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(it) Susa. Assedio al Castello

Date Mon, 18 Feb 2013 21:08:28 +0100


Susa. Assedio al Castello
Sabato 16 febbraio. Il sindaco di Susa accoglie sulla porta i suoi
ospiti, tutti selezionati con cura tra si tav di provata fede,
imprenditori che cambiano nome alle società al ritmo di un fallimento
all’anno, qualche amministratore locale e un pugno di segusini, scelti
tra coloro che avevano inviato la mail filtro al comune. In sala il
mago Virano illustra il miracolo del supertreno che rende sempre più
verde la valle.
Un paio di abitanti della Frazione S. Giuliano, destinata ad essere
schiacciata dal cantiere Tav, parlano dei lacrimogeni che avevano
invaso il paese durante l’imposizione violenta di un sondaggio lo
scorso 14 novembre. La risposta? Ve li siete meritati.
Se questo era il clima dentro la sala, non migliore era la situazione
all’esterno.
Tutte le strade di accesso al castello della contessa Adelaide erano
chiuse da poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa. I primi ad
avvicinarsi vengono identificati e perquisiti. Di fronte ad ogni
blocco della polizia si costituisce un presidio resistente dei No Tav.
L’ingresso e l’uscita delle auto dei papaveri più noti avvengono tra
spintoni, qualche colpo di scudo e qualche pedata. La polizia,
nonostante l’ampio schieramento di uomini dell’antisommossa, un folto
nugolo di digos e ben due vicequestori, deve guadagnarsi passo dopo
passo lo spazio per far passare i vari Virano, Saitta, Esposito.
Le scena più edificante è il brusco strattonamento di un’anziana No
Tav di Caprie che si era messa davanti all’auto del presidente della
Provincia Saitta. L’auto è poi partita tra insulti e sputi. Guarda il
video di RepubblicaTV.
Alla fine i maggiorenti escono su auto blindate della polizia.

L’epilogo della serata regala una boccata di buon umore ai No Tav.
Usciti tutti i politici la polizia si accinge a partire. Stranamente
il blocco di poliziotti dell’antisommossa sotto l’arco che immette nel
piazzale della cattedrale non viene rimosso: i robocop continuano a
fronteggiare i No Tav. Poi cominciano ad indietreggiare. I No Tav
afferrano le transenne ed avanzano all’interno della piazza, c’è un
parapiglia, poi l’antisommossa riprende la marcia del gambero. I digos
si rendono conto della figuraccia e saltellano di qua e di là. Finirà
con una trentina di robocop in fondo alla piazza, fronteggiati da una
quarantina di No Tav che li sbeffeggiano, suggerendo loro di
tornarsene a casa.
Gli uomini della “politica” perdono la calma e si lasciano andare a
qualche insulto.
La comica finale va avanti per circa mezz’ora, finché non arrivano i
carabinieri a “salvare” (dal ridicolo) la polizia. L’ultima scena è
degna di Stanlio e Ollio. I poliziotti che nessuno minaccia scappano
sui loro mezzi, tra le risate generali.

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