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(it) Comidad, le news del 18 ottobre 2012

Date Sat, 20 Oct 2012 17:23:28 +0200


Comidad, le news del 18 ottobre 2012
NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la
voce "Commentario".
LA GUERRA PSICOLOGICA DI PROFUMO IN FUNZIONE DELLA PEDAGOGIA FINANZIARIA
Il ministro dell'Istruzione Profumo in queste ultime settimane ha
adoperato contro la Scuola la tipica tecnica della doccia scozzese.
Dopo aver fatto intravedere ai precari uno sbocco occupazionale con la
promessa di un concorso, poi di fatto si è rimangiato tutto
prospettando un irrealistico orario di ventiquattro ore per gli
attuali insegnanti, ovviamente a stipendio inalterato. Con un
eventuale aumento degli orari si chiuderebbero le porte agli
insegnanti più giovani, aumentando a dismisura la già elevatissima età
media degli insegnanti attuali. Dopo le effimere e false speranze, le
nuove proposte-shock di Profumo hanno causato il panico non solo fra
gli insegnanti a tempo determinato, ma anche fra quelli a tempo
indeterminato, i quali, in pochi mesi, si sono visti sostituire la
prospettiva della pensione con quella di una morte in scena, come
Molière. A proposito dell'attentato di Brindisi, il ministro Profumo
parlò di guerra psicologica contro la Scuola; ma oggi quelle sue
ambigue parole appaiono più come un programma di governo che come
una denuncia.[1]

La Rete degli Studenti Medi nel frattempo ha adottato come slogan la
frase: "Make school, not war"; una formula che ha un suo indubbio
fascino, ma non è del tutto storicamente attendibile. L'istruzione di
massa è nata e si è sviluppata dalla seconda metà dell'800 in funzione
delle esigenze militari degli eserciti di massa. Non a caso il Paese
che elaborò il moderno modello di istruzione pubblica fu la Germania
del Cancelliere Otto Von Bismarck. Non sarebbe stato possibile il
macello della prima guerra mondiale, se la scuola pubblica non avesse
preparato centinaia di migliaia di diplomati per coprire i ruoli degli
ufficiali. Tra l'800 ed il '900, la Scuola è stata anche il principale
veicolo della propaganda nazionalistica e colonialistica.[2]

La Scuola ed il militarismo non possono quindi essere presentati in
alternativa, e ciò non vale solo per il passato, ma anche per il
presente. La Scuola attuale non sembrerebbe più militarizzata nei
comportamenti e nei contenuti, ma ciò riguarda soltanto l'abbandono di
vecchi modelli di educazione nazionale, che sono stati sostituiti dai
miti della superiorità occidentale, veicolati attraverso le formule
della "Educazione alla Legalità" e della "Educazione ai Diritti
Umani". La "Scuola democratica" è ancora un veicolo di propaganda
bellica, poiché se da un lato predica l'accoglienza verso immigrati e
"diversi", dall'altro lato criminalizza tutto ciò che esula dal
recinto del Sacro Occidente. La Scuola pubblica riesce comunque ad
imporre un atteggiamento acritico verso la "democrazia", cioè verso
l'alibi "occidentale" ("Occidente" sta per NATO) per nuove avventure
coloniali.

La Scuola Pubblica istruisce sempre meno, perché la vera istruzione
deve essere a pagamento; oppure a credito, come negli USA, dove gli
studenti escono dal sistema dell'istruzione con decine di migliaia di
dollari di debiti. Negli Usa già le High School annoverano la carta di
credito tra le materie di insegnamento, perciò si può supporre che lo
standard di istruzione media debba adeguarsi al livello necessario per
potersi indebitare elettronicamente.[3]

Le linee dettate dall'OCSE hanno mirato per decenni a svuotare
l'istruzione pubblica, per rendere l'istruzione funzionale alla
privatizzazione ed alla finanziarizzazione. L'effetto è stato di
trasformare la Scuola Pubblica in una sorta di pseudo-istituzione, uno
zimbello istituzionale da offrire in pasto ai media ed alle famiglie.
Congedata l'antica disciplina funzionale all'inserimento nel lavoro e
nella produzione, un altro effetto - voluto o collaterale - è stato
quello di creare nella Scuola una sorta di realtà virtuale, in cui
vigono regole e consuetudini che assegnano allo studente un ruolo di
falso protagonismo ed illusorio potere sul mondo adulto. Infatti,
mentre si liquidava lo Statuto dei Lavoratori, alla fine degli anni
'90 il ministro Berlinguer sfornava quel monumento al falso diritto
allo studio che è lo Statuto degli Studenti. Più o meno lucidamente, è
nata quindi una nuova pedagogia, mirante a creare un cittadino che non
abbia il senso della realtà e dei propri limiti. Sarà un caso, ma è il
ritratto del perfetto fruitore dei servizi finanziari e del gioco
d'azzardo.

Non è vero quindi che la funzione di indottrinamento propagandistico
delle masse sia stata interamente assorbita dai grandi media, dato che
la Scuola continua a svolgere una funzione di propaganda e di
manipolazione. In un'intervista di una ventina d'anni fa, Giorgio
Gaber affermava che mentre la televisione è dannosa e fa bene solo a
chi la fa, la Scuola invece fa bene, poiché costringe
all'applicazione. In realtà oggi l'istruzione fa male sia a chi la fa,
sia a chi la riceve, poiché non ha altro risultato che avviluppare
tutti in formule incongruenti.

Il mito democratico scolastico infatti non esclude neppure le
suggestioni elitarie, con il mito della valorizzazione delle presunte
"eccellenze", un vocabolo ormai sacro del gergo didattichese. A
proposito di mitologia elitaria, c'è anche da notare che alla
crescente umiliazione reale della funzione docente (divenuta
"finzione" docente), fa riscontro nella propaganda ufficiale il
crescere del mito di un insegnante ideale, capace di dimostrarsi
irreprensibile e "degno" della sua missione in qualunque condizione di
stress ambientale. Questo mito del super-eroe, "Superteacher", crea
una specie di effetto paralizzante, tale da trasformare gli insegnanti
reali in bersagli fissi della guerra psicologica. Lo stato di
frustrazione trova sbocco in una competizione fine a se stessa fra gli
insegnanti. Niente di strano quindi che la Scuola sia divenuta uno dei
luoghi privilegiati del mobbing, non solo da parte dei dirigenti, ma
anche fra gli stessi colleghi.

Tutto ciò porta al solo apparente paradosso di una Scuola Pubblica che
è contemporaneamente un bersaglio, ma anche un veicolo della guerra
psicologica. Il tema della guerra psicologica è quasi assente dal
dibattito politico. Nel maggio scorso però è uscito un film che
affronta questo tema: "Psywar", un documentario di Scott Noble, con
contributi di Noam Chomsky, Howard Zinn ed altri. Il film ha parecchi
limiti, ma rappresenta un tentativo serio di proporre la questione
psywar ad un pubblico più vasto. [4]



[1] http://www.umbria24.it/brindisi-ministro-profumo-assisi-%C2%ABuna-guerra-psicologica-fatta-scuola%C2%BB-umbria24/99610.html

[2] http://www.articolo21.org/2012/09/make-school-not-war/

[3] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.thirteen.org/edonline/lessons/&prev=/search%3Fq%3Dcredit%2Bcard%2Blesson%2Bplans%2Bfor%2Bhigh%2Bschool%26hl%3Dit%26biw%3D1440%26bih%3D763%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=0gl9ULjiII7Gswbv-IGAAQ&ved=0CC8Q7gEwAA

[4] http://www.youtube.com/watch?v=2xuoa7tF-x8&playnext=1&list=PL8266F6313ADE33C9&feature=results_video

18 ottobre 2012
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