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(it) Comidad, le news del 1Â luglio 2010

Date Fri, 2 Jul 2010 16:26:46 +0200


NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, puà reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la
voce âCommentarioâ e all'indirizzo http://adhoc-crazia.blogspot.com/.
MARCHIONNE CON IL MARCHIO FMI, COME TREMONTI, VELTRONI E DI PIETRO
Il mancato plebiscito al referendum della FIAT di Pomigliano ha un po'
appannato sui media la stella di Marchionne, ed alcuni suoi cantori di
ieri si sono spinti al punto di domandarsi se sia davvero lui il
messia tanto atteso, oppure bisogna attenderne un altro. Ma il
problema non era solo il messia, bensà proprio la religione, cioà il
"Mercato" e la "globalizzazione", cioà tutti quegli slogan mitologici
che hanno dimostrato di andare incontro ad una crescente miscredenza.
Eppure stavolta a sostenere le esigenze ineluttabili della
globalizzazione era sceso in campo persino il ministro Tremonti, che
si era invece costruito una mistificata notorietà come "critico" della
globalizzazione.

Vi à una curiosa affinità tra la strategia mediatica di Marchionne e
quella di Tremonti, poichà entrambi si sono fabbricati un mito
personale buttando là battute senza impegno in varie interviste.
Quattro anni fa Marchionne aveva riscosso le simpatie di una parte
della sinistra dichiarando a "La Repubblica" che colpire il costo del
lavoro ha una minima incidenza sui bilanci delle imprese, e quindi la
questione del risanamento delle aziende non si sarebbe risolta dando
addosso agli operai. Gli intellettuali di "sinistra" che hanno
abboccato a questa esca mediatica, non hanno tenuto conto del fatto
che se la massima compressione del costo del lavoro costituisce un
obiettivo primario del sistema affaristico, cià non à dovuto a banali
esigenze di bilanci aziendali, ma perchà il creare miseria rompe le
difese sociali e quindi consente ai pochi di accumulare ricchezze.

Oggi la FIAT Ã soprattutto una finanziaria ed un'immobiliare che usa
la produzione di auto come grimaldello coloniale. Con l'alibi di
qualche migliaio di posti di lavoro, la FIAT ha arraffato in Polonia
enormi concessioni immobiliari, cioà pezzi interi di territorio
polacco. Il vero affare della FIAT in Polonia non consiste nelle auto,
ma nei terreni su cui sono costruiti gli stabilimenti. Negli anni '50
a Torino la FIAT si regolava nello stesso modo: otteneva ad un prezzo
simbolico dal Comune o dallo Stato un terreno pubblico per costruirci
una fabbrica, poi su un piccolo pezzo di suolo ci alzava un capannone,
mentre tutto il resto veniva lottizzato come terreno edificabile.

Solo con la fame di lavoro il governo polacco puà giustificare davanti
al suo popolo simili concessioni ad una azienda straniera, ed ecco
perchà l'Unione Europea impone agli Stati di non creare aziende
pubbliche. La contrapposizione tra "capitalismo produttivo" da una
parte e capitalismo finanziario-speculativo" dall'altra (che era cara
sia a Mussolini che a Gianni Agnelli), si rivela percià come
propaganda e fumo negli occhi, per nascondere che esiste soltanto
l'affarismo privato, in combutta con i pubblici poteri per
saccheggiare il patrimonio pubblico. L'industrializzazione à sempre
stata intrecciata alla speculazione immobiliare, in base all'artificio
giuridico per il quale un semplice terreno agricolo moltiplica di
migliaia di volte il suo valore se un piano regolatore comunale lo fa
diventare terreno edificabile.

Anche Tremonti ha utilizzato questi due anni di governo per
privatizzare i patrimoni immobiliari pubblici e consegnarli alla
cementificazione: ha cominciato con la Legge 133/2008, che
privatizzava i patrimoni immobiliari delle Università e delle aziende
idriche municipalizzate; poi altre privatizzazioni attraverso il
cosiddetto federalismo demaniale; e, con l'attuale manovra
finanziaria, si prepara anche la privatizzazione di una serie di beni
culturali.

I giornali della destra hanno cercato di far credere che la questione
si riducesse al far mancare i fondi al Centro Sperimentale di
Cinematografia, che à notoriamente un feudo del Partito Democratico.
In realtà sono soprattutto i musei e gli istituti archeologici ad
essere messi sul lastrico, percià tra poco potremo vedere ceduti ai
privati anche opere d'arte del Rinascimento o i papiri di Ercolano.
Con la sua abituale supponenza Tremonti ritiene di essere bravo solo
lui a privatizzare, percià ha commesso la gaffe di inserire nella
lista degli enti culturali a cui far mancare i finanziamenti anche il
Vittoriale, la casa/museo di Gabriele D'Annunzio. Il Vittoriale era
stato in effetti già privatizzato lo scorso anno dal ministro alla
privatizzazione dei Beni Culturali, Sandro Bondi, il quale ha fatto
sapere di essere rimasto male per questo mancato riconoscimento. Bondi
in questi giorni à riuscito anche a far passare in parlamento la
privatizzazione degli Enti lirici, e non perchà ai privati interessi
la musica, ma solo i patrimoni immobiliari degli Enti in questione.
Tramite l'espediente giuridico delle "fondazioni", già sperimentato
con le UniversitÃ, i privati non dovranno versare nulla per entrare in
possesso dei patrimoni immobiliari degli Enti Lirici.

Come Marchionne, anche Tremonti à riuscito a gettare un velo sulla sua
funzione di agente della speculazione immobiliare, e cià semplicemente
ingraziandosi la destra "antagonista", pronunciando nella trasmissione
di Santoro qualche battuta contro gli "Illuminati", la setta segreta
che reggerebbe le sorti del mondo. Per Tremonti à molto facile
prendersela con gli "Illuminati", dato che questi non esistono o - se
esistono - costituiscono soltanto una operazione di pubbliche
relazioni, come la Trilateral o il gruppo Bilderberg; meeting ai quali
i vertici della Federal Reserve e del Fondo Monetario Internazionale
invitano anche qualche servitore delle proprie colonie, giusto per
farlo sentire importante. Per l'Italia, oltre che Tremonti, sono stati
invitati al Bilderberg anche Emma Bonino e Walter Veltroni. La
"caratura" dei personaggi esclude quindi che si tratti di artefici dei
destini del mondo, ma la presenza a quelle riunioni spiega il loro
entusiasmo nel ripetere ossessivamente le formule pseudo-economiche
del FMI. La scorsa settimana Walter Veltroni ha peraltro dimostrato di
essere ancora colui che detta la linea politica del Partito
Democratico, imponendo al segretario del PD Bersani ed al segretario
della CGIL Epifani di contribuire all'isolamento della FIOM per la
vertenza dello stabilimento di Pomigliano d'Arco. Veltroni non à nuovo
all'imposizione di questi diktat; e già alla fine del 2006, quando il
PD non esisteva ancora, impedà al governo Prodi di abolire la Legge
30/2003 sulla prercarizzazione del lavoro.

Il Fondo Monetario Internazionale non à una setta segreta, ma i suoi
dirigenti sono noti e i suoi documenti sono ufficiali, percià si sa
benissimo chi sia che in questi anni ha imposto sia le privatizzazioni
che la precarizzazione. Il 24 giugno ultimo scorso il quotidiano
britannico "Guardian" ha annunciato che il governo greco sta per
privatizzare centinaia di isole dell'Egeo, tra cui anche Rodi e
Mykonos, e tutto cià per obbedire alle direttive del Fondo Monetario
Internazionale. La formula adottata per "salvare" la Grecia dalla sua
crisi finanziaria à stata percià quella prevedibile e prevista: aiuti
di carta in cambio di territorio. Il successo della previsione si Ã
basato non sulla capacità di prevedere il futuro, bensà di ricordare
il passato, dato che si tratta del consueto capestro a cui il FMI ha
sempre inchiodato i Paesi che ha mandato in rovina. Dal 1946 il credo
del FMI si riduce alla solita formula secondo cui i poveri "vivono al
di sopra dei propri mezzi", cioà non sono mai abbastanza poveri. Il
patrimonio pubblico, per quanto mal gestito, Ã comunque una risorsa
dei poveri, percià va loro sottratto per essere regalato ai ricchi.

L'Italia non ha avuto invece bisogno di nessun "default" per avviare
le stesse scelte di privatizzazione del territorio che sta giÃ
adottando il governo greco: sono bastati il "federalismo demaniale" e
la "manovra finanziaria", che ha fatto mancare i fondi agli enti
locali. Con il pretesto emergenziale di reperire finanziamenti, Comuni
e Regioni hanno cominciato a mettere in "vendita" i terreni e i
monumenti che lo Stato aveva loro appena ceduto. Questa operazione non
avrebbe potuto compierla direttamente lo Stato, perchà poi la Corte
dei Conti avrebbe dovuto intervenire per valutare la congruità dei
prezzi di vendita. Con il trucco del "federalismo demaniale" questo
ostacolo legale à stato aggirato, e cosà i patrimoni immobiliari
potranno passare a cosche private per prezzi simbolici. Insomma, veri
e propri furti.

Tremonti aveva già tentato la privatizzazione dei patrimoni del
Demanio dello Stato quando era ministro dell'Economia tra il 2001 e il
2004, ma si era impantanato negli ostacoli giuridici, ed inoltre il
carattere smaccato dell'operazione aveva contribuito al suo discredito
ed alle sue dimissioni. Nel 2008 Tremonti perà ha potuto rifarsi una
verginità come critico della globalizzazione, grazie anche al
palcoscenico che gli hanno offerto giornalisti "insospettabili" come
Michele Santoro e Gad Lerner. Vista l'entità dell'appoggio mediatico
di cui si à avvalso Tremonti in questi ultimi due anni e mezzo, non
c'Ã da dubitare che tra i beneficiari dei regali di pubblici patrimoni
immobiliari vi saranno anche le basi militari USA e NATO, a conferma
del dato che oggi il Pentagono costituisce la pià grande agenzia di
speculazione immobiliare del pianeta.

Chi negava, come Antonio Di Pietro, che il "federalismo demaniale"
fosse solo un artificio legale per consentire privatizzazioni e
cementificazioni a tappeto, oggi dovrebbe risponderne davanti ai
suoi sostenitori; i quali, a loro volta, dovrebbero non farsi
distrarre dalle disavventure giudiziarie del loro idolo, ma badare al
sodo, domandandosi se anche Di Pietro non porti anche lui, tatuato da
qualche parte, il marchio FMI.

1Â luglio 2010
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