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(it) Alternativa Libertaria Fdca: Quell'anno mia mamma era già malata, una forma di demenza che di lì a poco degenerò.

Date Thu, 23 Jul 2020 08:39:04 +0300


In quei giorni eravamo a Mezzema, io, mio marito, nostra figlia, i due nipotini e mia mamma. Ma volevamo esserci, volevamo fortemente essere presenti in quella piazza, eravamo pieni di sogni, di speranze e di voglia di cambiare il mondo. Eravamo aderenti allora come oggi, alla Federazione Comunista Anarchica, oggi Alternativa Libertaria/FdCA. ci giocammo ai tocchi.... già, ai tocchi.... chi dei due avrebbe partecipato un giorno piuttosto che un altro. Vinsi io, così Piero scese il 19 al corteo dei migranti. Tornò la sera entusiasta ed esordì così "se andassimo domani e dopo con tutta la banda? Mamma, figlia e nipotini?" Poi valutammo l'dea, ma non era consigliabile, mia mamma era molto stanca e faceva fatica a fare qualunque cosa, inoltre si allontanava con facilità in qualunque momento di disattenzione. Ricordo la 1^ festa di Alternativa Libertaria che facemmo al CSOA Pinelli nel mese di giugno - conservo ancora tutto di quei giorni - lei era controllata a vista da tutti, non c'era un momento in cui qualcuno non me la riportasse o mi avvisasse di dove si trovava, furono giornate entusiasmanti. Così si decise che andassi da sola - per modo di dire - nelle due giornate successive. Della nostra federazione, sei erano a dormire a casa nostra, una casetta di 40 metri quadrati in sei, elettrizzati, pieni di entusiasmo. Il 20 eravamo a Sampierdarena con gli anarchici e la CUB (se non ricordo male) il clima era pesante, ma c'erano 500 bandiere rossonere, una gioia incontenibile che solo le facce scure della polizia in assetto antisommossa riuscivano a turbare. Formammo il cordone di sicurezza, i black bloc non riuscirono a passare. Fummo noi a farli deviare su una strada laterale rendendo vani i loro tentativi di creare sommossa. La polizia guardava ridendo e non intervenne quando il nostro servizio d'ordine strappò dalle mani dei black bloc un fotografo e la sua macchina fotografica che rischiava una penosa fine.
Arrivammo a Dinegro, fu lì che ci raggiunse la notizia dei terribili scontri che stavano avvenendo in centro, della morte di una persona... un poliziotto...no, un manifestante.... un RAGAZZO! Quando tornammo sul pulmino verso casa c'era un silenzio tombale, arrivati a casa continuavamo a fare zapping in tv senza riuscire a proferir parola. "Domani andiamo?" sì, certo, si va. Non ci attraversò la testa un solo dubbio. Il giorno dopo passammo da una strada alternativa a piedi, raggiungemmo corso Italia, scoppi, lacrimogeni, caos, cariche devastanti, gente che fuggiva gettandosi in mare, rabbia, tristezza, sconforto, terrore..... Mi raggiunse miracolosamente una telefonata di mio marito che mi disse che "basta, non ce la faccio più, ti vengo a prendere. Fra un'ora in cima a via Felice Cavallotti" ero incazzata, nervosa e percorsi il corteo in senso opposto. Vidi uno striscione della FAI, erano fermi (molti metri più avanti Rifondazione). Mi diressi verso di loro, vidi dei ragazzi che conoscevo, scrollavano la testa, mi facevano cenno di allontanarmi. Ma io ero e sono incosciente e andai verso di loro. Dietro un gruppo di black bloc, con i passamontagna tirati su, il cellulare in una mano, paletti di ferro nell'altra, le tasche piene di pietre, tranquilli, quasi sereni direi. Li guardai uno ad uno... SILENZIO ASSORDANTE. Poi uno sparo, un segnale, si abbassarono i passamontagna e iniziò la guerriglia.... Mi misi a correre per come potevo (idiota e stupida indossavo le infradito) sangue per terra, odore di polvere da sparo, le narici colme di fumo. Così finì la mia giornata, ma anche una parte della mia vita. Tornata a Deiva mia madre che sembrava incosciente, aveva invece guardato le immagini in tv ed era come rinsavita, pressione a 250, sudata, spaventata. Dovemmo ricoverarla e ci rimase un mese....
Non dimentico quei giorni, non dimentico quello che è successo la sera stessa, la macelleria messicana messa in atto all'interno della Diaz, il rumore degli elicotteri sulla testa, quel clima irreale. Non dimentico le lacrime e gli abbracci con Ida, mia carissima amica e compagna che rincontrai il giorno dopo in spiaggia, il calore delle nostre lacrime che si mischiavano sui nostri volti, non dimentico quando venimmo raggiunti la domenica da una coppia di compagni, il nostro bisogno di parlarne, parlarne, parlarne ancora.... così come la stessa voglia c'è oggi, così come il cuore si riempe ancora di dolore e terrore....
Così si distrugge un movimento, così si ammazza un ragazzo, così si strappano i sogni, le speranze, la voglia di migliorare un mondo ingiusto e diseguale. Noi avevamo ragione, abbiamo ragione, ci siamo ancora, feriti, amareggiati, ma siamo ancora qui oggi come allora. Un abbraccio a Elena, Giuliano e Heidi, un abbraccio a tutti i compagni che in quei giorni maledetti hanno smarrito una parte di sè e molto di più.

facebook.com/alternativalibertariafdca/posts/1588932724598773
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