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(it) Torino. Arance amare: giro per i mercati popolari

Date Sat, 26 Jan 2013 10:02:56 +0100


Torino. Arance amare: giro per i mercati popolari
Sabato 26 gennaio giro informativo nei mercati delle zone popolari di
Torino. Appuntamento alle 9,30 in corso Palermo 46
per info: 338 6594361
Storie di africani come noi
Le arance, i mandarini, le clementine che fanno mostra di se nei
mercati di Torino, sono state raccolte da lavoratori stagionali, che
vengono pagati 50 cent alla cassetta di arance, 1 euro per cassetta di
mandarini. Ogni cassetta pesa una media di 18/20 chili. In una
giornata di lavoro la media arriva a 25 euro. In nero, non tutti i
giorni ma solo quelli che il caporale ingaggiato dai padroni decide di
sceglierti. Se alzi la testa, se reclami per i ritmi o per la paga,
puoi anche andartene, perché nessuno ti chiamerà più.
Gli agrumi nei nostri mercati costano molto di più: la fetta più
grossa la mangia la grande distribuzione, per i produttori restano
solo le briciole. I braccianti sono al fondo della catena dello
sfruttamento. Senza di loro però arance e mandarini resterebbero a
marcire sugli alberi.
A volte gli agrumi sono distrutti, perché raccoglierli non conviene,
meglio importare dall’estero, nonostante il dispendio di energia,
l’inquinamento, lo spreco di cose buone da mangiare.
Una follia. Una follia con una logica: conta solo il profitto, costi,
quel che costi.
Di chi lavora come uno schiavo, di chi nei nostri quartieri fa fatica
ad arrivare a fine mese, non importa niente a nessuno.
I media ci raccontano di migrazioni epocali, di emergenze continue per
giustificare le condizioni di vita indecenti dei braccianti africani.
Per loro non ci sono tende o gabinetti funzionanti quando arrivano
nella piana di Gioia Tauro per la raccolta degli agrumi. Di affittare
una casa non se ne parla nemmeno: a Rosarno o a San Ferdinando una
stanza costa come nel centro di Milano o Roma.
In realtà basterebbero pochi soldi per mettere su strutture decenti,
basterebbero liste pubbliche per tagliare fuori i caporali, basterebbe
che chi guadagna, e bene, sul lavoro degli stagionali, ci mettesse
qualcosa del suo per garantire loro un letto e una doccia. Invece no.
Così le tendopoli scoppiano subito, circondate da baracche fatte di
lastre di amianto e teli di plastica, così per i bisogni ci sono buche
a cielo aperto.
Quella dell'emergenza è una bufala che ci raccontano perché è più
facile immaginare una fame tutta africana, che vedere la realtà. La
realtà è fatta di operai del nord che hanno perso il lavoro e vengono
a fare la raccolta per rimediare un salario, la realtà è fatta di
richiedenti asilo che attendono da oltre due anni la risposta che
consentirebbe loro di andare via, di cercarsi un lavoro stabile.
La condizione dei lavoratori africani è ormai la condizione di tanta
parte dei lavoratori italiani.
Due anni fa a Rosarno, dopo che tre di loro erano stati presi a
fucilate i braccianti si rivoltarono, occupando le strade e bloccando
tutto.
In questi ultimi due anni i facchini della logistica, quelli che
caricano e scaricano i camion per i grandi supermercati, stanchi di
sfruttamento, caporalato, paghe in nero, hanno condotto lotte
durissime e spesso sono riusciti a migliorare la loro condizione. La
lotta di classe parte dagli ultimi.
In questi anni governo e fascisti hanno cercato di far scoppiare la
guerra tra italiani poveri e immigrati poveri. Nel frattempo hanno
fatto la guerra a tutti i poveri, italiani ed immigrati.
Gli immigrati sono più deboli perché per le leggi del nostro paese se
non hanno un lavoro non possono avere il permesso di soggiorno.
Nonostante questo negli ultimi anni hanno cominciato ad alzare la
testa e a lottare contro i padroni che sfruttano allo stesso modo
italiani ed immigrati.
Con il pretesto della crisi, dell’emergenza governo e padroni ci hanno
tolto libertà a tutele conquistate in decenni di lotta di classe. In
Italia aumentano i poveri, gli sfrattati, i disoccupati, ma i ricchi
sono sempre più ricchi. L’unica emergenza è quella quotidiana di uno
sfruttamento senza limiti, perché per i padroni non conta il colore
delle pelle, ma quello dei soldi.

Le arance che mangiamo sono sempre più amare.

Federazione Anarchica Torinese – FAI
Corso Palermo 46 – riunioni aperte ogni giovedì dalle 21
http://anarresinfo.noblogs.org
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