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(it) Comidad, le news del 18 febbraio 2010

Date Thu, 18 Feb 2010 07:03:00 +0100



Comidad, le news del 18 febbraio 2010
NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, puà reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la
voce âCommentarioâ e all'indirizzo http://adhoc-crazia.blogspot.com/.
BERLUSCONI ATTACCA LâIRAN PER COLPIRE LâENI
Per mesi ci si à raccontato che Berlusconi si trovava al centro di
unâoffensiva da parte dei giudici italiani e della stampa estera a
causa della sua politica a favore dellâindipendenza energetica
dellâItalia. Per sostanziare meglio questa fiaba, si à arrivato ad
attribuire a merito dello stesso Berlusconi lâaccordo per il gasdotto
South Stream dellâENI con la Russia, ed anche una serie di contratti
dellâENI con la Libia. Si à tirata in ballo la presunta amicizia
personale fra Berlusconi e Putin, ed un altrettanto presunto feeling
con Gheddafi; amicizie e feeling che perà non erano stati necessari a
Prodi quando aveva avviato lui tutti quegli accordi già nel 2006,
appena insediatosi alla presidenza del Consiglio.
A smentire clamorosamente la fiaba, ci ha pensato lo stesso Berlusconi
durante il suo recente viaggio in Israele, allorchà ha annunciato un
prossimo ritiro dellâENI dallâIran, inoltre con una immediata
riduzione del giro dâaffari di tutte le aziende italiane in quel
Paese. LâENI Ã stato privatizzato oltre dieci anni fa, quindi ora Ã
una SPA e non dipende dal Presidente del Consiglio, che non aveva
nessun titolo per fare di quegli annunci o dare quelle disposizioni,
che ora impedirebbero allâente energetico italiano di intrattenere
affari con il Paese che dispone delle maggiori risorse di gas di tutto
il pianeta. In tal modo, Berlusconi à riuscito a smentire in un colpo
solo ben due fiabe: la fiaba che lo celebrava come un campione
dellâindipendenza energetica italiana, ed anche la fiaba pià fiaba di
tutte, quella del "libero mercato".
A sostegno delle parole del suo Presidente del Consiglio, il ministro
degli Esteri Frattini ha addirittura promesso al governo israeliano
che il presidente dellâENI, Scaroni, andrà a Gerusalemme per
rassicurare Israele circa i futuri rapporti tra lâIran e lâente
energetico italiano. Lo stesso Frattini si à incaricato di tenere
caldo il fronte polemico con lâIran, arrivando ad inventarsi un
assalto di miliziani iraniani contro lâambasciata italiana a Teheran.
I telegiornali hanno anche diffuso un video che documenterebbe quel
cosiddetto assalto, narrato dal ministro degli esteri durante
unâaudizione in senato. In realtà nel video si vedono, per pochi
secondi, solo dei poliziotti che fronteggiano pochissimi manifestanti,
e niente dimostra che le immagini siano state riprese davanti
allâambasciata italiana; il piatto forte del video consiste percià in
una logorroica intervista a Frattini, che rinnova le sue provocazioni
verso il governo iraniano.
A detrimento dei toni accesi di Frattini, il governo iraniano non solo
ha mantenuto un bassissimo profilo nei confronti delle provocazioni di
Berlusconi, ma ha anche smentito che sia in atto un ritiro dellâENI
dallâIran. Neppure la stampa internazionale ha avallato il racconto di
Frattini, ed il âNew York Timesâ si à limitato a riportare che
âLâItalia diceâ (âItaly saysâ) che ci sia stato un tentativo di
assalto, ma niente di piÃ.
Gli appoggi a Berlusconi sono giunti invece - e come sempre - da
sedicenti avversari. Il 6 febbraio il quotidiano âil Manifestoâ
pubblicava un appello a favore della âdemocraziaâ in Iran, cioà in
appoggio ai tentativi di colpo di Stato che gli ayatollah Mousavi e
Rafsanjani stanno compiendo in Iran con il sostegno statunitense.
Pochi giorni dopo, l'11 febbraio - in coincidenza con l'anniversario
della rivoluzione iraniana - la CGIL, la CISL e la UIL riscoprivano
lâunità sindacale solo per sottoscrivere un analogo appello contro
lâattuale regime iraniano, invocando sanzioni economiche "mirate"
contro di esso. Queste sanzioni favorirebbero gli interessi delle
multinazionali anglo-americane, ma non quelli dell'âENI, che si trova
ora messo in difficoltà da questa criminalizzazione del regime
iraniano.
Probabilmente Berlusconi cerca di accreditarsi presso il Fondo
Monetario Internazionale come lâuomo adatto a mettere in ginocchio il
gruppo dirigente dellâENI, in modo che le quote azionarie dellâente
vengano cedute alle multinazionali anglo-americane. Il FMI aveva fatto
capire di preferire Gianfranco Fini per questa missione, non perchÃ
ritenesse Berlusconi troppo âindipendenteâ, semmai troppo dipendente
da farmaci e droghe per risultare mentalmente in grado di fronteggiare
un potentato come lâENI, dotato di risorse finanziarie illimitate e di
storici agganci nei servizi segreti e nelle Forze Armate.
Potrebbe non essere una coincidenza il fatto che il terremoto
giudiziario che ha investito in questi ultimi giorni la Protezione
Civile abbia giovato all'ENI, diminuendo la pressione politica e
mediatica nei suoi confronti. Se c'era qualcuno che aveva un immediato
interesse a far scoppiare oggi lo scandalo, questo qualcuno era l'ENI,
che ha visto cosà allentarsi l'accerchiamento della propaganda
americo-sionista. Solo in base ad una concezione idealizzata
dell'attività giudiziaria si potrebbe obiettare che le indagini e le
intercettazioni sulla Protezione Civile dovevano essere in atto da
molto tempo prima. In realtà le intercettazioni ci sono continuamente
e vengono effettuate dai servizi segreti; le inchieste giudiziarie si
avviano quando queste intercettazioni le si vuole utilizzare.
Bloccare la privatizzazione della Protezione Civile va a colpire
direttamente gli interessi della Impregilo, che à la multinazionale
prediletta da Berlusconi. La lista dei regali fatti da questo governo
allâImpregilo à praticamente infinita: va dagli appalti per lo
smaltimento dei rifiuti in Campania, sino agli appalti per la
ricostruzione in Abruzzo, e persino alla cessione dei beni demaniali
nelle province di Reggio Calabria e Messina; anche gli appalti per le
centrali nucleari vedono la Impregilo in prima fila, per non parlare
poi della Protezione Civile SPA, che dovrebbe avere questa
multinazionale edilizia come appaltatore privilegiato.
Anche per lâattuale scandalo che ha colpito la Protezione Civile, si Ã
tirata fuori la storia della vendetta americana contro Guido Bertolaso
per le sue dichiarazioni di Haiti contro i mancati soccorsi USA;
quindi anche Bertolaso si trova ora nel pantheon degli eroi
dellâindipendenza italiana e vittime del colonialismo americano, come
già Craxi e Berlusconi. Pare che la storia del Bertolaso vittima degli
Americani abbia trovato asilo anche su media iraniani, il che dovrebbe
far capire come la disinformazione colpisca a larghissimo raggio.
In realtà Berlusconi non solo non ha mai contrastato il colonialismo
statunitense, ma ne à sempre stato un agente; mentre Craxi non venne
fatto fuori per la storia di Sigonella, ma perchà era a capo del
vecchio sistema dei partiti, diventato un ostacolo oggettivo alle
privatizzazioni, poichà traeva le sue maggiori fonti di finanziamento
dalle Partecipazioni Statali. Nella vicenda di Sigonella ebbe una
parte rilevante anche l'allora sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio, Giuliano Amato, un agente del FMI infiltrato nel Partito
Socialista e divenuto strettissimo collaboratore di Craxi. Manco a
dirlo, fu il primo governo di Giuliano Amato, tra il 1992 ed il 1993,
a dare il via alle privatizzazioni a tappeto. Per i suoi meriti nel
campo delle privatizzazioni, il 6 febbraio ultimo scorso - appena
dodici giorni fa - Giuliano Amato à stato nominato senior advisor
della Deutsche Bank in Italia, a dimostrazione che nella sua biografia
politica di "socialista" qualche dettaglio poco chiaro c'Ã.
Il vero gruppo dirigente degli Stati Uniti à costituito dai vertici
della Federal Reserve e del Fondo Monetario Internazionale, e questi
non hanno come movente le generiche vendette, ma il denaro. In questo
senso, gli anni di Bertolaso alla Protezione Civile hanno preparato il
terreno allâingresso delle multinazionali anche in settori dove era
impensabile che si insediassero.
Ancora un mese prima della privatizzazione della Protezione Civile -
decisa il natale ultimo scorso -, quando era già deciso che Bertolaso
sarebbe stato il presidente della nuova SPA, questi si dichiarava
pubblicamente contrario alle ipotesi di privatizzazione; cià per fare
in modo che il colpo potesse essere messo a segno dal governo nel
silenzio pià assoluto. Bertolaso aveva ipocritamente recitato la sua
parte di funzionario integerrimo sino in fondo, e soltanto lo scandalo
ha messo allo scoperto i progetti di privatizzazione della
Privatizzazione Civile.
Resterebbe perà ancora da chiarire perchà delle testate giornalistiche
di "sinistra", come "Report" e "La Repubblica", abbiano contribuito in
modo decisivo dal 2007 al 2009 a costruire la santa icona di
Bertolaso. Forse ce lo potrebbe spiegare Giuliano Amato.

18 febbraio 2010
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