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(it) La lotta per le libertà sindacali in Egitto [ca]

Date Fri, 20 Apr 2012 08:42:28 +0200


La lotta per le libertà sindacali in Egitto [ca]
Un anno dopo l'annuncio dell'allora ministro del lavoro Ahmed Hassan
El Borae’i di voler sviluppare una legge sulle libertà sindacali (era
il 12 marzo 2011), si assiste tutt'oggi al mantenimento del monopolio
sindacale da parte della Federazione Sindacale Egiziana (ETUF - il
sindacato di Mubarak) ed al dispiegarsi di tutta una serie di ostacoli
e di atti repressivi contro il sindacalismo indipendente.
Le dichiarazioni del ministro furono la riposta agli scioperi del 9 e
10 febbraio 2011 che chiedevano libertà e giustizia sociale mentre il
sindacato ufficiale ETUF proseguiva nel suo sostegno al regime di
Mubarak.
Dal momento che quelle dichiarazioni erano insufficienti per un Egitto
che riconoscesse in pratica le convenzioni internazionali sulla
libertà sindacale, pur firmate ma mai applicate, i lavoratori egiziani
cominciarono a creare centinaia di sindacati indipendenti ed
organizzazioni autonome pe difendere i loro diritti senza essere più
controllati dallo Stato e dalle autorità. L'incarcerazione di Hussein
Megawer ex-presidente della federaziona egiziana ETUF per il suo
coinvolgimento nella mattanza della "battaglia del cammello" e lo
scioglimento del suo comitato direttivo, non furono altro che tentatvi
per frenare l'avanzata del sindacalismo indipendente, mentre l'ETUF si
riorganizzava per mantenere le restrizioni legali al diritto di creare
sindacati di base.


Offensiva dell'ETUF

Con il rinnovo del comitato direttivo dell'ETUF, sono state riattivate
le alleanze con i partiti di Mubarak dentro l'apparato statale, con il
governo, con il settore imprenditoriale pubblico e privato, che
guardano con orrore ad un sindacalismo indipendente in Egitto.

A distanza di un anno rimane in vigore la famigerata legge sindacale
No. 35/1976. Alcune amministrazioni pubbliche e gestori di aziende
pubbliche hanno continuato a fare le trattenute sindacali obbligatorie
per l'ETUF, respingendo le richieste dei lavoratori che negavano la
loro iscrizione all'ETUF e volevano invece trasferire la loro
trattenuta sindacale ai sindacati indipendenti. Molte aziende e molte
imprese si rifiutano di negoziare con i sindacati indipendenti e
prendono misure repressive contro di loro, dal trasferimento in sedi
lontane a vere e proprie sanzioni. L'assenza di una protezione legale
per i sindacalisti consente questo tipo di atti tanto da parte delle
imprese pubbliche che di quelle private.

Inoltre, molti lavoratori del settore pubblico non possono tuttora
ritirare la loro iscrizione all'ETUF, in quanto la tessera sindacale
comporta una serie di vantaggi come l'assicurazione sanitaria per
tutta la famiglia dell'iscritto e l'accesso a fondi integrativi. I
lavoratori hanno pagato i loro contributi a questi fondi nel corso
degli anni, cosa che li obbliga a mantenere la tessera dell'ETUF per
ottenere referenze professionali e pemessi di lavoro. Molti lavoratori
del settore pubblico che nel corso di tanti anni hanno contribuito ai
fondi ed ai beni dell'ETUF, credono di diritto che non è il caso di
lasciare questo sindacato finchè non hanno recuperato il controllo dei
questi fondi.


Poco è cambiata la situazione per i lavoratori egiziani

E' passato un anno e ben poco è mutata la situazione per i lavoratori,
pur essendo stati in prima linea nella lotta contro la ditatura di
Mubarak. Nessun cambiamento è intervenuto nel passaggio da Mubarak
alle autorità attuali rispetto alle rivendicazioni della classe
operaia. L'ETUF prosegue nel respingere la legalizzazione dei
sindacati indipendenti, minaccia di denunciare le amministrazioni
pubbliche che non fanno le trattenute sindacali obbligatorie per
l'ETUF ed insiste nella sua posizione che qualsiasi nuovo sindacato
deve avere la sua approvazione.

Ma molto peggio è stato il decreto militare No. 34/2011, che proibisce
e criminalizza gli scioperi, portando a giustificazione le difficoltà
economiche del paese e la necessità "di terminare la transizione verso
la società democratica desiderata". Il che esprime con chiarezza come
il processo democratico si riduca a delle elezioni parlamentari
controllate dall'esercito e dalla magistratura, mentre il popolo non
gode di libertà reale ed i diritti dei lavoratori vengono calpestati.
Si soffoca l'esercizio delle libertà fino a ridurre la democrazia al
semplice andare a votare. Questo è il "modello occidentale" di
democrazia che viene esportato in Egitto.

Ma i milioni di egiziani che hanno vissuto sotto l'oppressione, nella
fame e nell'emarginazione per molti anni, non sono scesi in strada il
28 gennaio 2011 perché nulla cambiasse, per avere solo un parlamento
eletto mentre ci sono milioni di disoccupati e lavoratori che non
possono dar da mangiare ai loro figli. Il decreto No. 34/2011 non ha
fermato la serie di scioperi che sono tornati ai livelli del
2007-2008. Tuttavia, la repressione è aumentata, soprattutto a partire
dalla formazione del nuovo governo di Al-Ganzouri, dall'insediamento
del parlamento e dall'appoggio dei Fratelli Musulmani al divieto di
sciopero.


Violazione delle libertà sindacali

La semplice presentazione dello Statuto dei sindacati ha comportato
minacce di morte (alla Zamil Steel Constructions Company), sanzioni e
trasferimenti forzati (all'Università del Cairo, alla Misr Helwan
Spinning and Weaving Company, del settore delle imprese pubbliche,
alla Petroment Maintenance Company di Alessandría, alla Efry Medical
Company), licenziamenti (alla Misr Helwan Spinning e Weaving Company,
alla Società Internazionale Nerolese per il carbone, alla Maredithe
Company del porto di Someed, alla International Textiles Company, alla
Misr Al Hejaz Company...).

Inoltre gli scioperi sono stati usati per giustificare numerosi
licenziamenti, come nel caso dei 22 lavoratori della Aeropack Company
per 3 giorni di sciopero. Multinazionali come la Suzuki si sono
comportate alla stessa stregua licenziando 8 sindacalisti distaccati.

Si è giunti a far ricorso anche a metodi mafiosi come pagare dei
teppisti per spaventare e aggredire i sindacalisti. La Mega Textile
Company (Sadat City) ha messo alla porta il presidente del sindacato
ed altri 4 sindacalisti. Quando sono andati a sporgere denuncia alle
autorità, insieme ai lavoratori dell'azienda, sono stati aggrediti
dalla polizia e da persone armate con bastoni e coltelli elettrici.
Trenta lavoratori (uomini e donne) hanno subito fratture alle braccia
ed alle gambe, diverse ferite al corpo ed al viso, con conseguente
ricovero in ospedale.

La stessa cosa ha fatto la New Star Company che produce vestiti nella
zona franca di Port Said, dove teppisti armati con coltelli ed armi da
fuoco di proprietà del padrone della fabbrica hanno attaccato i
lavoratori, ferendo il segretario generale del sindacato.

A queste aggressioni, hanno preso parte anche iscritti all'ETUF, come
nel caso dell'aggressione a 3 iscritti del sindacato indipendente dei
trasporti pubblici del Cairo mentre partecipavano ad un incontro col
presidente dell'azienda. In un'altra impresa pubblica, la Post
Authority, durante uno sciopero dei lavoratori, il presidente ha
aggredito fisicamente il responsabile del sindacato che è stato
ricoverato in ospedale. E successivamente con altri 14 sindacalisti
perseguiti per "ritardare il lavoro".

E' stato applicato anche il decreto militare No. 34/2011 che
criminalizza gli scioperi. Il primo uso di questo decreto da parte di
un tribunale militare è stata la condanna ad un anno di carcere per 5
lavoratori della Petro Jet Company che erano stati accusati di aver
fatto un sit-in davanti al Ministero del Petrolio e di "interruzione
di ufficio pubblico" (le imprese petrolifere sono sotto il controllo
dei militari). Altri 11 lavoratori sono stati condannati in contumacia
ad un anno di prigione nel distretto di Alessandria.


Il processo a Kamal Abbas, coordinatore generale del CTUWS

L'8 aprile è iniziato il processo di appello alla sentenza di un
tribunale della città di Helwan che, il 26 febbraio, aveva condannato
Kamal Abbas, coordinatore generale del Centro servizi sindacali per i
lavoratori (CTUWS), a sei mesi di prigione per "offesa ad un
dirigente" durante la Conferenza Internazionale del Lavoro del 2011 a
Ginevra. La sentenza condannava Kamal Abbas per aver interrotto Ismail
Ibrahim Fahmy, presidente della Federazione Sindacale Egiziana (ETUF)
mentre teneva il suo discorso davanti alla Conferenza. Kamal Abbas non
aveva fatto altro che mostrare apertamente il suo rifiuto al fatto che
la ETUF, controllata dallo Stato ed apparato al servizio del regime di
Mubarak, continuasse a rappresentare i lavoratori egiziani.

Il processo ha ricevuto una grande solidarietà sia a livello nazionale
che internazionale, tanto da farlo rinviare al 6 maggio.


Annullamento del decreto per le elezioni sindacali da parte della
Corte Costituzionale

Il 31 marzo 2012, i giudici della Corte Costituzionale hanno cassato
per anticostituzionalità l'articolo 11 del decreto del Ministero del
Lavoro No.146 del 1996, riferito alle elezioni sindacali.

Questa sentenza presuppone che la Corte Costituzionale voglia
difendere il principio di trasparenza e di imparzialità nelle elezioni
sindacali e che la pretesa rappresentatività dell'ETUF sia nulla e che
tutti i fondi ed i servizi ai lavoratori debbano esser tolti all'ETUF
e posti sotto il controllo dei lavoratori.

Questa sentenza rende sempre più necessaria la promulgazione di una
legge sulle libertà sindacali che riconosca i sindacati indipendenti e
rispetti la libertà di scelta dei lavoratori ad iscriversi al
sindacato che vogliono.

Infine un comunicato del Congresso Democratico dei Lavoratori Egiziani
(EDLC) del 1 aprile:

"Il Congresso Democratico dei lavoratori egiziani ha deciso quanto segue:

Il suo totale impegno verso i lavoratori egiziani nell'andare verso la
libera costituzione di sindacati autonomi senza nessuna ingerenza da
parte dello Stato, degli imprenditori e dei partiti politici; nella
lotta per la piena realizzazione di questo diritto, nel ritiro di
tutte le restrizioni legali imposte a tale diritto durante gli ultimi
decenni e di tutte le restrizioni amministrative che limitino
l'esercizio di tale diritto.

Il suo totale impegno nel riconoscimento della legislazione del lavoro
prevista dalle convenzioni internazionali, nella lotta per una sua
attuazione appropriata per il nostro paese e nell'azione per garantire
ai lavoratori egiziani strumenti di difesa dei loro interessi e dei
loro diritti negli scioperi, nelle contrattazioni collettive e negli
accordi collettivi.

La sua adesione ai principi delle libertà sindacali senza nessun tipo
di discriminazione tra lavoratori, la garanzía per tutti i lavoratori
di costituire sindacati, di aderirvi o di recedervi, il diritto di un
sindacato locale di aderire o di recedere da una federazione
sindacale. I fondatiori di questo congresso respingono la privazione o
l'esclusione di qualsiasi diritto sindacale come ogni tipo di
coercizione nell'adesione o nelle dimissioni da un sindacato, così
come il diritto di un sindacato di unirsi o di uscire da una
federazione di sindacati.

I fondatori di questo congresso faranno tutto il possibile per
conseguire una forte unità ed efficacia del sindacato ed agiranno per
costruire un'organizzazione sindacale forte ed efficace
(federazione/confederazione) che raduni il maggior numero di
categorie, di lavoratori, di settori e di rami professionali.

Il Congresso Democratico dei Lavoratori Egiziani raduna i sindacati
che hanno partecipato alla sua prima riunione fondativa ed i gruppi di
lavoratori delle grandi imprese industriali del settore pubblico che
aspirano a liberare i loro sindacati dalla clausola di membro
obbligatorio dell'ETUF, per costruire l'unità su basi democratiche e
per permettere ai lavoratori di costituire sindacati e federazioni
efficaci che rappresentino la maggioranza dei lavoratori.

Il congresso chiede la promulgazione immediata della legge sulle
libertà sindacali che garantisca ai lavoratori egiziani tutti i
diritti già menzionati. Il congresso invita la società egizia, con
tutte le sue energie democratiche e politiche, a lavorare unita per
sostenere queste rivendicazioni. Il congresso sottolinea l'importanza
del diritti sindacali per una società egizia democratica e per
ottenere la giustizia sociale necessaria per l'equilibrio e la
stabilità sociale. Il congresso insieme con le organizzazioni
partecipanti della società civile organizzerà una grande campagna di
pressione per chiedere l'adozione immediata di questa legge."

Mouatamid
Gruppo di lavoro per il Nord Africa della Segreteria di Relazioni
Internazionali della CGT

Traduziona a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali.



Video (in arabo) sulla campagna per le libertà sindacali:

http://www.youtube.com/watch?v=EpeeiW5U5rQ&list=UUIQi8R5ra2_GbUO0mM8wcrQ&index=1&feature=plcp

http://www.cgt.es
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