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(it) Palestina-Israele, la lotta unitaria continua a dispetto di mezzi di repressione inefficaci [en]

Date Sun, 16 May 2010 11:49:46 +0200


09.05.10 - Beit Jala, Bil'in, Court solidarity, Hebron, Ma'sara, Nabi
Salih, Ni'ilin, Walaja, Sheikh Jarrah:
Aumenta il numero delle località dove si sviluppa la lotta popolare
unitaria disarmata contro il muro della separazione ed altri aspetti
dell'occupazione. Le forze di Stato appaiono inefficaci nella loro
azione di repressione. Le numerose minacce che vengono brandite
risultano spesso essere applicate solo in modo simbolico. Qualche
volta l'esercito usa modi pià duri ed altre volte pià lievi. Questo
venerdà à stata la volta dei modi lievi nella manifestazione di
Ma'sara ed all'inizio di quella di Bil'in. I modi duri si sono
espressi nella "caccia" all'uomo con l'arresto di 6 manifestanti a
Bil'in alla fine della manifestazione quando i partecipanti erano
quasi ritornati nel villaggio, e con i circa 10 fermati a Nabi Salih.

BEIT JALA

A Beit Jala domenica un ministro ha visitato brevemente la
manifestazione con 10 minuti di comizio e qualche rogo di confezioni
vuote di prodotti israeliani sul filo spinato di fronte ai soldati che
erano a guardia della strada verso il cantiere del muro. Il rogo delle
confezioni à stato fatto in onore della campagna di boicottaggio
palestinese delle merci israeliane. Alla fine della manifestazione
qualche piccolo scontro tra l'esercito ed i lanciatori di pietre, che
sono stati presto arginati dalla polizia palestinese.

BIL'IN

Oltre 20 Israeliani ed altrettanti internazionali si sono uniti ai
residenti palestinesi di Bil'in per la manifestazione settimanale
contro il muro, il furto della terra e contro l' apartheid. La
manifestazione si à aperta con la messa in scena di un corteo funebre
per ricordare la situazione dei rifugiati palestinesi. Quando i
manifestanti hanno raggiunto il recinto, tutte le energie sembravano
già spese. Ma poi i giovani hanno cercato di allontanare i soldati con
il lancio di pietre e ne à seguita la doccia di gas lacrimogeni. Dato
che la manifestazione era meno numerosa di quelle delle ultime
settimane (Primo Maggio e conferenza di Bil'in), un grande numero di
soldati ha invaso il villaggio cercando di arrestare i manifestanti.
Come al solito, sono stati arrestati i manifestanti lenti nella corsa:
un paio di fotografi, un medico, un manifestante non-violento. Come al
solito, sono stati arrestati i manifestanti lenti nella corsa: un paio
di
fotografi, un medico, un manifestante non-violento con necessitÃ
speciali che à stato brutalmente scaraventato a terra, un contadino
che vive là vicino e che ha cercato di salvarlo dai soldati, un
israeliano che ha cercato di intervenire ed un ragazzo che cercava di
spegnere il rogo di un cespuglio causato dalle granate dell'esercito.
Tre degli arrestati (due israeliani ed un internazionale) sono stati
rilasciati venerdà notte. I tre palestinesi, invece, come in un regime
di apartheid, sono stati trasferiti nel campo di concentramento di
Ofer senza nemmeno essere interrogati dalla polizia.

PRESIDIO DAVANTI AL TRIBUNALE

"Mercoledà sono previste parecchie udienze al tribunale militare di
Ofer, tra cui quella per il caso di Abdallah Abu Rahme e di alter
persone piuttosto conosciute. Chi viene faccia sapere e si porti
dietro la carta di identitÃ."

HEBRON

Report della manifestazione di sabato 1 maggio

Un gruppo di circa 50 Palestinesi, Israeliani ed attivisti
Internazionali si à riunito a Hebron vicino al cancello del checkpoint
che separa Shuhada Street nel settore H2 dalla Casbah nel settore H1.
Questa volta i coloni ci hanno gabbato iniziando il loro giro nella
città con 4 ore di anticipo, per cui li abbiamo mancati. Ma noi non ci
siamo fermati e la manifestazione si à fatta come previsto, davanti ai
cancello, con cartelli e slogan in arabo, ebraico ed inglese. I
soldati e la polizia guardavano e filmavano dalle garitte e dai tetti.
Dopo circa un'ora di proteste, Ã iniziato il corteo attraverso i
vicoli della città vecchia. Lungo il percorso i coloni hanno attaccato
i manifestanti gettando acqua dai tetti. Ma avendo previsto tutto
questo i manifestanti si sono riparati camminando lungo i muri. Un
baldo manifestante ha preso un megafono ed ha urlato ai coloni che
cosa ne pensiamo di loro, con modi adeguati alla circostanza
ovviamente. La
protesta à finita poco dopo con la promessa di rifarla sabato 8
maggio. Al punto di incontro finale abbiamo incontrato degli uomini
che si preparavano a celebrare un matrimonio. Uno dei pià anziani
faceva un discorso sul valore della pace in opposizione alla protesta.
Era piuttosto ambiguo, tuttavia lo abbiamo invitato ad unirsi a noi la
settimana prossima per giudicare di persona. Questa à stata la seconda
settimana di proteste che continueranno finchà il razzismo e la
separazione non saranno aboliti a Hebron ed in tutta la Palestina.

Per altre informazioni visita il sito: http://www.youthagainstsettlements.org/

A Hebron sabato 8 maggio una quarantina di persone che scandivano
slogan si à fermata davanti ai cancelli chiusi di una strada
controllata dai coloni e dai soldati e negata all'accesso dei
palestinesi. Ne à seguito un corteo attraverso la città vecchia,
mentre i coloni cercavano d rovesciare secchiate d'acqua sui
manifestanti che rispondevano a tono. La manifestazione à finita dopo
un'ora.

MA'SARA

Una rara conquista per la lotta popolare a Ma'sara: per la prima volta
in due anni i manifestanti sono riusciti a raggiungere i terreni
agricoli lungo il percorso del muro.

La manifestazione settimanale contava solo su 35 persone tra
palestinesi, israeliani ed internazionali. E' partita dal cuore del
villaggio per giungere sul posto dove i soldati ed il filo spinato
hanno fermato il corteo. Dicendo, come sempre, di voler raggiungere le
terre del villaggio, i manifestanti sono rimasti sorpresi nel vedere
gli ufficiali prendere in considerazione la richiesta, concedere il
transito verso le terre, senza perà bloccare la strada.

E cosà il corteo à andato avanti aggirando il filo spinato e
dirigendosi verso le terre. Una volta là ci sono stati dei comizi, Ã
stata cantato l'inno dell'Internazionale e dopo mezz'ora tutti di
ritorno pacificamente al villaggio.

NABI SALIH

Venerdà 7 maggio 2010:

Circa 50 residenti di Nabi Salih, altri palestinesi, internazionali e
sostenitori israeliani hanno partecipato alla manifestazione
settimanale contro lo strangolamento causato dall'occupazione e contro
l'insediamento coloniale di Halamish. Come al solito, la
manifestazione à iniziata pacificamente, mentre l'esercito israeliano
già si dimostrava aggressivo sparando lacrimogeni e proiettili
metallici ricoperti di gomma. I soldati israeliani si sono collocati
su una collina dove sgorga la fonte d'acqua del villaggio, ma anche
vicina all'insediamento coloniale. Sono stati perà fermati da alcuni
ragazzi con una vittoria simbolica che ha fatto piacere a tutti.
Almeno 8 i veicoli militari coinvolti nell'aggressione e che per molte
ore hanno bloccato gli incroci verso il villaggio, mentre i soldati si
spargevano in tutta l'area. Una jeep à stata rimorchiata.

Un ragazzino ed altri 3 sono stati arrestati e percossi da soldati
israeliani mascherati durante questa manifestazione del venerdà a Nabi
Salih; altri 5 arrestati lungo la strada

Verso le 18:00, quando la manifestazione a Nabi Salih stava vivendo
gli ultimi scontri con l'esercito, soldati mascherati sono piombati
alle spalle dei manifestanti prendendo un bambino palestinese di 11
anni. Anche due manifestanti israeliani che hanno visto tutto sono
stati arrestati dopo aver detto ai soldati che si trattava solo d un
bambino. Un altro palestinese di 19 anni à stato arrestato e percosso
da soldati mascherati che hanno sparato munizioni vere in aria ed
usato granate assordanti per tenere lontani altri manifestanti. Il
bambino che à stato bastonato da un soldato mascherato nella stazione
di polizia di Halamish, Ã stato rilasciato dopo l'intervento della
famiglia ed un appello all'esercito. Altri 4 israeliani ed un
internazionale sono stati fermati e detenuti in una stazione di
polizia mentre erano in auto sulla strada che porta a Nabi Salih.

Un altro resoconto:

A Nabi Salih, la gioventà si à scontrata con la polizia di confine ed
i soldati, ma in serata gli scontri si erano sedate, Sennonchà una
jeep militare à ritornata nel villaggio, scorazzando lungo la via
d'accesso al villaggio nel tentativo di spingere i giovani in quella
direzione. Subito à girata la voce che i soldati erano entrati nel
villaggio ed i manifestanti hanno iniziato a correre via. Si à saputo
che c'erano almeno 7 soldati mascherati, individuati dagli abitanti. I
soldati mascherati hanno tirato fuori i fucili sparando in aria,
lanciato granate assordanti e lacrimogeni, sfidando la folla ed
arrestando chiunque gli capitava tra le mani. Hanno preso anche un
bambino palestinese di 11 anni rimasto pietrificato, un ragazzo di 19
anni e 2 attivisti israeliani. Tutti sono stati portati via dai
soldati mascherati con l'aiuto di altri 20 commilitoni delle forze
speciali. Le donne del villaggio, avendo sentito che era stato
arrestato un bambino,
si sono precipitate verso i soldati che lo stavano caricando sulla
jeep. La polizia di confine ha lanciato lacrimogeni e minacciato
violentemente le donne. In seguito ad un altro intervento urgente da
parte dei manifestanti, il bambino à stato rilasciato dopo essere
stato portato nell'insediamento coloniale di Halamish. Il bimbo ha
dichiarato che uno dei poliziotti mascherati lo ha picchiato
facendogli male al braccio.

Gli altri arrestati sono stati legati e bendati per essere portati
alla stazione di polizia di Binyamin, dove i 2 israeliani sono stati
interrogati per intrusione in zona militare chiusa, per essere poi
rilasciati. Il palestinese à stato invece trasferito nel campo di
Ofer.

Gli israeliani fermati sulla strada per Nabi Salih sono stati
rilasciati senza condizioni.

Video di David Reeb di venerdà 7 maggio 2010 su
http://www.youtube.com/watch?v=yFnaTMLrXSU

NI'ILIN

La protesta settimanale contro il muro a Ni'lin si à mossa dopo le
preghiere di mezzogiorno ed ha raggiunto il percorso del muro, dove
palestinesi, israeliani ed internazionali hanno denunciato il furto
della terra. Alcuni giovani del villaggio portavano una gigantesca
bandiera palestinese e cantavano slogan, mentre pochi altri lanciavano
pietre ai soldati al di là del muro. I soldati hanno sparato
lacrimogeni, ma i venti hanno disperso la maggior parte del gas. Dopo
un paio d'ore i manifestanti sono ritornati al villaggio. Nessuno ha
riportato ferite e l'unico fatto insolito à stato vedere i soldati
accendere accidentalmente un fuoco in un posto vicino alla loro prima
linea.

Gli israeliani si sono poi spostati per ricongiungersi alla
manifestazione di Nabi Salih. Lungo la strada, alcuni attivisti sono
stati fermati da una jeep militare con la banale scusa che si
trovavano nel settore A, a cui à vietato l'accesso agli israeliani.
Sono stati portati in una base militare all'interno dell'insediamento
di Halamish e detenuti illegalmente per pià di 6 ore finchà la polizia
ha dovuto rilasciarli senza alcuna accusa.

Video di Israel Puterman sulla manifestazione di Ni'ilin
http://www.youtube.com/watch?v=mcti-0y5fZg

SHEIKH JARRAH

Come sempre, alcune centinaia di persone si sono radunate per la
manifestazione unitaria del venerdà contro lo sgombero dei palestinesi
da Sheikh Jarrah. Alcuni hanno fatto un presidio, tra cui il circolo
dei suonatori di tamburi, che si à stabilito il pià vicino possibile
alle case confiscate, ma poi sono stati costretti a ritornare nella
piazza autorizzata.

Tra i manifestanti (soprattutto da Gerusalemme ovest) c'erano anche
dei palestinesi del quartiere, attivisti da Tel Aviv ed alcune dozzine
che venivano dalla manifestazioni di mezzogiorno a Ma'sara, e Bil'in.

WALAJA

Manifestazione giovedà nell'intensa lotta del villaggio contro il
recinto della separazione. "4 arrestati a Walaja questa mattina e poi
condotti in tribunale. Serve appoggio per le 15.00."

Manifestazione di protesta ad Al Walaja giovedà 06.05.10

Circa 25 attivisti, Palestinesi, Israeliani ed internazionali si sono
radunati per protestare contro la costruzione di una prigione
gigantesca, quel muro della separazione che circonda tutto il
villaggio di Al-Walaja. I manifestanti si sono seduti davanti alle
ruspe ma sono stati respinti violentemente dalla polizia (agenti del
Magav, le guardie di confine). Tre palestinesi sono stati feriti dalle
bastonate e dal spray al pepe, uno di loro sanguinava seriamente dalla
testa colpita dai manganelli della polizia. Il percorso del muro non
serve alla sicurezza di Israele ma solo a all'espansione edilizia
dell'insediamento coloniale di Giv'at Yael, vicino Gilo. Tutti lo
sanno e tutti vi si oppongono. I palestinesi, la comunitÃ
internazionale, gli ambientalisti, i coloni (!) e persino il
colonnello che disegnava le mappe (!). TUTTI. Uno dei manifestanti ha
spiegato al comandante dell'area che stava commettendo un crimine e
come nella storia sia successo che
molti hanno avuto la possibilità di fare qualcosa di diverso, anche
se solo in pochi hanno fatto cosÃ. Perchà non poteva anch'egli essere
uno di quei pochi? La risposta migliore à sempre la stessa "questo Ã
cià che mi ha ordinate di fare il mio governo" oppure "questi sono gli
ordini ricevuti". La polizia ha ripetutamente cercato si impedire ai
media ed ai fotografi di documentare i fatti, ma essi hanno
rivendicato il loro diritto di giornalisti anche con l'aiuto dei
manifestanti. Erano presenti TVCanale 10 (Ohad Hemo), la Tv
palestinese ed altre straniere.

Video della manifestazione del 06.05.10
http://www.youtube.com/watch?v=_Bknk8DEjO0
http://www.youtube.com/watch?v=QfglnJeNUUk â bassa qualitÃ
http://www.youtube.com/user/klamathmedia#p/a/u/0/O6J4h4_icKY - alta qualitÃ
foto su http://www.flickr.com/photos/activestills

Ex-professore di Yale tra i 4 arrestati a Walaja:
http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=282201

Video migliori e pià brevi sugli arresti ad Al-Walaja:
http://www.youtube.com/watch?v=QEFwlD4ToF8
http://www.youtube.com/watch?v=QfglnJeNUUk

Qui sotto una dettagliata descrizione di quello che à capitato quel
giorno al Professor Mazin Qumsiyeh

Le nostre 10 ore con le forze di occupazione sono iniziate alle 8.30
quando ci siamo radunati nel piccolo villaggio di Al-Walaja. Un
negozietto con una donna anziana che insisteva nel farmi un caffÃ
senza giudicarmi. Luogo idilliaco, eccetto per le ruspe che scavano le
colline per separare i superstiti dallo loro terre tramite un muro
dell'apartheid pianificato per chiudersi ad anello intorno al
villaggio. Questo villaggio che ha già perso la maggior parte delle
sue terre si trova nella posizione sfortunata di essere vicino alla
Linea Verde che corre su fertili terreni agricoli e che Israele vuole
tutti per sÃ, ma senza la gente che ci vive sopra. I militari hanno
già demolito case del villaggio (per la maggior parte ricostruite) e
sequestrate alter per mancanza di autorizzazione edilizia (permesso
non previsto in questo villaggio). Gli eroici abitanti del villaggio
hanno sollecitato la solidarietà internazionale di molti
internazionali ed
israeliani per unirsi alla lotta unitaria di resistenza. Finora avevo
guardato solo i tanti video sulle azioni, ma oggi sono qui seduto
davanti alle ruspe.

Mentre i soldati si posizionavano intorno a noi, potevi sentire che si
stavano preparando per attaccarci. Siamo rimasti calmi e pacifici. Ci
hanno trascinato via uno ad uno con la forza lontano dalle ruspe.
Hanno preso 4 di noi senza nessuna ragione. George (che viene dal
Canada), io che sono di Beit Sahour, e 2 fratelli di Al-Walaja (Dia' e
Nafez). I soldati sono stati particolarmente brutali con i 2 fratelli
ricorrendo ripetutamente a spray al pepe, colpendoli 2 volte con i
manganelli ed una volta con calcio del fucile, specialmente Dia'.
Questi ha perso l'uso della vista per un pezzo. C hanno portato giÃ
dalla collina con una scorta militare per identificarci. (Io e Nafez
avevamo i documenti, Dia' e George no). Ai piedi della collina c'Ã un
posto di blocco per le auto (soprattutto coloni) che passano per
Gerusalemme (dagli insediamenti illegali di Har Gilo, Gilo, e Gush
Etzion). Ci hanno detto di sederci e di aspettare mentre 2 guardie
private per
la sicurezza sono giunte di rinforzo ai 4 soldati di guardia a noi.
E' passata mezz'ora, poi un'ora, poi 2. Abbiamo passato il tempo
parlando con i soldati spiegandogli quanto fossero in errore nel
punire persone che cercano solo di difendere le loro terre. Infine ho
chiesto di poter andare al bagno. Mi hanno detto di no. Ho insistito
ed alla fine mi hanno scortato ad un bagno portatile. Il tempo
passava. Gli ufficiali sono arrivati per dirci di firmare un documento
in cui si affermava che durante il nostro arresto nessuno di noi era
stato bastonato o maltrattato. Abbiamo rifiutato di firmare. Infine Ã
giunto il semaforo verde per arrestarci ufficialmente, cosà siamo
stati portati per tutta Gerusalemme fino agli uffici investigativi
vicino alla Tomba di Rachele. Lungo il percorso, Dia'a e Nafez
commentavano che si trattava di una prassi insolita per loro quella di
entrare in Gerusalemme (cosa vietata dagli accordi di Oslo). Al-Walaja
si trova in un
territorio che loro considerano essere israeliano (il complesso di
insediamenti di Gush Etzion). Al-Walaja si trova parzialmente su una
terra annessa a Gerusalemme, tuttavia i suoi abitanti hanno documenti
tipici di chi risiede in Cisgiordania palestinese (come me) e quindi
interdetti da Gerusalemme.

Arriviamo a destinazione e veniamo richiusi in un container metallico.
Passano altre 2 ore. A volte passa qualche soldato con cui parlare. In
tutto tre soldati arabi (tra cui Marzouq and Madi), tre ashkenaziti,
una donna sefardita che non sorrideva mai e che sembrava un pesce fuor
d'acqua, ed un etiope. Alcuni erano freddi e distanti, altri
argomentativi ma senza saperne molto, ed altri un po' pià aperti ad
ascoltarci. Io ero orgoglioso dei fratelli di Al-Walaja che usavano
una logica posata nel chiedere loro: cosa fareste voi se qualcun
venisse a sradicare gli alberi che i vostri nonni hanno piantato per
voi? Come reagireste se qualcuno si prendesse le vostre risorse di
sopravvivenza? Ma la maggior parte dei 40 soldati che abbiamo
incontrato lungo il percorso rispondevano solo agli ordini e si
rifiutavano di confrontarsi con noi. Per loro era un lavoro di
routine. Mentre ci spostavano da un posto all'altro, parlavano al
telefono o scherzavano tra di
loro. (Devo prendere lezioni di ebraico).

Finalmente à arrivato il nostro "investigatore". Abbiamo finalmente
potuto chiamare un avvocato. Abbiamo seguito i suoi consigli. Veniamo
portati individualmente davanti all'investigatore. Ci hanno chiesto di
nuovo di firmare alter carte e di nuovo abbiamo rifiutato (in
ebraico). C hanno obbligato a imprimere l'impronta del pollice su una
foglio con il nostro nome e gli estremi della carta di identitÃ. Ci
hanno ammanettato e tolto i telefonini. Ci hanno riportato nel
container e ci siamo scambiati le nostre esperienze. Abbiamo
aspettato. Le manette facevano male. Sulle mie c'era scritto
'Hiatt-Made in England'. Ho pensato al fatto che tutto questo casino Ã
"made in England" (dalla dichiarazione Balfour in poi). Un'ora dopo,
ci hanno detto che ci portavano davanti al giudice e di chiamare
qualcuno che portasse 750 dollari per la cauzione. Ci hanno ridato i
telefonini per fare le chiamate necessarie. C hanno poi fatto salire
su un messo militare per
portarci presumibilmente al tribunale. Ma hanno cambiato programma.
Ci hanno detto di non usare i telefonini, ma li abbiamo usati quando
siamo rimasti da soli. La mia famiglia à riuscita a raccogliere il
denaro e siccome mia moglie era sulla strada ad un'ora di distanza, il
mio avvocato mi ha inviato un messaggio per dirmi che dovevamo
aspettare perchà stavano trattando col giudice. Ancora un'ora. C hanno
portato alla stazione di polizia di Talpiot dove ci hanno preso le
impronte digitali e ci hanno fotografato. Trattati come criminali
ammanettati in questo quartiere di nuovi ricchi. Una anziana donna
ebrea mi guardava all'ingresso ed avevo voglia di raccontarle la
nostra esperienza. Risaliti sul messo militare, ho detto ai miei
compagni che un tempo questo era un quartiere arabo prima della
pulizia etnica del 1948. Molte case arabe ancora sono in piedi e sono
state ristrutturate in ville residenziali e bar. Risaliamo sul mezzo
militare. Le manette
fanno sempre male.

Sono quasi le 17.30 ed abbiamo fame dato che non mangiamo dalle 9.00
si stamattina. Per fortuna ci portano del pane, una fetta di formaggio
a testa ed una confezione di marmellata (credo fosse dovuto dato che
superate le 4 ore in manette si tratta di un arresto formale). Abbiamo
divorato tutto rapidamente e ci siamo chiesti se questo pasto
significasse una detenzione ancora pià lunga oppure che ci avrebbero
rilasciati presto. Un'altra mezz'ora e siamo trascinati (tutti
insieme) davanti ad un nuovo investigatore che ci ha chiesto di
firmare un documento di rilascio con cui ci si intimava di starcene
lontani dal muro (sà c'era scritto proprio muro su un documento
ufficiale) per 15 giorni, pena una multa di 1.200 dollari. Un amico di
Al-Walaja à stato cosà gentile da raggiungerci per fare da garante
alle nostre firme sotto gli ordini statuiti.

La situazione di George non era perà chiara. Volevano vedere il suo
passaporto. Un amico lo ha poi esibito dopo che George era stato
minacciato di deportazione immediata se non avesse esibito il suo
passaporto. L'avvocato ha cercato di persuaderli a lasciarlo andare.
Mi hanno chiesto di fare da interprete per lui per dirgli che si deve
ri-presentare domenica e quindi abbiamo pensato che lo rilasciavano
insieme a noi. Invece non era cosÃ. Spero che non sarà deportato (mai
fidarsi delle loro parole)

In tre siamo stati liberati ma i soldati non ci hanno ridato i nostri
documenti. Nella gioia per essere stati rilasciati, ci siamo
dimenticati di chiedere loro come erano stati con noi per quelle
lunghe 10 ore. Sono ritornato con mia moglie, l'hanno fatta passare al
checkpoint e dopo un'ora ho riavuto i miei documenti. Abbiamo avuto
visite da Jenin che si sono fermata per la notte con noi e dire che io
pensavo di lavorare all'università oggi. Ma eccomi, invece qui,
passata la mezzanotte, a scrivere queste righe ed a scaricare un
video. Domani (venerdà 7 maggio) ci sarà una manifestazione ad
Al-Ma'sara la sagra della lattuga ad Artas ed altro lavoro da fare. La
vita va avanti nella terra dell' Apartheid. La lotta continua. State
in sintonia!


Ilan Shalif
http://ilanisagainstwalls.blogspot.com/
bilin1aa-A-gmail.com

Anarchici Contro Il Muro
http://www.awalls.org

Traduzione a cura di FdCA - Ufficio Relazioni Internazionali
Sito in italiano su Anarchici Contro il Muro:
http://www.fdca.it/wall
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