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(it) Coordinamento Anarchico e Libertario - Firenze: Contro la represssione da C.A.L. FI

Date Mon, 18 Sep 2017 09:51:15 +0300


Parafrasando un celebre aforisma di Roland Barthes a proposito del fascismo, la repressione non è tanto impedire di fare, quanto obbligare a fare. L'obbligo, ad esempio, di attenersi scrupolosamente alla “legalità” imposta dal sistema, alle sue regole, ai suoi dettami martellanti, ai suoi corifei più o meno prezzolati.Da tutto questo sembra impossibile sfuggire, e con conseguenze tutt'altro che filosofiche e/o teoriche. Si parla di conseguenze terribilmente pratiche, che hanno un'incidenza precisa sulla vita di tutti coloro che, in un modo o in un altro, si oppongono a tutto ciò. Conseguenze che sono quotidiane, e che colpiscono la persona nelle sue basi di azione, di sostentamento e di vita.Repressione che rappresenta un obbligo basilare: o ti uniformi, naturalmente in maniera del tutto innocua, o paghi. Paghi con le denunce, paghi con la galera, paghi con
i domiciliari, paghi con le multe, paghi con l'impossibilità ad
esprimerti liberamente nelle parole e nei fatti. Nella pratica, la
repressione è il costante obbligo ad una uniformità predeterminata, a
un pensiero unico. Pensiero unico che non ha nulla di astratto: lo si
vede, ci teniamo a ripeterlo, nella realtà di tutti i giorni.Come
anarchici e libertari, accettare tutto questo sarebbe semplicemente la
negazione di noi stessi. Pur non voltando il capo dall'altra parte,
oppure dedicandoci a belle utopie che non hanno attualmente ragione di
esistere bensì inserendoci consapevolmente nel presente e nelle sue
dinamiche, non siamo, e non saremo mai, disposti ad accettare questo
dato di fatto, che equivale più o meno alla morte.

Non è un'esagerazione: l'accettazione pedissequa della legalità del sistema
è come dichiararci allegramente dei morti viventi.Fatta questa
premessa, andiamo a parlare di alcuni esempi pratici di tutto questo,
i quali ci riguardano da vicino. “Da vicino” non significa che
vogliamo limitarci al nostro orticello o al nostro “particulare”, come
si suol dire: sono, anzi, degli esempi di meccanismi repressivi che
possono avere valenza generale e che, mutatis mutandis, sarebbero
applicabili a qualsiasi realtà di opposizione che non si limiti alle
parole.Gli esempi che seguono coprono un periodo di circa due anni, a
partire dal dicembre del 2015, ed un ambito locale, vale a dire la
Toscana. E', appunto, una esemplificazione fattiva di ciò che abbiamo
espresso nella premessa: la quotidianità e l'ambito territoriale
delimitato che hanno, in realtà, una valenza generale ed applicabile a
qualsiasi altra località, situazione e periodo recente.Il 19 dicembre
2015 era stata convocata in piazza del Duomo, a Firenze, una
manifestazione in risposta ad un corteo, intitolato “Prima gli
italiani”, promosso dai neo e veterofascisti di “Fratelli d'Italia” e
“Casaggì”. La contromanifestazione antagonista era stata promossa con
lo slogan di “Prima i poveri”. La stessa fu attaccata con ben due
cariche delle “forze dell'ordine”: la prima cosiddetta “di
alleggerimento”, e la seconda in piena regola. Durante tale seconda
carica, tra gli altri, un compagno del Coordinamento Anarchico
Libertario fu raggiunto da varie manganellate delle quali una in
testa, per essere poi ulteriormente pestato mentre era a terra e in
seguito dover essere ricoverato in ospedale con una prognosi di sette
giorni. Tutto questo solo per voler manifestare un'opposizione reale e
senza compromessi.

Il compagno è stato quindi raggiunto da una
denuncia per “opporsi ai pubblici ufficiali [...omissis...] che
stavano effettuando un servizio di ordine pubblico nell'ambito di un
presidio tenutosi a Firenze in piazza del Duomo, usavano violenza e
minaccia consistita nello spintonarli e colpirli con le aste
utilizzate per reggere i cartelli con i quali manifestavano”; analogo
provvedimento ha colpito altri quattro compagne e compagni di altre
realtà.Come si può vedere, l'obbligo a “fare in un certo modo”
(altresì detto “legalità”) non è derogabile e si scontra con le
cosiddette “violenze e minacce” ai danni di forze dell'ordine
schierate in assetto antisommossa. E', sempre per ribadire, una
costante che ha valore generale: ricorda, ad esempio, le decine e
decine di “minacce, contusioni e violenze” che colpiscono
invariabilmente i tutori dell'ordine in Valsusa, oppure a Genova,
oppure dovunque. “Minacce e violenze” a base di aste di cartelli
contro agenti più armati di Robocop.Continuiamo quindi, saltando nel
tempo al 10 aprile 2017 in quel della murata città di Lucca, in quel
giorno murata in tutti i sensi. Si svolgeva infatti nella suddetta
città, quel preciso giorno, l'ennesimo “G7”, il “vertice” di questi o
quegli squali della terra, che periodicamente occupano varie città e
cittadine storiche per le loro inutili e mortifere confabulazioni. Era
stato organizzato, come usualmente ci ostiniamo a fare in circostanze
del genere, un corteo in opposizione.

Ci sarebbe a questo punto da disquisire un po' sul valore di tali manifestazioni, regolarmente compresse in spazi limitati, con divieti rigorosi di accesso, “zone
rosse”, blocchi di vie d'uscita, limitazioni che sfiorano il divieto
totale, e quant'altro. Manifestazioni del genere, naturalmente, non
hanno nessuna reale possibilità di incidere su quanto avviene e viene
imposto, bensì si limitano ad una presenza, ad una voce che non vuole
spegnersi. Ciononostante, tutto questo non basta a lorsignori. In
occasione di un tentativo di “sfondamento” simbolico presso la
munitissima e strettissima Porta S. Jacopo, dalla quale non sarebbe
passato neppure un moscerino tanto era presidiata in armi, si sono
svolti dei pesanti scontri mentre alcuni manifestanti tentavano di
passare protetti da una “pericolosissima” rete metallica.L'eroica
risposta dei difensori della legalità e della democrazia è consistita
in un pestaggio indiscriminato, senza nessun riguardo per bambini e
disabili, che ha portato al fermo (con denuncia per resistenza a
pubblico ufficiale) di un compagno del Coordinamento Anarchico
Libertario - prima doverosamente pestato e ricoverato con applicazione
di punti di sutura alla testa. In seguito, il medesimo compagno più un
altro del Coordinamento sono stati raggiunti da una denuncia per
“avere, in concorso tra loro e con ignoti, colpendoli [i pubblici
ufficiali] durante gli scontri […] con l'aggravante di avere commesso
il fatto al fine di eseguire il delitto di cui al capo che segue […] “
Al “capo che segue” è indicato il “delitto”, vale a dire quello di
aver tentato di sfondare un cordone di polizia e carabinieri a base di
una rete metallica, di aver lanciato alcuni oggetti “contundenti” e
“artifici pirotecnici” contro agenti protetti da ogni sorta di mezzo,
e di avere “resistito” ad una vera e propria occupazione in armi di un
centro storico intero, al fine di proteggere dei delinquenti, ma dei
delinquenti veri ancorché legalizzati.Tale provvedimento, che ha
riguardo in totale 35 persone che manifestavano in modalità differenti
dalla norma imposta, è stato seguito per alcuni (tra i quali i due
compagni del Coordinamento Anarchico Libertario) da un “divieto di
ritorno” nel territorio del Comune di Lucca per la durata di 3
anni.Questi, appunto, sono alcuni esempi che riguardano l'obbligo di
fare in un certo modo.

Non viene mai “impedito di manifestare” (anzi,
viene regolarmente ribadito il “diritto” a farlo), però viene anche
imposto di farlo senza minimamente dare noia, senza deroghe alla
regola, senza troppo rumore, senza deviazioni dal percorso blindato,
senza cercare di entrare in una parte del territorio sottratta
momentaneamente alla libera fruizione della circolazione e del
pensiero, senza -in una parola- sgarrare.In definitiva, manifestare
liberamente -e lo diciamo con tutta l'amarezza possibile- attualmente
rappresenta sia un rischio, sia una fattiva impossibilità quanto agli
scopi pratici. Manifestare liberamente, però, è anche un dovere morale
e politico, che serve a mostrare dove realmente stia la violenza,
quella autentica, quella quotidiana, quella che ha incidenza sulle
vite di tutti -ivi compresi quelli che non possono e/o non vogliono
più rendersene conto. Manifestare liberamente non è una rete metallica
e neanche il lancio di un petardo: è far sì che la violenza dello
stato, delle istituzioni e del sistema si mostri in tutta la sua
ipocrita e spietata brutalità, ben supportata sia da sbirri in armi,
sia da media asserviti, sia da politicanti di tutti gli
“schieramenti”, i quali fanno a gara per esprimere “solidarietà” alle
forze dell'ordine, come se fossero queste ultime le povere vittime
innocenti di tutto un sistema violento.Questi politicanti e queste
forze dell’ordine li abbiamo per altro viste in piena azione durante
questa torrida estate: numerosi sgomberi violenti di antichi luoghi
autogestiti hanno interessato diverse città importanti del nostro
paese – da Firenze, a Bologna, a Roma – mentre la scure repressiva si
è abbattuta con particolare crudeltà e violenza contro gli inermi
profughi eritrei a Roma, dove si è gettato per strada e nella
disperazione decine di famiglie con figli piccoli, e alla loro minima
protesta si è proceduto a pestaggi, getti di idranti e
quant’altro.Siamo ben consapevoli della grave e difficile situazione
in cui stiamo vivendo.

Tuttavia, essere disposti ad accettare le
regole imposte dal sistema, equivarrebbe ad una resa senza condizioni.
In un momento in cui le rese incondizionate sono la quotidianità,
sotto vari pretesti più o meno “filosofici” con o senza il ritiro
totale nella buffa realtà virtuale (e altamente tracciabile) dei
“social” e di altri specchietti per le allodole che servono quasi
esclusivamente al sistema di controllo globale, noi ribadiamo di non
essere disposti a cedere, assumendocene la responsabilità e gli
eventuali costi, avendo coscienza di non essere soli e la piena
riuscita della manifestazione di Roma a sostegno della lotta dei
profughi eritrei è un segnale importante in questo
senso.Responsabilità e costi che comportano, naturalmente, la più
totale e chiara solidarietà nei confronti di tutt* coloro che vengono
raggiunti da provvedimenti repressivi di qualsiasi natura. Non importa
la provenienza, non importa la vicinanza o lontananza ideologica, non
importa nessun tipo di distinguo: solidarietà senza condizioni a chi è
colpito dalla repressione, in primis ai migranti in lotta che ne
pagano il prezzo più alto.


Coordinamento Anarchico e Libertario - Firenze
Per contatti: cal.fi@libero.it
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