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(it) Wild CAT - Collettivo Anarco-femminista Torino: Presidio "Ruoli in gioco - Rappresentazione de-genere", in via Montebello, sotto la Mole.

Date Thu, 12 Mar 2020 09:26:20 +0200


"Senza dio, senza patria, senza famiglia. Liber* ---- Contro le donne è in atto una guerra, che mira alla distruzione degli itinerari di libertà ed autonomia che hanno contrassegnato gli ultimi decenni. Questa guerra durissima, nella quale ogni giorno, in ogni dove, ci sono morte, ferite, prigioniere, ha dato slancio ad un femminismo che sa bene che la posta in gioco è alta, che niente è per sempre, che la lotta al patriarcato è necessaria per ogni reale trasformazione verso la libertà e l'uguaglianza. ---- Formazioni populiste e sovraniste su scala planetaria fanno di patria, dio e famiglia la loro bandiera e si fanno forti nella negazione violenta dell'altro, che deve essere cancellato perché non umano. ---- Stranieri, migranti, profughi sono i nemici che vengono da fuori, i poveri che diventano capri espiatori di ogni male. Le donne sono il nemico interno, il loro asservimento è necessario alla riaffermazione della famiglia, nucleo politico ed etico del patriarcato.
I governi di sinistra, pur assumendo un orizzonte narrativo differente, perseguono politiche sociali centrate sul sostegno alle famiglie, che resta il fulcro dell'ordine sociale.
Sappiamo bene che invece la famiglia, luogo "privato", separato dalla sfera pubblica, è l'incubatrice di infinite violenze di genere.
In Italia ogni tre giorni viene uccisa una donna. Gli omicidi diminuiscono, i femminicidi aumentano. Gli assassini in tre casi su quattro sono mariti, padri, fratelli, ex partner.
Sono ammazzate le donne che non si piegano, le donne che sono e vogliono restare libere.
Ma i giornali dicono che i proiettili, le coltellate che spezzano la vita, il fuoco che brucia le carni sono atti di amore, di follia, di gelosia. Chiamano raptus e follia un atto politico, per negare l'autonomia femminile. Chi uccide dice di farlo per amore, per eccesso di sentimento. L'amore è il travestimento del patriarcato, del dominio, della gabbia familiare.
In famiglia avvengono quasi l'80% delle violenze rese pubbliche: è una relazione sociale che genera costitutivamente violenza, perché modellata sulla cultura patriarcale, gerarchica, fondata sul dominio dei corpi delle donne e dei bambini, su identità rigide e sulla divisione del lavoro su base sessuale.
La famiglia di preti e fascisti mira a costringere le donne ad adeguarsi ad un ruolo di cura, sostitutivo dei servizi negati e cancellati negli anni.
Le lotte che hanno segnato le tante vie della libertà femminile hanno in buona parte cancellato le servitù maritali cui erano costrette dalle leggi, ma non sono riuscite a spezzare la gabbia familiare.
A sinistra come a destra il dibattito non è sulla famiglia ma solo su "quale" famiglia. Chi la vorrebbe estesa alle coppie omosessuali, chi la vuole plasmata sulla "sacra" famiglia.
La precarietà del lavoro investe in maniera fortissima le donne, il cui reddito non è concepito come forma di autonomo sostentamento, ma come reddito accessorio, di mero supporto all'economia familiare.
La donna lavoratrice si porta dietro la zavorra di moglie-mamma-nuora-figlia-badante anche quando è al lavoro. Il suo ruolo familiare non decade mai.
Il divario retributivo tra uomini e donne che svolgono la stessa mansione è ancora forte in molti settori lavorativi. In Italia è in media del 10,4%.
Alle donne viene chiesto di mettere al lavoro i loro corpi al di là del compito per cui vengono assunte: bella presenza, trucco, tacchi, sorrisi e gonne sono imposti per far rendere di più un esercizio commerciale, per presentare meglio un'azienda, per attrarre clienti.
Padroni, preti e fascisti non hanno fatto i conti con le tante donne che non ci stanno a recitare il canovaccio scritto per loro. Tante donne che, in questi ultimi decenni, hanno imparato a cogliere le radici soggettive ed oggettive della dominazione per reciderle inventando nuovi percorsi.
Percorsi possibili solo fuori e contro il reticolo normativo stabilito dallo Stato e dalla religione.
La libertà di ciascun* di noi si realizza nella relazione con altre persone libere, fuori da ogni ruolo imposto o costrizione fisica o morale. In casa, per strada, al lavoro.
Vogliamo attraversare le nostre vite con la forza di chi si scioglie da vincoli e lacci.
Il percorso di autonomia individuale si costruisce nella sottrazione conflittuale dalle regole sociali imposte dallo Stato e dal capitalismo. La solidarietà ed il mutuo appoggio si possono praticare attraverso relazioni libere, plurali, egualitarie.
Una scommessa che spezza l'ordine. Morale, sociale, economico."

Wild C.A.T. Collettivo Anarco-femminista Torino

https://www.facebook.com/Wild.C.A.T.anarcofem/posts/2550923618484282
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