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(it) Comidad, le news del 19 agosto 2010
Date
Thu, 19 Aug 2010 12:31:54 +0200
NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, puà reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la
voce âCommentarioâ e all'indirizzo http://adhoc-crazia.blogspot.com/.
IL POPULISMO MITOLOGICO DI BERLUSCONI E QUELLO VERO DI ORBAN
Le crescenti difficoltà politiche in cui si dibatte Berlusconi hanno
rilanciato le opinioni di quella parte della "destra antagonista" che
si ostina, contro ogni evidenza, ad individuare in lui una sorta di
campione dell'anticolonialismo, che non avrebbe esitato a favorire gli
accordi dell'ENI con Putin e Gheddafi pur di salvaguardare
l'indipendenza economica dell'Italia. L'argomentazione di questi
estimatori dell'Uomo di Arcore si basa su un'osservazione iniziale di
per sà fondata, e cioà che tutti i suoi avversari risultano avere
evidenti legami internazional-coloniali; primo fra tutti Gianfranco
Fini, santificato dalla stampa americana e con palesi frequentazioni
sioniste. La falsa conseguenza che se ne ricava à che Berlusconi
risulterebbe inviso ai poteri forti dell'Occidente, che vorrebbero
eliminarlo appunto per il suo anticolonialismo.
In realtÃ, il fatto indiscutibile che Fini sia un amerikano ed un
sionista, non implica affatto che non possa esserlo anche il suo
attuale nemico Berlusconi. Una pratica comune del colonialismo Ã
infatti quella di mettere in competizione i propri servi, ed à stato
lo stesso Berlusconi ad aver manifestato questa gara di servilismo;
cià nel corso del suo viaggio in Israele, mentre intanto Fini era
ospite a Washington, dove ha sede non solo il governo USA, ma
soprattutto il Fondo Monetario Internazionale. A Gerusalemme
Berlusconi lancià una serie di enfatiche dichiarazioni contro l'ENI,
intimando al suo gruppo dirigente di cessare gli investimenti in Iran.
Per sostenere questo fervore anti-iraniano del suo Presidente del
Consiglio, il ministro degli Esteri, Frattini, arrivà ad inventarsi un
attacco di manifestanti contro l'ambasciata italiana di Teheran.
Che sia stato Berlusconi ad avviare gli accordi economici con la Libia
e con la Russia, non costituisce una semplice forzatura, Ã un falso.
Uno dei vantaggi di Internet à quello di costituire una sorta di
archivio-stampa, e chiunque percià puà darsi la pena di verificare che
il riavvicinamento a Gheddafi fu un'iniziativa di Prodi, e che fu
sempre Prodi a firmare i primi due contratti con Putin per il gasdotto
South Stream. La colpa di Prodi fu probabilmente quella di non
esibirsi insieme con Putin in qualche festino osceno, e quindi la
vicenda non ebbe quell'attenzione prolungata e morbosa da parte dei
media, che hanno invece avuto le orge che Berlusconi, e lo stesso
Putin, si sono organizzati nelle occasioni in cui sono stati
rispettivamente ospiti l'uno dell'altro.
In una recente intervista rilasciata a "Repubblica Radio-TV", Prodi,
trattando di temi inerenti alla sua missione diplomatica in Africa per
conto di organismi internazionali, ha trovato il modo di rivendicare
di essere stato proprio lui a riallacciare i rapporti con Gheddafi.
Ovviamente nessuno degli intervistatori si à premurato di sottolineare
quella affermazione, proprio perchà la fiaba ufficiale del "Berlusconi
amico di Putin e Gheddafi" non deve essere disturbata. Quindi se c'Ã
qualcuno che ha effettivamente pagato per i suoi rapporti con Putin e
Gheddafi, questi à Prodi; anche se si potrebbe dire, con altrettanta
attendibilitÃ, che l'ENI riesce comunque a condurre i suoi affari,
chiunque sia il Presidente del Consiglio in carica.
Berlusconi, con le sue dichiarazioni in Israele, voleva rassicurare
gli ambienti anglo-americani e sionisti circa la propria capacità di
rimettere in riga l'ENI, sottolineando cosà l'inutilità di preferirgli
Fini, sul quale il Fondo Monetario Internazionale ha messo gli occhi,
poichà questi puà vantare dei trascorsi (trascorsi?) di fascista, che
gli hanno procurato numerosi legami nelle Forze Armate, tra le quali
l'ENI vanta a sua volta parecchi agganci affaristici. Probabilmente,
secondo il FMI, solo Fini potrebbe essere capace di convincere gli
alti gradi delle Forze Armate a mollare al suo destino il gruppo
dirigente dell'ENI. Di fatto nà Berlusconi, nà Tremonti, hanno
dimostrato di saper portare avanti l'obiettivo di una privatizzazione
effettiva dell'ENI, trasformandola, come vorrebbe il FMI, da SPA a
capitale pubblico in una società mista pubblico/privato, come à giÃ
Finmeccanica.
Da quando Berlusconi ha lanciato quelle dichiarazioni in Israele,
tutto il suo entourage à stato colpito da una serie di scandali a
catena, ed oggi le vittime non si contano piÃ. Risulta difficile
ritenere che i legami storici dell'ENI con i servizi segreti non
abbiano nulla a che fare con questa pioggia di sciagure. Dopo la
ingloriosa caduta del suo ministro delle Attività Produttive, Scajola,
Berlusconi à costretto a mantenere l'interim per un ministero che
nessuno pià si sente di occupare e che, di fatto, nelle mani di
Berlusconi, rimane non operativo.
Il punto à che Berlusconi ha palesato negli anni la sua inettitudine
personale, la sua dipendenza dalle droghe ed il suo esasperato
edonismo, che gli impediscono di perseguire qualsiasi obiettivo. Sono
dati che mettono in discussione anche la sua leggenda personale di
"imprenditore", e fanno sorgere il dubbio che, anche come affarista,
egli sia stato sempre e soltanto un fantoccio ed un prestanome. La
biografia romanzata di Berlusconi ce lo presenta da giovane che si
esibisce come cantante sulle navi da crociera. Ma chiunque abbia
navigato, ha sperimentato che l'imparare l'Inglese à come bere o
affogare, Ã l'unico modo di sopravvivere in quella situazione. Allora
come mai Berlusconi non à mai riuscito a impararlo?
La personalità di Berlusconi presenta quindi le caratteristiche
inconfondibili del fantoccio massonico, un personaggio talmente
stupido da non accorgersi di essere manovrato, e di costituire il
crocevia di interessi affaristici non gestiti da lui.
L'ultimo governo Berlusconi (in effetti un governo Tremonti) ha
battuto ogni precedente record in fatto di privatizzazioni e di
ossequio servile alle direttive del Fondo Monetario Internazionale; ed
il paradosso à che la leggenda mediatica del presunto "populismo"
berlusconiano, una volta caduto il tiranno, potrebbe servire da
pretesto per una politica ancora pià antipopolare dei prossimi
governi.
Cosa sia invece una vera politica populista lo sta dimostrando il
governo ungherese di Orban, il quale alla fine di luglio ha rotto le
trattative con il FMI estromettendolo dall'Ungheria, insieme con la
sua marionetta, l'Unione Europea. A distanza di oltre un mese, il
destrorso Orban non solo ha resistito ai ricatti delle agenzie
americane di rating - che minacciavano di "declassare" l'Ungheria -,
ma ha lanciato quelle misure "demagogiche" che Berlusconi non si à mai
sognato di adottare: niente tagli ai salari, nessun taglio alla spesa
sociale, ma tassazione dei patrimoni delle banche e delle
assicurazioni; poi il provvedimento pià demagogico di tutti: il taglio
del 75% dello stipendio del governatore della Banca Centrale, come a
fargli capire chi comanda ora.
L'Ungheria fa parte dell'Unione Europea e della NATO, come l'Italia; Ã
occupata da basi militari statunitensi, come l'Italia; Ã soggetta alla
presenza illegale di aerei militari israeliani, come forse avviene
anche in Italia a nostra insaputa. Allora come ha potuto Orban fare
cià che Berlusconi e Tremonti non hanno nemmeno osato pensare?
Qui le tracce diplomatiche indicano una chiara risposta: Orban ha
chiesto aiuto e garanzie di protezione alla Russia di Putin. Alla fine
del 2009, Orban, all'epoca ancora leader dell'opposizione, Ã andato a
San Pietroburgo a conferire con Putin. La stampa internazionale aveva
dapprima dato la notizia dell'incontro, poi un'astuta serie di
smentite da parte dell'entourage di Putin aveva convinto tutti che
l'incontro non ci fosse mai stato; e invece da allora c'Ã stata la
svolta: da acceso anti-russo che era, Orban à diventato
anti-occidentale.
Il 17 maggio ultimo scorso, appena dopo le elezioni vinte da Orban,
c'era stata anche una provocazione/intimidazione israeliana, con il
sorvolo e l'atterraggio illegale di jet militari israeliani
all'aeroporto di Budapest. Gli Israeliani hanno grossi interessi
affaristici immobiliari in Ungheria (vedi Newscomidad del 10/6/2010),
quindi non hanno agito solo in nome e per conto del FMI, ma anche a
difesa dei propri affari; le loro minacce perà non sono servite.
Certo, quello di Orban à populismo e non socialismo, dato che si
tratta di provvedimenti che piovono dall'alto per intrighi di palazzo,
ma intanto il moloc FMI Ã stato umiliato. La svolta anti-FMI
dell'Ungheria non ha avuto molta risonanza sui media, ed Orban à per i
pià ancora un illustre sconosciuto; probabilmente perchà la
propaganda ufficiale à stata colta di sorpresa e non ha ancora preso
le misure. Comunque à prevedibile che ci venga presentata un'Ungheria
in preda ad una deriva neonazista ed antisemita. In realtà la destra
in generale, ed il partitino neonazista in particolare, non hanno
riportato nessun trionfo elettorale, se si considera che la metà degli
elettori ungheresi si à astenuta; e non c'à da sorprendersene, dato
che il gruppo dirigente del partito socialista ungherese à diventato
una banda di zombi sotto il controllo del FMI.
Se Berlusconi fosse davvero "amico" di Putin, come ci racconta Paolo
Guzzanti, avrebbe potuto chiedergli protezione contro il FMI, e perciÃ
non avrebbe dovuto lasciar fare a Tremonti quella manovra finanziaria
impopolare e devastante. Ma Putin à per Berlusconi solo un compagno di
orge, non un alleato politico. I fantocci non sono in grado di
stringere alleanze.
19 agosto 2010
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