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(it) Comidad, le news del 11 ottobre 2012

Date Fri, 12 Oct 2012 13:57:50 +0200


NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la
voce "Commentario".
UN DECRETO DEL GOVERNO PER SALVARE L'ILVA O PER AFFOSSARLA?
Forse non è un caso che ogni volta che la pochezza del governo degli
pseudo-contabili risulta evidente, scoppi qualche scandalo che punta i
riflettori mediatici sulle magagne della "casta" politica. Qualcuno
che non è completamente immerso nel feticismo della magistratura, si è
persino accorto che, in tre anni, si tratta del secondo governatore
della Regione Lazio fatto fuori senza imputazioni specifiche; nel caso
di Marrazzo addirittura la frequentazione di trans diventò per i media
più grave del fatto che dei carabinieri si dedicassero
professionalmente al ricatto.
L'unico argomento a favore di Monti rimane a tutt'oggi quello di non
infliggerci le continue figuracce nei consessi internazionali che per
anni hanno costituito il marchio di fabbrica del Buffone di Arcore. Ma
per evitare di fare il pagliaccio in pubblico, non c'era certo bisogno
di un "tecnico".
Per il resto appare sconcertante la continuità del governo attuale con
il governo precedente, in particolare per ciò che concerne la politica
anti-industriale. La tanto attesa convocazione di Marchionne si è
risolta nell'ennesimo calo di brache da parte del governo, mentre
sull'Ilva di Taranto la doppiezza dello stesso governo si dimostra
sempre più plateale.
Il tanto strombazzato decreto salva-Ilva del governo, approvato
definitivamente pochi giorni fa dal senato, infatti appare congegnato
per consegnare definitivamente l'azienda alla scure del boia, poiché
circoscrive l'azione del commissario straordinario alla sola questione
ambientale, come se l'acciaio non fosse un'indispensabile risorsa di
base per tutta l'industria italiana. [1]
Per recuperare un potere contrattuale nei confronti della
magistratura, un governo che avesse voluto fare appena sul serio
avrebbe commissariato l'azienda in quanto tale, ponendosi in tal modo
come interlocutore diretto della Procura e del GIP di Taranto. Il
commissariamento dell'azienda avrebbe avuto gli stessi effetti di una
nazionalizzazione, senza però comportarne i costi; in più avrebbe
consentito di aggirare le pastoie dei trattati europei e delle norme
anti-trust. Il commissariamento dell'azienda rappresentava in questa
vicenda la strada ovvia ed obbligata, ed il governo ha scelto
consapevolmente di non seguirla.
Il ministro dello"Sviluppo" Economico, Passera, si è infatti
completamente defilato, delegando tutta la questione Ilva ad un
ministero di serie B come quello dell'Ambiente. Il messaggio non
poteva essere più chiaro: l'Ilva non rappresenta per il governo un
problema strategico di sviluppo industriale, ma solo un'emergenza
ambientale.
Nel finto dibattito parlamentare che ha accompagnato l'approvazione
del decreto, nessuno è sembrato accorgersi del problema
dell'inconsistenza della figura di un commissario con un mandato così
circoscritto da porlo automaticamente in posizione di sudditanza nei
confronti della magistratura. Per settimane la polemica si è quindi
appuntata su aspetti marginali e folkloristici, come quello
riguardante la possibilità di nominare, o meno, commissario al
risanamento il governatore Nichi Vendola.
L'obiezione della destra nei confronti di Vendola ha inoltre
riguardato la sua personale non competenza in questioni ambientali,
ribadendo quindi che la figura del commissario ha una mera funzione
tecnica. In realtà Vendola dovrebbe rispondere di non avere mai
vigilato sulle emissioni tossiche dell'Ilva in tutti questi anni,
contribuendo così a creare un'emergenza che nessuna "logica del
profitto" potrebbe spiegare; poiché, se è vero che alcune tecnologie
di disinquinamento comportano qualche costo in più, è anche vero che
altre tecnologie innovative consentono un notevole risparmio in
termini di acqua ed altre materie prime. Semmai si può parlare di
"logica del privato", dato che nel mondo reale nessun imprenditore
privato muove un dito o investe un centesimo se non arrivano prima gli
incentivi pubblici; proprio per questo la strana inerzia della Regione
Puglia e di Vendola nella vicenda dell'Ilva di Taranto sono tanto più
evidenti. Che nel caso Ilva abbia agito - ed ancora agisca - un
lobbying molto, ma molto, più potente di quello della stessa Ilva,
appare come un'eventualità talmente realistica da risultare
incommestibile per dei media addestrati alle cadenze della fiaba.
Il risultato complessivo del decreto del governo è consistito in
quella mancanza di credibilità di tutto il progetto di risanamento
ambientale, che ha consentito alla magistratura di porre condizioni
sempre più ultimative. Il governo considera quindi già chiusa la
partita sull'Ilva, tanto che tutte le sue dichiarazioni passate a
sostegno dell'azienda si rivelano ora come puramente rituali e
retoriche.
L'Ilva si toglierà di mezzo e, per pura coincidenza, la base NATO in
costruzione al Molo Polisettoriale, proprio di fronte al molo
dell'Ilva, avrà un'intera insenatura del porto di Taranto a
disposizione dei propri sommergibili nucleari. Come è noto, i
sommergibili nucleari non inquinano affatto; se non altro perché, a
causa del segreto militare, è impossibile monitorare i fondali dove si
muovono i sommergibili.
Come pure è sicuramente una semplice coincidenza anche il fatto che
Monti, prima di diventare Presidente del Consiglio, fosse un advisor
del Consiglio Atlantico della NATO. La "coincidenza" forse vuole che
l'Italia non interessi più come Paese industriale, ma solo come base
militare.

[1] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-10-03/ecco-decreto-ilva-riconosce-133108.shtml

11 ottobre 2011
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