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(it) Alessandria: il 22 contro le cave

Date Tue, 15 Jan 2013 15:53:25 +0100


IL 22 DECIDONO.....CONTRO LE CAVE SI PARTE DA SEZZADIO SI
ARRIVA AD ALESSANDRIA
Raccogliamo l'invito dei firmatari dell'appello "10 domande
alla provincia di Alessandria sulle discariche in zona Sezzadio e
Castelnuovo dell'11 gennaio 2013" per porre l'accento sulla grave
situazione che si andrà determinando nella nostra provincia e in
particolare nei paesi limitrofi alla nostra città se si attuerà il
Piano Cave del COCIV datato novembre 2012.
Il progetto dell'altra velocità/capacità fra Genova e Milano
che si snoderà nei territori alessandrini dal Porto di Genova - Val
Polcevera - Val Lemme - Arquata - Novi ligure per arrivare a Tortona
prevede la costruzione di un lungo tunnel (39 km di galleria)
nell'appennino Ligure-Piemontese e una quantità notevole di roccia da
scavo, 10 milioni di metri cubi di smarino da depositare nelle 30 cave
individuate nella nostra provincia. Queste rocce e questa terra
contengono l'amianto (come ampiamente documentato nella relazione
della provincia di Alessandria) e materiali inquinanti usati per
stabilizzare il terreno quanto è poco consistente. Tutta questa terra
"inquinata" porterà al movimento di circa 1 milione di camion che
transiteranno sulle nostre strade per molti anni versando smarino
nelle cave sia di giorno che di notte. L'amianto essendo volatile si
può bene immaginare cosa può portare nella popolazione che vive lungo
il tragitto dei camion e intorno alle cave. In più il materiale
inquinante potrebbe scendere con la pioggia nel terreno sottostante
(non sono previsti teli in linea di massima) e andare a inquinare le
falde in prossimità. Da come si vede dal progetto in ben 5 siti di
cave nei dintorni di Alessandria si scrive presenza di falde o area di
ricarica di falda - e più precisamente:

Spinetta Marengo (vicino al resort "La Fermata") in Cascina
Bolla il cui volume potenziale è di 1 milione di metri cubi;

Sezzadio in C.na Sopra Badia 2, vincolo PTA - area di ricarica
falda - volume potenziale di 30.000 metri cubi.

Queste due cave sono di livello A potenzialmente con i
migliori requisiti.

Quelle di livello C, con delle limitazioni ambientali sono le
seguenti cave:

Casal Cermelli in C.na Pitocca volume 30.000 metri cubi con
presenza di falda e vincolo ambientale, area naturalistica vicino
all'Orba in relazione agli ecosistemi pluviali e faunistici;

sempre a Casal Cermelli in c.na Rossina (lago) volume 200.000
metri cubi con presenza di falda e vincolo ambientale;

Castelnuovo Bormida in C.na Scapino volume 1.200.000 metri
cubi area di ricarica falda;

infine a Sezzadio la C.na Borio volume 900.000 metri cubi area
ricarica falda ma già contesa dalla Riccoboni per smaltimento rifiuti
non pericolosi.

Ma sono 30 le cave e già queste indicano chiaramente (nel loro
progetto) problematiche relative alla contaminazione delle acque.

Senza contare che nella relazione della provincia non sono
previsti organismi per il controllo di possibili infiltrazioni della
"criminalità dei rifiuti" che potrebbero approfittare della terra da
scavo per coprire eventuali versamenti illeciti di rifiuti non
controllati e pericolosi.

Una cosa è chiara che la ditta Riccoboni che vorrebbe
utilizzare la cava della cascina Borio di Sezzadio è implicata nello
scandalo andaluso dei rifiuti pericolosi mandati in Spagna (denuncia
di Lega Ambiente e il Manifesto). Sempre sulla cascina Borio diversi
sono i pareri negativi dati da tecnici qualificati (vedi relazione del
professore Antonio della Giusta, ordinario della facoltà di Scienze
MFN dell'università di Padova) che dice: "il sito non risulta
pienamente idoneo, per ubicazione e caratteristiche, ad ospitare un
impianto di discarica da momento che l'intervento interessa un
territorio che sovrasta un sistema idrico sotterraneo estremamente
vulnerabile e vulnerato. Infatti la posizione marginale del sito in
esame rispetto alla depressione quaternaria padana fa sì che gli
orizzonti semi permeabili che normalmente isolano il sistema acquifero
profondo da quello superficiale siano qui poco continui
lateralmente.....Il sistema profondo è suscettibile ad una
vulnerazione proveniente dagli strati superficiali."

E quale sarà la situazione dei pozzi idropotabili? Si inquineranno?

Le indagini future effettuate non sono sufficienti ad
escludere nel tempo un rischio accidentale di contaminazione della
falda nell'area di ricarica della riserva idrica sottorranea più
importante dell'alessandrino meridionale, così si conclude la
relazione del professore sopra citato.

E allora come la mettiamo?

Ci conviene veramente tutto ciò?

E' così indispensabile questa grande opera sulla pelle degli
alessandrini?

Non ne abbiamo a sufficienza di fabbriche, pesticidi per
l'agricoltura ecc., che quotidianamente riempiono gli ospedali in nome
di quale progresso?

In nome dei grandi costruttori - dell'economia in mano a pochi
scellerati gestori della nostra vita.

Il comitato popolare no tav no terzo valico di Alessandria ha
da tempo svolto numerose iniziative sul territorio con presidi,
volantinaggi, mostre, performances. Quindi ci siamo prodigati a far
conoscere questo nefasto progetto.

Noi saremo presenti alla conferenza stampa ad Acqui Terme il
16 gennaio alle ore 18.00 nella sala consigliare e invitiamo tutti gli
alessandrini e tutti coloro che sono contrari alle discariche a
partecipare al presidio contro l'autorizzazione della provincia alla
Conferenza dei Servizi del 22 gennaio in via Galimberti 2 ore 10.00 in
Alessandria.

Comitato popolare no tav no terzo valico di Alessandria

No-tav Mi-Ge(comitato di alessandria) facebook

noterzovalicoal@libero.it
http://notavterzovalico.wordpress.com/
da labperlanera- libero.it
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