A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Greek_ 中文 Chinese_ Castellano_ Català_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement

The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Greek_ 中文 Chinese_ Castellano_ Català_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe
First few lines of all posts of last 24 hours || of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005 | of 2006 | of 2007 | of 2008 | of 2009 | of 2010 | of 2011 | of 2012 | of 2013 | of 2015 | of 2016 | of 2017 | of 2018 | of 2019 | of 2020 | of 2021

Syndication Of A-Infos - including RDF | How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
{Info on A-Infos}

(it) anarkismo.net: Per ciò che non è più così evidente - di Eleftheriaki Poreia (ca, de, en, pt)[traduzione automatica]

Date Sat, 12 Jun 2021 10:51:00 +0300


Dentro il guscio del vecchio mondo si tentano i passaggi all'altra società. La rivoluzione non è un momento, non inizia e non finisce con "l'attacco ai palazzi d'inverno". La rivoluzione è la trasformazione delle relazioni sociali, un processo con regressioni e contraddizioni, spesso sotterraneo e noioso, a volte frenetico e rumoroso. Ma sta arrivando il momento in cui il guscio del vecchio mondo o si romperà o, nel processo di trasformazione dei rapporti sociali in soffocamento, sarà ristabilito e il potere sarà ristabilito, anche sotto una veste diversa. ---- Per quello che non è più così scontato ---- riderò per nascondermi nei bambini che si divertono il tempo sarà perso finché uno di loro non griderà "Liberta"...

In questo peculiare regime di paura, isolamento, sorveglianza e attacco al lavoro e alla società diritti sentiamo il bisogno di ricostruire le forze oberate di emancipazione sociale e ricostituire la domanda di trasformazione sociale radicale (diciamo con la rivoluzione). La verità è che non possiamo immaginare altra via per un passaggio così liberale che l'atto politico collettivo radicale a cui vogliamo contribuire.
La pandemia, soprattutto alla luce della sua gestione politica e ideologica, non è neutrale di classe: è sia se stessa che le sue conseguenze un campo di controversia di classe in tutta la vita sociale. Lo viviamo ogni giorno in questi giorni:
nella nostra ansia che il sistema sanitario pubblico non crollerà.
Nella nostra rabbia per l'attacco lanciato dal boss e dallo stato contro i nostri diritti del lavoro.
Nella nostra indignazione per le politiche di sterminio del "surplus", dei profughi, dei senzatetto, dei carcerati, dei poveri. Tuttavia, nella nostra indignazione verso quei settori della piccola borghesia, della classe operaia e delle classi inferiori in generale che, erosi da percezioni neofasciste, razziste, tiepide e omofobe, si abbandonano a pratiche di cannibalismo sociale di varie forme e intensità .
Nel nostro imbarazzo verso il regime di controllo, sorveglianza e restrizione delle libertà politiche e sociali, che tenta di instillare nel corpo sociale un terrore costante ricattandone la sottomissione incondizionata.
Al nostro desiderio di rinascita di un progetto politico anticapitalista-libertario che dia risposte ai tragici e micidiali impasses del capitalismo moderno, che saprà camminare chiedendo e aprire passaggi dall'oggi al domani.
Questo sforzo di formare una collettività politica liberale parte dal nulla o dal nulla: portiamo in valigia tanti testi bellissimi; ma aspettano che nuova musica venga cantata nel qui e ora, ponendo domande senza affrettarsi a dare risposte - dopotutto , oggi chi cammina con incrollabili certezze rischia di sprofondare nelle sabbie mobili dell'ideologia e della parola che cadono sui muri e ritornano vuote di senso e di sostanza.

Intraprendiamo questo viaggio e le nostre vele sono gonfiate da domande

Può esserci una lotta anticapitalista con l'orizzonte di trasformazione sociale radicale senza che una nuova fantasia sociale venga ricostituita in ampi settori della società che sfideranno la strada a senso unico capitalista? Possiamo lottare contro il capitalismo senza poter immaginare/creare la vita dopo di esso?
Per quanto ci rendiamo conto dell'urgenza di frenare il folle treno del progresso, che tratta ogni attività umana ma anche l'ambiente naturale come un campo di sfruttamento e di profitto e ci vende il consumo come la nostra autorealizzazione, abbiamo - anche in forma embrionale - pensate alle pratiche socio-politiche che potrebbero funzionare in questa direzione nelle condizioni particolari della Grecia? Avendo sulle spalle tutto il peso collettivo del capitalismo, ma al tempo stesso la memoria e l'esperienza della resistenza ad esso, è possibile ricercare un nuovo rapporto dell'uomo e della società con la natura, la scienza, la tecnologia, che vada oltre lo sfruttamento e dominio?
Poiché in tutti gli anni precedenti abbiamo visto i limiti delle collettività politiche basate su gruppi di affinità 1 o modelli di organizzazione centralizzati-gerarchici, come potremmo sperimentare una nuova forma di collettività politica che non si basi sull'identificazione ideologico-politica? Come potrebbe essere strutturato in modo tale che il politico non decolli in un astratto dialetto politico e in una pseudo-attività e il personale non sia degradato a strumento di mediazione e fattorizzazione? Come si può costituire una rete di collettività politiche, che da un lato garantisca la loro diversità e indipendenza e dall'altro funga da punto di riferimento per il radicalismo moderno, visibile nella società e capace di ispirare più ampi processi socio-politici e proposte di rovesciare?
Quali forme di organizzazione, azione collettiva, aggregazione dal basso corrispondono alla nostra epoca - epoca di "distanziamento sociale" e di internet? Cosa dovremmo buttare e cosa dovremmo reinventare, a quali sirene dovremmo resistere e cosa dovremmo sperimentare? Come realizziamo gli altoparlanti che moltiplicano l'eco del nostro discorso, le lenti di ingrandimento/sfaccettate attraverso le quali vedremo e saremo visti?
Abbiamo radici: sono profondamente radicate nei movimenti rivoluzionari e nelle correnti radicali del XIX e XX secolo. Ma i nostri rami potrebbero essere il loro superamento creativo? Se tutto è stato detto, quale può essere oggi il ruolo della teoria e della critica rivoluzionaria, tanto più che non vogliamo che finisca in dogmi pietrificati e ripetizioni senza senso?
E il politico? La democrazia; Auto-istituzione? Autogestione? Comunismo? Anarchia? La libertà; Liberazione dal trattato patriarcale ed emancipazione degli orientamenti sessuali? Uguaglianza? Il comune; Ecologia? Tutte queste parole, che scaturiscono dai nostri scritti e soffiano tempestose nei nostri incontri, quale sostanza pratica e materiale possono assumere?
Possiamo criticare gli aspetti liberali della legittimità e della politica delle identità senza cadere in un neoconservatorismo e chiudendo gli occhi su quei campi di oppressione e sfruttamento che sono diventati visibili proprio grazie a questi movimenti multiformi? Possiamo, ampliando questi temi, rimettere il concetto di libertà di un uomo al centro della nostra politica di emancipazione come precondizione per la libertà di un altro? Le femministe, i movimenti di genere, quelli che si oppongono alla discriminazione razziale e religiosa possono essere il nostro terreno comune in modo che possiamo riconsiderare tutte queste questioni e agire contro la discriminazione?
Come continueremo ad essere soggetti attivi e creativi nei movimenti sociali, pur riconoscendone limiti e contraddizioni? Come combatteremo senza assumere il ruolo di "avanguardia politica" ma anche senza degradare la nostra pratica a processi poco ispirati?
Come superare l'illusione feticistica del "ruolo oggettivamente rivoluzionario" della classe operaia? I lavoratori non sono "destinati" a cambiare il mondo per legge, né sono obbligati a rispettare nessuna delle loro "rappresentanze" da parte delle "avanguardie politiche". Abbiamo certamente l'orientamento di classe nelle nostre analisi e azioni nel senso della priorità che il nostro indirizzo e riferimento ha agli strati sociali oppressi (operai, disoccupati, sottoccupati, emarginati...). Eppure c'è un altro modo oltre alle lotte di classe per i lavoratori e tutti gli oppressi e socialmente svantaggiati per formare una coscienza di classe e diventare soggetti sovversivi/rivoluzionari?
Sentiamo il bisogno di impegnarci qui ed ora con forme di organizzazione dell'agire umano che mettano in discussione i limiti del capitalismo, anche se operano al suo interno: forme di organizzazione della nostra attività produttiva, strutture di solidarietà e riproduzione sociale, creazione di cultura ma anche teoria che, sebbene all'interno di questo sistema sociale, cercheranno di muoversi sia contro di esso che di formarne uno al di là di esso. Troveremo il coraggio di camminare in questi "luoghi", dove il nuovo è intimamente connesso al vecchio, senza perderci nelle nostre contraddizioni? Ci sono modi e mezzi per entrare in contatto con le scommesse che vengono da un futuro - quello che ci aspetta per abitare,
Possiamo sopportare di guardare al passato, non con gli occhi fissi su un romantico abbellimento, ma per trovare frammenti e materiali preziosi dal futuro? Con quale coraggio e da quale disperazione dovremmo farci prendere per rendere il più presente possibile questo futuro?
Dentro il guscio del vecchio mondo si tentano i passaggi all'altra società. La rivoluzione non è un momento, non inizia e non finisce con "l'attacco ai palazzi d'inverno". La rivoluzione è la trasformazione delle relazioni sociali, un processo con regressioni e contraddizioni, spesso sotterraneo e noioso, a volte frenetico e rumoroso. Ma sta arrivando il momento in cui il guscio del vecchio mondo o si romperà o, nel processo di trasformazione dei rapporti sociali in soffocamento, sarà ristabilito e il potere sarà ristabilito, anche sotto una veste diversa. Possiamo coltivare quell'acume politico, in modo da poter lavorare sotto il guscio del vecchio mondo, senza dimenticare ciò che ci insegnano le lotte?

E con le nostre domande-domande
tiriamo fuori una traversata contro il tempo,
in un percorso libero.

Il termine è emerso durante il movimento anti-globalizzazione nei primi anni 2000. Descrive gruppi che si affidano più alle relazioni e all'intimità tra i loro membri che agli accordi politici che hanno - questi ultimi svolgono un ruolo meno importante nella formazione e nell'esercizio .politica dalle relazioni interpersonali. Operano con "automatismi", creati proprio da queste strette relazioni, e di solito non sono governati da procedure affidabili, il che li rende vulnerabili alle gerarchie informali. Dato che si basano sui rapporti di fiducia tra i loro membri, sono efficaci a livello di micro-azioni, ma incapaci di superarlo e agire su scala più ampia. Sono coesi, ma allo stesso tempo non è facile accogliere nuovi membri ed espandersi. Da non confondere con i gruppi di affiliazione ideologica che divennero noti nel movimento rivoluzionario dell'inizio del XX secolo nel contesto dell'anarchismo spagnolo e in contrasto con i sindacati CNT - lì i militanti erano semplicemente sindacalisti (anarco-sindacalisti). Questi gruppi di parentela formarono il FAI.

mettiti in contatto con Eleftheriaki Poreia
eleftheriaki.poreia@gmail.com
https://eleftheriakiporeia.wordpress.com
(5) ELEFTHERIAKI PORIA | Facebook

Link correlato: https://eleftheriakiporeia.wordpress.com

https://www.anarkismo.net/article/32331
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe http://ainfos.ca/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it
A-Infos Information Center