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(it) ateneo libertario carabanchel latina: PER L'UGUAGLIANZA TRA GENERAZIONI, POSTATO SU 24 maggio 2021lascia un commento (ca, de, en, fr, pt)[traduzione automatica]

Date Sun, 30 May 2021 08:12:14 +0300


«Invecchio, poi vivo. Sono invecchiato, quindi esisto». Marc Augé ---- Chi di noi non era un anarchico sulla ventina? Un avvocato una volta disse a un giudice di giustificare l'intemperanza di un giovane che stava frequentando. Il cliché, rintracciabile nel ricettario internazionale dei luoghi comuni della cucina conservatrice ("anarchici a vent'anni, riformisti a trenta, conservatori a 40", è stato detto in Francia), in realtà ci permette di riflettere su quale sia l'argomento stesso che vorrei negare: poiché ci sono tanti giovani anarchici, ma anche tanti anarchici anziani (cioè convenzionalmente over 65), tutti, a modo loro, impegnati da tempo a coltivare l'utopia e trasmetterla nella società, non c'è bisogno di dire che l'età è secondario. a quello culturale, comportamentale, pratico, quello del vivere attivamente la propria esistenza, oltre l'età, inseguendo il sogno di un futuro migliore, anche quando, per chi è più avanti negli anni, questo futuro non sarà il loro. Ciò che conta non è l'età, ma il modo in cui si è deciso di affrontare la vita, compreso l'orizzonte utopico verso cui sono innate le scelte fondamentali.

Ci sono modi e mezzi per invecchiare, ma certo che puoi restare te stesso, indomabili signori, nonostante le "ferite del tempo"; il corpo invecchia ma non necessariamente la mente, lo spirito, la volontà, che sono ciò che fa la differenza. Inoltre, parlando da un punto di vista personale, una giovane età non garantisce un invecchiamento precoce a livello etico e culturale se le idee ei modi di fare sono obsoleti, ottusi, rassegnati e servili. L'età non conta molto e puoi essere vecchio anche sui vent'anni.

Meglio morire ...

L'invecchiamento è stato oggetto di attenta riflessione in varie occasioni. Michel de Montaigne definì la morte della giovinezza "una morte più dura della morte alla fine di una vita che langue", e così, quattro secoli dopo, Jacques Brel poté cantare "Muori, questo è niente; morire, che buon affare; ma invecchiando ... oh, invecchiando! ". Vediamo in queste frasi la condizione di un vecchio concepito e temuto (spesso anche sperimentato) come quella di un prigioniero permanente di un corpo sempre più invalidato, di un emarginato sociale, di un condannato quasi senza speranza, se non forse quella della liberazione attraverso la morte .

Da un punto di vista filosofico e astratto, questo può anche essere vero; Da un punto di vista concreto, questa è, purtroppo, una triste realtà generalizzata, soprattutto nel mondo occidentalizzato e mercantilista; Questo è ciò che può e accade spesso, ed è per questo che la paura, il rimpianto e il realismo portano alla paura della vecchiaia piuttosto che alla morte.

La società capitalista, dedita a perseguire i suoi scopi produttivisti e ad accumulare ricchezza, e schiacciare l'essere umano fin dalla tenera età, costruisce questa prigione psicologica e mentale, che poi colloca accanto a vere prigioni, case di riposo che "non hanno nulla a che fare con facilità, ma piuttosto sono uno spazio vuoto in cui la vecchiaia viene segregata e liquidata prima della morte. La vecchiaia è discriminata come la morte è discriminata "(Donatella Di Cesare).

Poveri giovani contro poveri vecchi

È evidente il peso dell'aspetto produttivo, l'invenzione vigliacca e ingannevole che si oppone agli anziani, presunti parassiti della società, ai giovani e agli adulti costretti a lavorare per sostenerli; La realtà è ribaltata, cioè sono stati quei "vecchi" che hanno lavorato e vissuto affinché le generazioni successive potessero godere dei frutti della società e delle loro fatiche, secondo le disposizioni del ciclo di vita. Si calpesta il pedale di banalità come la presunta saggezza degli anziani, per schiacciarli nel sottosuolo di macerie ma concedendo loro il morso della medaglia al coraggio di chi "conosce il meglio". Truffa, nient'altro che truffa: quanti anziani invece accumulano montagne di follia, frutto di una vita di subordinazione, servitù più o meno volontaria, ignoranza, e dispensare consigli basati sul conservatorismo e sul reazionismo più "prudenti"? L'età ha poca importanza e si può essere saggi anche a vent'anni.

Per non parlare del linguaggio e delle forme: affetti e comportamenti che segnano, più che abbreviare, la differenziazione. «La gentilezza e l'affetto possono avere effetti degradanti su chi è l'oggetto: donne e uomini, invitati e incoraggiati a entrare in una categoria esclusiva che li esclude, una sorta di casa semantica di riposo all'interno della quale si sentiranno passivi, calmi ea proprio agio, ma in comunque alienato agli occhi degli altri»(Marc Augé).

Tabù o eliminazione del sesso?

Ci sono molti esempi, ma vorrei aggiungerne un altro: quello del rapporto sessuale. Un sistema come quello che ci costringe a vivere trasforma il corpo in un oggetto di desiderio e consumo, e fornisce modelli corporei che di per sé discriminano chi non rientra in questi canoni, sia fisici che estetici. Sappiamo bene quanti danni ha portato e provoca questo abuso di corpi. Gli anziani sono così vittime del cliché (l'ennesimo), secondo cui la loro vita deve necessariamente fare a meno dei rapporti affettivi, ma soprattutto sessuali.

Personalmente mi sono reso conto di essere un portatore sano di questa merda quando, tanti anni fa, diciamo in gioventù, ho letto un articolo sulla sessualità tra gli anziani suIl Pensionato d'Italia , quotidiano del sindacato SPI-CGIL. . (che probabilmente non esiste più): è stata una scoperta che mi ha aperto gli occhi su una situazione banalmente normale su cui non avevo riflettuto, trascinata dalla corrente comunista.

C'è, quindi, un problema di disuguaglianza, di separatismo auto-definito, di sottrazione di pezzi di autodeterminazione (qualcuno direbbe di sovranità), necessari affinché il "divide et impera" funzioni perfettamente. Una trappola in cui siamo perseguitati da una società fondata sullo sfruttamento e la discriminazione tra tutti i tipi di "esseri viventi"; categoria in cui faremmo bene a inserire anche gli anziani, per farli rientrare in uno specifico processo di autoliberazione che a sua volta si integra nel più generale percorso di liberazione da questa società travolgente.

Tornare all'inizio, restare vivi, animati, attivi, indipendentemente dal passare del tempo, è un grande fattore di emancipazione dalla prigione capitalista, così si rompe il modello di disuguaglianza ed emarginazione, annullando cliché e ruoli imposti. Vivere più che guadagnarsi da vivere diventa un grande progetto di libertà e rilancia una prospettiva di uguaglianza... generazionale.

La vita è una ruota che "gira per tutti, ma solo una volta per tutti" (Marc Augé); ogni stato di età è solo e sempre transitorio.

Pippo Gurrieri

Articolo originariamente pubblicato in italiano sul quotidianoSicilia Libertaria# 411, Ragusa gennaio 2021. Numero completo accessibile all'indirizzohttp://www.sicilialibertaria.it/wp-content/uploads/gennaio-2021-compresso.pdf .

Riferimenti:
Michel de Montaigne, "La torre del filosofo", BUR 1994.
Jacques Brel, "Viellir", tratto dall'album "Brel", 1977.
Donatella Di Cesare, "Virus sovrano?", La Repubblica-L'Espresso, 2020 .
Marc Augé, "Il tempo senza l'ETA. La vecchiaia non esiste ", Raffaello Cortina, 2014.

https://ateneolibertariocarabanchellatina.wordpress.com/2021/05/24/por-la-igualdad-entre-las-generaciones/
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