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(it) Comidad, le news del 1 novembre 2012

Date Thu, 1 Nov 2012 09:14:31 +0100


Comidad, le news del 1 novembre 2012
NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la
voce "Commentario".
IL PENTAGONO PER L'ITALIA VUOLE MENO ELEZIONI E PIÙ F-35
Le vicende politiche della scorsa settimana hanno confermato
l'impressione che la grigia stella di Mario Monti riesca a brillare
solo nel continuo - e troppo comodo - paragone col Buffone di Arcore,
da cui Monti non dipende esclusivamente per i voti parlamentari, ma
soprattutto per l'immagine. Ciò avalla anche il sospetto che l'avvento
di Monti fosse stato preparato già da un bel po'. Il crollo del
sistema politico italiano non andrebbe quindi datato allo scorso anno,
ma addirittura alla crisi del governo Prodi, e precisamente alla fine
del 2007, quando l'allora segretario del PD, Veltroni, fu indotto a
ripescare e riciclare un Buffone ormai politicamente defunto. La lunga
e grottesca agonia politica del Buffone ha fatto da battistrada a
Monti, creando quel clima di emergenza, anche antropologica, che ha
consentito allo stesso Monti di presentarsi come il salvatore della
patria.
La dissoluzione del sistema politico italiano ha le sue vere radici
nell'assetto di potere sovranazionale, e non nell'opinione pubblica
nostrana. Se un Bersani può considerarsi vincitore avendo perso
"soltanto" il 50% dei voti, a fronte della perdita del 70% da parte
del Pdl, allora vuol dire che non è saltato il "consenso", ma un
sistema di potere.
Quando l'astensionismo supera addirittura la soglia del 50%, come
nelle ultime elezioni regionali in Sicilia, i primi ad essere scettici
sono proprio coloro che adottano l'astensionismo elettorale come
metodo politico. Il metodo astensionistico infatti non è motivato da
astratte esigenze di purezza ideologica, ma dalla demistificazione del
fantasma del cosiddetto "elettorato"; questo soggetto mitologico che
sarebbe spinto da opinioni o dalla visione dei propri interessi di
classe e di categoria.
In realtà, nel cosiddetto elettorato, il voto dettato dall'opinione o
dalla valutazione prospettica dei propri interessi costituisce una
quota minoritaria, mentre risulta sempre decisivo il fattore del voto
organizzato; quello che spesso viene etichettato, con espressione
impropria, come voto di scambio. Infatti lo scambio riguarda soltanto
chi gestisce il voto organizzato, mentre la massa elettorale viene
condizionata da pressioni o ricatti, che possono essere anche
ammorbiditi da contentini in denaro o in promesse di posti. Non è
sempre necessario riferirsi alla malavita organizzata più
convenzionale, dato che nel Nord-Italia la Lega delle Cooperative e la
Compagnia delle Opere gestiscono una grande massa di elettori,
costituita da dipendenti di piccole e medie imprese controllati
attraverso il ricatto occupazionale.
Quando l'astensionismo supera la quota del 50% ciò non indica più una
disaffezione degli elettori, ma un disinteresse dei baroni del voto,
che non trovano più nei partiti un interlocutore in grado di
contrattare e di offrire qualcosa in cambio. Il sistema dei partiti
gestisce sempre meno denaro pubblico e, non a caso, le ultime
inchieste giudiziarie tendono a riguardare sempre più le forme di
malversazione che si verificano attorno ai fondi dei rimborsi
elettorali; grosse cifre se comparate con i redditi medi, ma briciole
se si paragonano alle masse di denaro pubblico che la politica gestiva
anche solo venti anni fa.
Il prolungarsi della cosiddetta crisi finanziaria toglie al
pesce-politica l'acqua in cui dovrebbe nuotare, cioè il denaro
pubblico. "Crisi finanziaria" è uno slogan di copertura, che serve a
mascherare il vero interesse in campo, cioè tenere alto il costo del
denaro per consentire alle banche che comprano titoli di Stato di
lucrare più interessi. Paesi come l'Italia, la Spagna, la Grecia e il
Portogallo sono diventati la gallina da spennare, ma la recessione va
a minare le fondamenta anche di Paesi forti come la Germania o la
Francia.
La "dittatura delle banche" è un'espressione suggestiva ed in parte
vera, ma non è in grado di spiegare come le banche possano imporre la
loro volontà a tutti i governi; una parte dei politici può essere
corrotta, ma non c'è certo il denaro per comprare tutti, visto che le
banche hanno bisogno dell'aiuto finanziario dei governi.
Il potere delle banche è un aspetto dell'attuale sistema di dominio,
ma l'altro è quello militare. Bisogna però chiarirsi sul termine
"militare". Il Pentagono non è soltanto un'entità militare, ma è un
vero è proprio ministero delle partecipazioni statali, il più grande
che si sia mai visto, e che gestisce un suo capitalismo di Stato,
finalizzato alla produzione e vendita di armamenti. Nel 1970 un libro
dell'economista americano Seymour Melman, "Il Capitalismo del
Pentagono", pose in evidenza questa realtà, dimostrando come il
"complesso militare-industriale" fosse ormai un dato superato, dato
che l'intreccio tra militarismo e affari non procedeva più in modo
informale, ma attraverso un organismo centralizzato - il Pentagono
appunto -, diventato il più colossale apparato di spesa pubblica della
Storia. [1]
Un articolo di Maurizio Molinari su "La Stampa", del dicembre dello
scorso anno, forniva il resoconto di un dibattito fra esponenti del
Pentagono e della Federal Reserve sulle modalità per gestire i rischi
connessi alla crisi finanziaria europea. Al centro delle
preoccupazioni c'era, ovviamente, la sorte dell'affare del millennio,
cioè i caccia F-35.
Come evitare che i governi europei rinuncino al costosissimo
mega-businness? Visto che i soldi scarseggiano ed il consenso
elettorale non si può più comprare, come si proteggono allora le basi
militari ed il business della vendita di armi ai governi europei? Per
indovinarlo non ci vuole un grande sforzo mentale, visto che il
Pentagono paventa un "rischio-rivolte" in Europa, e presenta i
pericoli per il personale americano di stanza in Europa come la
potenziale giustificazione per adottare misure non meglio specificate,
ma di cui si intuisce il senso. [2]
Il giornalista Maurizio Molinari è una specie di portavoce del
Dipartimento di Stato USA, perciò il fatto che si facciano filtrare
certe notizie assume il tono di un ammonimento per le classi dirigenti
europee. Gli F-35 per il Pentagono non sono un affare come gli altri,
e chi li tocca potrà ritenersi fortunato se morirà senza troppe
sofferenze. Appena nove mesi fa il Pentagono ha fatto sapere
ufficialmente ai governi europei che non si fa commuovere dalle loro
difficoltà finanziare, e che l'Europa deve spendere di più per la
difesa. [3]
Tanto il pericolo sovietico non esiste più, perciò non c'è neppure più
motivo di tenere ancora in piedi la facciata del "Mondo Libero". Se la
finzione democratica costa troppo, allora a tenere a freno le masse
scontente ci penseranno le armi e le provocazioni delle PSYOPS. [4]
Del resto, sino a qualche anno fa chi avrebbe potuto immaginare che la
Libia sarebbe stata espugnata a colpi di bombe e di attacchi di truppe
coloniali spacciate come "ribelli per la democrazia"?
Gli F-35 peseranno come un macigno sulla finanza e sull'economia
italiane dei prossimi decenni, e ciò spiega il crescente malessere
personale di Beppe Grillo, il quale è abbastanza lucido da capire che
per lui i veri guai sono appena cominciati.

[1] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://books.google.com/books/about/Pentagon_capitalism.html%3Fid%3D0kJBAAAAIAAJ&prev=/search%3Fq%3Dpentagon%2Bcapitalism%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=nTCOUPqTOonktQa69YHwDA&ved=0CEEQ7gEwAw
[2] http://www.lastampa.it/2011/12/11/blogs/finestra-sull-america/rischio-rivolte-il-pentagono-valuta-l-ipotesi-eurocrac-FLQfnnYdEkFQqjbOCK1toL/pagina.html
[3] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.policymic.com/articles/3888/top-pentagon-official-european-governments-to-spend-more-on-defense-u-s-to-take-a-supporting-role&prev=/search%3Fq%3Dpentagon%2Beuropean%2Bunion%2Beuro%26hl%3Dit%26biw%3D960%26bih%3D513%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=inmNUJSNIIfUtAaerID4Cg&ved=0CEYQ7gEwBA
[4] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.usar.army.mil/ourstory/commands/USACAPOC/Pages/Overview.aspx&prev=/search%3Fq%3Dpsyops%2Busacapoc%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=9GyRUPLbKtHAtAbGq4DIBQ&ved=0CCkQ7gEwAA

1 novembre 2012
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