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(it) FAT: Torino. Una città in catene

Date Thu, 25 Feb 2010 11:15:44 +0100



Torino. Una città in catene
Per non farci mancare niente in questo inizio di 2010, la Questura e la
Procura della Repubblica di Torino hanno messo insieme un poâ di episodi
di lotta contro la barbarie moderna che à il razzismo di stato incarnato
dai CIE nonchà contro quel partito razzista che à la Lega; hanno messo
questo guazzabuglio in un solo contenitore; ci hanno appiccicato
lâetichetta âassociazione a delinquereâ; hanno arrestato sei persone (tre
in carcere e tre agli arresti domiciliari); perquisito ed indagato altre
23 persone; perquisito la sede di Radio Black Out interrompendo le
trasmissioni.

à evidente che le leggi e le politiche razziste di questo paese debbano
essere presidiate e difese perchà sono tra i capo saldi del sistema in cui
ci tocca vivere. Mettere a nudo la violenza istituzionale, lâorrore di una
sperimentazione sociale fatta sulla pelle degli immigrati - detenzione
âamministrativaâ nei CIE, processi lampo, soprusi, pestaggi, umiliazioni
espulsioni - il doppio regime giuridico (ânoiâ e âloroâ), che magari un
giorno sarà esteso ad altri pezzi di societÃ; tutto questo à intollerabile
e chi pubblicamente ed a viso aperto si à sempre battuto contro questa
ignominia va incarcerato, intimidito, punito.

Le accuse sono risibili, bisognerebbe davvero ridere se non ci fosse da
piangere per il miserevole spettacolo offerto da questi servi dello stato
che devono giustificare la propria esistenza sulla pelle degli altri,
sempre forti con i deboli e deboli con i forti.
Protagonista della vicenda à il noto sostituto procuratore della
repubblica Andrea Padalino (guardatene una fotografia: cosa avrebbe detto
Lombroso di questâuomo?), pubblico ministero fautore della schedatura di
tutti (dicasi tutti) gli immigrati con prelievo delle impronte digitali.
Criticato apertamente da alcuni degli indagati per questa idea
scopertamente razzista, Padalino ha da anni dichiarato la sua guerra
personale contro alcuni antirazzisti torinesi. In questo caso, la
privatizzazione della giustizia non ha nulla da invidiare agli eccessi da
basso impero del presidente âviagraâ Berlusconi: entrambi strapazzano il
diritto a loro uso e consumo, la âculturaâ Ã la stessa.

I fatti contestati non hanno rilevanza penale, sono vecchi di mesi se non
di anni o non avrebbero certo portato alla custodia cautelare. Ancora una
volta lo strumento repressivo principe à quello del reato associativo. Non
potendo invocare la banda armata o lâassociazione sovversiva, come fecero
negli anni â70, e poi ancora, con esiti sempre negativi in anni piÃ
recenti, gli inquisitori locali hanno dovuto ripiegare sulla pià banale
âassociazione a delinquereâ. Banale sÃ, ma in grado di permettere la
custodia cautelare. E per tenere in piedi lâaccusa, si dissotterra la
defunta assemblea antirazzista, il punto di riferimento, tra maggio 2008 e
maggio 2009, di unâarea ampia e trasversale, che ha dato vita a numerose
iniziative in cittÃ. La usano oggi per cucire addosso ad un poâ di
anarchici un reato associativo capace di portarli in galera.

Lo scopo à speculare a quello di tutta la normativa contro i migranti ed
in particolare del reato di immigrazione clandestina voluto dalla Lega e
approvato dallâattuale maggioranza di governo (con notevoli simpatie nella
cosiddetta opposizione). Qui lâunico scopo à espellere o comunque detenere
(fino a sei mesi): non importa nulla di tutto il resto, il reato à stato
costruito non per essere punito come tale, ma per raggiungere un altro
scopo, cioà espellere e privare della libertÃ, sempre e comunque. Contro
questo abominio giuridico si sono scagliati gli strali anche della procura
della repubblica di Torino, che ha eccepito lâillegittimità costituzionale
del reato di immigrazione clandestina; quella procura guidata oggi da quel
dott. Caselli nemico di tutti i terrorismi (di sinistra) e delle mafie,
che scrive autobiografie sullâessere âun magistrato controâ, che guida i
giudici nellâuscire dallâaula quando prende la parola il rappresentante
del governo allâinaugurazione di questo anno giudiziario; quel dott.
Caselli la cui voce sentiamo stancamente ripetere la velina di questura
sugli arresti del 23 febbraio 2010 dal sito de La Stampa. Che pena.
E che compagnia. Qui a Torino hanno mandato a dirigere la baracca della
polizia politica (lâOVRA fascista, per intendersi, oggi si chiama DIGOS) e
ad allestire dossier contro gli anarchici, uno di quelli che stavano fuori
dalla scuola Diaz a Genova nel luglio del 2001 mentre i muri si
macchiavano di sangue: uno che non si sporca le mani in prima persona, ma
che la âmacelleria messicanaâ (cosà fu descritto lâinterno della scuola
nellâimmediatezza dei fatti da poliziotti testimoni ai processi) la gusta
e la apprezza.
Infatti, non sarà una settimana, lo Spartaco Mortola di cui parliamo ha
ordinato la carica in Val Susa contro NO TAV inermi, facendoli inseguire
nei boschi, circondare in tre-quattro contro uno e massacrare a
manganellate e calci. Il risultato à in rete, si possono vedere le foto:
il lavoro di macellai, vigliacchi, per di piÃ. E il nostro, evidentemente
affetto da problemi psicanalitici di odio nei confronti del nome che
porta, a farsi scrivere da mesi articoli elogiativi dallâimprobabile
giornalista de La Stampa Massimo Numa diretto oggi dal non dissociato
politicamente dal padre (gli affetti sono unâaltra cosa) torchiatore di
Pinelli, Calabresi.

Tutto cià accade mentre i No Tav resistono a testa alta alla lobby
politico-affaristica del cemento tanto amata anche da Chiamparino e dalla
Bresso, pronti a solidarizzare con bestie in divisa che massacrano gente a
terra con scarponi e manganelli, bestie che devono essere sguinzagliate a
centinaia ogni volta che i signori del Tav devono mettere in vetrina
âqualcosaâ (una trivella che âmorde e fuggeâ a gambe levate) per
intercettare il fiume di denaro della Unione europea che à il loro vero
unico obiettivo.

Tutto cià accade mentre in città per tutto lâautunno si sono susseguiti
gli sgomberi di squat e spazi liberati e mentre una delle poche voci
libere in cittÃ, radio Black Out, à sfrattata e si tenta cosà di
soffocarla.
La Fiat mette in cassa integrazione straordinaria 30.000 lavoratori, ma a
maggio arriverà il papa per lâostensione della sindone e chi sarà a
stringergli la mano per la regione Piemonte, la ex comunista Bresso o il
leghista Cota? Davvero una bella sfidaâ
Tirando le somme, cosa significa questo intervento in campagna elettorale
della procura della repubblica di Torino? Semplice: la solita battaglia âa
chi câà lo ha pià duroâ tra prefetto e governo PdL da un lato e la triade
Chiamparino-Saitta-Bresso dallâaltro, con lo âspecial guestâ Caselli che
non abbandona nella mischia per accaparrarsi i soldi del TAV i vecchi
âcompagniâ di partito. Tutto il resto à contorno, compresa lâostensione
della sindone della prossima primavera.
Se il prefetto se ne fotte di tutto e punta sulla militarizzazione delle
strade e della Val di Susa, la procura risponde inquisendo anarchici ed
antagonisti (proprio oggi inizia il processo per gli scontri del G8 delle
universitÃ).
Lâobiettivo à uno solo: cercare di dividere lâunica opposizione popolare
esistente sul territorio (il movimento NO TAV) in buoni e cattivi. Si
criminalizza un pezzo di movimento per intimidirne un altro.
Se un tempo fossero partite 30.000 lettere di cassa integrazione, le
strade di Torino si sarebbero riempite di rabbia. Oggi, il silenzio. O,
meglio, il rumore di fondo fastidioso ed incessante della âsocietà dello
spettacoloâ. Evidentemente, Chiamparino, Bresso, Caselli, insomma il
vecchio PCI sopravvissuto ad unâinfinita serie di âtrasvalutazioni di
tutti i valoriâ, hanno lavorato bene, hanno addomesticato, inibito e
snervato ogni voglia di mutamento radicale dellâesistente (rivoluzione)
che albergava da queste parti. E non solo.
A parte gli anarchici. Ed infatti oggi ci stanno provando. Ma davvero
degli anarchici in duecento anni i comunisti autoritari non hanno capito
molto: se non che li odiano. Ricambiati.

A tutti gli indagati ed arrestati va la nostra solidarietÃ. Ancora una
volta non sarà la repressione a farci cambiare idea. Anzi.
Liberi, liberi tutti.

Torino, 24 febbraio 2010

Federazione Anarchica â FAI Torino
338 6594361 fai_to@inrete.it
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