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(it) FAT: Gheddafi batte cassa

Date Wed, 1 Dec 2010 17:08:27 +0100


Martedà 30 novembre. Gheddafi, dalla tribuna della conferenza tra lâUnione
Africana e UE, chiede soldi. E tanti. Non à la prima volta che il leader
libico batte cassa: lo aveva già fatto il 30 agosto in occasione della sua
visita in Italia per il secondo anniversario della stipula del trattato di
Bengasi. Era trascorso un anno dalla firma degli accordi sui respingimenti
in mare. Lâargomento à sempre lo stesso: se volete un cane da guardia alle
porte del Mediterraneo dovete pagare. Cinque miliardi di euro à la
sommetta che Gheddafi pretende dallâUnione Europea, chiedendo una âmaggior
cooperazione tra Africa ed Europaâ sul modello dellâintesa tra Italia e
Libia.
Per essere pià persuasivo Gheddafi usa gli stessi argomenti dei leghisti,
descrivendo la Libia come unica barriera verso un continente pronto a
riversarsi in Europa come un fiume in piena.
Una barriera insanguinata, costellata di morti senza tomba, immonde
galere, mercanti dâuomini.
Da quando il governo italiano e quello libico hanno firmato lâaccordo,
migliaia di immigrati, profughi, richiedenti asilo sono stati intercettati
nel Mediterraneo e ricacciati indietro, verso lâinferno da cui
provenivano.
Lo scorso anno disse a Repubblica âHo eseguito gli ordini ma mi vergogno.
Quei disperati ci chiedevano aiutoâ. Chi sa se il militare che lo scorso
anno rilascià queste dichiarazioni â rigorosamente anonime â al quotidiano
Repubblica si vergogna ancora? O ci ha fatto lâabitudine?

La collaborazione tra Libia ed Italia per il contrasto dellâimmigrazione
risale al 2003: le prime motovedette, assieme ai soldi necessari a pagare
i voli di rimpatrio e tre campi di prigionia sono arrivate allora. Nel
2004 veniva promulgata la legge n. 271, che attribuiva al Ministero
dellâInterno la possibilità di finanziare la realizzazione, in paesi
terzi, di âstrutture utili ai fini del contrasto di flussi irregolari di
popolazione migratoria verso il territorio italianoâ. Il governo Prodi nel
2007 si assunse lâimpegno di regalare a Gheddafi altri pattugliatori. Gli
ultimi tre sono stati consegnati il 10 di febbraio di questâanno. Il
contrasto attivo dellâimmigrazione, in barba alle convenzioni sui
rifugiati, profughi e richiedenti asilo, Ã una costante della politica
estera dellâItalia da un governo allâaltro.
Il 13 settembre di questâanno uno dei mezzi donati a Gheddafi intercettÃ
un peschereccio siciliano e aprà il fuoco: per poco non ci scappà il
morto. A bordo della motovedetta libica câerano sei finanzieri italiani.
Le dichiarazioni ufficiali sostennero la tesi che si fosse trattato di un
âerroreâ: i marittimi italiani sarebbero stati scambiati per
âclandestiniâ. Vien da chiedersi quanti altri âincidentiâ si siano
verificati nel Mediterraneo.
I quotidiani in questi giorni si sono concentrati sulle ârivelazioniâ di
Wikileaks su Gheddafi e Berlusconi. Che Silvio e Muammar siano due
puttanieri non à una novità per nessuno. Cosa abbiano significato gli
accordi italo-libici per migliaia di uomini e donne invece lo sanno in
pochi. Gli altri, quelli che non hanno voce, li hanno incisi
indelebilmente nella loro carne.
Sulle galere libiche vi suggeriamo di rileggere il reportage pubblicato
nel febbraio dello scorso anno sul blog Fortresse Europe. Sullo stesso
blog trovate anche un articolo sui container di metallo rovente usati per
deportare uomini, donne e bambini nei campi nel deserto.
Sul destino dei respinti in mare leggete questo pezzo uscito su
Peacereporter.

Per approfondimenti: http://senzafrontiere.noblogs.org/

da fat-inrete.it
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