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(it) Comunicato Seg. Nazionale FdCA: Sulle dimissioni dell'amministratore delegato della premiata ditta vaticana

Date Mon, 18 Feb 2013 21:05:27 +0100


Comunicato Seg. Nazionale FdCA: Sulle dimissioni dell'amministratore
delegato della premiata ditta vaticana
Tutti a scervellarsi, dopo le dimissioni di papa Ratzingher, e non
sono pochi quanti si sforzano di trovare motivi e ragioni di queste
strane dimissioni. E allora via, a sfogliare il diritto canonico con
la speranza di avere conferme alla scelta del papa abdicatore, è
inevitabile il tuffo nella storia: a memoria di secoli non si ricorda
di un papa che abbia rassegnato le proprie dimissioni, anche perché
secondo la gerarchia vaticana avrebbe dovuto rassegnarle direttamente
nelle mani di dio. Ma forse la stanchezza del papa non sarà stata
diagnosticata da qualche santo, in un paradiso più o meno fiscale, ma
è più quella di chi naviga in un mare di debiti e di vincoli di
bilancio, quelli del Vaticano e dei suoi benefattori.
Dobbiamo credere alla debolezza umana di un papa teologo che, con gli
anatemi che hanno caratterizzato la sua carriera tra le fila
dell'armata dei curati, con le crociate continue, alimentate dalla
reazione politica imperante, contro gli omosessuali, contro il
comunismo, contro tutto ciò che metteva la Chiesa cattolica di fronte
alle contraddizioni della società, ed ai tentativi tesi a superarli ha
di fatto ricondotto la Chiesa cattolica all'Ottocento, quando i
peggiori nemici erano il liberalismo, la democrazia ed il socialismo?
A un senso di fallimento dovuto al crollo della popolarità papale
svelato da un uso disinvolto dei social network, dove invece che
raccomandazioni ed indulgenze si beccano contumelie e domande
provocatorie? Alla solitudine di una chiesa sempre meno dialettica e
quindi fragile, alla concorrenza spietata di religioni più giovani, e
quindi più aggressive?

Forse tutto vero, ma non si può pensare che la stanchezza di un papa
sia dovuta solo alla propria crisi di rappresentanza, alle pecorelle
ormai adulte ed abituate a vivere la propria vita senza il filtro
della morale cattolica. Più sensatamente si può supporre che, vista la
crisi economica, la sua scelta non sia tanto differente da quella di
qualsiasi amministratore delegato messo in minoranza dal consiglio di
amministrazione. Non perché vi sia una riscoperta della democrazia
tanto odiata che prende vita all'interno del consiglio di
amministrazione, ma perché come sempre è la forza degli azionisti a
fare la differenza. Ricordiamo che il Vaticano è e resta uno Stato a
tutti gli effetti con un centro finanziario che gestisce il capitale
immobiliare (APSA, il Patrimonio Apostolico Santa Sede), con un
ministero dell'economia, e da una banca, lo (IOR) Istituto opere
religiose.

Lo IOR è da sempre un paradiso per il riciclaggio di denaro, grazie
alla sua extraterritorialità, che verrà a mancare dovendosi
uniformarsi alle leggi europee, ma che ha fatto sì che ingenti
capitali siano stati investiti nelle banche degli amici tedeschi,
sottraendoli a Unicredit e Intesa San Paolo. Evidentemente si vuole
coprire quanto di sporco vi sia non solo nei 23 milioni di euro
incriminati, che hanno dato il via allo spionaggio con il sacrificio
del maggiordomo, finito per essere colpevole di stare dalla parte
opposta del papa. Ci sono anche l'obolo di San Pietro, in declino da
anni, i debiti accumulati con il Comune di Roma e sempre pagati dal
contribuente italiano, la perdita del S. Raffaele di Milano,
aggiudicato a Rotelli che ne ha la gestione finanziaria diretta, e
tutta la difficoltà della sanità pontificia che, grazie alla crisi, si
è vista tagliare miliardi di euro di finanziamento pubblico e che sta
costringendo le varie fazioni
dei porporati a ridefinire il proprio rapporto economico con la
finanza e con gli Stati, a partire da quello italiano.

115.000 immobili, 9.000 scuole, 4.000 ospedali e cliniche di vario
ordine, un capitale immobiliare di miliardi di euro, la sottrazione al
fisco, solo in Italia di 6 miliardi di euro all'anno, che grazie al
Concordato Stato-Chiesa non possono essere verificati, tant'è che il
Vaticano denuncia un capitale immobiliare di soli 50.000.000 di euro,
forse per rispettare almeno nominalmente il voto di povertà. La
riconversione di immobili in alberghi esentasse che sono la base
gratuita di ingenti incassi nelle casse Vaticane del turismo religioso
sfuggono finora ad ogni controllo fiscale, ma rischiano almeno
parzialmente di cadere sotto la scure dell'IMU.

Una matassa intricata, e forse è da ricercarsi tra gli azionisti di
maggioranza, curati e laici, l'impossibilità del capo della chiesa a
ricomporre interessi finanziari divergenti. Non basta evidentemente
l'aver cacciato Gotti Tedeschi dallo IOR per avere il controllo del
sistema finanziario vaticano, che, per mantenersi deve poter
continuare ad avere un flusso di capitali ingenti. Le richieste
dell'Unione Europea sulla trasparenza inducono a pensare che non sia
più possibile avere nel cuore di Roma una piattaforma finanziaria come
se fossero le Isole Cayman, un paradiso fiscale dedito al riciclaggio
di danaro e non sottoposto a nessun accertamento fiscale. E i debiti
accumulati, in un periodo di forte crisi economica, mettono in crisi
un sistema parassitario che vive di trasferimenti pubblici, dove il
patto di stabilità farà il resto aprendo scenari complicati nella vita
economica legata alle finanze vaticane. Forse non basteranno le
dimissioni del
amministratore delegato, ci vorrà un miracolo.

Segreteria Nazionale
Federazione dei Comunisti Anarchici

14 febbraio 2013


http://www.fdca.it
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