A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Trk�_ The.Supplement

The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Trk�
First few lines of all posts of last 24 hours || of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005 | of 2006 | of 2007 | of 2008 | of 2009

Syndication Of A-Infos - including RDF | How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
{Info on A-Infos}

(it) Torino. Torture democratiche al CIE

Date Mon, 13 Dec 2010 09:47:35 +0100


CIE: Hassan e Arbil da 8 giorni al freddo, in sciopero della fame, tra
umiliazioni e pestaggi
Domenica 12 dicembre
Ore 15,30
Presidio solidale in piazza Castello angolo via Garibaldi
Ore 18,30
Presidio al CIE di corso Brunelleschi
Per approfondimenti:
http://senzafrontiere.noblogs.org/
Di seguito uno dei volantini distribuito in piazza:
I CIE â centri di identificazione ed espulsione per immigrati - sono le
galere che lo Stato italiano riserva ai clandestini, ai senza carte. Sono
posti dove finisci per quello che sei, non per quello che fai. Come nei
lager nazisti. Raccontano che nei CIE ci sono i delinquenti, ma mentono.
Nei CIE rinchiudono chi ha perso il lavoro e, quindi, anche le carte,
oppure chi un lavoro a posto con i libretti non lâha mai avuto e quindi
nemmeno le carte in regola.
Il lavoro che ricatta la vita di noi tutti, italiani ed immigrati, Ã una
vera catena per gli immigrati. Una legge razzista, una delle tante,
sancisce che puà vivere nel nostro paese solo chi ha un contratto di
lavoro, chi accetta di lavorare per quattro soldi, senza tutele e senza
orario. Oggi i migranti, con permesso o in nero, sono i nuovi schiavi di
questâEuropa fatta di confini e filo spinato.
Le leggi sullâimmigrazione sono parte del mosaico normativo che incastra
le vite dei lavoratori immigrati e, in prospettiva in rapido
avvicinamento, dei lavoratori italiani, non di rado incapaci di cogliere
il nesso tra leggi contro la clandestinità e riduzione di salari e tutele
per tutti.
Lâimmigrato senza âpermessoâ finisce nei CIE e di là via, indietro, ancora
verso la miseria da cui à fuggito.

Nei CIE soprusi, pestaggi, cure negate, sedativi nel cibo sono pane
quotidiano. Le lotte degli immigrati rinchiusi nei CIE hanno segnato
lâultimo decennio. Una lunga resistenza, spesso disperata, fatta di
braccia tagliate, bocche cucite, lamette o pile ingoiate. Qualcuno ha
preferito la morte alla deportazione e lâha fatta finita. In tanti si sono
ribellati, bruciando materassi, distruggendo suppellettili, salendo sul
tetto. Un poâ ovunque ci sono stati tentativi di fuga.
Due settimane fa nel CIE di Torino sei ragazzi si sono cuciti la bocca con
ago e filo. Li hanno lasciati lÃ, senza cibo, con le ferite infette,
finchà non hanno ceduto e si sono lasciati scucire.
Il 14 luglio di questâanno al CIE di Torino à scoppiata una rivolta, una
delle tante. In lotta contro le deportazioni di massa verso la Tunisia,
gli immigrati della sezione bianca diedero fuoco a materassi e
suppellettili, rendendo inagibile lâarea. In quellâoccasione la polizia
pestà duro: un ragazzo massacrato di botte dovette attendere ore prima di
essere portato in ospedale. Gli antirazzisti per fare pressione occuparono
per tutta la sera il cortile della Croce Rossa in via Bologna.
La settimana successiva un altro tunisino, Sabri, resistette per tre
giorni e tre notti sul tetto del CIE, prima di essere buttato già e venire
deportato. Fuori gli antirazzisti fecero un presidio permanente e
provarono inutilmente a fermare la camionetta che lo portava via.
Qualche settimana dopo sei dei ragazzi che avevano partecipato alle lotte
di luglio vennero arrestati.
Il 2 dicembre sono stati condannati dal tribunale di Torino a pene
comprese tra lâanno e mezzo e i due anni e otto mesi.
Questa à la vendetta dello Stato contro chi alza la testa e si ribella
alle deportazioni.
Ai tre con meno di due anni à stata concessa la sospensione condizionale,
ma non sono stati liberati. Li hanno ricondotti al CIE. Messi in
isolamento in una sezione senza riscaldamento hanno protestato. La
risposta à stata chiara e secca: un ragazzo à stato pestato e
immediatamente deportato. Un altro, Hassan, condotto dal giudice di pace
per la convalida, Ã stato obbligato, unico tra altri cinque, ad una
umiliante perquisizione personale. Hassan e Arbil sono in sciopero della
fame da 8 giorni. Chiedono solo di essere messi con gli altri, al caldo.
Hassan ha anche ingoiato dei ferri. Poliziotti e crocerossini li lasciano
lÃ, al freddo, senza cure, convinti che in questa città siano tutti regni
lâindifferenza, il tacito consenso. Noi pensiamo che non sia cosÃ. Hassan
e Arbil sono sotto tortura, una tortura soft, democratica, ma pur sempre
tortura.
Se un giorno qualcuno chiederà âdovâeravate quando la gente moriva in mare
e nel deserto? Dovâeravate ai tempi dei lager e delle deportazioni? Noi
vorremmo poter rispondere âero lÃ, con gli altri, a resistereâ.
Mettersi in mezzo à unâurgenza che parla a ciascuno di noi.
Se non ora, quando? Se non io, chi per me?

Per info e contatti:
Federazione Anarchica Torinese â FAI
corso Palermo 46 â riunioni â aperte a tutti gli interessati â ogni
giovedà dalle 21
fai_to@inrete.it â 338 6594361
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe http://ainfos.ca/cgi-bin/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it
A-Infos Information Center