complessivamente all'Azienda e consentì al sindacato e ai lavoratori di condizionare per anni le politiche dell'Ateneo a livello territoriale, sia relativamente all'espansione sul territorio e al ruolo complessivo verso la città. Il sindacato, le lavoratrici e i lavoratori assunsero un indiscutibile ruolo politico nelle politiche del lavoro a livello cittadino.
Si trattò - è vero - di un'isola felice di solidarietà di lotta e di emancipazione sociale: solo il progressivo abbandono delle pratiche libertarie e la definitiva involuzione collaborazionista delle OO. SS. ha consentito col tempo all'Azienda Università di Firenze di ridimensionare le conquiste di lavoratrici e lavoratori. L'esperienza maturata merita comunque una approfondita riflessione che ci accingiamo a fare.

Gianni Cimbalo

http://www.ucadi.org/2021/05/27/il-snu-cgil-di-firenze-negli-anni-90-un-sindacato-a-trazione-libertaria/
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