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(it) Gruppo Salsedo: SENZA STATI E RELIGIONI NON CI SAREBBERO LE GUERRE SOLIDARIETÀ AL POPOLO PALESTINESE

Date Mon, 26 Nov 2012 21:59:26 +0100


SENZA STATI E RELIGIONI NON CI SAREBBERO LE GUERRE
SOLIDARIETÀ AL POPOLO PALESTINESE
In queste ore drammatiche, i territori palestinesi sono il bersaglio
di una spietata offensiva militare da parte dello stato di Israele.
Ancora una volta, l'esercito israeliano bombarda la Striscia di Gaza
con un martellamento che sta già provocando decine e decine di vittime
civili, soprattutto bambini.
Questa operazione criminale - l'ennesima da quando, nel 2005, le
truppe israeliane si ritirarono dalla Striscia - aggiunge altri lutti
e nuove devastazioni a una terra martoriata e isolata dall'embargo.
La giustificazione ufficiale addotta dal governo israeliano è quella
di sempre: l'eliminazione dei vertici politici e militari di Hamas per
difendersi dagli attacchi missilistici (è di pochi giorni fa, infatti,
la notizia dell'uccisione del comandante Ahmed Jaabari).
In realtà, la politica israeliana è finalizzata alla totale
sottomissione dei palestinesi, condizione necessaria per
l'espansionismo delle colonie e per l'accaparramento di risorse
idriche ed energetiche. La sproporzione delle forze in campo,
l'incredibile divario militare e tecnologico tra le due parti, fa sì
che quanto sta accadendo possa considerarsi un'aggressione più che una
vera e propria guerra.
Da anni i palestinesi di Gaza vivono in una gabbia a cielo aperto,
vittime dell'embargo e del terrorismo di stato israeliano. In
Cisgiordania, Israele ha costruito un muro di cemento e filo spinato,
per separare fisicamente gli israeliani dai palestinesi. Un muro che -
attraversando le case, i terreni, i pozzi - ha ricreato in Medioriente
l'orrore e l'esclusione totalitaria che tante tragedie provocò in
Europa, all'indomani di una guerra mondiale che aveva visto l'immane
massacro organizzato proprio ai danni del popolo ebraico. Purtroppo,
la Storia non ha insegnato nulla.
Dall'altra parte, i palestinesi soffrono incredibilmente. Non vengono
colpiti soltanto obiettivi militari, così come vorrebbe far credere la
propaganda israeliana. Muoiono tantissimi civili, vengono ammazzati i
bambini, crollano gli edifici di quartieri popolari e residenziali. Le
medicine scarseggiano e la popolazione è allo stremo.
Il conflitto israelo-palestinese, che si trascina da decenni, è un
mostro che partorisce sempre nuovi mostri. L'odio generato dall'odio
ha consentito l'affermazione capillare di formazioni autoritarie e
integraliste come Hamas, il cui modello di organizzazione politica e
sociale è improntato alle stesse istanze egemoniche e liberticide di
qualunque altra entità statuale. A fare da concime, in questo scontro
ancestrale e fratricida, c'è il fondamentalismo religioso e la folle
idea che la terra appartenga a qualcuno per concessione divina.
Queste sovrastrutture, ideologiche e religiose, nascondono anche gli
interessi di altri attori che hanno sempre utilizzato la Palestina
come una macabra scacchiera sulla quale spostare le pedine di un gioco
più grande: gli Stati Uniti e le potenze occidentali al fianco di
Israele; Egitto, Libano, Siria, Iran al fianco di Hamas. Una
situazione che, oggi, prelude a una escalation bellica di proporzioni
devastanti.
Nessuno stato, nessun partito, nessuna religione organizzata, però,
sono davvero dalla parte dei popoli.
Anche se nessuno ne parla, da tanti anni cresce il malcontento
all'interno della società civile israeliana. Non sono mai cessate,
infatti, le diserzioni e le obiezioni di coscienza tra i giovani
israeliani (donne e uomini, costretti alla leva obbligatoria di due
anni). E proprio in questi giorni, a Tel Aviv si sono svolte
manifestazioni di protesta contro le politiche militariste di Israele.
Da anni, in Cisgiordania, i villaggi palestinesi, accerchiati dal muro
e dall'oppressione militare, vengono animati da manifestazioni di
protesta portate avanti dagli anarchici insieme alla popolazione
locale: palestinesi e israeliani, insieme ad attivisti internazionali,
affrontano ogni settimana i lacrimogeni, le granate assordanti, i
proiettili di gomma sparati dall'esercito.
Queste esperienze di concreta solidarietà e di sincero
internazionalismo dimostrano che i conflitti imposti dalle caste
politiche e religiose possono essere superati con la forza del
riconoscimento reciproco e dell'organizzazione libertaria. Più
aumenterà l'insofferenza delle fasce più avanzate della società civile
israeliana nei confronti dei loro governanti, e più aumenteranno le
possibilità che Israele faccia un passo indietro. Allo stesso modo, la
resistenza del popolo palestinese deve trovare il coraggio di
affrancarsi dal capillare condizionamento delle sue avanguardie che
hanno tutto da guadagnare dal perpetuarsi di questa vergognosa
situazione.
Intanto, ai bambini palestinesi e a tutte le vittime innocenti su
entrambi i fronti, va la nostra incondizionata solidarietà.

Gruppo Anarchico "Andrea Salsedo" - Trapani

21/11/2012
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