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(it) Wild CAT - Collettivo Anarco-femminista Torino is at Free-K Pride: Frocial Mass!

Date Thu, 16 Jul 2020 08:19:01 +0300


Sabato 11 luglio. Free(k) Pride - Frocial Mass. Oltre un migliaio di corpi liberi, indecorosi, mostruosi, non conformi ed autodeterminati, in parte a piedi, in parte in bicicletta, su carretti o su pattini a rotelle, hanno percorso a testa alta le vie della città. Il rumoroso, colorato e soprattutto s-catenato corteo, aperto dallo striscione "I nostri corpi non hanno frontiere! Rivolta frocia", ha preso forma in piazza Castello, una volta cresciuto a sufficienza si è mosso imboccando via pietro Micca, ha svoltato in via Milano e ha sostato a lungo davanti al Comune, nella cui piazza troneggia il monumento militarista e machista dedicato ad Amedeo VI di Savoia, comunemente detto "Conte Verde". Puntualmente è stato risignificato in senso trans-femminista e queer dal fiume in piena delle numerosissime soggettività erranti e de-generi che hanno scelto di tornare fisicamente in piazza per manifestare contro l'ordine eteropatriarcale, il binarismo e i ruoli di genere imposti, la mercificazione capitalista, il pink washing istituzionale, le frontiere materiali e simboliche, e più in generale contro ogni forma di privilegio e di gerarchia, in un'ottica coerentemente intersezionale. Giunt* all'altezza dell'immancabile porta Palazzo si è proseguito su corso Giulio Cesare e infine su corso Vercelli. La galoppata si è conclusa ai vicini giardinetti Madre Teresa di Calcutta, sulla cui omonima targa celebrativa è stato posto un esemplare nuovo di zecca con una veste decisamente migliore: "Giardino Rivolta di Stonewall 27-28 giugno 1969", riporta la lastra di gesso, allo scopo di rimemebrare le inequivocabili origini del Pride e il suo significato reale al di fuori di ogni mistificazione e strumentalizzazione; un'eredità importante, raccolta a piene mani da tutt* quell* che in una prevalentemente soleggiata giornata d'estate hanno deciso di scendere in strada e rinnovare ancora una volta la lotta all'esistente, l'opposizione a una "normalità" fatta di oppressione e di sfruttamento, una "normalità" che ci sta stretta e che è giunto il momento di mettere radicalmente in discussione.

In serata, in tant* hanno deciso di passare a "salutare" i cattofascisti ritrovatisi in piazza Paleocapa per sputare sentenze omo-transfobe a partire dal pretesto del Ddl Zan. La contestazione ha visto un lungo fronteggiamento con le forze dell'ordine schierate in antisommossa per difendere le poche sentinelle in piedi.

Di seguito il testo del volantino distribuito dai compagni e dalle compagne del collettivo anarco-femminista Wild C.A.T. e della Federazione Anarchica Torinese, presenti al Free-K Pride con striscione e cartelli:

"Identità erranti
Liber* da stato frontiere polizia

Un Pride indecoroso, libero, mostruoso attraversa le strade di Torino, nel segno della rivolta frocia, della liberazione dai confini tra i corpi e tra gli Stati, del rifiuto del pinkwashing istituzionale. Un Pride che trova il suo orgoglio nella lotta contro ogni forma di oppressione e di sfruttamento. Un Pride che fugge la norma eteropatriarcale e non si piega alla legalizzazione delle proprie identità costitutivamente ed orgogliosamente erranti, fuori posto, fuorilegge.
Un Pride che è lo specchio dei tanti percorsi di autonomia dai generi.
Nel 1969 a Stonewall esplose la rivolta degli ultimi, dei corpi de-generi, poveri, razzializzati. Sylvia Rivera, Marsha P. Johnson e tant* altr* scelsero di scendere in strada, di disobbedire alle leggi che imponevano la normalizzazione forzata. Si scontrarono con il braccio armato dello Stato che voleva piegarl* a suon di botte, manette e umiliazioni.
Decisero di diventare orgogliosamente visibili.
50 anni dopo lottiamo ogni giorno contro le frontiere tra i corpi, contro la norma eterosessuale, contro la logica binaria che ci inchioda in ruoli definiti e rigidi, negando la libertà degli infiniti percorsi individuali, delle mille strade che si intrecciano, fuori dai reticoli istituzionali.
Vogliamo spezzare tutte le gabbie, tutte le frontiere, materiali e simboliche, che rendono arduo trovare l'agio di decidere come e dove vivere.

Le frontiere sono ovunque.
Le frontiere sono linee fatte di nulla su una mappa che uomini armati in divisa rendono vere.
Le frontiere dividono e uccidono.
Nel Mediterraneo e in montagna. Nei ghetti dei raccoglitori di frutta e pomodori, nei cantieri dove la sicurezza è un lusso. Nel cuore della nostra città dove un muro separa chi ha i documenti e chi no.
Le frontiere sono in mezzo a noi. Sono le leggi sul decoro che cacciano i poveri dai luoghi pubblici, sono le leggi sulla proprietà che negano una casa a chi non ce l'ha.
Sono le frontiere tra i sessi, che piegano i corpi e le soggettività alle regole della famiglia, nucleo "etico" che ingabbia le relazioni, fissa i ruoli, nega la possibilità di percorsi individuali fuori dalla norma patriarcale, statale, religiosa.

La scommessa che pratichiamo è passare dal genere all'individuo, dalla gerarchia sessualizzata alla molteplicità.
L'ordine del padre si incrina di fronte alle donne ribelli, alle soggettività non conformi, alle identità ibride, transeunti, fluide, in viaggio, mutanti. L'io diviene approdo e non punto di partenza inscatolato in ruoli imposti dal dominio del padre.
Un percorso non facile: ciascun* deve fare i conti con un percorso di soggettivazione autoritaria, tanto profondo da parere "naturale". Il dualismo di genere è quanto di più simile al concetto essenzialista di natura, che sia stato prodotto dalla cultura.
Rifiutare il (dis)valore che viene attribuito alla propria identità sessuata è il primo passo di un percorso che non è mera aspirazione paritaria ma si attua nella distruzione di una dicotomia gerarchica a favore di una pluralità libertaria.
É un un processo che scaturisce dal vivo delle lotte, dall'imporsi nell'ambito politico e sociale degli esclus* dalla scena, costitutivamente o-sceni, fuori dal reticolo normativo escludente che ne costituisce le identità negate e insieme congelate in maschere fisse, rigide, lontane dalle vite concrete di ciascun* e di tutt*.
I corpi e le soggettività fuori norma, eccedenti, si prendono lo spazio pubblico e lo liberano dalle imposizioni eteropatriarcali, dalla mercificazione arcobaleno, dall'ingombro del pink washing istituzionale.
Lottiamo contro la marginalizzazione sociale, la violenza dell'istituzione familiare, la medicalizzazione e la patologizzazione dei corpi trans e intersex, contro ogni tutela istituzionale. Un approccio intersezionale, capace di scavalcare per abbatterle le barriere morali, sociali ed economiche che segnano la nostra quotidianità.
La critica all'essenzialismo si nutre della decostruzione dell'identità di genere. Concepire l'identità, ogni identità, come costruzione sociale, confine mobile tra inclusione ed esclusione, è un approdo teorico che si alimenta della rottura operata dal femminismo e dai movimenti lgbtqi.
La sfida è su più fronti. Sfida allo Stato (etico), al patriarcato reattivo e al capitalismo. Una sfida che non è mera astrazione o suggestione filosofica, ma si attua nell'intersezione delle lotte, delle prospettive e degli immaginari capaci di dar vita ad una prospettiva inedita.
L'intersezionalità tra diverse cesure identitarie, che spesso coincidono con varie forme di esclusione, permette una contestazione permanente del privilegio, sia nei confronti delle gerarchie di potere sia nei confronti degli altri dominati.

Liber* mostr* vogliamo continuare ad attraversare le nostre vite con la forza e la leggerezza di chi si scioglie da vincoli e lacci.
Il "monstrum" per i latini era il prodigio, che eccede la norma, la nega, la oltrepassa.
Il mostro suscita meraviglia e timore, perché fa saltare le regole di un gioco truccato, quello che ci "riconosce" umani solo se piegati a ruoli e gerarchie stabilite.

Il percorso di autonomia individuale lo sperimentiamo nella sottrazione conflittuale dalle regole sociali imposte dallo Stato e dal capitalismo. La solidarietà ed il mutuo appoggio si possono praticare attraverso relazioni libere, plurali, egualitarie.
Una scommessa che spezza l'ordine. Morale, sociale, economico."

Wild C.A.T. Collettivo Anarco-Femminista Torinese
Federazione Anarchica Torinese - FAI

corso Palermo 46 - riunioni ogni martedì alle 21

contatti: fai_torino@autistici.org - https://www.facebook.com/senzafrontiere.to/

www.anarresinfo.noblogs.org

facebook.com/Wild.C.A.T.anarcofem/posts/2650344818542161
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