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(it) Rivolta di massa in Slovenia [en]

Date Wed, 19 Dec 2012 08:40:48 +0100


Rivolta di massa in Slovenia [en]
La scintilla ha acceso la rivolta contro l'elite politico-economica e
contro l'intero sistema capitalistico
La Slovenia à scossa dalla prima rivolta di massa degli ultimi 20 anni
e dalla prima rivolta in assoluto contro il sistema politico, contro
le politiche di austerity, tanto che in alcune città sta assumendo un
carattere anti-capitalista.
In meno di tre settimane ci sono state 35 manifestazioni in 18 cittÃ,
dove pià di 70.000 persone sono scese in piazza insieme. Le
manifestazioni si sono spesso trasformate in scontri con la polizia
che cerca di reprimerle violentemente. 284 persone sono state
arrestate, alcune sono state rilasciate, altre no. Molti sono i
feriti.
Tutto à iniziato a metà di novembre con le persone che protestavano
contro il corrotto sindaco della seconda città della Slovenia, Maribor
(già dimessosi). Lo slogan che scandivano era Gotof je (sei finito)
che à stato poi utilizzato contro quasi tutti i politici sloveni. In
pochi giorni le proteste si sono diffuse in tutto il paese. Stanno
diventando sempre pià il canale tramite cui le persone esprimono la
rabbia verso le condizioni generali in cui versa la societÃ: niente
lavoro, nessuna sicurezza, nessun diritto, nessun futuro.

Le manifestazioni sono decentrate, antiautoritarie e non gerarchiche.
Ci sono persone che non hanno mai preso parte ad una manifestazione
prima d'ora. Ci sono manifestazioni in villaggi e città in cui non si
era mai vista una sola protesta fino ad oggi. Le persone stanno
creando nuove alleanze, diventano compagni di lotta e sono determinate
ad andare avanti fino a che serve. Non sappiamo per quanto riusciranno
a restare nelle strade. Ma una cosa à sicura. Le persone stanno
sperimentando il processo di emancipazione e stanno acquistando quella
voce che gli era stata sempre strappata con la violenza nel passsato.
E questo à qualcosa che nessuno gli puà pià togliere.

Qui sotto il comunicato dei gruppi della Federation for Anarchist
Organizing (FAO).

******************************************************

Nessuna discriminazione, sono tutti finiti!


Negli ultimi giorni la storia ci à caduta addosso con tutta la sua
forza. La rivolta a Maribor ha dato inizio a cià che solo pochissimi
immaginavano fosse possibile: il popolo auto-organizzato che mette lo
sceriffo locale all'angolo, quindi lo costringe a fuggire in
disgrazia. Questa à stata la scintilla che ha acceso una rivolta
ancora pià grande contro l'elite politico-economica e contro l'intero
sistema capitalistico. Noi non abbiamo la sfera di cristallo per
sapere cosa succederÃ, ma cià di cui siamo certi à che non possiamo
aspettarci nulla da romanticherie e atteggiamenti naif, ma possiamo
attenderci molto dall'organizzazione e dal coraggio.

Dal basso verso l'alto e dalla periferia verso il centro

Mentre le proteste si diffondevano in tutto il paese, si trasformavano
in crescente rivolta contro l'elite al potere e contro l'ordine
esistente. Persone di ogni regione stanno usando creativamente i loro
dialetti per esprimere lo stesso messaggio ai politici: voi siete
tutti finiti. Il carattere decentralizzato della rivolta à uno degli
aspetti chiave degli eventi succedutisi. Un altro aspetto à il fatto
che l'intero processo fin qui sviluppatosi à del tutto dal basso; non
ci sono dirigenti dal momento che le persone non sono rappresentate da
nessuno. Al fine di difendere questa solidarietà tra le persone ed al
fine di impedire che la rivolta venga recuperata dalla classe
politica, Ã esattamente il decentramento che dobbiamo difendere,
promuovere e rafforzare!

Polizia ovunque, giustizia da nessuna parte

Che la polizia si mostri brutale verso le proteste à cosa che non
dovrebbe sorprendere. Cià che sorprende sono le illusioni di
guadagnarsi l'appoggio della polizia. E' vero che la polizia non Ã
l'obiettivo primario di questa rivolta e che lo scontro tra la polizia
ed manifestanti non ne costituisce l'unico e definitivo orizzonte. Il
bersaglio del popolo in questo conflitto à la classe politica e
capitalista ed il sistema nella sua globalitÃ. Tuttavia à anche
assolutamente vero che la polizia non à nostro alleato ed in ragione
del ruolo che essa svolge all'interno del sistema non potrà mai ed in
nessun modo essere alleata di questa rivolta. Non ce lo dimentichiamo:
la polizia fa parte dell'apparato repressivo dello Stato. La sua
funzione strutturale à quella di difendere l'ordine esistente e gli
interessi della classe dominante. Non ha importanza quanto possano
essere sfruttati gli individui in uniforme! Finchà eseguono gli ordini
dei loro
superiori essi restano poliziotti e poliziotte. Solo quando si
sottraggono a questi ordini, potranno diventare parte della rivolta.

Nutrire qualsiasi illusione sul fatto che la polizia possa stare dalla
nostra parte à dunque essere naif fino all'estremo. L'intervento della
polizia su queste manifestazioni degli ultimi giorni à stato davvero
cosà non problematico come qualcuno lo dipinge e davvero a favore del
popolo in strada? Abbiamo già dimenticato la brutale repressione delle
proteste a Maribor e le minacce di Gorenak (ministro degli interni) di
dare la caccia a tutti gli organizzatori delle proteste "illegali"?

Non siamo sorpresi nemmeno dal moralismo che si fa sui "rivoltosi" e
sulla "violenza", che si à sviluppato sui social network. il Governo
ed i media ci hanno lanciato l'osso e qualcuno c'Ã subito cascato. Ma
cosa sono alcune decine di vetrine rotte, una porta del municipio
abbattuta ed i sampietrini divelti da una strada in confronto alla
violenza strutturale dello Stato? Una gioventà senza futuro, la
disoccupazione, la precarietÃ, la riduzione della scolaritÃ, la
riduzione dei pasti nelle scuole pubbliche, il decremento di
assistenza negli asili, i tagli alla sanitÃ, i tagli ai fondi per la
formazione e la ricerca, l'allungamento forzato dell'età pensionabile,
il taglio di salari e pensioni, la riduzione delle ferie, il taglio
all'edilizia popolare, gioventà forzata a vivere in appartamenti in
affitto o con i genitori fino ad età adulta, negazione di ogni diritto
agli omosessuali, ai migranti, alle donne ed alle persone la cui
origine sociale
non rientra tra le religioni e le etnie maggioritarie e molto altro
ancora. Per non parlare della corruzione, del nepotismo, del
clientelismo e della criminalità della classe dominante. Ci
costringono a lavorare di piÃ, ma i frutti del nostro lavoro finiscono
sempre nelle mani della classe capitalista. Questo sfruttamento à ciÃ
che costituisce il cuore di questo sistema. Diteci ora, chi commette
violenza contro chi? Come osare condannare persone a cui à stato
rubato ogni futuro? La gioventà à arrabbiata e non ha niente da
perdere. Basta col condannarli; dobbiamo insieme rimettere a fuoco i
problemi reali.

Ancora pià pericolosi sono i vari appelli per l'auto-repressione e per
la cooperazione con la polizia. Non dobbiamo già fare i conti con
inaccettabili livelli di sorveglianza, con l'uso delle telecamere e
con la repressione? Ci vengono a proporre costoro di aiutare la
polizia nella caccia ai "rivoltosi", consegnarli alla polizia e quindi
escludere tanti giovani dalla rivolta a cui hanno contribuito in modo
significativo? Cooperare con la polizia significa spararci sui piedi e
condannare i giovani che esprimono le loro posizioni in modo piÃ
diretto significa divenire strumentali al blocco di ulteriori sviluppi
del potenziale di questa rivolta.

Oggi infrangere una vetrina à un atto che viene definito violento
dalle autoritÃ. Ma deve essere chiaro che lo stesso metro puà essere
ben presto applicato a tutte le forme di protesta che non saranno
approvate o permesse dalle stesse autoritÃ, che non saranno abbastanza
passive e percià non saranno completamente benevoli. Che sia chiaro
agli occhi di questo sistema che ci umilia, che ci deruba e ci reprime
anno dopo anno, che siamo tutti rivoltosi.

Ancora una volta ribadiamo la nostra piena solidarietà a tutti gli
arrestati, chiediamo il loro immediato rilascio, chiediamo di mettere
fine alla persecuzione giudiziaria e mediatica nei loro confronti e
che vengano resi nulli i provvedimenti amministrativi e le sanzioni
emesse a carico delle persone che hanno partecipato alle proteste.

Potere al popolo, non ai partiti politici

Dopo l'iniziale esplosione della rivolta, quando la creatività delle
masse si à pienamente manifestata, si à aperto anche un nuovo spazio
per la riflessione strategica. Se vogliamo che la rivolta si sviluppi
in direzione di un movimento sociale con concrete rivendicazioni,
scopi e prospettive, dobbiamo trovare modalità per articolare queste
stesse rivendicazioni, che sono già espresse nella rivolta, e
pervenire alla forma organizzativa che possa rendere possibile questo
processo. Altrimenti la rivolta entrerà rapidamente in agonia e le
cose resteranno come sempre.

Per quanto riguarda le rivendicazioni dobbiamo precedere passo dopo
passo ed iniziare coll'assumere quelle che sono già state espresse
dalla rivolta. Sicuramente dobbiamo preservare quelle strutture del
welfare come la sanità e l'istruzione. Dobbiamo anche preservare gli
esistenti diritti dei lavoratori. Detto questo dobbiamo altrettanto
chiaramente dichiarare che non stiamo lottando per la preservazione
del vecchio sistema. Se non possiamo permettere che ci vengano tolti i
diritti che abbiamo conquistato con le lotte del passato, dobbiamo
altresà mantenere una prospettiva strategica di fondo. FinchÃ
esisteranno il capitale e lo Stato, resteranno anche i progetti di
sfruttamento e di oppressione nel sistema scolastico, nella sanità ed
in tutto il sistema del welfare. Ecco perchà dobbiamo
auto-organizzarci in queste strutture e non solo negoziare per le
briciole. I diritti non sono garantiti per sempre, bisogna
conquistarseli con la lotta!

Un segmento della corrotta elite politica si accorgerà forse che nei
fatti sono tutti finiti ed abbandoneranno lo scenario politico. Ma ben
presto verranno sostituiti da nuovi politici che nuovamente, senza
ottenere alcuna legittimazione popolare, prenderanno delle decisioni
in nostro nome. I loro interessi non sono i nostri, e ce lo dimostrano
ogni giorno i numerosi esempi di nepotismo, di corruzione e di riforme
anti-crisi che ci stanno spingendo sempre di pià ai margini della
società ed oltre.

Ecco perchà se ne devono andare via tutti, dal primo all'ultimo.
Sarebbe molto ingenuo e naif credere che da qualche parte ci sono
politici puri e non corrotti, politici che hanno nel loro cuore
nient'altro che il nostro interesse, politici che ci porterebbero
fuori dalla crisi e che attendono solo che noi li si voti alle
prossime elezioni. E' il sistema politico ed economico con le sue
caratteristiche autoritarie e gerarchiche che rende impossibile poter
vivere in modo non alienato e secondo i nostri desideri ed i nostri
bisogni. Finchà ci sarà il capitalismo, finchà una minoranza governa
sulla maggioranza e ci spinge ai margini della vita sociale ed
economica, le nostre non saranno che vite vuote. Se non resistiamo e
se non lottiamo per l'alternativa, ci sarà sempre qualcuno che
governerà per noi; i patriarchi nelle famiglie, i decani e la
burocrazia studentesca nelle universitÃ, i padroni sul lavoro ed i
politici al governo. La falsa democrazia
che ci offrono in forma di elezioni non à l'unica forma possibile di
organizzare la nostra vita sociale.

Organizziamoci là dove viviamo, dove lavoriamo e dove studiamo

Se vogliamo che questa rivolta e le sue rivendicazioni producano un
vero potere sociale, dobbiamo auto-organizzarci. Quando parliamo di
organizzazione della rivolta, pensiamo necessariamente a forme che
sono diverse dalle modalità di organizzazione socio-politica a cui
siamo adusi. Dobbiamo organizzarci dal basso, senza gerarchie e
dirigenti; ovunque siamo sfruttati ed oppressi: nei nostri quartieri,
nei posti di lavoro, nelle istituzioni della formazione. I contadini
dovrebbero unirsi in cooperative; le cooperative dovrebbero
connettersi con l'ambiente urbano. L'auto-organizzazione dovrebbe
essere spontanea e creativa; dovrebbe sviluppare libere relazioni e
stabilire strutture che favoriscano la piena emancipazione degli
individui. Dovrebbe seguire i principi della democrazia diretta, della
mutua solidarietÃ, dell'anti-autoritarismo e dell'anti-fascismo.

Quale metodo iniziale per organizzarci suggeriamo l'istituzione di
assemblee a democrazia diretta che sono state la prassi dei movimenti
insorgenti in tutto il mondo negli ultimi due anni. Possiamo
organizzarci localmente in piccoli gruppi ed insieme dare forma al
futuro riconoscendo i nostri bisogni e quindi i bisogni delle città e
dei villaggi. Insieme possiamo avanzare proposte e scoprire le nostre
potenzialitÃ, tanto da accorgerci che siamo noi stessi capaci di
realizzare pià o meno tutto della nostra vita. Questo à come
costruiremo un'unità fatta di fratellanza e sorellanza, in cui ci sia
abbondanza per tutti, ma nulla per coloro che vorrebbero governarci.

Il passo successivo potrebbe essere il coordinamento mutualistico di
questi gruppi e la stabilizzazione di nuove forme di organizzazione di
questa rivolta dispersa ed in evoluzione. Suggeriamo che, sulla base
dei nostri principi comuni, ci si unisca in un fronte di gruppi, di
organizzazioni e di individualitÃ. Questo fronte dovrebbe essere
ideologicamente aperto, inclusivo e basato su rivendicazioni comuni.
Dovrebbe essere un fronte organizzato orizzontalmente, senza organismi
centrali e senza burocrati; e basato sull'autonomia degli individui e
su un processo decisionale fondato sulla democrazia diretta.

Invitiamo tutti i gruppi, le organizzazioni e le individualità che si
ritrovano con queste proposte ad organizzarsi nelle loro comunitÃ
locali in assemblee aperte, che possano pià tardi connettersi l'un
l'altra. Riprendiamoci le nostre vite tutti insieme!



Dalle strade e dalle piazze, 6. Dicembre 2012

Federation for Anarchist Organizing (FAO), Slovenia

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali

http://a-federacija.org inter@a-federacija.org


*******************************************************


Cronologia della rivolta

(CittÃ, data, numero di partecipanti, numero di arresti, numero di feriti):


Maribor (Marburgo), mercoledÃ, 21 novembre, 1.500 persone
Maribor, lunedÃ, 26 novembre, 10.000 persone, 31 arresti (tutti
rilasciati il giorno seguente)
Lubiana, martedÃ, 27 novembre, 1.000 persone
Jesenice, mercoledÃ, 28 novembre, 200 persone
Kranj (Cragno), giovedÃ, 29 novembre, 1.000 persone, 2 arresti
Lubiana, venerdÃ, 30 novembre, 10.000 persone, 33 arresti, 17 feriti
Koper (Capodistria), venerdÃ, 30 novembre, 300 persone
Nova Gorica (Nuova Gorizia), venerdà 30 novembre, 800 persone
Novo Mesto (Nova Urbe), venerdà 30 novembre, 300 persone
Velenje, venerdà 30 novembre, 500 persone
AjdovÅÄina (Aidussina), venerdà 30 novembre, 200 persone
Trbovlje, venerdà 30 novembre, 300 persone
KrÅko, sabato, 1 dicembre, 300 persone
Maribor, lunedÃ, 3 dicembre, 20.000 persone, 160 arresti, 38 feriti
Lubiana, lunedÃ, 3 dicembre, 6.000 persone
Celje (Cilli), lunedÃ, 3 dicembre, 3.000 persone, 15 arresti
Ptuj (Poetovio), lunedÃ, 3 dicembre, 600 persone
Ravne na KoroÅkem, lunedÃ, 3 dicembre, 500 persone
Trbovlje, lunedÃ, 3 dicembre, 400 persone
Jesenice, martedÃ, 4 dicembre, 300 persone, 41 arresti
BreÅice, martedÃ, 4 dicembre, 250 persone
Lubiana, mercoledÃ, 5 dicembre, protesta degli studenti davanti alla
Facoltà di Arti, 500 persone
Lubiana, giovedÃ, 6 dicembre, protesta degli studenti davanti al
parlamento, 4.000 persone
Koper, giovedÃ, 6 dicembre, 1.000 persone, 2 arresti
Kranj, giovedÃ, 6 dicembre, 500 persone
Izola (Isola d'Istria), giovedÃ, 6 dicembre, 50 persone
Murska Sobota, venerdÃ, 7 dicembre, 3.000 persone
Bohinjska Bistrica, venerdÃ, 7 dicembre, 50 persone
AjdovÅÄina, venerdÃ, 7 dicembre, 150 persone
Lubiana, venerdÃ, 7 dicembre 3.000 persone
Nova Gorica, sabato, 8 dicembre, 300 persone
BreÅice, domenica, 9 dicembre 200 persone
Lubiana, lunedÃ, 10 dicembre, 100 persone
Maribor, lunedÃ, 10 dicembre, 200 persone (protesta di solidarietà per
i fermati)
Ptuj, lunedÃ, 10 dicembre, 200 persone

ANNUNCIATE:

Lubiana, giovedÃ, 13 dicembre
Maribor, venerdÃ, 14 dicembre
SLOVENIA (in ogni cittÃ), 21 dicembre
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