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(it) George Fontenis: una vita da militante ed il futuro dell'alternativa libertaria [ca, en]
Date
Thu, 19 Aug 2010 09:20:08 +0200
Il movimento internazionale comunista anarchico ha subito recentemente
una grave perdita con la morte di Georges Fontenis, uno dei suoi
esponenti storici, un uomo con una chiara visione che à rimasto attivo
fino all'ultimo. Senza dubbio, Fontenis à stato un punto di
riferimento per le nuove generazioni di comunisti anarchici in America
Latina, una regione che aveva catturato la sua attenzione anche se non
vi era mai stato di persona. Il suo "Manifesto del Comunismo
Libertario", esito dei dibattiti e di quel processo di maturazione che
attraversano il movimento anarchico francese del dopo-guerra, ha avuto
una grande diffusione ed à diventato un punto di partenza per tanti
percorsi organizzativi libertari, oserei dire un punto di svolta che
ha dato nuovo slancio rivoluzionario alle tendenze libertarie che sono
spuntate come funghi dopo la pioggia dalla debacle del neoliberismo in
America Latina a partire dagli anni '90. Sfortunatamente, la maggior
parte
dei suoi lavori non sono ancora disponibili in spagnolo, e molto poco
si trova in lingua inglese.
L'intervista che segue à stata fatta il 19 febbraio 2005, con l'aiuto
del compagno Lorenzo MejÃas, in casa di Georges Fontenis nella
cittadina di Reignac-sur-Indre, vicino Tours. Abbiamo passato la
giornata con lui, apprezzando la meravigliosa ospitalità espressa da
Fontenis e dalla sua compagna Marie-Louise; Fontenis ci ha regalato le
sue affascinanti riflessioni su questioni come la situazione in
America Latina e ci ha divertito col suo sottile senso dello humour.
Ricorderà sempre la generosità e la grande indole di questa leggenda
del comunismo anarchico. Non si incontra tutti i giorni una persona
con cui poter conversare sulle lotte di liberazione nazionale ed il
sostegno dato a suo tempo ai combattenti algerini, sulla passività di
molti francesi durante l'occupazione nazista (ad un certo punto ha
detto "Molti dei francesi che ci chiamarono traditori per la questione
algerina, erano persone che durante l'occupazione nazista se ne erano
rimaste
in silenzio se non hanno addirittura agito come collaboratori dei
nazisti, e non sono mai state chiamate in causa per questo. ma
ovviamente dopo la Liberazione , ognuno era un eroe della
Resistenza"), sugli scontri intestini nel movimento anarchico francese
nel dopo-guerra, del suo amore per i cavalli, magnifici animali
"brutalizzati da quelle bestie bipedi". Era davvero un compagno
straordinario ed una persona molto speciale.
Questa intervista fa parte di una conversazione molto pià lunga, che Ã
durata una giornata intera e che non à stato possibile registrare
completamente. Abbiamo registrato solo alcuni passaggi specifici, che
riguardano la vita da militante di Fontenis, il movimento libertario
del dopo-guerra ed il dibattito sulla "Piattaforma" (i), la rilevanza
del movimento comunista libertario oggi. Nonostante la fatica fisica
dell'intervista per la salute di Fontenis, (il cui Parkinson in stato
avanzato lo ha costretto a doversi riposare a metà del nostro
incontro), la sua lucidità di pensiero spicca nettamente leggendo
questa intervista o alcuni dei suoi ultimi scritti come Non-conforme
(ii), che sono caratterizzati dal rifiuto per le facili verità e dalla
ricerca per nuove risposte da dare ai problemi attuali. La nostra
conversazione à rimasta inedita finora (iii), ma in origine avrebbe
dovuto far parte di una nuova edizione in spagnolo del "Manifesto".
Tuttavia, con la triste notizia della scomparsa di Fontenis, abbiamo
deciso di renderla pubblica quale nostro tributo postumo.
Vorrei concludere semplicemente citando il compagno peruviano Franz
Garcia, che ha descritto cosà la vita da militante di Fontenis: "Noi
crediamo, dunque, che sia necessario ri-leggere questo comunista
libertario e dargli in suo giusto posto nel contesto attuale, affinchÃ
noi si possa usare il suo contributo per il nostro movimento per
andare avanti e per restituire all'anarchismo la sua vera e reale
dimensione tra i movimenti popolari, ben distante dai pregiudizi e
dalle beghe soggettive che tanto spesso affliggono il nostro
movimento".
Buon viaggio, caro compagno, possano le stelle accarezzarti i capelli...
Josà Antonio GutiÃrrez D.
16 Agosto 2010
(i) La "Piattaforma" a cui si fa riferimento à quella corrente del
movimento anarchico che si rifà alla "Piattaforma Organizzativa
dell'Unione Generale degli Anarchici", un progetto avanzato da un
gruppo di esuli russi ed ucraini nella Parigi del 1926, tra cui vi
erano Petr Arscinov ed il leader rivoluzionario Nestor Makhno. Le idee
ivi contenute, basate sulla necessità di costruire una tendenza
rivoluzionaria e di classe all'interno del movimento libertario per
creare un'organizzazione fondata su chiari principi (unità teorica e
tattica, azione e responsabilità collettiva, federalismo), ispirarono
l'Union Anarchiste francese dal 1928 fino agli anni '30s e,
successivamente la FÃdÃration Communiste Libertaire, fondata nel 1953
e di cui Fontenis era segretario generale.
(ii) Georges Fontenis, Non-conforme, Nizza 2002.
(iii) Un nostro compagno ha fatto girare recentemente su internet una
versione non corretta di questa intervista, dicendo che era stata giÃ
pubblicata sulla rivista argentina "En La Calle ", della ex-OSL. CiÃ
non à corretto. L'idea di pubblicarla venne accantonata per ragioni di
spazio.
________________________________________
Intervista con Georges Fontenis
19 Febbraio 2005
* Come sei diventato un militante anarchico e come sei entrato in
contatto con gli ambienti anarchici?
Mio padre era un socialista rivoluzionario, della tendenza di Marceau
Pivert all'interno del Partito Socialista (PS)[1] negli anni '30. Mio
nonno era stato anch'egli un militante socialista che aveva
partecipato alla fondazione del partito socialista unificato nel 1905
[2] ai tempi di JaurÃs e Sembat, ed io ero totalmente immerso in
un'atmosfera che stimolava la riflessione sulle questioni sociali. Ero
molto colpito, già di mio, dall'ingiustizia sociale intorno. Pare che
già da bambino cercassi ogni tanto di svegliare i miei compagni di
scuola su questi problemi.
All'età di 14 o 15 anni, quando eravamo nei quartieri di nord-est di
Parigi, a Noisy-le-Sec, dove c'erano ferrovie e fabbriche, mi piaceva
guardare quello che vendevano nelle edicole. Mi ricordo i giornali che
prendeva mio padre, come "La Bataille Socialiste", il giornale della
sua corrente, ma mi ricordo anche di giornali straordinari nei
chioschi, come "Le Libertaire" o "La VÃritÃ", ed iniziai a leggerli.
Immediatamente mi ritrovai nelle pagine de "Le Libertaire", che
sembrava occuparsi proprio delle stesse questioni che io stesso mi
stavo ponendo. Ma nel 1936 non condivisi la posizione che il giornale
aveva assunto sulla guerra di Spagna. Trovavo che i militanti di "Le
Libertaire" non stavano rispondendo alle domande che chiunque avrebbe
potuto porre: Cosa ci facevano i libertari in un governo che era nella
mani della destra parlamentare?" Questo mi portà ad incontrami con un
paio di operai libertari di Noisy, anche se non ricordo esattamente in
quali circostanze, ed organizzammo insieme una riunione sulla Guerra
in Spagna. Ci fu una certa partecipazione, ma i rappresentanti
dell'Union Anarchiste, di "Le Libertaire", non furono in grado di
rispondere alle domande dei presenti. La cosa mi colpà molto, dato che
c'era molto da dire.
Cominciai a frequentare dei compagni di scuola, ed uno di loro era un
militante anarchico nato in Italia, i cui genitori erano sfuggiti al
regime di Mussolini e con cui mi sono visto anche di recente, due anni
prima che morisse. Fu allora che cominciai ad interessarmi di idee
libertarie, ma sempre con un occhio critico fin dall'inizio.
Poi arrivà la seconda Guerra mondiale. Quegli anni volarono via.
Quando Parigi venne liberata, quando già lavoravo come insegnante nel
1944, vidi una serie di manifesti sui muri della città che invitavano
a prendere contatti con il gruppo anarchico a Quai de Valmy, 145. Ci
andai e mi dissero che avrei potuto rendermi molto utile nel
riorganizzare la Gioventà Libertaria. E cosà comincià tutto.
* Cosa facevi durante l'occupazione nazista?
In quel periodo ero un attivista sindacale clandestino. Insieme ad
altri colleghi, avevamo organizzato una sezione sindacale nel 19Â
arrondissement di Parigi, pagavamo una tessera alla CGT clandestina,
anche se non abbiamo mai saputo dove andassero a finire i soldi.
Naturalmente dopo la Liberazione, il sindacato mi nominà suo delegato,
o meglio delegato dei giovani del sindacato degli insegnanti al
ministero. La cosa veramente non mi portà alcun beneficio, ma mi
permise di conoscere ex-funzionari che avevano ruoli importanti nel
Partito Socialista o nel Partito Comunista e mi permise di cogliere
tutta la portata della collaborazione dei dirigenti sindacali col
regime fascista.
* Che impatto ebbe la Carta del Lavoro del regime fascista di Vichy
sui circoli sindacali? Come venne presa da militanti come Pierre
Besnard? [3]
I militanti pià anziani rimasero silenti. Quelli che ne erano
disgustati e che intendevano fare resistenza non esitarono ad
esprimere la loro opposizione ed a denunciare i traditori. Ma molti
militanti non ne volevano parlare. Non bisogna dimenticare che in quel
periodo la Francia non faceva molta "resistenza". A molti burocrati
del sindacato bastava una sorta di Vichyismo riformato [4]. Ma tra gli
insegnanti in generale, vi erano vari orientamenti. C'erano certamente
settori che resistevano, come quello in cui ero io. Una resistenza non
molto spettacolare, noi non eravamo quelli che ammazzavano gli
ufficiali tedeschi nel metro, ma fu dura soprattutto negli ultimi
giorni dell'occupazione. Ma in definitiva, sapevano che eravamo contro
di loro e che la maggioranza dei professori e dei maestri era dalla
nostra parte.
Per esempio, avevo un college la cui moglie veniva dall'Alsazia ed era
sospettata di aiutare la Resistenza. Venne arrestata, interrogata e
fucilata. E questo non scosse per niente la gente. I parigini si
tenevano i tedeschi e basta. Tutte le storie sull'eroismo dei parigini
durante l'occupazione non sono vere. Non bisogna fare confusione con
l'entusiasmo per la liberazione, quando ciascuno voleva la sua parte
di gloria.
* Come nacque la FCL? Ci furono fattori esterni, fu il contesto
sociale e quanto contarono i fattori interni al movimento anarchico,
come le critiche dei militanti ad esempio?
Quando il movimento libertario si ritrovà nel congresso dell'ottobre
1945 a Parigi, scegliemmo di chiamarci FÃdÃration Anarchiste [FA], ma
si trattava davvero di una federazione che cercava di unire persone
troppo diverse tra di loro, era proprio la "sintesi". C'erano quelli
che noi chiamavamo "i ciarlatani", c'erano gli anti-religiosi che si
impegnavano in attività contro la religione, c'erano alcuni
sindacalisti, c'erano i letterati, i mezzi-filosofi come
Charles-Auguste Bontemps... c'erano fondamentalmente due correnti. Da
una parte quelli che potremmo chiamare gli "intellettuali" e,
dall'altra, i giovani e gli operai.
Fu tra questi ultimi due gruppi che si intravedeva quella mentalitÃ
che corrispondeva grosso modo alla "Piattaforma", con i ricordi, tra i
pià anziani, delle lotte intorno alla "Piattaforma" degli anni '20.
Non dimentichiamoci che la Union Anarchiste (UA) prima della Guerra
venne fortemente influenzata dalla "Piattaforma", soprattutto tra il
1927 ed il 1930, ed il segretario della UA al tempo, Louis EstÃve,
sarebbe poi diventato uno degli esponenti della FCL negli anni '50.
Sono ancora amico di suo figlio, un attivista sindacale della mia
stessa corrente.
CosÃ, la coesistenza di queste due tendenze divenne impossibile. A
quelli di Bordeaux, ad esempio, non gli interessava altro
l'anticlericalismo, e quando si parlava d'altro sparivano e basta.
Organizzavano giri di conferenze che non avevano nessun contenuto
anarchico specifico, ma solo discorsi contro la religione e sul libero
pensiero. Non sto dicendo che tutto cià fosse sbagliato o inutile, ma
che non era sufficiente. Ricordo alcuni militanti socialisti del mio
quartiere che mi dicevano "ti sei impantanato nelle acque paludose dei
tuoi predicatori!" - e non sapevo cosa rispondere. Avevano in gran
parte ragione.
Fin dall'inizio c'era una falsa unione tra due correnti che erano
molto diverse. Da un lato persone come Aristide Lapeyre ed i suoi
amici che si accontentavano di fare l'apologia dell'anarchismo
selvaggio,e, dall'altro, tutti i giovani scalpitanti rabbia e
rivendicazioni. C'erano riunioni in cui ci si confrontava. Me ne
ricordo una al numero 10 di Rue de Lancry a Parigi, in cui Aristide
Lapeyre parlà a lungo sulla libertà dell'Uomo, con la U maiuscola,
quando NÃdÃlec, un operaio della Renault della corrente rivoluzionaria
inizià ad attaccarlo senza esitazione. "Le cose non stanno cosà alla
Renault. LÃ dobbiamo lottare, combattere", disse. Al che Lapeyre
rispose "Ma compagno, tutti possiamo vedere che sei giovane ed
impaziente, ma noi siamo i soli ad aver ragione, mentre tu ti butti
all'avventura", e cosà via. Povero NÃdÃlec rimase senza risposta e se
andÃ. Ed anch'io volevo andarmene..
Eravamo nella stessa organizzazione, ma in realtà eravamo due
organizzazioni - i Piattaformisti e gli umanisti, per semplificare un
po'.
Ben presto la situazione di contrapposizione peggiorÃ. Quando giunsero
momenti difficili come la guerra coloniale in Indocina [5] o la lotta
contro la costituzione della Comunità europea di difesa (CED), ci si
accorse che non si poteva andare avanti cosà ancora per molto tempo.
Alla fine, giungemmo ad una situazione in cui gli umanisti ammettevano
la possibilità di poter costituire correnti interne. E fecero la loro
corrente, sebbene non ne parlassero mai. Parlavano sempre della nostra
corrente, la tendenza piattaformista, Organisation - PensÃe - Bataille
[OPB, Organizzazione - Pensiero - Battaglia], ma non parlavano mai
della loro corrente organizzata nella Commission d'Ãtudes anarchistes
[CEA]. Infatti c'erano due tendenze, due modi di scrivere, due modi di
agire, due modi di fare attivitÃ.. Le cose andarono avanti cosà fino
al congresso successivo con crescenti e violenti scontri. Siamo
arrivati a dirci le cose molto chiaramente, come si usa
in famiglia, e la FA entrà in una fase di sopravvivenza.
Fino al congresso di Bordeaux del maggio 1952, quando qualcuno se ne
uscÃ. I primi ad andarsene furono quelli che noi chiamavamo
"ciarlatani." Al congresso di Parigi nel maggio 1953 ci fu la rottura,
poichà i nostri amici piattaformisti dei gruppi di Parigi-nord,
Aulnay-sous-Bois, ed altri, presentarono dei documenti rivoluzionari
che i sintetisti non accettarono. Cosà noi gli chiedemmo: "Li
accettate sà o no? Siamo noi la maggioranza sà o no?", e loro
uscirono. Perchà non fu proprio una scissione. Venne chiamata
scissione per convenienza, ma quello che accadde fu che i puristi ed i
sintetisti se ne andarono e ci lasciarono soli. Da parte nostra,
avevamo i gruppi pià attivi - alla Renault ed alla Thomson per esempio
- o quelli nei quartieri operai e nei suburbi di Parigi, ad
Aulnay-sous-Bois, Bondy, Parigi-Nord, Parigi-Est. Alcuni membri di
questi ultimi due gruppi erano certamente Piattaformisti, anche se il
termine non era molto usato all'epoca.
Avevamo anche compagni attivi in provincia, dove qualcuno aveva
sentito parlare della Piattaforma e ci aveva contattato.
Comunque, nonostante la rottura con gli umanisti, la FCL rimaneva una
forte organizzazione rispetto alla FA, e giunsero anche nuovi gruppi
[6]. I problemi giunsero con la lotta anti-colonialista durante la
guerra in Algeria, che ci costà caramente. Ma cosa avremmo dovuto
fare? Non potevamo starcene tranquilli! Come diceva il compagno Paul
Philippe, se non abbiamo niente da dire, buttiamo via le nostre anime,
la nostra ragione di vivere. Cosà ci siamo buttati in questa guerra
per l'Algeria e non ci siamo pià ritrovati. Avevamo dei gruppi molto
interessanti come quelli a Perpignan, Toulouse, Bordeaux,
Montpellier...
Quanto ai puristi, hanno formato la loro federazione anarchica nel
1953 ma non avevano nulla in comune tra loro. Maurice Joyeux non aveva
niente da spartire con uno come Aristide Lapeyre, ad esempio. Quando
una volta parlai con Lapeyre, mi disse che Joyeux era un cretino, e
Joyeux a sua volta diceva che Lapeyre era un "ciarlatano", per usare
l'espressione in voga. Ma per tornare alla vostra domanda iniziale, la
FA aveva due correnti principali fin dal 1945, nonostante le apparenze
di unitÃ.
* Qual era la composizione sociale della FCL? In cosa era diversa
dalla FA del 1945? Come ci fu l'evoluzione in MCL o nella prima OCL?
Tra i puristi della FA c'erano soprattutto piccoli commercianti,
venditori ambulanti, piccoli artigiani. Per esempio, il tesoriere
della FA, Georges Vincey, era il proprietario di un negozio di
abbigliamento in Rue Vieille du Temple a Parigi. Lapeyre faceva il
barbiere. Arru aveva una piccola tipografia. Per loro il proletariato
non aveva nessun significato, quello che era importante era "l'uomo".
"Uomo" con la U maiuscola, l'Uomo deve essere libero, e cosà via.
Invece chi stette poi nella FCL erano operai, giovani e studenti.
Infatti molti dei nostri militanti si incontravano agli Ostelli della
Gioventà [7], dove c'erano molti libertari e molti trotskisti. Quando
gli Ostelli vennero nazionalizzati, i libertari si divisero, alcuni
accettarono la cosa, mentre altri formarono un movimento indipendente
degli ostelli
Quando formammo il MCL e poi la OCL, vi era una composizione simile di
operai e studenti.
* Qual à la tua analisi del fatto che sia la FCL che il MCL erano il
risultato di traumi storici, ad esempio la Liberazione del 1944 e gli
scioperi del maggio '68? Possiamo fare un parallelo storico tra le due
esperienze? Si puà dire che erano il risultato di turbolenze politiche
e sociali dell'epoca?
In qualche misura sÃ, erano il prodotto del loro tempo. Certamente,
quando c'à un maggiore impegno sociale, la gente pensa di pià e piÃ
facilmente sulle cose da fare. Il problema à che le persone che si
mettevano insieme per affiggere manifesti non potevano poi fare
insieme un comitato, essere attivi, incontrare gli operai. Ma senza il
maggio '68 non ci sarebbe stato nessun MCL nel 1969, e la OCL si
sviluppà grazie alle lotte operaie della prima metà degli anni '70.
Entrambi i gruppi erano legati ai loro contesti. Se non fosse successo
nulla a livello sociale, forse non ci sarebbe stata nessuna divisione
nella FA nel 1953, o almeno non cosà velocemente.
* L'anarchismo superficiale evita spesso di confrontarsi con le
rivendicazioni relative all'identità ed al diritto dei popoli ad
essere autonomi. In America Latina questo causa problemi tra anarchici
ed organizzazioni indigene, per esempio. Da parte sua la FederaciÃn
Anarquista Uruguaya à stata fortemente influenzata dalle teorie di
Franz Fanon sulle lotte dei popoli oppressi. Come si puà tenere
insieme l'internazionalismo, la posizione storica dell'anarchismo con
i diritti dei popoli, specialmente oggi con le rivendicazioni relative
all'identità nazionale? Come si regolà la FCL durante la guerra di
Algeria?
Anche qui ci sono due posizioni. I tradizionalisti rigettano il
militarismo colonialista come pure le lotte per l'indipendenza. E' una
posizione che appare pura, molto bella. Ma i rivoluzionari devono
anche pensare a come indebolire i loro nemici e conseguentemente
devono scegliere da che parte stare. Nella FCL, scegliemmo di stare
dalla parte della lotta per l'indipendenza, senza nessuna illusione.
Era quella che chiamavamo una posizione di "sostegno critico" al MNA
ed al FLN [8] ma dicendo "attenzione, non dimenticate che c'Ã un
problema, che creerete una nuova borghesia ed un nuovo militarismo".
La posizione purista lascia che gli eventi accadano, una posizione
non-interventista che non porta da nessuna parte. Mentre con la nostra
posizione di "sostegno critico", senza applaudire a nulla di quello
che gli algerini facevano, noi li aiutavamo e gli dicevamo
"attenzione, c'Ã un problema rivoluzionario, un problema di lotta di
classe che non puà essere evitato". E su questo avevamo ragione!
Quando ho parlato con dirigenti nazionalisti come Messali Hadj [9],
non dicevano altrimenti, ma nemmeno lo dicevano alle loro truppe. Ho
anche incontrato Mohamed Boudiaf [10] verso la fine della guerra, e si
accorse che l'Algeria aveva intrapreso la strada riformista perchà non
aveva sollevato la questione della lotta di classe, una posizione che
à stata messa nero su bianco nel suo libro intitolato "Oà va l'AlgÃrie
?". Si potrebbe pensare che abbiamo influenzato noi queste posizioni.
All'inizio Boudiaf era solo un nazionalista puro. Tuttavia, abbiamo
scoperto dopo che qualcuno come Mohamed Harbi [11], aveva posizioni
critiche sulla lotta d'indipendenza algerina.
* Dopo una vita da militante, cosa secondo te si puà trarre da
esperienze come la FCL , il MCL e la prima OCL?
Non à facile rispondere. Non c'à nulla da rimpiangere. Si sono fatti
dei progressi e si à fatta tanta esperienza. Rifare oggi le stesse
cose sarebbe ridicolo. Ma io penso che una delle lezioni da trarre sia
semplicemente quella di imparare dall'esperienza, per esempio tra la
FCL e il MCL e tra il MCL e la OCL. Ad ogni stadio c'era qualche
piccolo progresso, nuovi modi di vedere le cose. Ma non à certo una
strada facile da battere.
Non penso che dobbiamo necessariamente fidarci ciecamente delle cose
che abbiamo fatto, ma dobbiamo fare molta attenzione agli sviluppi
positivi, al nostro modo di analizzare le cose e di affrontare i
problemi. Per esempio, nel giornale della OCL, "Guerre de classes",
non scrivevamo mai di un paese estero senza aver analizzato la
situazione sociale in termini di classe.
In ogni caso, penso che sia importante adottare una posizione di
"sostegno critico", per esempio sostenere le lotte di liberazione
nazionale e nel mentre sollevare delle critiche su cià che esse sono
per tracciare la possibilità di correggerne il corso. Fu quello che
fece Bakunin con la Comune di Parigi: non era una questione
dell'esercito francese ma del popolo francese, che avrebbe dovuto
ribellarsi contro l'impero francese ed al tempo stesso lottare contro
l'impero prussiano. Penso che non si dia a Bakunin l'attenzione che
merita. Questo à cià che cercà di fare, pià o meno successivamente, e
le stesse domande si porranno in futuro.
* Da militante, qual à la tua opinione sul movimento comunista
anarchico contemporaneo?
Potrei essere accusato di essere molto ottimista, ma vedo che in molti
posti nascono nuovi gruppi, anche se piccoli. Argentina, Cile,
Uruguay... Ma non si puà creare un'unione internazionale con sezioni
che non esistono nella realtÃ. Prima bisogna creare le sezioni, le
organizzazioni militanti che poi possono unirsi. Dovete cominciare
dalla base. Non penso che si possa costruire un movimento
internazionale in modo artificiale.
Quello che si sta facendo in Cile ed Argentina va molto bene. Non
potete fare altrimenti. Abbiamo bisogno di creare piccoli gruppi
comunisti anarchici e poi vedere se possiamo andare avanti e creare
unioni internazionali, continentali e cosà via.
* Secondo te, quali sono i compiti principali per un militante
comunista anarchico, in generale ed in Francia in particolare?
Credo che dovremmo invitare i militanti a riflettere, a vedere quello
che stanno facendo ora e cosa fare dopo, nell'area in cui siamo. Si
tratta dello stesso problema dovunque magari con delle differenze. In
Francia o in Italia, ad esempio, il movimento libertario ha già una
lunga tradizione, mentre in paesi come la Germania o l'Inghilterra, vi
à stata sempre una grande dispersione.
Per quanto riguarda la Francia , dobbiamo continuare a stare nei
sindacati, nelle lotte di massa per la casa, per i diritti. Continuare
a fare quello che già facciamo, ma facendolo bene, di pià e meglio se
possibile. Penso che nonostante tutto stiamo andando nella direzione
giusta, il che non vuol dire che possiamo dormire sugli allori. VerrÃ
il tempo in cui avremo nuovi arrivi, nuovi militanti che hanno alle
spalle storie differenti.
* Nel contesto della dittatura globale che ci à imposta, con lo
sviluppo della UE, i tagli dei servizi pubblici, l'aumento del
precariato... potrebbero questi cambiamenti influenzare
significativamente le conclusioni raggiunte nella FCL o nella prima
OCL?
Io non credo. Le conclusioni sono le stesse e tuttavia molto piÃ
intense. Oggi, quando la gente sciopera o protesta nelle strade, Ã per
difendere gli aspetti vitali. I governi di turni distruggono tutti i
nostri diritti sociali, sempre di piÃ. Le lotte di ggi riguardano di
pià le cose fondamentali, cose pià importanti rispetto ad alcuni anni
fa.
* Pensi che ci siano stati dei contributi teorici fondamentali negli
anni recenti tali da farci fare dei passi in avanti? Oppure la
produzione teorica non à all'altezza dei tempi attuali?
Penso che siamo ancora in una fase preparatoria. Ma ci sono dei buoni
segnali. Vedo un grande numero di pubblicazioni locali e regionali,
piccoli opuscoli e giornali in cui si sollevano le stesse questioni e
sulle quali vi à una certa riflessione, un tentativo di capire le
cose. Dieci anni fa questo non succedeva. C'Ã per esempio una piccola
rivista che si fa in un quartiere di Parigi , "CinquiÃme Zone", che
spinge i giovani a riflettere ed a prendere posizione. Ce n'Ã un'altra
nella regione di Basses-Alpes che si occupa di questioni
internazionali, fa ricerche, una ricerca in profondità per esempio sul
Giordano. E' molto pià interessante che leggere un giornale come "Le
Monde" oppure certe riviste "professionali". Ovviamente tutto questo
non puà maturare in un istante, ma c'à qualcosa che sta sbocciando..
* Hai qualcosa da dire ai compagni per concludere?
Spero di essere stato chiaro. E soprattutto, voi avete bisogno di
pensare ed incoraggiare altri a farlo, di guardare a come lottare e
denunciare lo Stato e lo sfruttamento in modi che siano sensibili per
la situazione locale.
Traduzione a cura di FdCA - Ufficio Relazioni Internazionali
Note:
1. Questa tendenza lascià il PS nel 1938 per formare il Parti
Socialiste Ouvrier et Paysan - PSOP, che fornà un'assistenza attiva
agli anti-fascisti spagnoli.
2. La sezione francese dell'Internazionale dei Lavorarori (Section
FranÃaise de l'Internationale OuvriÃre - SFIO) nacque dalla fusione
del Partito Socialista di Francia di Guesde e dal Partito Socialista
Francese di JaurÃs. Dopo la rivoluzione russa si scisse nel 1917, e la
maggioranza fece il Partito Comunista Francese.
3. La "Carta del Lavoro" era un insieme di leggi corporative che ebbe
vigore in Francia sotto il regime fascista tra il 1941 ed il 1944.
4. Dopo la sconfitta nel 1940, la Francia settentrionale venne
direttamente amminstrata dalla Germania mentre il resto del paese era
sotto il controllo di uno stato francese semi-indipendente e fascista
guidato dal Maresciallo PÃtain. "Vichyisme" fu il nome dato a questo
regime fascista per via della città di Vichy.
5. Tra il 1946 ed il 1954 la Francia aiutà le sue colonie in Indocina
contro la guerriglia dei VietMinh di Há Chà Minh.
6. La FA prese il nome di FÃdÃration Communiste Libertaire (FCL) solo
nel novembre 1953, dopo un referendum tra i suoi militanti.
7. Il movimento degli Ostelli della Gioventà permetteva ai giovani di
modeste condizioni di poter fare vacanze economiche, Era costituito da
una rete di ostelli gestiti da militanti operai e venne nazionalizzato
quasi del tutto dopo il 1945.
8. Il Mouvement National AlgÃrien (MNA) ed il Front de LibÃration
Nationale (FLN) erano i due movimenti rivali che lottarono insieme per
l'indipendenza algerina tra il 1954 ed il 1962.
9. Ahmed Ben Messali Hadj era il leader storico del nazionalismo
algerino, ma perse l'appoggio dei giovani sostenitori della lotta
armata xhe crearono il FLN. Hadj quindi formà il Mouvement National
AlgÃrien (MNA), la cui lotta fratricida con il FLN terminà con la
vittoria di quest'ultimo.
10. Boudiaf era uno dei fondatori del FLN. Costretto all'esilio nei
primi anni '60, ritornà nel 1992 come presidente dell'Alto Consiglio
di Stato sostenuto dai militari, ma venne assassinato parecchi mesi
dopo.
11. Boudiaf venne rimosso dalla guida della lotta prima della fine
della guerra. Harbi fu dirigente del FLN ma vene incarcerato dopo
l'indipendenza, tra il 1966 ed il 1971, per "deviazionismo marxista".
Oggi fa lo storico e vive in Francia.
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