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(it) 74Â Consiglio dei Delegati FdCA: Documento finale - "Attraversare la crisi"

Date Thu, 21 Jan 2010 08:37:29 +0100



Attraversare la crisi
difendendo strenuamente lavoro e siti produttivi
tutelando diritti e libertà sindacali
difendendo le lotte contro l'esclusione ed il razzismo
allargando le maglie della solidarietà sociale
sviluppando progettualità sociale alternativa e libertaria
************************
Non sarà il 2010 l'anno dell'uscita dal tunnel della crisi..
I bollettini economici della istituzioni capitalistiche prevedono che
per giugno la forza lavoro occupata sarà diminuita di circa un 1
milione di unità. Dei 7,5 miliardi di euro stanziati per la cassa
integrazione in deroga per il biennio 2009-2010, sono stati spesi
stranamente solo 1,1 miliardi per il 2009. I 6,4 miliardi di euro
restanti dovranno contenere probabilmente una perdita
dell'occupazione.

In questa situazione, la reazione dei lavoratori e delle lavoratrici,
spesso auto-organizzata ed autogestita, si concentra sul proprio posto
di lavoro, sul proprio sito produttivo, ricorrendo anche a forme di
visibilità estreme, ma riuscendo a stabilire un forte rapporto col
territorio di appartenenza, chiamando in causa forme di solidarietà
dal basso, portando la crisi fuori dalle aziende per investire le
comunità di appartenenza, siano essi piccoli paesi, distretti
produttivi, agenzie di importanza sociale e collettiva (vedi caso
ISPRA).

Ma la difesa del posto di lavoro è tutt'uno con la tutela dei diritti
e delle libertà sindacali, che accordi separati e unilaterali stanno
progressivamente limitando per indebolire il potere contrattuale dei
lavoratori organizzati. Sul 2010 si allungano le ombre di rinnovi
contrattuali peggiorativi dello scorso anno, per cui occorre
contrastare questa tendenza ed invertirne la direzione, restituendo ai
lavoratori la titolarità sui rinnovi contrattuali. Si tratta di una
scelta senza ambiguità che chiama in causa il congresso della
titubante CGIL ed il ruolo realmente conflittuale della sua minoranza
interna, nonché un rinnovamento del sindacalismo di base, quale forza
in grado di offrire più protagonismo ai lavoratori e meno burocrazia
di partito.

Per attraversare la crisi occorre che i lavoratori, con una ritrovata
solidarietà di classe e con tenacia, prendano consapevolezza di poter
lottare ancora per la difesa delle strutture sindacali dal basso e sul
pieno coinvolgimento di quelle componenti del sindacalismo
conflittuale disposte a scegliere gli interessi immediati dei
lavoratori e la difesa strategica del sindacato quale luogo collettivo
di solidarietà, di resistenza e di lotta. Il progetto assistenzialista
di sindacati come la CISL si ferma solo sviluppando politiche
alternative sul piano della distribuzione della ricchezza e sulle
protezioni in tempi di crisi, quali le casse di resistenza ed il mutuo
appoggio.

La crisi procede seguendo una lista di soggetti da colpire: prima i
precari, i lavoratori a tempo determinato, i co.co.co, poi i
lavoratori a tempo indeterminato ed infine quella schiera di
lavoratori che a migliaia costituiscono una sorta di non-classe,
diffusa in quelle pieghe del lavoro sottopagato e soggetto a pizzo che
è diffuso in agricoltura, nella pastorizia, nella manovalanza a
caporalato, nei servizi alle persone. Su questi ultimi si abbatte il
pregiudizio razzista, alimentato dalla destra al governo, su di essi
si abbatte la violenza della grande criminalità e delle popolazioni
opportunamente condizionate da campagne xenofobe e razziali
quotidiane.

Lo sfruttamento capitalista e mafioso delle persone, dei territori,
non conosce colore, ma se deve scegliere chi usare come schiavo, non
esita a sfruttare lo stato di difficoltà dei lavoratori immigrati in
forma di profitto senza limiti, generando conflitti fra migranti e tra
poveri.

La solitudine dei lavoratori immigrati si trasforma a volte in
ribellione collettiva allo sfruttamento ed alla detenzione nei CIE,
diventa una forma di autodeterminazione della propria consapevolezza
di essere donne e uomini portatori di diritti e di libertà.

Prima, durante e dopo queste forme di ribellione allo sfruttamento ed
all'annichilimento occorre sviluppare una rete di solidarietà che non
si limiti all'assistenza ma che stringa nodi con le altre forme di
resistenza messe in atto dai lavoratori in questi tempi di crisi.

Occorre costruire, sviluppare e valorizzare nel territorio organismi
di base a vocazione solidaristica e sindacale per riunificare gli
sfruttati di questi tempi, senza distinzione per il colore della
pelle, per la loro origine, per la loro religione.

La difesa dei diritti sul lavoro deve diventare oggi tutt'uno con la
difesa dei diritti di cittadinanza, attraversando le comunità,
liberando gli immigrati dalle leggi del racket per costruire socialità
basata sulla solidarietà e la lotta collettiva per i propri diritti.

Tra le macerie lasciate dalla distruzione della sinistra parlamentare,
tra i piccoli e scollegati presidi della sinistra rivoluzionaria e del
movimento anarchico animato da realismo e senso di responsabilità,
occorre trovare le realtà politiche e sociali disposte a mettere in
atto nei territori politiche di aggregazione e di federalismo delle
lotte che costituiscano un argine materiale e culturale alle derive
autoritarie e razziste, allo sfruttamento delle persone e
dell'ambiente, affinché resti viva ed operante una progettualità
sociale alternativa e libertaria.

Questo il ruolo che si dà la Federazione dei Comunisti Anarchici.


Consiglio dei Delegati
FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI

Cremona, 17 gennaio 2010

http://www.fdca.it


[Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca -A- fdca.it>]
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