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(it) Comidad, le news del 28 gennaio 2010

Date Thu, 28 Jan 2010 22:37:22 +0100



Comidad, le news del 28 gennaio 2010
NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, puà reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la
voce âCommentarioâ e all'indirizzo http://adhoc-crazia.blogspot.com/.
LA RICCHEZZA NON Ã REDDITO DA CAPITALE, MA DA FURTO
Quando il segretario della CGIL Epifani ha lanciato la proposta di uno
sciopero generale per promuovere una riforma fiscale, si à attirato
una reprimenda da parte dei segretari di CISL e UIL. Il fatto che i
segretari di CISL e UIL si siano profusi nelle consuete manifestazioni
di servilismo verso il governo ed il padronato, non implica di per sÃ
che la linea di Epifani abbia un senso.
Il tema della riforma fiscale à un poâ come quello della riforma
istituzionale, serve cioà a rimandare il tutto ad una scadenza
fittizia, apparentemente urgente, ma in effetti dilazionabile
allâinfinito, il cui risultato certo consiste soltanto nella
delegittimazione delle garanzie esistenti.
Non a caso il Presidente del Consiglio - che ha attuato nel piÃ
assoluto silenzio una raffica di privatizzazioni natalizie - ora
lancia pubblicamente ed enfaticamente una proposta di riforma fiscale,
senza avere alcuna voglia di farla, ma solo per far abboccare la CGIL.
In tal modo il sindacato delegittima se stesso e la propria funzione,
poichà la difesa del salario viene demandata non ad un aumento dello
stesso salario, ma ad una riduzione della pressione fiscale da parte
dello Stato.
Un sindacato ha in realtà un modo diretto e semplice per âtassareâ il
padronato, rivendicando cioà il pagamento di salari pià alti. La
funzione storica del sindacato era infatti quella di scavalcare la
mediazione del governo, non di invocarla. Il sindacato si pone come
organizzazione di classe, quindi dovrebbe partire dal presupposto che
lo Stato non sia neutrale, ma che, al contrario, costituisca un
apparato funzionale al privilegio affaristico.
Dâaltra parte, il sindacato non à stato soltanto oggetto di una
infiltrazione del suo gruppo dirigente, ma anche di una colonizzazione
ideologica, che lo ha indotto a prendere come oro colato tutto il
repertorio mitologico del vittimismo padronale. Ã la vecchia fiaba
ufficiale del ricco che vive sempre insidiato dallâinvidia sociale dei
poveri, che cercano subdoli espedienti legali per espropriarlo. Il
mito della âvia fiscale al socialismoâ fa il paio con il mito,
altrettanto fasullo, delle âtoghe rosseâ, costituisce cioà un prodotto
del vittimismo dei ricchi, i quali evocano tutta una serie di spettri
della minacciata uguaglianza sociale: la âimposta progressivaâ, la
âpatrimonialeâ, la âtassazione delle rendite da capitaleâ. In questa
fiaba il ricco, tartassato da un fisco manovrato dai poveri, non puÃ
svolgere tranquillamente la sua santa missione di creare altra
ricchezza per la societÃ. Ecco che allora il ricco à costretto ad
impugnare la bandiera della ârivolta fiscaleâ ed a farsi condottiero e
vindice dei meritevoli soffocati dallâinvidia sociale. In questo
scenario fiabesco, il copione assegna alla cosiddetta "sinistra" il
ruolo del partito delle tasse, destinate ad alimentare una gigantesca
spesa sociale, un assistenzialismo pubblico che deprimerebbe la
concorrenza e il "mercato".

In realtà la spesa sociale non solo à cosa distinta dalla spesa
pubblica, ma ne costituisce una parte minima. Attraverso un gioco
degli equivoci, sia i politici che i giornalisti fanno credere che
persino le pensioni siano a carico della spesa pubblica dello Stato,
mentre invece sono completamente pagate dai contributi versati dai
lavoratori all'INPS. A sua volta l'INPS usa il suo attivo di bilancio
per sostenere la cassa integrazione, la quale perà costituisce piÃ
un'assistenza alle imprese che ai lavoratori. La cassa integrazione Ã
infatti diventata per le imprese un modo per risparmiare sul costo del
lavoro, dato che i padroni, mentre da un lato mettono in cassa
integrazione una parte dei lavoratori, nel frattempo fanno fare gli
straordinari ai lavoratori rimasti.

I contributi pensionistici sono quindi usati per alimentare un
assistenzialismo per ricchi, ed a riguardo non mancano i casi
clamorosi. Ad esempio, alla fine degli anni '70 i lavoratori subirono
per parecchio tempo una trattenuta per alimentare un ipotetico "Fondo
Perequazione Pensioni", che perà non fu mai attivato, dato che il
fondo fu fiscalizzato e dirottato a finanziare le imprese private.
Questo à il mondo reale, in cui si ruba ai poveri per dare ai ricchi,
e infatti uno dei prossimi bersagli delle privatizzazioni à proprio
l'INPS.

Se persino i contributi pensionistici dei lavoratori sono usati per
assistere i ricchi, figuriamoci poi quanto i ricchi possano attingere
direttamente dalle casse dello Stato. Oggi si discute se sia giusto
che la FIAT riscuota finanziamenti statali mentre licenzia i
lavoratori di Termini Imerese, ma si dimentica che i licenziamenti a
Mirafiori nel 1980 erano già stati finanziati dallo Stato, che aveva
appena versato alla FIAT sessantamila miliardi di lire dell'epoca con
la Legge per la Riconversione Industriale. In una lacrimevole
intervista di un anno fa, Massimo D'Alema si lamentÃ
dell'ingratitudine della Confindustria, sempre sprezzante e insolente
verso il governo Prodi, che pure era cosà prodigo di finanziamenti
agli imprenditori.

Quasi tutti credono alla "mano invisibile del mercato", sebbene
nessuno l'abbia mai vista, e intanto non ci si accorge di una cosa
evidente come il fatto che i ricchi sono tali non solo perchà pagano
poche tasse, ma soprattutto perchà sono assistiti dallo Stato.
Persino le privatizzazioni vengono tutte operate a carico della spesa
pubblica e del patrimonio pubblico, senza che il privato ci spenda un
soldo di suo. Negli ultimi mesi i patrimoni immobiliari delle aziende
municipalizzate idriche, delle UniversitÃ, della Difesa, della
Protezione Civile e del Demanio dello Stato sono stati regalati dal
governo ad affaristi privati attraverso vari artifici pseudo-legali,
come fondazioni e SPA.

Con il pretesto della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina e
con il trucco del âfederalismo demanialeâ, lâintera Provincia di
Reggio Calabria à divenuta di proprietà della multinazionale edilizia
Impregilo. In piÃ, per la costruzione di un ponte che probabilmente
non si farà mai, finora la Impregilo non ha sborsato un soldo, dato
che i finanziamenti sono tutti statali. Quale âimposta patrimonialeâ
potrebbe mai ovviare ad un saccheggio del genere?

Dovunque le privatizzazioni siano riuscite ad imporsi a tappeto, non
solo i poveri sono diventati pià poveri, ma anche il ceto medio Ã
stato travolto e ridotto alla miseria. Ã la storia dei Paesi
dellâAmerica Latina e di tutte le parti del mondo dove il Fondo
Monetario Internazionale sia riuscito ad imporre il vangelo delle
privatizzazioni. Il vangelo del FMI impone anche i tagli alla spesa
sociale, e non perchà cià incida davvero sulla spesa pubblica - che ha
tutt'altri oneri e scopi-, ma in quanto determina un minor numero di
posti di lavoro nella pubblica amministrazione, quindi disoccupazione,
e ulteriore calo del costo del lavoro. Che la povertà non sia un
incidente di percorso, ma un preciso obiettivo dell'affarismo, Ã
indicato dal fatto che il FMI ha spalancato le porte ad uno dei piÃ
grossi business mondiali di sfruttamento della povertÃ, cioà le
agenzie di recupero crediti, le quali risultano determinanti anche nel
fenomeno della migrazione; percià i migranti arrivano qui non perchÃ
attirati da un presunto "italian dream" - di cui, giustamente, non gli
frega nulla -, ma perchà costretti per poter pagare un frigorifero
comprato a credito, o le esose bollette dell'acqua privatizzata.

Come fare per convincere il ceto medio - colpito dalle privatizzazioni
e dagli attacchi al pubblico impiego - a ritornare allâovile ed a
schierarsi con quella borghesia che lo sospinge verso la precarietÃ?
Basta spaventarlo chiamando Epifani e facendogli dire che i risparmi
in obbligazioni e titoli di Stato di tanti impiegatucci sono
minacciati dal fisco a caccia di ârendite da capitaleâ; cosà il
risparmiatore viene convinto che la sua sorte personale sia legata a
quella di Rothschild e della Impregilo, piuttosto che a quella degli
operai.

28 gennaio 2010
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