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(it) Paraguay: il colpo di Stato e gli anarchici [ca]

Date Thu, 12 Jul 2012 13:38:45 +0200


Paraguay: il colpo di Stato e gli anarchici [ca]
Dopo l'insediamento del governo Lugo, nell'agosto 2008, il processo di
cambiamento si è tradotto, tra le altre cose, in una calma della
conflittualità sociale, in una diminuzione delle mobilitazioni
sociali, in un aumento dei profitti degli speculatori finanziari ed
immobiliari e delle multinazionali dell'agrobusiness, ed in una
sostenuta politica di criminalizzazione dei movimenti sociali in
lotta, arrivando fino a militarizzare alcune aree geografiche del
paese, con la scusa dell'emergere di una "guerrilla" che aveva
sequestrato un allevatore di bestiame.
Tuttavia, il governo Lugo aveva portato ad un cambiamento nella
dinamica politica del paese e, attraverso la politica dell'esecutivo,
si era consolidato sulla scena politica del paese un nuovo attore: la
sinistra progressista. Questa sinistra progressista era riuscita a
rafforzare i suoi legami con i settori popolari tramite la gestione di
programmi e progetti sociali e culturali, che le hanno dato una
visibilità preoccupante agli occhi dei due partiti tradizionali
(entrambi di destra: quello liberale [1] ed il Partido Colorado [2]),
in vista delle elezioni del 2013. Preoccupante soprattutto per il
Partido Liberale in quanto una parte interessante dei suoi quadri
intermedi e di base aveva stabilito un'alleanza con la sinistra
progressista.

La minaccia di impeachment come strumento per scalzare Lugo
dall'esercizio del potere esecutivo è stata una costante fin dai primi
giorni della presidenza Lugo, mentre questi cercava di opporsi a
questa minaccia attraverso due modalità: controllare la conflittualità
sociale ed allargare l'alleanza di governo alla destra, incorporando
dei settori del Partido Colorado nel governo. Il controllo sociale
avveniva tramite i classici meccanismi in uso presso i governi
progressisti: negoziazione e cooptazione combinate con una repressione
intensiva. La presenza nella gestione e nelle decisioni dell'esecutivo
di militanti e dirigenti della sinistra, così come di dirigenti delle
ONG, aveva permesso al governo Lugo di avere un fluido scambio di idee
con i movimenti e le organizzazioni sociali, coinvolgendoli nella
gestione dei progetti e fornendo loro le risorse per realizzare
iniziative e proposte in ambito sociale, mentre nella sanità ed in
altre aree
sociali venivano inseriti massicciamente esponenti delle parti
sociali, rafforzando il vincolo con le organizzazioni sociali di base.
La repressione invece seguiva due modalità principali una, indiretta,
era quella che passava attraverso i partiti politici della sinistra e
dell'area progressista, i quali chiedevano sistematicamente alla
propria base e dintorni di non criticare di non usare le mobilitazioni
per interferire con "il processo", mentre la seconda modalità,
diretta, era quella di criminalizzare i movimenti sociali che
apparivano più "radicali", collegandoli al supposto "terrorismo"
dell'EPP [3], una sorta di guerriglia sorta nel nord del paese, con
origini e sviluppo non molto chiari, però molto utile per giustificare
una dura repressione contro i movimenti contadini della zona.

La combinazione di entrambi questi fattori aveva provocato un
immobilismo dei movimenti sociali che si è protratto per tutta l'era
Lugo.

D'altra parte, la cultura delle prebende del Coloradismo come forma
del fare politica non era stata combattuta efficacemente da parte
della sinistra e dei progressisti una volta giunti al potere. Salvo
poche eccezioni, la pratica delle prebende e della corruzione insita
nel Coloradismo, su cui esso basava le sue relazioni elettorali, era
stata ripresa dalla stessa sinistra al governo, dando così alla stampa
di destra l'opportunità di accusare la sinistra di corruzione, lavando
così la faccia alla destra, fino a quel momento campione per
antonomasia della corruzione. La sinistra era giunta anche ad usare la
pratica cosiddetta della "pastorizia", cioè portare masse di gente
alle manifestazioni o alle mobilitazioni in cambio di qualche compenso
monetario o alimentare.

E' in questo contesto che avviene il massacro di Curuguaty (venerdì 15
giugno 2012) in cui muoiono 11 contadini e 6 poliziotti nel corso di
una sparatoria iniziata dalla polizia. I poliziotti caduti, secondo le
dichiarazioni di testimoni contadini, erano morti per "fuoco amico",
tutti tranne uno. Il massacro viene sfruttato dalla stampa di destra
(caso unico nel paese) per dare la colpa ai contadini, accusandoli di
essere degli assassini, delinquenti e terroristi, e questo senza aver
fatto nessuna seria indagine sui fatti.

La sinistra cade in uno stato di torpore, il governo finisce con
l'accettare solo la versione della polizia (funzionale alla strategia
mediatica della destra di criminalizzare i contadini in lotta per la
terra) ed i movimenti contadini prendono l'iniziativa per
solidarizzare e scendere in campo per aiutare i contadini e le
contadine che vengono perseguitati repressi ed incarcerati.

Da questo momento, sale la tensione nella sinistra con settori che
volevano mobilitarsi per solidarizzare con i contadini uccisi
(compresi i poliziotti figli di contadini) e frenare anche l'attacco
della stampa che criminalizzava i contadini in lotta per la terra.
Questo immobilismo, che ha origine nel calcolo politico e nella
(logica) paura che diffondeva la stampa, fà sì che non vi era nessuna
risposta immediata al circo mediatico contrario al movimento
contadino, in particolare ai settori meno organici dei senza-terra,
della Liga Nacional de Carperos [4].

In questo scenario, noi anarchici abbiamo puntato a portare
solidarietà effettiva attraverso la mobilitazione sociale in risposta
all'attacco della stampa e della destra per spezzare la paura che
imperava dappertutto. Abbiamo fatto alcune cose in questo senso,
nonostante le pressioni che certa parte della sinistra esercitava
affinché i propri militanti restassero solo meri spettatori degli
eventi. Appena 4 giorni dopo il massacro, un lunedì, abbiamo
realizzato il primo atto di solidarietà nella città di Asunción, con
una mobilitazione militante ed unitaria. Unitaria perché si
relazionava, per vincoli e partecipazione, con la sinistra marxista
che era parte attiva nella solidarietà, e militante perché sappiamo
che il prezzo dell'immobilismo sarà sempre troppo alto per il popolo,
perché l'immobilismo non ci dà nessuna garanzia di fronte ad una
destra che alimenta pregiudizi, condanne e repressione.

Poi è arrivato il colpo di stato parlamentare. Questa situazione si
era rivelata molto complessa da affrontare da parte degli anarchici,
in quanto non volevamo confonderci con chi appoggiava il governo Lugo.
Il nostro approccio è stato lo stesso usato nel caso del massacro di
Curuguaty: solidarietà e mobilitazione. Abbiamo visto che l'unico modo
per frenare l'avanzata della destra (e della violenza sui settori
poveri e popolari del paese) era quello della mobilitazione nelle
strade, come abbiamo fatto nel caso della mobilitazione più famosa
quando abbiamo occupato la Piazza del Congresso dal primo momento
dell'impeachment a Lugo. Durante quei due giorni siamo rimasti in
piazza, cercando di favorire il dispiegarsi della creatività, di fasi
di azione e di riflessione pensando a far agire la resistenza legata a
quel momento.

Anche in questa critica situazione, buona parte della sinistra non è
stata all'altezza delle circostanze, diffondendo voci, placando i
manifestanti, cercando di controllare le opinioni e diffondendo
discorsi altalenanti su come far fronte all'emergenza. Tanto che
quando è giunto il momento del giudizio, con la condanna di Lugo, la
polizia ha attaccato brutalmente la gente che si era mobilitata. Così
pessime erano state la preparazione e la difesa delle persone, che la
gente è dovuta fuggire precipitosamente dai gas lacrimogeni e dai
proiettili di gomma, mettendo a rischio la propria vita e quella di
altri. Non si erano prese misure preventive relative alla situazione e
le informazioni che circolavano erano svariate ed incontrollate, dando
così forza ai si dice. Scommettendo tutto sul sostegno al mito di
Lugo, i dirigenti della sinistra sono rimasti in Piazza del Congresso
fino a tarda notte dopo l'impeachment nella speranza che Lugo si
presentasse
lì per unirsi al popolo paraguayano. Però Lugo si era dimesso dalla
carica di presidente in diretta televisiva ed in piazza la gente ha
sentito la notizia per radio. La delusione era così tanta che tre
piazze occupate per un giorno intero, si sono svuotate in meno di
un'ora.

La sensazione di sconfitta a sinistra era tale, che il giorno seguente
molta gente che era giunta in piazza all'alba per resistere, si trovò
davanti un panorama da pianto: l'abbandono assoluto.

Il sabato, primo giorno di vita del governo golpista, si è tradotto in
una lotta autogestionaria contro il muro della comunicazione. Gestita
dai lavoratori della comunicazione, tanto della TV che della radio
pubbliche, la resistenza era iniziata nella TV pubblica, ubicata nel
centro di Asunción. Una decina di persone ha dato inizio a questa
resistenza chiedendo l'appoggio alla lotta tramite sms e chiamate
tramite cellulare. In un'ora si potevano contare circa 300 persone
all'inizio del programma a microfono aperto, minacciato di censura la
notte precedente. Questo primo momento di lotta, con il microfono che
amplificava le parole della resistenza, è stato francamente un'opera
perfetta di resistenza e di autogestione. Siamo stati una parte
modesta di questo momento e ne andiamo orgogliosi con modestia.
Successivamente, vista l'ampiezza che stava raggiungendo la resistenza
nella TV pubblica, i partiti politici hanno cercato di far propria,
controllare e
dirigere questa mobilitazione. E' stato organizzato un "gruppo per la
sicurezza" che si è comportato aggressivamente come una polizia
interna. Cercava di controllare anche le espressioni della gente e
cosa diceva, proibendo le assemblee proprio in quel posto (dove tutto
era iniziato con una assemblea aperta ed autoconvocata) e vietando
anche manifesti o scritte che non erano coerenti con le cose
concordate come prudenti. Al tempo stesso si dava forza agli obiettivi
dei sostenitori di Lugo ed alla sua stessa figura.

La sinistra ha cercato di dirigere lo sforzo della resistenza,
allargando il Frente Guasú [5] a destra per coinvolgere i dissidenti
dei partiti golpisti (il Colorado ed il Liberale), mentre cercava di
darsi una base sociale più ampia, coinvolgendo anche le organizzazioni
sociali in quello che ora si chiama Frente de Defensa de la Democracia
(FDD). Dopo la costituzione di questo fronte, tutto lo sforzo punta a
centralizzare ed a controllare la manifestazione della gente in quello
che era il blocco della TV pubblica. Proprio a metà della prossima
settimana la lotta potrebbe tracimare da questo blocco, dando inizio a
mobilitazioni nelle campagne e nelle città. Mobilitazioni
intermittenti di massa.

Un aspetto interessante è che la resistenza proposta dal FDD e
dall'ex-governo di Lugo si definisce "pacifica" o di disobbedienza
civile. In pratica, questa resistenza si riduce ad mezzo di
mobilitazione in cui in ogni momento si cerca di non dare fastidio a
nessuno per non essere accusati di essere "violenti", per cui le
azioni (o meglio le inazioni) del FDD e dell'ex-gabinetto di Lugo si
rivelano funzionali alla normalizzazione ed alla rassicurazione che
cerca di imporre il governo golpista, in pieno accordo con le leggi e
le decisioni economiche che favoriscono, una volta di più, le
multinazionali ed il capitalismo speculativo. Il discorso non-violento
della disobbedienza civile appare poi insensato e sbagliato nello
scopo: non c'è nessuna vera resistenza fino a che non si assume la
conflittualità sociale innescata dal colpo di stato parlamentare e non
si usa il conflitto per mettere a nudo la natura repressiva ed
antipopolare del governo
golpista. Prima di oggi viene sempre il calcolo elettorale.

Noi indichiamo la resistenza come la risposta adeguata al momento, in
quanto permette di autogestire le lotte, di rendere autonoma la
risposta al conflitto, di assemblare l'analisi ed il processo
decisionale rispetto alla resistenza e, per questa via, rompere
coll'impronta politica e culturale del coloradismo, vale a dire
rompere con le pratiche politiche del clientelismo, della dipendenza e
della vendita di cariche. Una resistenza seria porterà a cambiamenti
profondi nella cultura politica e sociale del Paraguay, rompendo così
con i costumi funzionali alla dominazione oligarchica che ci
influenzano quotidianamente.

Coloro i quali assumano la resistenza seriamente non potranno che
trovarsi in difficoltà a causa degli ambienti timorosi di centro e dei
calcoli elettorali della sinistra, la quale a parole fa propria la
resistenza, però nella pratica resta immobile o si mobilita solo in
funzione di arruolare personaggi e candidature in segreto, anche a
costo di sprofondare nel discredito in cui è già caduta.



Grupo de Afinidad "La Calle"

Asunción, 03 luglio 2012

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali.


Note del traduttore:

1. Partido Liberal Radical Auténtico, fondato nel 1978 come
continuazione dello storico Partido Liberal.
2. Asociación Nacional Republicana, chiamato il "partito rosso". Guidò
il paese dal 1947 al 2008.
3. Ejército del Pueblo Paraguayo.
4. Lega nazionale dei campesinos senza terra.
5. "Fronte Ampio", una coalizione di oltre 18 partiti e formazioni politiche.
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