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(it) Editoriale Anarkismo.net: Cile ed Haiti dopo il terremoto: cosà differenti eppure cosà simili... [ca,en,gr]

Date Mon, 8 Mar 2010 18:42:51 +0100



I. Il Cile è stato colpito di nuovo da un terremoto di magnitudo
apocalittica, come nei terremoti del 1938, 1960 e 1985. Con la
precisione di un orologio svizzero, la parte centrale e meridionale
del Cile viene colpita ogni 25 anni da un movimento sismico che getta
il paese in uno stato di profondo shock. Il terremoto del 27 febbraio
è stato uno dei più forti della storia recente - 8,8 gradi della scala
Richter, 9 gradi della scala Mercalli.
L'angoscia di non sapere nulla delle persone care, di non poter
comunicare con loro, cresce di giorno in giorno dopo le distruzioni,
l'isolamento e la morte o la scomaprsa di un grande numero di persone.
L'impotenza è un'ombra che incombe sul cuore. Il conto dei morti è
giunto a quota 700 - qualcuno parla di una cifra finale intorno ai
2.000 quando si avrà una visione più completa delle devastazioni.
Nulla si sa della sorte di molti abitanti delle province colpite nelle
regioni di Maule e di Bío Bío. Quando si stava ancora parlando di
circa 300 vittime, abbiamo appreso che lo tsunami a Constitución aveva
spazzato via almeno 350 abitanti, raddoppiando così il numero dei
morti. Ed ora noi sappiamo che ci sono state altre località colpite
dallo tsunami, per cui l'estensione dei danni non è ancora nota.

Le conseguenze di questo terremoto sul popolo cileno saranno tremende.
Si stima che al presente 2 milioni di persone hanno perso la casa e si
trovano completamente sulla strada. Si sta parlando di più del 10%
della popolazione, il che rende l'idea dell'immenso compito
ricostruttivo che si profila.


II.

Molto è stato detto sulle differenze tra il Cile ed Haiti - il
terremoto nella repubblica dei nostri fratelli caraibici ha prodotto
un numero ben più alto di morti (300.000) e danni molto più grandi,
sia in termini assoluti che relativi. Si è parlato molto delle ragioni
geologiche e sismologiche, della grande profondità dell'epicentro e
dell'area in cui è successo, tutti aspetti che certamente hanno avuto
un ruolo decisivo. Ma al di là di tutto, ciò a cui dobbiamo guardare è
la spiegazione politica, sociale ed economica del perché un terremoto
di così grande magnitudo ha avuto sul Cile un impatto più contenuto.

In verità il Cile non può essere paragonato ad Haiti: ha
infrastrutture nettamente migliori, un'economia meno dipendente e meno
in crisi di quella di Haiti (laddove Haiti costituisce un caso estremo
nel contesto dell'America Latina, il Cile ha goduto di 50 anni di
regimi dediti allo sviluppo nazionale che hanno lasciato il marchio
fino ad oggi) ed una capacità di risposta delle istituzioni nei
confronti dei disastri naturali di gran lunga più efficace. In Cile la
povertà non raggiunge quei sordidi livelli che si vedono in Haiti,
dove la popolazione che vive nei suburbi della capitale sopravvive
mangiando biscotti di fango per ingannare la fame. Ovviamente tutto
ciò non ha niente a che fare con una sorta di "superiorità" dei
cileni, con quella sorta di sciovinisti locali che hanno sputato
paragoni tanto sbagliati quanto odiosi (del tipo "i cileni lavorano
duramente, si danno da fare molto di più e così via"...), ma ha a che
fare principalmente
con le differenti storie delle due repubbliche - storie che hanno
avuto percorsi divergenti fin dai tenpi coloniali, come pure il fatto
che il Cile non è stato mai trasformato in un paese-piantagione o in
un paese-maquiladora, né è stato mai occupato o colpito dagli USA. Il
Cile è pure un paese con una lunga storia di terremoti, un fatto che
gli dà "un vantaggio" rispetto ad Haiti.


III.

Eppure, c'è stato poco dibattito sulle somiglianze tra i due paesi. La
somiglianza più evidente è che sono i poveri a soffrire di più dagli
effetti. Anche se un terremoto colpisce tutti allo stesso modo, ci
sono alcuni che sono meglio attrezzati di altri ad affrontare il sisma
e le difficoltà che seguono. Neanche il Cile è sfuggito a questa legge
ed i settori maggiormente colpiti sono i quartieri più poveri, quelli
con le case fatte di cartongesso. Inoltre, sappiamo da testimoni
affidabili che gli aiuti in questi quartieri sono lenti ed
insufficienti - queste zone non sono una priorità per nessuno, anche
se sono proprio le aree in cui dovrebbero concentrarsi di più gli
aiuti, viste le precarie condizioni dei loro abitanti.

Inoltre, gran parte delle devastazioni deriva da infrastrutture
inadeguate. In un paese che aveva una buona esperienza nell'affrontare
i terremoti e che aveva subito il grosso sisma di metà degli anni '80,
era sorta una certa consapevolezza della necessità di costruire
infrastrutture che potessero reggere all'impatto con un'area
tettonicamente attiva come il Cile. Però, alla metà degli anni '90, la
Concertación [1], che ha proseguito sul disastroso modello
neoliberista ereditato dalla dittatura, ha iniziato a privatizzare e
ad esternalizzare i servizi delle aziende pubbliche verso molte
multinazionali, le quali non risponderanno mai per i ponti distrutti,
per le autostrade e le vie di comunicazione la cui distruzione ha
immobilizzato il paese, lasciando migliaia di persone isolate ed
abbandonate a metà strada del loro viaggio, lontane da casa. E' il
caso di ricordare che molti dei progetti messi in cantiere dal
Ministero dei Lavori Pubblici diversi
decenni fa sono rimasti intatti, mentre costosissime strade costruite
solo alcuni anni fa si sono sbriciolate come biscotti, nonostante gli
enormi costi. Posso personalmente confermare le ragioni della
fragilità dei lavori stradali: agli inizi del 2003 lavoravo sul
passante di Rancagua in Doñihue. Quando il geologo raccomandò di
scavare fino a 1.80-2.00 metri in alcune sezioni a causa del terreno
instabile, prevalse l'ordine di risparmiare sui costi, per cui si
scavò solo fino a 30 centimetri. Sapevamo che quelle strade non
sarebbero durate più di 10 anni. Ora il terremoto verrà usato come
scusante, ma resta il fatto innegabile che le costruzioni pubbliche
restano in piedi, mentre quelle privatizzate crollano.

La stessa cosa accade nell'edilizia. Alla fine degli anni '90, ci fu
lo scandalo delle case COPEVA [2], che dopo pochi mesi dalla
costruzione iniziarono a riempirsi di crepe, i proprietari dovevano
avvolgere i muri esterni con teli plastificati durante l'inverno,
molte case furono abbattute poco dopo, e questo dimostra che la
politica (anti)sociale della casa in questo paese - e l'edilizia in
generale - non è altro che un business per i capitalisti immobiliari.
Un affare, inoltre, facilitato da ogni sorta di corruzione e di
negligenza imputabili agli stessi governi della Concertación, con
alcuni esponenti governativi direttamente coinvolti nel business.
Occorre ricordare che allo scandalo COPEVA venne collegato il nome del
democristiano ministro degli interni, Pérez Yoma. Oggi vediamo molti
edifici moderni, molti progetti edilizi di persone che con grandi
sacrifici erano riusciti a realizzare il loro "sogno di possedere una
casa" minati nelle
fondamenta, con danni strutturali che rendono queste case del tutto
inabitabili. Il caso più drammatico è quello dell'edificio di 15 piani
che è crollato a Concepción con circa 100 persone dentro. Era un
edificio nuovo di zecca, con appartamenti ancora invenduti. E' vero
che un sì potente terremoto farà sempre danni e che non ri riesce mai
a fare abbastanza per evitare vittime, ma come si può giustificare il
fatto che sono state proprio le costruzioni più nuove quelle a
soffrire dei danni maggiori?

Come ad Haiti, succederà anche in Cile che nessun capitalista verrà
chiamato a rispondere per questi atti criminali. E' perciò necessario
che il popolo si mobiliti e chieda giustizia, denunciando come una
politica criminale quella fondata sulla privatizzazione dei lavori
pubblici, della proprietà e delle strade, come il terremoto stesso ha
dimostrato. Ci sono dei funzionari che devono rispondere di questo, e
se il popolo non li metterà con le spalle al muro, questi signori non
si riterranno mai responsabili.


IV.

Un'altra somiglianza con Haiti è la risposta repressiva e la
militarizzazione degli aiuti umanitari. Sebbene entrambi i casi
presentino delle ovvie differenze (in Haiti la militarizzazione
umanitaria è servita a favorire l'occupazione militare del paese per
farne una importante enclave geostrategica per gli USA, all'interno
della militarizzazione della regione caraibica e della restaurazione
del potere statunitense in America Latina), in entrambi i casi però
l'isteria relativa agli "sciacalli" è stata usata per giustificare la
presenza delle forze armate per proteggere gli interessi dell'elite.

A Concepción, molte persone non hanno ricevuto aiuti di nessun tipo
per un giorno e mezzo. Il che è particolarmente vero per i quartieri
proletari dove è arrivato ben poco o niente. In preda alla
disperazione, la gente ha semplicemente risposto al più profondo degli
istinti umani: sopravvivere! La gente è andata nei supermercati, nelle
stazioni di benzina, nelle farmacie a procurarsi le cose necessarie,
il cibo per le loro famiglie. Oppure avremmo dovuto aspettarci che la
gente giacesse d'inedia, sopraffatta dalla fatica, dalla fame e dalla
sete, mentre nei supermercati c'era tutto quel ben di dio? Queste sono
persone normali, gente comune, madri, padri, giovani che hanno preso
cartoni di latte, riso, qualunque cosa trovassero.

"Saccheggiatori!" hanno urlato le autorità, demonizzando la giusta
rivendicazione del diritto di vivere, di mangiare, di dissetarsi, di
aver cura dei propri figli. Stanno distorcendo le cose al punto di
arrivare a dire che non c'era nessun bisogno di "saccheggiare", che la
gente stava rubando solo beni di lusso, elettrodomestici, CD e DVD,
mentre la verità è un'altra. Alla fine serviva solo che un paio di
banche fossero assalite ed è stata isteria assoluta. "Feccia", hanno
urlato, per disumanizzare la gente affamata e bisognosa, una parola
flessibile sempre pronta all'uso per giustificare l'omicidio politico.
Nell'era di Pinochet venivano chiamati "umanoidi": i termini cambiano,
ma resta la stessa idea politica repressiva.

La stessa "feccia" di New Orleans e Port-au-Prince compare ora nelle
strade di Concepción, e fin da subito, il neo-presidente eletto
Sebastián Piñera, insieme ai suoi fidi nei governi locali come la
Dott.ssa [Jacqueline] Van Rysselberghe a Concepción, ha ritenuto
offensivo come queste persone che avevano perso tutto non avessero
nessun rispetto per la proprietà delle catene dei grandi supermercati.
E se gli aiuti giungevano lentamente, non c'era invece nessun problema
nel mobilitare alcune migliaia di soldati per mantenere la legge
marziale a Concepción. E se non c'era acqua per dissetarsi, ce n'era
invece tanta per riempire i cannoni ad acqua da usare contro la
"feccia" che stava "saccheggiando" attività commerciali "oneste" come
Lider (Wal Mart) e Santa Isabel. Il governo ha decretato lo stato
d'assedio ed il coprifuoco, dando ascolto alla destra politica, ai
grossi imprenditori ed agli uomini d'affari che, mentre sparlano di
"solidarietà", non
si sognano nemmeno di dare alla gente qualche pacco di riso dei loro
supermercati. Cose del genere non si vedevano dal 1987 - ossia, per
coloro che hanno la memoria corta, dai tempi della dittatura. Il che
dimostra che certe abitudini autoritarie non sono affatto morte, anche
dopo due decenni di "democrazia controllata".

Ai bravi cittadini si chiede ora di mettersi in fila, di sopportare la
fame e la sete ed il pianto dei loro figli. L'ordine è stato
ristabilito nuovamente grazie agli stivaloni. La proprietà privata è
ancora una volta salva.

E' nei tempi di crisi che il sistema mostra il suo vero volto. E
Concepción, come Port-au-Prince, lo dimostra in tutta la sua crudeltà:
la proprietà dei capitalisti è più importante delle vite e del
benessere di centinaia di migliaia di persone nell'indigenza. Non è
una coincidenza che il capitalismo venga a volte definito "selvaggio".


V.

Ma Haiti ed il Cile son pur tuttavia simili, perché il bisogno fa
venire fuori quell'istinto essenziale al mutuo appoggio tale da
permettere alle persone di sopravvivere, di andare avanti e di
diventare protagonisti di diritto nella storia. Spetta ai settori
popolari incoraggiare e sviluppare queste tendenze verso
l'organizzazione popolare e verso la solidarietà, affinché possano
andare ben al di là del livello della mera sopravvivenza. Così che
possano contribuire alla creazione di una nuova società, una società
altruista, una società libertaria, che possa disfarsi del pesante
fardello dell'individualismo impostoci con la forza dal crudele
modello neoliberista impiantato in Cile dalla dittatura e
successivamente passato nelle mani della "democrazia controllata".

Fra i tanti messaggi di sostegno che sono giunti da amici e compagni
in queste ore tremende, vorrei ricordare quelli arrivati in grande
numero dai fratelli e dalle sorelle di Haiti. Anche nella loro
sofferenza, sono ancora capaci di trovare il modo per manifestare la
loro solidarietà al popolo cileno. Noi sentiamo il loro dolore ed ora
essi sentono il nostro.

Un compagno da Grandans (Grand'Anse) mi ha scritto immediatamente
sabato: "Caro José Antonio, apprezzo il tuo impegno di solidarietà
verso il popoIo haitiano. Oggi sono stato molto turbato dal violento e
imponente terremoto in Cile. Spero che la tua famiglia sia salva e
stia bene, e che il tuo paese possa riprendersi rapidamente. Noi siamo
pronti a dividere quel poco che abbiamo con te, se necessario.
Arrivederci, Maxime Roumer".

Messaggi come questo mi rammentano che la solidarietà è la sensibilità
delle persone.


José Antonio Gutiérrez D.
1 Marzo 2010

Traduzione a cura di FdCA - Ufficio relazioni internazionali

Note del traduttore:
1. La "Concertazione dei Partiti per la Democrazia" è la coalizione
che ha governato il Cile dalla fine della dittatura nel 1990.
2. Nel 1997, le case costruite dal più grande concessionario del
governo, la COPEVA, a Villa Los Puertos, sono crollate dopo una
tempesta di pioggia lasciando 1.000 persone senza tetto.

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