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(it) Documento Cons. Delegati FdCA: 14 novembre, primo sciopero generale europeo. Da costruire, da continuare.

Date Mon, 5 Nov 2012 08:23:49 +0100


Documento Cons. Delegati FdCA: 14 novembre, primo sciopero generale
europeo. Da costruire, da continuare.
Mentre continua l'affondo dell'offensiva del capitale, che usa la
crisi e le politiche economiche per restringere spazi, conquiste e
diritti acquisiti dai lavoratori e dalle lavoratrici è sempre più
evidente quanto la fase renda ancora più difficile forme di
aggregazione e di prassi collettiva che emergano dall'antagonismo dei
lavoratori.
Questa è una fase difficile e apparentemente senza speranza che ci
vede tutti coinvolti nell'ostinarci a aprire spazi politici e di lotta
per uscire dal pantano nel quale siamo stati spinti dalla
ristrutturazione del capitale, economico e finanziario. Una
ristrutturazione che è in atto su più livelli e che continua a
guadagnare dalla crisi da un punto di vista economico, ma anche
normativo e sociale. Il capitalismo ha di fatto incassato la
deregolamentazione del lavoro, con cui contribuire a mettere
all'angolo ogni forma di sindacalismo conflittuale e rivendicativo,
continua a ridurre servizi pubblici come scuola e sanità e a modularli
con enti bilaterali in differenziati livelli di accesso in base al
reddito di ciascuno, cerca di distruggere ogni solidarietà sociale con
la scientifica distruzione dei contratti collettivi nazionali di
categoria.
Sempre più emerge l'incompatibilità del punto di vista dei lavoratori
e delle lavoratrici sul nuovo impianto autoritario che coinvolge ogni
attività lavorativa, pubblica e privata, che ha assunto come centrale
il comando gerarchico sulla forza lavoro, in termini di diritti e di
salario, diretto ed indiretto.

E anche se questo percorso si è svolto all'ombra della complicità
sindacale e politica, esso è destinato ad essere messo in discussione
dai protagonisti che ne stanno pagando le disastrose conseguenze. In
tutta Europa la dittatura finanziaria fatta di autoritarismo padronale
e di vincoli di bilancio è un attacco diretto alla condizione di vita
del proletariato europeo, ed ancora una volta nella storia sono i
lavoratori e le lavoratrici ad essere chiamati a prendere nelle
proprie mani il proprio destino, politico e sociale.


Il 14 novembre i lavoratori sono chiamati a uno sciopero europeo, il
primo segnale di risposta internazionale a un attacco portato in tutto
il continente in forme diverse ma sempre durissime dalla borghesia
europea ed i suoi governi contro la classe lavoratrice. E ai
lavoratori va restituita la titolarità delle lotte, che saranno tanto
radicali quanto i lavoratori e le lavoratrici sapranno costruirle e
esserne protagonisti.

Protagonisti al di là delle appartenenze sindacali, e unificando
finalmente rivendicazioni e dissenso; protagonisti al di là e
nonostante la frammentazione, al di là e nonostante le logiche di
bottega o di piccolo cabottaggio di chi ha scelto un'adesione al
minimo sindacale da giocare più sui tavoli interni che nelle piazze, a
dimostrazione della subalternità culturale e politica di buona parte
del ceto sindacale, ma a conferma anche del differente impegno e
sostegno a fianco della ristrutturazione del capitale e delle cadute
che questa ha sulla società in termini generali.

Che siano finalmente i lavoratori in prima persona ad uscire dalla
subalternità imposta dall'ideologia del capitale e dalla
collaborazione sindacale, residuo di vent'anni di sconfitte figlie di
un sistema di relazioni sociali ormai saltato e non più in grado di
reggere lo scontro.

Con uno sciopero generale che sia dei lavoratori e delle lavoratrici e
non delle sigle sindacali, che coinvolga precari e studenti,
licenziati e cassintegrati, partite IVA e dei migranti.

Con uno sciopero che va costruito prima, città per città, con
assemblee, e che non deve finire a fine giornata senza darsi poi
appuntamento per continuare a costruire mobilitazioni.

Per ripartire alla conquista di spazi di agibilità politica e
sindacale, fuori e dentro i luoghi di lavoro, rivendicando salario,
orario, diritti, uguaglianza, pensioni decorose ed un welfare
pubblico, che garantisca una scuola pubblica e laica a tutti.

Passaggi che oggi sembrano lontane utopie. Ma saranno i soli che
potranno evitare la guerra tra poveri, tra indigeni e stranieri, nella
cornice di un precariato diffuso dove si sta insinuando la barbarie e
dove vien meno sempre più la solidarietà di classe.

Nostro compito, come sempre è quello di stare a fianco dei lavoratori,
nei posti di lavoro e nelle piazze; perché la nostra condizione di
donne ed uomini operai, impiegati, insegnanti, contadini, pensionati,
studenti, precari e disoccupati, lavoratori al nero, esodati, partite
IVA malpagate è la condizione mutabile all'interno di queste categorie
di salariati sfruttati che stanno pagando quella che comunemente viene
chiamata crisi, per nascondere il gigantesco saccheggio in atto di
risorse economiche ed ambientali, di diritti e di civiltà.

Consiglio dei Delegati
Federazione dei Comunisti Anarchici

31 ottobre 2012


http://www.fdca.it
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