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(it) Fano: "Mondo del lavoro ed opposizione sociale" - un resoconto

Date Sat, 20 Oct 2012 17:26:54 +0200


Una ventina di lavoratrici e lavoratori del settore
privato, attivisti/e sindacali della CGIL e del sindacalismo di base,
esponenti dell'associazionismo di base fanese e pesarese, attivisti/e
del movimento anarchico marchigiano, della sinistra antifascista ed
anticapitalista, tutti provenienti da Ancona, Fano, Pesaro e
Valcesano, hanno partecipato venerdì 12 ottobre all'incontro-dibattito
su "Mondo del lavoro ed opposizione sociale" proposto dalla
Federazione dei Comunisti Anarchici presso il Centro di Documentazione
"Franco Salomone" di Fano.
Ad una introduzione a cura della FdCA sui recenti provvedimenti del
governo Monti, sulla crisi all'interno del tessuto produttivo
provinciale e regionale, sul percorso della crisi e sulle risposte
popolari a livello europeo, è seguito un ampio dibattito che ha messo
a fuoco i seguenti punti:

* l'azione del governo Monti è coerente con le decisioni prese a
livello di Unione Europea dalla borghesia europea, di cui quella
italiana fa ovviamente parte;

* non è l'Italia a subire un diktat europeo, ma sono le classi
popolari italiane ad essere sotto attacco, tanto è vero che l'azione
del governo Monti è andata ben oltre i dettami della famosa lettera
della BCE della estate del 2011;

* l'attività accentratrice della UE si specchia nella azione del
governo italiano e nell'intervento della magistratura italiana contro
le sacche di borghesia parassitaria annidatasi all'interno delle
istituzioni, colpendo all'unisono anche le autonomie regionali ed il
decentramento;

* l'azione del governo Monti si sta esplicando con provvedimenti
strutturali sulla spesa e sul deficit (non sul debito) che hanno
effetti sulla media-lunga durata e questo - diversamente da altri
paesi europei come Irlanda, Grecia, Spagna e Portogallo - ha fatto sì
che non ci fosse una diffusa e radicale risposta popolare immediata;

* il progressivo esaurirsi degli ammortizzatori sociali nel privato
sta portando ad una situazione di gravi carenze occupazionali, con
particolare evidenza nel distretto mobiliare del pesarese;

* i fenomeni di delocalizzazione o di acquisto di aziende locali da
parte di investitori stranieri incidono negativamente sui livelli
occupazionali costringendo l'azione contrattuale ad una continua
rincorsa al mantenimento dei posti di lavoro a discapito delle
rivendicazioni salariali;

* la perniciosa azione di divisione messa in atto tra i lavoratori dai
provvedimenti del governo e dalle politiche sindacali concertative
incassa una incapacità del movimento dei lavoratori a riorganizzarsi
unitariamente e solidaristicamente, nonché una quasi scomparsa di
autonomia nell'azione sindacale di classe, colpita dalla repressione
aziendale;

* l'azione di opposizione sociale svolta in questi ultimi 4 anni dalla
FIOM insieme al sindacalismo di base ed a frammentate realtà di base
nel territorio sembra giunta ad un punto critico, di fronte alla
chiusura di spazi di agibilità e di rappresentanza messa in atto
dall'azione congiunta di governo ed impresa capitalistica;

* nella mancanza di unità di azione a livello di sindacalismo
conflittuale e di sinistra radicale, si apre uno spazio vuoto di
rappresentanza che si contendono forze di destra e forze cosiddette
dell'antipolitica, il cui ruolo è quello di spostare l'attenzione solo
sulle ruberie della cosiddetta casta o sulla supposta sovranità
nazionale violata, piuttosto che sulle politiche capitalistiche di
austerità ai danni delle classi lavoratrici;

* in Italia occorre occupare questo spazio vuoto e riempirlo di nuova
rappresentanza dai posti di lavoro e dai territori, tessendo
costantemente una trama di unità e solidarietà, di realtà sociali e
produttive, sindacali e culturali, politiche e del decentramento, che
dal basso offrano le adeguate condizioni di vita e/o di sopravvivenza,
di tutela e di protezione per le lotte in prima linea: tanto quelle
sindacali ed anticapitalistiche quanto quelle nel territorio ed
antifasciste;

* in questa drammatica situazione non è mancata la generosità di
protagonismo dei lavoratori con scioperi, difesa del posto di lavoro,
lotte per recuperare salari non pagati, lotte per la sicurezza....; ma
la costruzione di uno sciopero generale e generalizzato richiede non
un'indizione dall'alto quanto piuttosto un capillare lavoro di base
nel mondo del lavoro, nei quartieri, nell'associazionismo di base,
perchè la posta in gioco è la libertà di noi tutti;

* infatti questa - come ha concluso un esponente anarchico della
Valcesano - non è solo una crisi di sistema economico-finanziaria, ma
è una crisi di cambiamento di civiltà.


http://www.fdca.it
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