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(it) Torino: La guerra di Piero Contro i poveri

Date Sat, 20 Oct 2012 17:19:03 +0200


La guerra di Piero
Contro i poveri
Torino è una città strana: la più indebitata, grazie alle spese
olimpico-faraoniche della banda Castellani-Chiamparino, con il più
alto tasso di disoccupazione tra le città del Nord, con gli autobus
più cari, dove si chiudono asili e biblioteche ma si costruiscono
grattacieli.
Il sindaco-assente Piero Fassino non se ne preoccupa minimamente. I
problemi della gente, della città non lo riguardano. C’è solo un luogo
in cui la presenza del Municipio si fa sentire in maniera forte e
decisa: ed è il Balon.
Fassino ha dichiarato guerra ai poveri che affollano il sabato mattina
il mercato delle pulci per tirare su qualche soldo vendendo le cose
rabastate in giro per la città.
Lo spettacolo della miseria turba a tal punto il nostro Piero (era
comunista) che vorrebbe cancellarla, ovviamente non eliminandone le
cause, ma con l’uso della sbirraglia.
E così da qualche mese a questa parte uno dei luoghi più tranquilli
della città, in cui i torinesi si rilassano dallo stress settimanale,
è diventato zona di guerra: vigili, alpini, poliziotti (con Digos a
tracolla), finanzieri e carabinieri si riversano tra le vie del borgo
ostentando la tracotanza di una vera e propria occupazione militare.
Nonostante che i ridicoli sindacatini di polizia piagnucolino a ogni
piè sospinto la mancanza di risorse e di mezzi, per il Balon il
problema non sussiste, non si bada a spese: c’è una guerra in corso.
Anche se le vittorie sono ridicole: appena le truppe cammellate si
spostano il mercato si ripopola in un batter d’occhio. Anche il
bottino di guerra è ridicolo: il sequestro di qualche carabattola,
qualche scarpa vecchia, qualche libro usato.
E mentre politici, amministratori e funzionari vari di tutta Italia
isole comprese grattano a man bassa il pubblico denaro senza ritegno
alcuno, i poveri sono cacciati a calci in culo precludendo loro anche
la possibilità di realizzare un piccolo onesto guadagno vendendo
quello che hanno. In fondo sono abusivi: non pagano le tasse.
Purtroppo la povertà crea rassegnazione. Invece di rivendicare i
propri diritti (primo fra tutti quello alla sopravvivenza) a voce alta
e con la lotta, ci si piega al sopruso.
Appena arriva il pattuglione misto (di armi e generi) e fa la voce
grossa, si raccolgono le proprie cose lasciando il campo libero,
consci sia gli uni che gli altri che - passato il momento - tutto
riprenderà a scorrere come prima.
L’importante è umiliare, intimorire, dare dimostrazione di forza,
esigere il rispetto per il proprio ruolo sbirresco.
Non tutti si piegano. Per fortuna c’è ancora chi si rifiuta di
prendere parte a questo ignobile teatrino. Chi non sta zitto e alza la
voce. Chi rivendica il diritto alla propria sopravvivenza, chi difende
il proprio lavoro, chi non china la testa ossequiente, chi non ha
paura di perdere tutto per conquistare tutto. Chi rifiuta di andarsene
e non se ne va.
Allora bisogna domare il ribelle, fargli capire chi è che comanda, lo
si circonda e si impedisce alla gente di avvicinarglisi, gli si
sequestra la merce, gli si appioppano, sabato dopo sabato, multe da
fuori di testa (1.032,00 euro). E lo Stato finalmente può prendere
possesso del territorio (anche se per 5 minuti e solo al Balon).
Ingiustizia è fatta.
Piero può essere soddisfatto. I torinesi sanno che, se non può
sconfiggere la miseria attenuandone le cause, può almeno cancellarla
con un colpo di spugna. E con esso la vita di decine di persone.

Non ci sto. Sarò qui ogni sabato a difendere il mio lavoro e la mia dignità!

Tobia
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