A - I n f o s

a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **
News in all languages
Last 30 posts (Homepage) Last two weeks' posts Our archives of old posts

The last 100 posts, according to language
Greek_ 中文 Chinese_ Castellano_ Catalan_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement

The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_
First few lines of all posts of last 24 hours

Links to indexes of first few lines of all posts of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005 | of 2006 | of 2007 | of 2008 | of 2009 | of 2010 | of 2011 | of 2012 | of 2013

Syndication Of A-Infos - including RDF - How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups

(it) Gruppo Salsedo: PARIGI-BAMAKO SOLA ANDATA. Riflessioni sulla guerra in Mali.

Date Thu, 24 Jan 2013 23:51:54 +0100


PARIGI-BAMAKO SOLA ANDATA
Riflessioni sulla guerra in Mali
L'11 gennaio il governo francese ha dato inizio a un'operazione
militare in Mali. Ha dichiarato di intervenire per sostenere le unità
maliane contro il terrorismo di matrice islamica che imperversa in
quell'area e per difendere la popolazione dalle violenze. Qualche
giorno dopo, il 14 e il 17, rispettivamente la Germania e l'Italia,
attraverso i loro ministri degli esteri, hanno affermato di appoggiare
l'attacco francese in Mali e di essere disponibili a offrire supporto
logistico. In poche parole l'Europa è di nuovo in GUERRA.
Esaminando più nel dettaglio la questione ci si rende conto
dell'infondatezza delle motivazioni ufficiali e delle mille
contraddizioni che inevitabilmente ne scaturiscono.
- È impossibile credere che sia stata l'emergenza umanitaria, causata
dal colpo di stato in Mali, a spingere l'Europa a intraprendere questa
nuova guerra. L'Africa è vessata, da decenni, da miriadi di focolai di
violenza e nessuna potenza occidentale se ne è mai seriamente
interessata. Si dirà che in Mali ad aggravare la situazione c'è
l'emergenza “terrorismo islamico”. Perché, allora, non si è ingaggiata
battaglia contro le milizie islamiche Boko Haram che stuprano,
uccidono e torturano civili dal 2002 nel nord della Nigeria, o contro
l'organizzazione Al-Shabaab, considerata ufficialmente una cellula di
Al-Qaeda, che dal 2006 ad oggi si è macchiata di migliaia di omicidi
nel sud della Somalia?
- Perché l'Europa non intervine in Siria o in Congo - paesi in cui la
popolazione civile è sotto attacco da mesi e i morti ormai non si
contano più (in Siria si stima siano più di 60 mila) - ed è invece
intervenuta in Libia?
- Come mai i “disordini” in Mali sono cominciati all'indomani
dell'uccisione di Gheddafi e proprio per mano dei Tuareg del Movimento
Nazionale per la Liberazione dell'Azawad, un gruppo armato che
innumerevoli fonti giornalistiche dicono essere stato finanziato e
armato dal governo francese durante la guerra libica? Da sempre i
separatisti Tuareg lottano per l'indipendenza della regione
dell'Azawad, nel nord del paese, intrattenendo
rapporti costanti anche con Ansar Dine (milizia islamica costituita
prevalentemente da Tuareg). È difficile credere che la Francia non
sapesse a chi forniva soldi, armi e istruttori militari.

- Dobbiamo considerare questa “nuova” guerra come la prosecuzione
naturale della campagna libica e renderci conto che, probabilmente, ci
troviamo di fronte a una precisa strategia neo-coloniale di controllo
politico del territorio, finalizzato allo sfruttamento delle risorse
naturali e inquadrato in un'ottica di contrasto dell'avanzata dei
capitali cinesi in Africa. La Cina, infatti, è il primo partner
commerciale di Tanzania, Zambia, Congo ed Etiopia (dove il PIL cresce
con una media del 5,2% l'anno, cifre impressionanti) e in molte zone
vanta l'esclusiva sui diritti di estrazione delle risorse. Il prossimo
futuro sarà contraddistinto da crisi energetiche e difficoltà di
approvvigionamento di materie prime e non c'è da stupirsi che il
capitalismo mondiale stia correndo ai ripari per garantirsi, con ogni
mezzo, una parte del bottino. I governi sanno che la guerra è un mezzo
impareggiabile per movimentare repentinamente capitali enormi e
risollevare la produzione industriale (fiaccata dalla crisi economica)
e per riorganizzare, in un sol colpo, equilibri politici ritenuti non
più funzionali.

- È falso che la guerra sia l'extrema ratio in fatto di politica
estera. Gli stati la utilizzano come e quando vogliono, e vi si
preparano costantemente. L'Italia ne è un esempio: la Penisola è
costellata di basi militari italiane e americane (le cosiddette
servitù militari) che continuamente vengono ampliate e dotate di nuovi
strumenti di morte, come si sta facendo a Niscemi (CL) con la
costruzione del Mobile User Objective System (MUOS), un sistema di
antenne ad alta frequenza per la comunicazione satellitare, altamente
nocivo per la salute umana.
In Italia ogni giorno circa duemila persone perdono il lavoro, per un
totale, entro la fine dell'anno, di più di quattro milioni di
disoccupati, uomini e donne ai quali dobbiamo sommare l'enorme numero
di cassaintegrati e precari.
Nonostante questo scenario catastrofico, il governo ha pensato bene di
spendere 15 miliardi di euro (il costo di una legge finanziaria) per
acquistare novanta cacciabombardieri F-35. Come se non bastasse, il
ministero della difesa è l’unico ad aver ottenuto dal governo Monti un
aumento delle dotazioni finanziarie (oltre un miliardo nei prossimi
tre anni).
Anche Trapani ha toccato con mano gli effetti nefasti del vivere in un
territorio militarizzato: l'aeroporto militare di Birgi è stato tra i
più utilizzati durante la guerra in Libia e gli effetti sull'economia
cittadina, a causa del blocco totale delle partenze degli aerei
civili, sono stati devastanti. E non si può escludere che la base
verrà utilizzata per le operazioni in Mali e che Trapani, suo
malgrado, ridiverrà un teatro di guerra.

- Per nulla secondario è, inoltre, l'effetto del conflitto sulla vita
politica interna. L'allarme costante per eventuali attacchi
terroristici di rappresaglia e/o il moltiplicarsi in maniera
esponenziale, a causa dei profughi, dell'immigrazione “clandestina”
offrono solidi pretesti per restringere le già fittissime trame della
legge e reprimere più “efficacemente” il dissenso interno, creando
nuovi reati o inasprendo le pene per quelli già previsti.
L'assottigliamento dei diritti causato dal clima emergenziale permette
alle forze politiche al governo di eludere il dibattito ed
approcciarsi ai problemi sociali, politici e sindacali come fossero
mere questioni di ordine pubblico.
La guerra è la quintessenza del capitalismo e finché esisterà il
capitalismo esisterà la guerra.
Il capitalismo e lo stato sono da sempre alleati in una guerra senza
fine contro ognuno di noi. Quando non possono usare né fucili né
bombe, in tempo di pace, hanno armi altrettanto devastanti
socialmente: il precariato, la disoccupazione, i licenziamenti, la
cassa integrazione, i radar nocivi come il MUOS, le opere inutili e
pericolose come il TAV o le fabbriche della morte come l'ILVA.
Non è economia. È violenza. È guerra.

Gruppo Anarchico "Andrea Salsedo" - Trapani

22/01/2013
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe http://ainfos.ca/cgi-bin/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it


A-Infos Information Center