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(sup) UN'INSOLITA ACCUSA

From info@anarcotico.net
Date Thu, 13 Nov 2003 11:40:18 +0100 (CET)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
http://www.ainfos.ca/
http://ainfos.ca/index24.html
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Sender: "anarcotico.net" <info-A-anarcotico.net>
Sono chiamato ad affrontare, in qualità di unico imputato, un
procedimento penale che dovrebbe stabilire se ho o meno incitato all'odio
ed alla violenza tra esseri umani di differente etnia, per mezzo di
alcune scritte a bomboletta spray. Insomma, con termini forse oggi
antiquati, mi si accusa di discriminazione razziale.
E non è una bella cosa: per quanto mi riguarda, abituato ad
incriminazioni per reati contro l'Autorità e contro il Patrimonio,
quest'insolita accusa (che, per quanto ho potuto documentarmi, pare sia
stata fino ad oggi indirizzata generalmente a militanti e gruppi di
ideologia xenofoba o nazifascista) mi spinge a volere chiarire i motivi e
le circostanze per cui mi si vuole processare.
Sinceramente, più che dirigermi alle autorità giudicanti, faccio di
questo chiarimento una questione di principio nei confronti di quanti
incontro ogni giorno per strada. Di chi, e giustamente, potrebbe un
giorno disprezzarmi se non sentissi la necessità di dimostrare la mia
estraneità rispetto a certe accuse. Una necessità che invece avverto
eccome visto che di fatto mi si vorrebbero appiccicare addosso idee che
non solo non condivido, ma combatto con quanta energia mi è possibile.
Allo stesso tempo, considerando l'importanza che riveste una faccenda del
genere, non soltanto in termini di incriminazione penale di un individuo,
quanto soprattutto per le tematiche che vengono chiamate in causa, devo
ammettere di essere molto ben disposto dall'idea di trasformare questo
mio incidente giudiziario in un'occasione di pubblica accusa delle
atrocità commesse in nome del privilegio economico e politico da parte
del regime sionista e del colosso capitalista Benetton.
Senza ulteriori premesse, e con la speranza di sviluppare nel corso di
questo scritto una serie di considerazioni ed apporti documentativi che
possano aiutare in questo mio intento chiarificatore, risaliamo al 5
settembre dell'anno scorso, quando cioè si svolsero i fatti di cui sono
imputato.
Quella notte sono uscito di casa con una bomboletta spray in tasca e con
l' intenzione di usarla per trasformare alcuni muri e le vetrine di due
negozi del centro storico nel veicolo della ribellione che visto come "va
il mondo" considero, e come me tanti altri sfruttati, un'ineludibile
necessità. Tra le tante nefandezze attraverso cui ogni giorno, in ogni
parte del mondo, si impone il sistema sociale ed economico basato
sull'Autorità e la
concentrazione delle risorse nelle mani dei grandi signori del Capitale,
quella sera ne avevo in testa due in particolare nei confronti delle
quali sentivo il bisogno ed il desiderio di reagire, vuoi forse perché
per gli eventi di quei giorni mi parevano più urgenti di altre.
La seconda Intifada della resistenza palestinese si trovava di fronte ad
un' escalation repressiva da parte dello Stato di Israele che ogni giorno
provocava decine di morti e distruzioni nei campi profughi e nei
territori amministrati dall'Autorità Nazionale Palestinese.
Circolavano in vista di un'ampia campagna di mobilitazione, per lo meno
negli ambienti più sensibili alla solidarietà tra gli sfruttati, notizie
e dati sulle condizioni e vicende delle comunità indigene che in
Patagonia sono aggredite dall'espansionismo economico dei grandi gruppi
capitalisti del "mondo avanzato", aggressione in cui i Benetton giocano
un ruolo sicuramente non secondario.
Per trovare un luogo che potesse offrire un preciso significato ad i miei
messaggi, ovvero un muro o un vetro che avessero attinenza concreta con
le questioni che volevo affrontare, per i Benetton non ho avuto problema
visto che i negozi di abbigliamento della catena veneta spuntano come
funghi in ogni città d'Italia, e Cuneo non fa eccezione. Per quanto
riguarda invece i massacri compiuti per imporre gli interessi dello Stato
d'Israele ai danni degli arabi palestinesi e dei paesi confinanti, mi
venne in mente una lettera (o un'intervista, adesso non ricordo) in cui
un membro della famiglia Cavaglion, ricchi commercianti della "Cuneo che
conta", da tempo trasferitosi in Israele, raccontava al settimanale
locale "La Masca" quanto sia duro vivere oggi in quello Stato sotto la
costante minaccia degli attentati palestinesi, angosciati per di più
dall'apprensione che si nutre nei confronti dei giovani che, come suo
nipote, svolgono il servizio militare nei territori occupati.
Esatto, il giovane Cavaglion è uno di quei soldati con la stella di David
che al telegiornale vediamo sparare contro i bambini che tirano le
pietre, rastrellare villaggi e radere al suolo le case dei famigliari dei
resistenti palestinesi.
Pensai quindi che le vetrine di lusso del negozio Cavaglion sarebbero
andate benissimo perché, anche a Cuneo, si esprimesse solidarietà agli
insorti dell 'Intifada e si evidenziasse la complicità di coloro che,
teoricamente sostenendo l'ideologia sionista e praticamente prestando
servizio nelle operazioni di guerra dell'esercito, hanno un
inequivocabile legame con gli interessi e la politica dello Stato
d'Israele.
Purtroppo il desiderio e l'impeto nel fare sentire (o in questo caso
leggere) i propri messaggi a volte può rendere sprovveduti, e per quanto
non ignorassi certo che, a Cuneo come in tutte le città "progredite"
grazie alla diffusione capillare degli impianti di video vigilanza, ci
sono un po' dappertutto occhi elettronici che spiano e registrano gli
spostamenti di noi tutti, non ho tenuto in conto la possibilità che il
mio gesto finisse nel mirino di una di queste lenti. Grazie quindi ad una
telecamera interna al negozio Cavaglion, è stato possibile
successivamente risalire a chi aveva tracciato le scritte e denunciarmi.
In base al fatto che la telecamera di Cavaglion mi avesse "intrappolato",
gli agenti di Polizia hanno poi provveduto ad estendere la denuncia nei
miei confronti alle scritte sulle vetrate del negozio Benetton, nonché ad
altri messaggi in vernice rossa tra i tanti apparsi, non soltanto quella
notte, sui muri del centro storico.
Ora, se in questo scritto cercherò di argomentare più approfonditamente
le distinte motivazioni che mi spingono a prendere posizione contro il
sionismo e contro l'impero Benetton, credo sia sufficiente un breve
accenno al terzo negoziante che si è costituito parte offesa in questo
procedimento: il titolare di un negozio di calzature che si è ritrovato
su un muro adiacente la scritta "fuori gli sbirri! Rivolta".
Di questo terzo negozio, e del suo titolare, sinceramente non so nulla e
la scritta sul muro, scelto perché lungo, abbastanza liscio e vicino ad
un incrocio di notevole passaggio, non ha niente a che vedere appunto con
l' attività di questo negoziante. Sull'inimicizia viscerale che da sempre
regola i rapporti tra chi si ribella all'ordine costituito e chi, per
soldi o convinzione, in nome di tale ordine controlla, perseguita e
reprime, non mi pare necessario dilungarmi. Mi piacerebbe però sapere per
quale motivo si debba sentire offeso dalla mia scritta uno che vende
scarpe.a meno che non sia lui stesso uno sbirro o che abbia qualche
famigliare arruolato nelle forze dell'ordine!
Concentriamoci comunque ora sugli aspetti più salienti del mio presunto
odio etnico.



Il SIONISMO

"Qual è la lacerazione più profonda che provano oggi gli ebrei (e anche i
non ebrei) davanti a quello che accade in Libano?

Per me e i miei amici è tra l'immagine che ci eravamo costruiti dello
Stato d'Israele (e cioè di essere il paese oasi, il paese della
ricostruzione della nazione ebraica) e, invece, la nuova evoluzione, in
senso militarista, in senso larvatamente fascista. Si trattava di ridare
un centro non solo geografico, ma anche culturale, all'ebraismo mondiale.
Adesso stiamo assistendo al prevalere delle istanze nazionaliste in senso
aggressivo."

Primo Levi, da un'intervista pubblicata il 28 giugno 1982 sul quotidiano
"La Repubblica"


"Ricordiamoci in che modo gli altri popoli ci hanno trattato e come ci
trattano ancora dappertutto, come stranieri, come inferiori. Guardiamoci
dal considerare e dal trattare quale cosa inferiore ciò che ci è estraneo
e non abbastanza noto! Guardiamoci dal fare noi quello che ci è stato
fatto."

Martin Buber, 1929


"Così il movimento nazionale ebraico social-rivoluzionario, partito
cinquant 'anni fa con ideali tanto elevati da impedirgli di riconoscere
le realtà particolari del Vicino Oriente e la generale malvagità del
mondo, ha finito per appoggiare in modo inequivocabile - come succede
alla maggior parte di questi movimenti - non solo gli obiettivi
nazionali, ma anche quelli sciovinisti - non contro i nemici del popolo
ebraico, ma contro i suoi potenziali amici ed attuali vicini."

Hannah Arendt, ottobre 1945


Con il termine "sionismo" si identifica il movimento politico, promosso
alla fine dell'ottocento dallo scrittore Theodor Herzl, che ha per
finalità la creazione in terra di Palestina di un'entità politica
nazionale per le comunità ebraiche disperse in ogni parte del globo.
Nel corso della sua evoluzione, l'ideologia sionista e le sue
realizzazioni pratiche hanno visto accompagnarsi, ed entrare spesso in
conflitto tra loro, motivazioni e prospettive diversissime tra loro. Ciò
è dovuto al fatto che l 'ideale di una terra in cui gli ebrei potessero
finalmente vivere al riparo dalle persecuzioni di cui, nel corso della
storia, erano stati fatti oggetto riuscì a coinvolgere tanto le classi
ebraiche abbienti, insediate
principalmente nell'Europa occidentale, quanto il vasto proletariato di
fede ebraica che, incalzato da ininterrotte persecuzioni, dall'Europa
orientale andava riversandosi sui "più accoglienti" paesi occidentali.
Convivevano quindi in un medesimo progetto politico da un lato le
esigenze di consolidamento del privilegio ed incremento dei profitti che
caratterizzano i ricchi di ogni cultura, religione e paese, e dall'altro
la speranza, comune tra gli sfruttati, di emancipazione economica e
sociale e riscatto dalle discriminazioni subite. In ogni caso l'ideale
terra promessa sarebbe stata acquistata pezzo per pezzo ai ricchi
possidenti arabi, che sfruttavano il lavoro dei contadini palestinesi,
grazie ai fondi raccolti nelle casse sioniste. Grazie alla "legge del più
ricco", un "popolo senza terra" sarebbe così diventato padrone di una
regione in cui già vivevano altre genti.
Nei rapporti dei coloni in arrivo dall'Europa con le popolazioni arabe
che abitavano la Palestina, si evidenziano le differenze che appunto
caratterizzavano il movimento sionista: la prima ondata di coloni, i
cosiddetti chalutzim (pionieri) si dedicarono, nella più pura attinenza
ai codici biblici, alla creazione di comunità agricole (i kibbutz) in cui
produzione e relazioni sociali erano fortemente ispirate ai valori
socialisti che avevano animato la loro adesione al sionismo come
prospettiva di emancipazione. In generale tali comunità si sviluppavano
escludendo gli arabi palestinesi dal proprio funzionamento e dai benefici
che ne
conseguivano, sebbene vi fossero anche comunità in cui arabi ed ebrei
convivevano concretizzando così gli ideali internazionalisti ed
egualitari della componente libertaria del proletariato ebreo. Vi erano
poi i coloni che, secondo un meccanismo che si può equiparare alla
servitù della gleba, ritenevano che, comprate le terre, avessero con esse
acquistato dagli sceicchi il privilegio di sfruttarne gli abitanti
palestinesi.
Da queste premesse muove l'espansione sionista in Palestina: un movimento
che con l'inasprirsi del conflitto tra "nuovi" e "vecchi" abitanti,
conseguenza anche delle nefaste politiche imperialiste messe in atto
dalle potenze europee, ed in particolare dall'Inghilterra (che occuperà
la Palestina dal 1918 al 1948 per amministrarla sotto forma di Mandato),
andrà sviluppandosi in una fervida ideologia nazionalista ed in una
politica di discriminazione del popolo palestinese ed aggressione
militare nei confronti dei paesi confinanti.
Con la proclamazione dello Stato di Israele, il 15 maggio del 1948, il
sionismo assume definitivamente lo status di un'ideologia di governo
finalizzata all'egemonia di una specifica entità nazionale nell'area
medio-orientale, la cui politica di guerra interna (repressione e
sterminio dei civili arabi e dei militanti delle organizzazioni di
resistenza del popolo palestinese) ed esterna (incursioni ed invasioni
nei territori dei paesi confinanti con il pretesto di attaccare le basi
della guerriglia anti-israeliana) ha il privilegio dell'appoggio di fatto
incondizionato delle grandi potenze, Stati Uniti in primis.
Dico incondizionato perché non mi pare si possano certo definire aspre
critiche gli sporadici, timidi richiami affinché lo Stato di Israele si
attenga alle risoluzioni O.N.U. in fatto di diritti dei palestinesi e
limiti territoriali all'espansionismo sionista)
Un privilegio che fa leva sia sui "sensi di colpa" degli Stati
occidentali per non avere impedito l'eccidio del popolo ebraico nei campi
di sterminio nazisti, sia sugli strettissimi vincoli che il mondo
occidentale ha con le ricchezze del grande capitalismo d'Israele e
l'avanzato sistema produttivo di nuove tecnologie che tale Stato esporta
in tutto il mondo (specialmente, ma non solo, in campo bellico).
Con territori trasformati in immensi campi di concentramento per le
popolazioni arabe (suscitava, e giustamente, tanto ribrezzo il muro di
Berlino, ma com'è che adesso che Israele sta cintando i territori
occupati con un muraglione in cemento armato ben poche sono le voci di
sdegno che si levano?), con migliaia di morti a mano della polizia,
dell'esercito e dei servizi segreti israeliani, con la discriminazione
sistematica delle comunità ebraiche non discendenti dal movimento
sionista che abbandonò l' Europa e la criminalizzazione del dissenso che,
all'interno della stessa nazione israeliana, viene mosso alle politiche
del governo Sharon, non credo proprio di avere scritto il falso
accompagnando la parola sionisti alla qualifica di assassini.


L'IMPERO BENETTON

"Sono arrivati i nuovi padroni ed hanno comprato tutto,
terre, fiumi, animali e perfino le persone."
Detto delle genti patagoniche

La favola della famiglia più chic d'Italia, tanto cara anche alla
sinistra mondana, ecologista e sensibile ai problemi che affliggono il
mondo, riesce a fatica a nascondere la realtà di sfruttamento
intercontinentale di cui sono responsabili i Benetton. Basta un briciolo
di documentazione per non farsi più tanto impressionare dalle trovate
fotografiche di Oliviero Toscani, e rendersi invece conto di quale sia
l'autentica filosofia del colosso economico Benetton.
Gli interessi di questi gentiluomini e gentildonne veneti, che hanno
iniziato le loro attività a partire da un maglificio a conduzione
familiare, spaziano oggi in vari campi: attraverso una società
finanziaria denominata Edizione Holding, da cui dipendono altre società
nei singoli settori di intervento, i Benetton sviluppano i loro affari
dalla produzione di manufatti tessili, calzature ed attrezzature sportive
(Benetton Group SpA) agli investimenti in campo immobiliare ed agricolo
(Edizione Property). Dal patrocinio di squadre, strutture ed eventi
sportivi (Verdesport SpA, Pallacanestro Treviso, Volley Treviso SpA,
Palazzetto dello Sport Treviso) alla compartecipazione nelle catene della
grande distribuzione alimentare e di ristorazione (Gruppo GS, Spizzico,
Autogrill SpA, Euromercato), fino alla proprietà di quote societarie
ingenti nelle grandi infrastrutture del settore dei trasporti (alcune
delle principali stazioni ferroviarie, tra cui Torino Porta Nuova e
Firenze Santa Maria Novella, e la Società Autostrade). Infine, al passo
con i tempi, i Benetton si sono lanciati nel grande business della
telefonia mobile e, dopo la poco riuscita avventura della Blu, sono oggi,
con Tronchetti Provera, i padroni della Tim.
Insomma, un vero colosso con circa 26.000 dipendenti ed un fatturato
annuo che, alla fine degli anni 90, superava abbondantemente gli 8.000
miliardi di vecchie Lire.
Tra i tanti possedimenti immobiliari dei Benetton vi sono più di 900.000
ettari di terreno nella Patagonia argentina, destinati principalmente per
l' allevamento di centinaia di migliaia di ovini da cui Benetton ricava
parte della lana per le sue industrie tessili.
Ma, e così veniamo al motivo principale (anche se non certo l'unico) per
cui ho lasciato la scritta "Benetton sfruttamento" sulle vetrine di uno
degli spacci del gruppo nella nostra cittadina, credo sia interessante
dilungarmi ulteriormente sulla proprietà fondiaria di questo impero in
America Latina. Le feroci repressioni che nel corso dei secoli hanno
decimato le popolazioni originarie che abitavano le terre di Patagonia,
hanno fatto di quelle terre l'immenso latifondo che per decenni ha
rappresentato l'indegna ricchezza delle più potenti famiglie dello Stato
argentino, fino a che, con l'inizio degli anni 90, per tutta una serie di
fattori economici, quest'immenso capitale fondiario si è tramutato in una
lauta possibilità di nuovi guadagni per il Capitale internazionale. Con
cifre ridicole i grandi ricchi nordamericani ed europei hanno così
iniziato ad acquistare porzioni immense di territorio patagonico:
pascoli, terreni coltivabili, nonché un patrimonio pressoché illibato di
riserve minerarie ed energetiche. Va da sé che, con l' acquisto di
estesissime porzioni di territorio, a cui viene dato il nome di estancias
(alcune delle quali superano i 200.000 ettari), i capitalisti del "mondo
avanzato" si sono garantiti anche lo sfruttamento di quelle che chiamano
le "risorse umane", ovvero le comunità originarie che dalla notte dei
tempi abitano l'estremo del Cono Sur.
E come ci si può immaginare non è che sia uno sfruttamento "tenero" se
mai ne possa esistere uno così definibile: quando il ricatto per cui "o
stai buono o perdi il lavoro" (essendo i padroni di tutto, terra, acqua,
risorse va da sé che sono anche i padroni della mano d'opera) non basta
più e la gente si ribella ai continui soprusi ed alla rapina della
propria terra, le armi di convincimento sono allora la polizia,
l'esercito, la prigione e l' allontanamento dalle terre in cui si è
sempre vissuto.
Così molte comunità native, ed in particolare il popolo dei Mapuche,
stanno conducendo una determinata lotta di resistenza per opporsi ai
criminali progetti di sfruttamento dei grandi capitalisti che hanno
invaso la Patagonia, ed alla politica di emarginazione e repressione che
viene loro riservata dallo Stato argentino e da quello cileno per
pacificare le floride estancias.
Per appoggiare tali lotte sono in corso da anni campagne ed iniziative in
molti paesi del pianeta, ed anche in Italia dal 1996 è in corso una
mobilitazione costante che ha visto donne e uomini solidali che, tra le
varie iniziative proposte (tra cui una raccolta di fondi per l'acquisto
di bestiame da parte di comunità Mapuche, ed una campagna di appoggio a
quanti per questa lotta di resistenza sono reclusi nelle carceri cilene
ed argentine), hanno individuato la maniera più coerente e corretta a mio
avviso per aiutare le rivendicazioni dei popoli nativi della Patagonia:
portare la lotta nei paesi da dove vengono i responsabili di simile
disastro sociale ed ambientale, svelandone la reale nocività ed
arrecandovi danni economici.
Le scritte che ho tracciato sulle vetrine di un negozio Benetton qui a
Cuneo sono da intendersi quale un piccolissimo contributo personale a
queste lotte.


Quali conclusioni si possono trarre da questi seppur brevi e sicuramente
superficiali accenni documentativi? Che quanto ha mosso il mio braccio in
un, ripeto, modestissimo gesto di ribellione non è certamente una mia
avversità preconcetta verso persone o famiglie, dovuta al fatto che
provengano da un determinato congiunto comunitario o che professino uno
specifico credo religioso. Del culto a cui siano dediti i Benetton poi, a
parte quello del profitto ad ogni costo, proprio non mi è dato sapere né,
parimenti a quanto riguarda la famiglia Cavaglion, mi interessa
minimamente. A parte il fatto che non sia assolutamente convinto, ed anzi
susciti in me un marcato impulso di sospetto e repulsione, il criterio di
differenziazione degli esseri umani in etnie, mi piacerebbe sapere da chi
ha formulato nei miei confronti l'accusa di "incitare all'odio e alla
violenza etnica" quale sarebbe il gruppo etnico verso cui aizzerei tanto
livore.
Forse che io mi sia scelto per nemico un'inesistente "etnia sionista"
(come se si potesse parlare di un'etnia fascista o di un'etnia
socialdemocratica) di cui farebbe parte la famiglia Cavaglion, o forse un
altrettanto improbabile "etnia sbirra" (analoga ad inedite etnie
"poliziotte" e "magistrate") di cui farebbero parte gli arruolati nelle
forze della repressione, od ancora, infine, una sorprendente "etnia
veneta" che vedrebbe nei Benetton i suoi prodi alfieri nel mondo?
Credo, e concludo, che con questo scritto abbia sufficientemente
argomentato l'inconsistenza dell'accusa che mi è stata rivolta ed al
tempo stesso emerga, senza possibilità di venire frainteso, un sentimento
che non mi è mai andato di nascondere, ovvero l'ostilità profonda che
provo nei confronti di quanti partecipano al perpetuarsi di un ordine
sociale ed economico basato sullo sfruttamento e la diseguaglianza.


Guido Mantelli


Per quanti trovassero interessanti
le considerazioni qui pubblicate
e volessero presenziare al processo penale
a cui ci si riferisce,
l'appuntamento è per l'1 di dicembre 2003,
alle ore 9.00,
davanti al tribunale di Cuneo,
in piazza Galimberti.


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IN MERITO A "UN' INSOLITA ACCUSA"
.IN QUEL DI CUNEO


Verde Matematico organizza per il mese di novembre tre serate d'
informazione, proiezione e discussione sulle lotte del popolo
palestinese: tentiamo di essere un centro di documentazione e il nostro
obiettivo è quello di usare gli strumenti che abbiamo per far giungere,
anche in questa città, voci diverse, opinioni fuori campo, immagini che
forse resterebbero nascoste.
Naturalmente riteniamo che quello che succede nella città in cui viviamo,
o poco distante, ci tocchi da vicino e ci chiami a schierarci, anche
perché spesso la nostra piccola realtà è uno specchio dei fenomeni e
delle manovre di portata ben più ampia.
Per questo motivo, quando siamo venuti a conoscenza della grave accusa
rivolta a Guido Mantelli in conseguenza alle sue scritte antisioniste e
contro la Benetton, abbiamo deciso che la posizione di Verde Matematico
non poteva che essere di solidarietà in base ad alcune considerazioni: 1)
L'accusa, in base alla legge Mancino che punisce "chi diffonde in
qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o
etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per
motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi" non è mai stata usata nei
confronti dell'area di sinistra, neanche la più antagonista. Non le può
appartenere, non fa parte del suo patrimonio di lotta, dei suoi legami
con gli sfruttati e gli oppressi di tutto il mondo, del suo cuore.
Riteniamo che il rifiuto della legittimità di questa accusa debba essere
immediato, senza mezzi termini, in modo da non permettere, tra l'altro,
che si crei un
pericolosissimo precedente.
2) Tra i tanti strumenti che il potere mette in atto per annientare,
frantumare e coprire con la nebbia dell'inganno le lotte più giuste e le
verità più semplici e palesi, c'è quello della mistificazione. Sempre
meglio, per loro, chiamare le cose con un altro nome, in modo da
screditare, indebolire le forze di chi si oppone. Così, se ti schieri
contro Israele sei antisemita (significative le reazioni di tutto il
mondo politico e istituzionale al sondaggio promosso dalla Ue e che vede
Israele al 1° posto come minaccia alla pace), se scrivi "sionisti
assassini" sei razzista, se fischi Pezzotta sei un terrorista.
Ci sembra che un grande sberleffo collettivo dovrebbe venire spontaneo!
Siamo in grado, tutti noi, di capire come stanno realmente le cose, di
restituire alle parole il proprio valore, di dare ad un gesto il suo
corretto significato.
Queste, e non altre, ci sono sembrate le considerazioni giuste da fare,
di fronte ad un'accusa di questo tipo, ad un'operazione di questa
portata. Altre, riguardo al modo, al quando e al come ci sembrano
secondarie e, in ogni caso, riguardano la persona che se ne accolla la
responsabilità. Su questa base riteniamo opportuno che anche altri
collettivi, centri sociali, gruppi ed individui esprimano solidarietà a
Guido per trasformare questo ennesimo attacco alla libertà e alla verità
in una battaglia politica vincente.

Verde Matematico Cuneo

Fip via s. ottavio 20 to






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