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(it) Pordenone: A CIRIANI CHIEDIAMO LE DIMISSIONI E LE SCUSE ALLA CITTA’ E ALLA PROVINCIA DI PORDENONE

Date Tue, 13 Nov 2012 00:11:29 +0100


Pordenone: A CIRIANI CHIEDIAMO LE DIMISSIONI E LE SCUSE ALLA CITTA’ E
ALLA PROVINCIA
Le dichiarazioni di Alessandro Ciriani dopo la manifestazione di
Fiamma Tricolore sono vergognose. Come sempre dice bugie e offende
chi, a ragione, ritiene i suoi peggiori nemici: gli anarchici.
Anche i giornali, in particolre il Messaggero Veneto, sono
corresponsabili di questa campagna mediatica contro i migranti e le
forze di sinistra che hanno organizzato il presidio multietnico in
P.le Ellero, poi trasformatosi in corteo grazie ai numeri ben oltre le
previsioni. Infatti sono stati, come riportato correttamente dal
Gazzettino, oltre 300 le persone mobilitate contro i rigurgiti
razzisti e fascisti di un manipolo di “alieni” che han raccattato al
massimo 60 nostralgici da tutto il nordest, nonostante la
sponsorizzazione del presidente della Provincia, del PDL locale a nome
di Ribetti e dal solito Emilio Fede dei poveri dalla sua privatissima
emittente televisiva.
Ci sono moltissime foto dove si possono contare uno ad uno sia i
fascisti e sia gli antifascisti, evidentemente il metodo Berlusconi
non è stato archiviato.
Ristabiliamo la verità. Il presido multietnico è stato indetto da una
pluralità di forze e da molte individualità, riunite in un’assemblea
autoconvocata martedì 6 novembre presso la sede dell’Ass.ne Immigrati.
Va quindi rettificato che la manifestazione antifascista di sabato non
era una “manifestazione di Rifondazione Comunista” in cui sono stati
“richiamati immigrati, anarchici, sindacalisti della Fiom” come
blatera Ciriani ma un’iniziativa unitaria dove Rifondazione, al pari
dell’Ass.ne Immigrati, degli anarchici di Inziativa Libertaria, del
Collettivo Sudentesco V. Arrigoni e di altre realtà, ha contribuito a
costruire. Non c’erano nè condottieri nè referenti privilegiati di
quello che sabato è stato un vero e proprio esempio di intelligenza e
sensibilità da parte di una Pordenone che non si accontenta di
“indignarsi” a parole ma sa metterci la faccia. Lo scopo di restituire
ai migranti il diritto di parola, facendoli sentire parte di una
comunità al pari di qualsiasi cittadino è riuscito e sono stati tanti,
e molte erano donne, ad intervenire portando le loro storie, i loro
stati d’animo e anche molti dati legati alla ricchezza, anche
economica, che producono per tutti.
Ciriani dovrebbe dimettersi ma non solo perché ha dato legittimità
alle violenze verbali dei suoi amici di gioventù, che hanno indetto la
parata di sabato “contro i parassiti immigrati” o per non aver neppure
tentato di stigmatizzare la presenza del partito neonazista di “alba
Dorata” che in Grecia da la caccia ai migranti com metodi squadristi.
Deve dimettersi per la gestione privatistica dell’ente che presiede da
anni avendo dispensato poltrone e incarichi a gente del suo partito
nel peggiore stile partitocratico e in linea con l’arroganza della
“casta” dei politicanti oggi ormai completamente delegittimata. Basta
pensare ai redattori (ex AN) del portale Pordenoneoggi.it, voluto
dalla “sua” Provincia e dove vengono scritti articoli faziosi come
l’ultimo su sabato 10 a firma di Alberto Parigi, talmente falso, da
rimanere imbarazzati. O come l’incarico che da anni viene corrisposto
a Elena Ceolin, anch’essa ex AN e presidente di Eureka (sempre
emanazione culturale di partito), che organizza PNPENSA e che ha
ricevuto migliaia di euro dalla regione per pagarsi la sede. Per aver
invitato, sponsorizzato e partecipato a convegni “contro
l’immigrazione” invitando Prosperini (uomo di AN in Lombardia),
condannato per corruzione a 3 anni e 3 mesi ed a 400.000 euro di
risarcimento e ora indagato anche per traffico d’armi internazionale.
E deve smetterla di dare lezioni di moralità a noi perchè Ciriani è lo
stesso che ha tirato calci, in piazza Risorgimento, ad un esponente di
un circolo libertario tanto da essere definito “teppista da stadio” da
un suo collega di partito (tutto documentato sui giornali), per aver
istigato il pubblico di un concerto al grido di “chi non salta un
Albanese eh, eh!” come componente del gruppo (Mad Joke), per aver
definito “Baracca del Popolo” uno dei simboli della lotta antifascista
in città e soprattutto da presidente di una Provincia che per quella
lotta di liberazione si fregia di una medaglia. Se questo è il
riferimento istituzionale che dovrebbe garantire democrazia e libertà
d’espressione nessuno può toglierci il diritto d’impedirgli di parlare
in nostro nome e di chiederne le dimissioni: fazioso, “nepotista” e
bugiardo.
Non poteva essere diversamente per uno che, per sua dichiarazione, ha
come padre ideale Giorgio Almirante. Quel fascista firmatario nel 1938
del Manifesto della razza, dal 1938 al 1942 redattore della rivista
“La difesa della razza” e uno dei primi fondatori dell RSI,
quell’infame storia di occupazione nazista dell’Italia settentrionale
fatta di stragi, persecuzioni e internamenti di ebrei, rom, sloveni,
croati e dissidenti politici che la resistenza ha contribuito a porre
fine.
Chi ha memoria storica sa perchè Ciriani sabato scorso stava con
Salmè, i camerati e contro di noi.


Iniziativa Libertaria
da alterlinus-a-gmail.com
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