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(it) Cile: Il punto di vista libertario sulla vincita della Destra

Date Thu, 28 Jan 2010 22:24:12 +0100



LA FINE DEL GOVERNO DELLA CONCERTAZIONE, IL TRIONFO DELLA DESTRA ED I
COMPITI DEL MOVIMENTO POPOLARE
Il cambio di Governo in Cile ha destato molteplici reazioni per cui
vorremmo esprimere le nostre idee al riguardo tramite questo nostro
Documento.
Questo cambio di governo avviene dopo 20 anni in cui la Concertazione
ha somministrato il modello neoliberista ereditato dalla Dittatura,
con costante consultazione e accordo con la Destra, e sotto la
protezione ed il beneplacito del padronato. Il blocco al potere è
stato unito e solido, e rimane così tutt'oggi, nel senso che non ci
sono grandi lotte di potere tra le varie frazioni della borghesia, e
che la "democrazia degli accordi" ha sempre vinto sopra i conflitti.
Di questo modo, il tipo di modello economico che si è instaurato in
Cile - dove la precarietà del lavoro è la regola, dove praticamente
non ci sono restrizioni negli affari dei pochi sopra le necessità
della maggioranza che lavora, dove ci sono Accordi di Libero Scambio
con quasi tutti i paesi del mondo, la cui controparte è la miseria dei
settori economici più deboli e la depredazione delle risorse naturali,
e dove la distribuzione del reddito è luridamente ineguale - è stato
l'asse portante dell'accordo, con ritocchi cosmetici, della classe
politica dominante.

La nostra opinione è che, con la Destra al governo in seguito a queste
elezioni, non cambierà il panorama. Anche se ci saranno alcune
differenze - come, ad esempio, il fatto che ci sono alcuni diritti
sociali che la Concertazione non ha deciso di tagliare, oppure non
aveva fatto in tempo a farlo - queste differenze non sono sostanziali.
In questi 20 anni, la Concertazione ha impresso una visione del paese
che è oggi egemonica e che esprime la legittimazione
dell'ineguaglianza del capitalismo in nome della "governabilità" e
della "democrazia".

In questo senso, bisogna tener conto del fatto che in quest'ultimo
anno, nel periodo pre-elettorale, si è vista una situazione alquanto
strana: la Concertazione era presumibilmente debilitata, divisa, ma il
progetto concertazionista si veniva espresso con più vigore che mai da
parte dei vari candidati. Vedi personaggi come Jorge Arrate, che
veniva dal blocco governativo, con una certa riluttanza e con spirito
critico, ma in rappresentanza di un Partito Comunista molto affine
alla Concertazione; uno come Marco Enríquez-Ominami, che dichiarava di
essere lui la continuazione della Concertazione; un Edoardo Frei,
appoggiato formalmente dai partiti di Governo; e Sebastián Piñera, che
intendeva proporsi egli stesso come colui che offriva la
Concertazione, ma "ben amministrata", "estendendo i benefici alla
classe media" e "senza i vizi del passato".

In quanto all'elezione stessa, e come spiegazione della vittoria di
Piñera, c'è un'evidente crisi nell'elettorato. Oltre il 40% delle
persone sopra i 18 anni o non è iscritto alle liste elettorali, o non
ha votato oppure ha annullato il voto o ha votato scheda bianca.
Pertanto, Piñera è stato eletto con circa il 30% dei voti degli aventi
diritto, senza che ci fosse stato un sensibile aumento del totale dei
voti che storicamente riceve la destra. Dunque, secondo noi non vi è
stata in effetti alcuna svolta a destra della società cilena e le
posizioni politiche dell'elettorato sono rimaste più o meno invariate.

Al contrario degli analisti politici, noi non crediamo che il Cile sia
cambiato, e precisamente per questo ha vinto Piñera: quello che sì
spiega la sua elezione è la delegittimazione della partecipazione alle
elezioni e in generale della politica istituzionale, ed inoltre una
depoliticizzazione profonda in termini della completa assenza di
progetti politici nella società cilena.. In questo vuoto della
politica reale, può avere successo una proposta puramente
propagandistica come quella di Piñera. E' anche un vuoto
programmatico, nel senso che la Destra è arrivato al governo
promettendo delle "cose", senza però chiarire le misure che intendeva
prendere. Hanno dichiarato semplicemente che essi faranno le cose
bene. Così si autoproclamano amministratori migliori rispetto alla
Concertazione, senza corruzione e con facce nuove.

Un altro livello di analisi è quello delle implicazioni immediate e
dirette in termini di rapporti internazionali, perché si rafforza
l'asse dei governi più reazionari della regione latinoamericana (Perù,
Colombia, Messico, ecc.), il che dà maggior impulso agli interessi
imperialistici degli USA, già imbarcati in una nuova offensiva, dopo
il golpe in Honduras e, ancora più di recente, l'invasione di Haiti in
veste di "aiuti umanitari".

Un'altra conseguenza diretta del trionfo della Destra è una probabile
stretta sulla spesa sociale, considerando l'enfasi che storicamente la
Destra pone in questo ambito. Ricordiamo però che tale spesa è già
molto ridotta, visto che i diritti sociali durante gli anni della
Concertazione in aree quali l'istruzione, la salute, la casa, sono a
malapena coperti dalle risorse dello Stato, nonostante la misura dei
"bonos focalizados". In generale, la spesa pubblica degli ultimi tempi
non è altro che una serie di misure di salvataggio degli investimenti
dei capitalisti. In ogni caso, sappiamo che Piñera non può fare tagli
drastici, perché la sua popolarità ne risentirebbe troppo; così come
sappiamo che per quanto riguarda le pubbliche finanze, nel caso in cui
lo Stato cileno si trovasse al verde, tanto la Concertazione quanto la
Destra avrebbero ricorso ai tagli della spesa pubblica.

Secondo noi, un altro aspetto importante è la parziale
riconfigurazione del panorama politico, dal momento che anche prima
delle elezioni diversi settori parlavano di voler creare una nuova
"coalizione progressista". Ci sono qui varie considerazioni da fare.
Quella fondamentale, e più pericolosa, è che questi settori faranno il
gioco delle due squadre: fare "opposizione costruttiva", come dicono,
non significa altro che appoggiare Piñera al governo e nel parlamento
(un esempio ne è la buona ricezione dell'idea di un "governo di unità
nazionale"), e nel frattempo attivare la mobilitazione sociale,
strumentalmente, in funzione di tornare al governo, in linea con le
dichiarazioni del presidente della CUT, Arturo Martínez.

Questo nuovo blocco "progressista" può raggruppare i partiti della
Concertazione ed i sostenitori di Marco Enríquez-Ominami, e forse
avvicinarsi al Partito Comunista e ad altre forze di sinistra, o può
escludere alcuni di questi, anche se non cambierebbe molto. Qui nasce
un falso dilemma tra il "progressismo" e la Destra, come accadde in
passato con la Dittatura contro la Democrazia, falsi dilemmi contro
cui ogni onesto militante sociale deve combattere.

Dal momento che è possibile che ci sarà una deriva delle forze
concertazioniste verso la mobilitazione sociale, per poter ricaricare
le proprie forze - il che implicherebbe una strumentalizzazione del
movimento popolare - dovremo prepararci a far fronte ad uno scenario
di maggior movimento, ma con un'ottica poco favorevole ad un progetto
rivoluzionario ed autonomo dei/delle lavoratori/trici e dei popoli. Da
parte nostra, bisogna trarre il massimo vantaggio dalle situazioni che
possono nascere per poter rafforzare e costruire la nostra forza del
campo popolare per affrontare il regime capitalista con indipendenza,
autonomia e solidarietà tra coloro che lottano. Il nostro compito, il
compito del movimento popolare, che è sempre stato un compito arduo, è
di difendere quel poco che c'è, e continuare a lottare per quello che
non abbiamo, ma che ci appartiene.

Per il Socialismo e la Libertà!
Evviva coloro che lottano!


Estrategia Libertaria
Corriente de Acción Libertaria


Traduzione a cura di FdCA-Ufficio relazioni internazionali

Nota:
1. La Concertación de Partidos por la Democracia, una coalizione di
partiti di centro e di sinistra che ha governato il Cile dal 1990
(Democristiani, Socialisti, Partito per la Democrazia e
Radical-Socialdemocratici).
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