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(it) Sicilia: Elezioni regionali: voto a perdere

Date Sat, 20 Oct 2012 17:28:07 +0200


Elezioni regionali: voto a perdere
Di seguito, documento di analisi del Gruppo Anarchico "Salsedo" sulle
prossime elezioni regionali in Sicilia e sull'astensionismo.
L'incaricato
***
ELEZIONI REGIONALI: VOTO A PERDERE
Di questi tempi, parlare male delle istituzioni sembra quasi un
inutile accanimento.
E se al centro della riflessione ci sono le Regioni, si rischia
davvero di cadere nella banalità.
Ci basterebbe parlare della Regione Lazio, di Fiorito e dei festini
pagati dai contribuenti. Ci basterebbe parlare della Regione
Lombardia, di Formigoni e degli intrallazzi con la ‘Ndrangheta. Ci
basterebbe parlare della corruzione che, da Nord a Sud, rimane la
cifra costante della politica italiana.
E poi, rimanendo sul piano locale, non faremmo davvero fatica a
elencare alcuni degli innumerevoli esempi di inefficienze, sprechi e
privilegi che caratterizzano la classe dirigente siciliana. Per non
parlare poi delle compenetrazioni strutturali tra politica e mafia;
dell’insopportabile arroganza di chi occupa posti di governo e
sottogoverno in Sicilia ottenuti anche grazie al clientelismo; degli
effetti nefasti prodotti dall’Assemblea Regionale Siciliana sulla
pelle di questa terra martoriata.

Adesso i siciliani sono chiamati alle urne per il rinnovo dell’Ars.
Tutti i candidati dicono di essere “perbene”. C’è chi promette di
liberarci. Altri ancora promettono addirittura la rivoluzione. E ci
sono persino quelli che fino a ieri mandavano ‘affanculo il sistema, e
oggi chiedono il voto per il loro partito.
Tutti, però, sono inquieti. C’è qualcosa che gli agita il sonno.
Sembra che i politicanti di ogni colore abbiano paura di una cosa
soltanto: l’astensionismo.

I sondaggi più recenti hanno rilevato che quasi la metà degli elettori
siciliani non andranno a votare e non si presteranno così al rituale,
ipocrita e farsesco, delle elezioni regionali. Per correre ai ripari,
i politici fanno appello al senso di responsabilità di ciascuno,
mettendo in guardia dai pericoli della cosiddetta antipolitica,
ricattando moralmente ogni elettore perché colpevole, in caso di
astensione, di favorire inevitabilmente gli avversari. Quello che
temono, in realtà, è la delegittimazione del loro ruolo e del loro
potere.

Da anarchici, la cosa non può che farci piacere, ma dobbiamo essere chiari.
Se questo nutrito “partito dell’astensione” fosse animato da una
volontà anche solo vagamente simile alla nostra, saremmo praticamente
a un passo dalla rivoluzione sociale.
Purtroppo, non è così.
Come abbiamo avuto modo di ribadire in più occasioni, l’astensionismo
al quale noi facciamo appello presuppone un radicale cambiamento nel
modo di intendere l’azione politica: non più la delega alle
istituzioni e ai loro "specialisti", ma l’azione diretta da parte
degli individui e delle comunità che si autogovernano.
Il nostro astensionismo è coerente con una critica radicale e
intransigente a tutti i meccanismi di potere, i quali sono - di per sé
- impossibili da riformare o migliorare “dall’interno”. In parole
povere, se si decide di giocare al tavolo delle istituzioni, bisognerà
accettarne le regole, l’ingiustizia, la disumanità.
Ecco perché, se davvero si vuole trasformare realmente la società in
direzione dell’uguaglianza e della libertà, non bisogna più sedersi al
tavolo delle istituzioni nel vano tentativo di giocare lealmente una
partita già truccata.

Anche se l’astensionismo è un primo, importante passo, non ci si può
fermare al pur comprensibile disgusto per le campagne elettorali e per
i candidati che ci ossessionano con la loro invadenza e la loro
retorica.
Bisogna fare qualcosa di più: discutere con chi ci sta accanto, nelle
scuole, nei posti di lavoro, nei quartieri; confrontarci su cosa
davvero serve per gestire le nostre vite senza chiedere niente a
nessuno. E poi autorganizzarsi, cominciare a costruire spazi di
libertà e di autonomia, dal basso e in maniera solidale.
Solo così l’astensionismo può caricarsi di un significato più profondo
e duraturo, solo così non avremo più bisogno di politicanti, di
burocrati, e delle loro insopportabili campagne elettorali.

Gruppo Anarchico “Andrea Salsedo” - Trapani

17/10/2012

da gruppoanarchicosalsedo-a-gmail.com
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