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(it) [Irlanda] Il problema non à una Finanziaria da macelleria sociale: il problema à il capitalismo [en]

Date Mon, 13 Dec 2010 10:01:03 +0100


Durante le proteste contro la finanziaria davanti a Dáil Éireann
[camera dei deputati] il 7 dicembre 2010, Gregor Kerr ha pronunciato
il seguente discorso a nome del Workers Solidarity Movement.
Ricordando la necessità di contestare questa finanziaria, Kerr
aggiunge che bisogna guardare oltre e sottolineare il fatto che il
capitalismo in quanto modo di organizzare la società è moralmente e
politicamente bancarotta. Se vogliamo assicurarci che questa crisi
finanziaria, e la miseria economica che ha portato a milioni di
lavoratori e lavoratrici in tutto il mondo, sia l'ultima allora
occorre organizzarci, non per cambiare gli amministratori del
capitalismo bensì per rovesciare il sistema capitalista e sostituirlo
con un sistema che mette i bisogni dei molti al di sopra dell'avidità
dei pochi.
*************************
Quanto è bello vedere tanta gente qui stasera. Siamo tutti qui perché
vogliamo dire chiaro e tondo che quanto succede dall'altra parte di
questi cancelli stasera è ingiusto, iniquo, e del tutto sbagliato. Le
decisioni che saranno prese e che ulteriormente impoveriranno la gente
comune e ulteriormente attaccheranno i nostri servizi pubblici per
proteggere gli interessi dell'élite benestante va contrastato.
Ecco perché siamo tutti qui: perché vogliamo far parte del movimento
di opposizione. Vogliamo fare quel che possiamo per dimostrare che
esiste un'alternativa e che non abbiamo intenzione di ingoiare in
silenzio questi attacchi.
Abbiamo un chiaro messaggio: loro non hanno condiviso le ricchezze,
noi non condivideremo il dolore.
Dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che il sistema politico che ha
consentito il cataclisma di questa crisi finanziari non funziona, o
almeno non funziona per la stragrande maggioranza delle persone.
Questo sistema politico - il capitalismo - funziona sì, eccome, per la
élite dei ricchi che detengono e controllano il potere politico.
Quello che abbiamo visto negli ultimi due anni e soprattutto nelle
ultime due settimane, sin dall'"intervento" del Fondo Monetario
Internazionale e della Banca Centrale Europea, non è una qualche
aberrazione o evento straordinario. E' il capitalismo nudo e crudo.
Il capitalismo è sempre stato la rapina dei molti a beneficio dei
pochi. La metà della popolazione mondiale - oltre 3 miliardi di
persone - sono costrette a vivere con meno di 2 euro al giorno.
Eppure la ricchezza è cresciuta lo scorso anno del 18,9% fino a 39
miliardi di dollari.
In Irlanda, l'1% della popolazione possiede il 34% delle ricchezze. E
l'Irlanda non è un caso insolito. A livello mondiale, l'1% della
popolazione possiede il 40% delle ricchezze, secondo le cifre fornite
dall'ONU. Non ci può essere alcuna giustificazione razionale per una
simile lampante ineguaglianza economica.
I cicli del capitalismo - quelli periodici, boom e recessioni -
disturbano continuamente il benessere economico, fisico e morale della
vasta maggioranza della popolazione mondiale. Il capitalismo protegge
la ricchezza di una minuscola élite, premia l'avidità e l'avarizia,
loda come vincenti coloro che creano sempre più ricchezza per se
stessi invece di coloro che contribuiscono al bene della società.
Il capitalismo, come modo di organizzare la società, è moralmente e
politicamente bancarotta. L'ora di sbarazzarcene è passata da molto.
Questo sistema non può essere migliorato con le regole. Le sue regole
non possono essere perfezionate per renderlo in qualche modo "più
giusto", "più equo".
Sotto il capitalismo, le decisioni economiche non vengono prese dagli
organismi di regolazione o dai politici. Le vere decisioni economiche
vengono prese dai "mercati finanziari", la cui saggezza è
ripetutamente sbandierata dai cosiddetti specialisti ed economisti
indipendenti. Eppure gran parte di questi "mercati finanziari" non è
altro che un grande casinò dove pochissime persone possono fare enormi
profitti e dove, ormai si sa, le eventuali perdite saranno pagate dai
lavoratori.
Se vogliamo assicurarci che questa crisi finanziaria, e la miseria
economica a cui ha portato milioni di lavoratori e lavoratrici in
tutto il mondo, sia l'ultima, allora occorre organizzarci, non per
cambiare gli amministratori del capitalismo bensì per rovesciare il
sistema capitalista e sostituirlo con un sistema che metta i bisogni
dei molti al di sopra dell'avidità dei pochi.
In questo contesto ci troviamo di fronte a due questioni:
1. Con che tipo di società vogliamo rimpiazzare l'attuale sistema?
2. Come faremo a costruire una nuova società?
Gli anarchici vogliono costruire una società socialista: una società
fondata sulla libertà, sull'uguaglianza e sulla democrazia. Vogliamo
costruire una società fondata sul possesso in comune dei beni: dove le
risorse del mondo - le fabbriche, la terra, gli uffici, le aziende di
trasporti, i giacimenti di petrolio - tutto è tenuto in comune
dall'intera popolazione. Questo significherà che tutti avranno il
diritto di partecipare alle decisioni sull'uso delle risorse globali e
condividerne i benefici.
Vogliamo costruire una società fondata sulla produzione per soddisfare
i bisogni e non per creare il profitto, una produzione effettuata in
modo sostenibile per l'ambiente. Le enormi risorse naturali e tecniche
del mondo devono essere gestite in comune e controllate
democraticamente. Quindi l'unico scopo della produzione sarebbe quello
di soddisfare i bisogni, e farlo in modo da lasciare il nostra pianeta
nelle migliori condizioni per le future generazioni. Motore della
produzione sarebbe il vecchio slogan "da ognuno secondo le sue
capacità, ad ognuno secondo i suoi bisogni".
E vogliamo costruire una società fondata sulla democrazia diretta: una
società dove l'unico limite sulla libertà dell'individuo è quello di
assicurarci che nessuno neghi quella stessa libertà ad altri, dove
ognuno avrebbe il diritto di partecipare alle decisioni che li
riguardano, una società fondata sul controllo dei lavoratori e delle
lavoratrici sui luoghi di lavoro, sul controllo del territorio da
parte di chi vi abita, una società organizzata con efficenza a livello
nazionale ed internazionale.
Questo è il nostro obiettivo, il nostro sogno. Ma per adesso, sappiamo
di essere ancora lontani da questa società. Tuttavia, ora che sempre
più persone respingono l'attuale sistema e cercano qualcosa con cui
sostituirlo, ci auguriamo che vi unirete con noi nel dibattito e,
speriamo, nell'organizzazione di ciò che è necessario fare per
costruire questa società.
Questa nuova società - fondata sull'uguaglianza, sulla libertà e sulla
democrazia - deve prima essere immaginata da ognuno di noi. Sapete
quello che non volete, ma riuscite ad immaginare e ad articolare
quello che volete in alternativa? E siete in grado di parlare con i
vostri amici, colleghi, familiari di come la società alternativa sarà?

Ecco la sfida. Si tratta di qualcosa che non può essere creato con un
voto, come se fosse una bacchetta magica. Deve prima vivere nei nostri
cuori, nelle nostre menti. Deve essere qualcosa in cui crediamo. E poi
deve essere qualcosa per cui ognuno di noi è disposto ad assumersi la
responsabilità della sua costruzione.

Se volete costruire una società che elimini il divario tra i
governanti e i governati, tra i padroni e i lavoratori, tra le élite e
tutti gli altri, allora bisogna impegnarsi e attivarsi. Se lo lasciamo
agli altri, finiremo solo con una nuova classe di governanti.

La nostra forza è quello che ci lega, la nostra solidarietà. Nel breve
termine, dobbiamo costruire quella solidarietà necessaria per poter
resistere agli attacchi continui alle nostre condizioni di vita.

Nove giorni fa, 100 mila persone hanno marciato per le strade di
Dublino per esprimere la loro opposizione al programma di austerità
del governo. Ma non è sufficiente esprimere il proprio dissenso e poi
tornarsene a casa. Bisogna alimentare il dissenso in ogni luogo di
lavoro, in ogni quartiere. Che le decizioni economiche vengano prese
da questo governo o da quello a seguire, dal FMI o dalla BCE, costoro
possono fare solo quello che non permettiamo loro di fare.

La nostra arma più forte, se vogliamo effettuare un radicale
cambiamento, è quella dell'astensione della nostra forza lavoro. La
élite ricca che gestisce l'attuale società nei propri interessi,
detiene oggi tutto il potere politico. Ma non funzionerebbe nulla
senza di noi. Loro hanno bisogno del nostro lavoro nelle loro
fabbriche, siamo noi che mandiamo avanti il carro della società, siamo
noi che forniamo servizi sanitari, servizi scolastici, ecc.

Ecco dove si trova il nostro potere. Immaginate una situazione in cui
tutti noi insieme - lavoratori pubblici e privati - smettiamo di
lavorare. Immaginate il senso di forza collettiva che si sentirebbe. E
immaginate il messaggio che una cosa del genere manderebbe ai nostri
governi... Uno sciopero generale organizzato in ogni luogo di lavoro
sarebbe il primo passo verso la ricostruzione di una società nei
nostri interessi, piuttosto che per gli interessi di una minuscola
minoranza ingorda.

Ma se vogliamo che si avveri qualcosa del genere, non possiamo
affidarci ai nostri dirigenti sindacali o politici - per quanto
possano essere ben intenzionati. Dobbiamo farlo noi stessi. E questo
vuol dire che ognuno di noi deve essere disposto a diventare un
"leader", un fautore di cambiamento e un crogiuolo del dibattito allo
scopo di effettuare quel cambiamento.

Mentre organizziamo la resistenza all'attuale situazione, dobbiamo
farci venire in mente quello che vorremmo. Dobbiamo osare sognare!

E bisogna sognare in grande... c'è un mondo intero in palio.


Traduzione a cura di FdCA-Ufficio relazioni internazionali

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