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(it) Torino. Tutti sulla stessa barca?

Date Fri, 2 Jul 2010 16:29:50 +0200


Sabato 3 luglio, dalle 10, volantinaggio sulla crisi al mercato di piazza
Cerignola (ex Foroni) â allâangolo tra via Monterosa e via Baltea.
Prossime iniziative:
Martedà 6 luglio â via Po 16 â dalle 19 alle 23
Basta deportazioni!
Punto info antirazzista
Sabato 10 saremo al corteo contro i C.I.E. â indetto da
â10luglioantirazzistaâ.
Senza Stati e frontiere nessuno à clandestino!
Appuntamento alle 16 in piazza Sabotino
Per info: www.no-cie.noblogs.org

Di seguito il testo del volantino che distribuiremo domani al mercato di
piazza Cerignola:

Crisi: chi continua a far soldi e chi tira la cinghia
Tutti sulla stessa barca?
Ogni volta che andiamo al mercato abbiamo sempre meno soldi e la frutta,
la verdura, i vestiti, le scarpe, insomma, tutto quel che ci serve per
vivere, à sempre pià caro. La retta dellâasilo, della mensa, le medicine,
i pannolini. Abbiamo finito a fatica di pagare il riscaldamento dello
scorso inverno o forse abbiamo lasciato un debito con il condominio; tutti
i mesi à dura pagare lâaffitto con regolaritÃ; passata questa estate, a
settembre arriverà la âsolitaâ mazzata dei libri scolastici. GiÃ,
lâestate. Chi ancora riesce ad andare via qualche giorno lo fa contando
anche i centesimi che spende e tornare al paese, per le spese di viaggio
di tutta la famiglia, Ã quasi un lusso. Ogni giorno chiude unâaltra
fabbrica, un altro ufficio, un altro negozio, migliaia e migliaia di
operai in cassa integrazione.
E a noi vengono a dire che câà la crisi, che bisogna fare sacrifici per
salvare âil bilancio dello Statoâ! Davvero questi signori pensano che
siamo cretini. Provano a rincoglionirci dal mattino alla sera con la
televisione: ma ormai qui siamo âalla fruttaâ. I soldi, quelli veri, ai
ricchi non vengono mai chiesti, a pagare siamo sempre noi con i nostri
stipendi da mille euro al mese. Ci hanno riempito la testa che si doveva
lavorare per il âbene comuneâ, che il padrone e lâoperaio, il ricco ed il
povero, stavano tutti nella stessa barca e che quindi ci si doveva dare
una mano e non cercar grane. GiÃ, qualcuno sempre ai remi e qualcun altro
sempre al timone. Adesso che chi sta al timone la barca lâha portata quasi
a naufragare contro gli scogli, tutti a pretendere che siano i rematori a
pagare la crisi, perchà i padroni hanno già i loro grattacapi a mantenere
âcompetitiveâ le aziende e quindi loro non sborsano niente. Anzi.
E allora bassi salari, meno o nessun diritto, chinare la testa e avanti
cosÃ. Insomma, i rematori devono pagarla loro la crisi, continuando a
faticare e senza protestare. E tra i rematori câà qualcuno, dalla pelle
pià scura degli altri, che deve pagare doppio. Lavoratore come gli altri
lavoratori quando si tratta di essere sfruttato, lo straniero che perde il
lavoro perde anche il permesso di soggiorno, rischia, prima di essere
espulso a forza, di essere sbattuto in quei lager chiamati CIE (Centri di
Identificazione ed Espulsione) come quello di Corso Brunelleschi a Torino.
I padroni ed i loro cani da guardia, fascisti e leghisti, fanno di tutto
perchà i rematori/lavoratori italiani si incazzino con i
rematori/lavoratori stranieri per come vanno le cose, anzichà con i
padroni/timonieri che pensano solo ai loro profitti. E cosà finisce che,
facendosi la guerra tra poveri, si finisce con lo stare tutti peggio e i
padroni ci sguazzano da anni. Con tanti lavoratori stranieri obbligati
dalle leggi razziste a chinare la testa, diventa pià facile ricattare
anche tutti gli altri.
Cosà capita che a Pomigliano i lavoratori siano obbligati a guadagnare
meno e lavorare di piÃ, con la benedizione di buona parte dei sindacati
ormai a libro paga del governo. Il padrone dice âo lavori come dico io, o
ti chiudo la fabbricaâ e i pià cedono al ricatto, perchà si à persa la
consapevolezza che i lavoratori, uniti, possono fare male al padrone,
molto male. Basterebbe che tanti aprissero bene gli occhi per vedere che
non à certo colpa degli immigrati se il lavoro non câÃ, à mal pagato, la
vita à sempre pià cara; se anzichà asili si costruiscono il TAV, il ponte
sullo Stretto di Messina, se viene finanziata la guerra in Afganistan. E
su queste cose sono tutti dâaccordo, Berlusconi e Bersani, Cota, Bresso e
Chiamparino: guerra, devastazione ambientale e colate di cemento, lavoro
per le aziende di âamici degli amiciâ. Il nemico, quello vero, marcia alla
nostra testa, siede sui banchi del governo, nei consigli di
amministrazione di banche e aziende.

Gettiamo in mare questa zavorra inutile che impedisce a tutti noi di
vivere meglio, fatta di padroni e politici di professione o improvvisati,
di fascisti e leghisti che seminano odio al soldo dei padroni, questi
âcapitani di industriaâ a cui non frega niente di chi sfruttano tutti i
giorni. âPrendiamoci la barcaâ, spezziamo le catene che ci tengono ai
remi, riprendiamoci la libertÃ, la vita e facciamola finita con chi ci
dice di abbassare sempre la testa. Alziamola, invece, la testa e iniziamo
a lottare per un mondo di liberi ed eguali.

Per info e contatti:
Federazione Anarchica Torinese â FAI
corso Palermo 46 â riunioni â aperte a tutti gli interessati â ogni
giovedà dalle 21
fai_to@inrete.it â 338 6594361
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