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(it) Venezuela: Per una società libertaria ed emancipata, il fascismo non passerà! [ca]

Date Mon, 24 Sep 2012 23:11:38 +0200


Venezuela: Per una società libertaria ed emancipata, il fascismo non
passerà! [ca]
La Federación Anarquista Revolucionaria de Venezuela, formata da
gruppi ed individualità comunisti libertari delle città di Caracas,
Valencia, Maracay e Barquisimeto, pubblica il seguente comunicato:
Nere tempeste agitano l'aria. Il capitalismo ed i poteri economici
internazionali cercano di riprendersi gli spazi che avevano perso
nella Nostra America, cercano di nuovo di incatenarci, cercano di fare
della storia nord-occidentale il progetto da imporre a tutti i popoli
del mondo. Siamo coscienti che la congiuntura intorno al 7 ottobre non
si caratterizza come un mero conflitto inter-borghese, ma come uno
scenario di lotta di classe e di scontro anticoloniale.
Come anarchici, riconosciamo le condizioni di possibilità che si sono
generate dalla articolazione dispiegatasi tra Stato e Comunità
Organizzate in termini di innegabili conquiste nella sfera dei
diritti sociali e popolari che l'attuale processo bolivariano ha
portato al popolo venezuelano. Sarebbe sciocco e poco realista
affermare che non si siano fatti progressi nel soddisfacimento dei
bisogni sociali e politici della popolazione storicamente esclusa in
questo paese, grazie alla lotta dei figli e delle figlie del popolo
venezuelano. Tuttavia, occorre anche riconoscere i limiti di questa
articolazione che, al di là dei molti errori e fallimenti - propri
della natura gerarchica, borghese e reazionaria di qualsiasi Stato -
tende ad arginare le potenzialità del popolo venezuelano nella
costruzione di una società dove venga sradicata l'egemonia capitalista
e prenda il sopravvento un'organizzazione economica, politica e
sociale fondata su un reale
potere popolare socialista, collettivo ed assembleare a democrazia
diretta. Come anarchici sappiamo che questo processo di
radicalizzazione si pone come compito collettivo e comune del popolo
venezuelano e che, pertanto, non va subordinato alle condizioni di
possibilità che oggi offre l'articolazione tattica con lo stato
bolivariano.

Non ci sono Stati rivoluzionari: le rivoluzioni le fanno i popoli.
Pertanto, di fronte alle elezioni presidenziali del 7 ottobre,
manteniamo una posizione di forza per evitare che la destra fascista
borghese puntofijista [riferimento al patto Punto Fijo del 1958 tra i
partiti borghesi che esclusero il Partito Comunista per un sistema
bipartitico, ndt] e traditrice si riprenda le redini del governo
nazionale, e ribadiamo il nostro impegno alla lotta per la
radicalizzazione della rivoluzione.

Sappiamo come storicamente gli/le anarchici/che di tutti i tipi siano
stati/e contro le elezioni borghesi e contro tutto il teatrino dello
spettacolo elettorale, e dunque come anarchici noi non riconosciamo
questo circo. Gli Stati non fanno le rivoluzioni, però possono
distruggerle. Quindi non c'è nulla di sorprendente se, di fronte a
determinate congiunture molto particolari e molto concrete, ci siano
stati casi di partecipazione politica elettorale da parte di settori
anarchici, per esempio le elezioni spagnole del 1936 in cui il
proletariato spagnolo e molti/e anarchici ed anarchiche tanto della
Confederación Nacional del Trabajo (CNT) quanto della Federación
Anarquista Ibérica (FAI), diedero il loro appoggio al Fronte Popolare
contro i gruppi ed i partiti della destra iberica che avevano
rapidamente messo in essere il golpe nel mese di luglio dello stesso
anno.

Quello stesso popolo che si era recato alle urne, si renderà
protagonista nei mesi successivi di uno dei momenti più gloriosi del
proletariato mondiale, realizzando praticamente il comunismo
libertario e l'anarchia. Parimenti, il Partido por la Victoria del
Pueblo in Uruguay si costituì con forti influenze libertarie
provenienti dalla Federación Anarquista Uruguaya, i cui militanti
erano grandi combattenti che avevano combattuto, tra l'altro, le
dittature del sud nei decenni passati.

Non è certo un assunto nuovo quello di tener conto della congiuntura e
delle particolarità che ci sono in ogni lotta. In una riunione,
tenutasi a Biel (Svizzera), nel 50° anniversario del Congresso di
Saint-Imier, Bertoni e Malatesta si posero la questione di come si
sarebbero dovuti regolare gli anarchici di fronte a possibili
rivoluzioni sociali che non fossero di segno libertario.

"Non si tratta di porsi davanti ad una rivoluzione come la vorremmo
noialtri, una rivoluzione anarchica che sarebbe possibile se tutti, o
per lo meno la grande maggioranza degli abitanti di un determinato
territorio, fossero anarchici. Si tratta di perseguire il meglio che
si può fare in favore della causa anarchica all'interno di una
rivoluzione sociale che possa prodursi nella realtà del presente." (1)

Tuttavia, questo esercizio di immaginazione a favore dell'anarchismo,
di come porsi di fronte ad una situazione di scoppio di una possibile
rivoluzione, sollevò delle critiche in campo libertario:

"I compagni apportino la propria luce alla questione ed il compagno ed
amico Colomer non si deve né scandalizzare né indignare. Se per lui
queste sono questioni nuove, non è degli anarchici aver paura di
fronte alle novità" (2)

Quella che per Malatesta era una situazione ipotetica, è per noi
anarchici rivoluzionari venezuelani una realtà con cui confrontarsi.

Quanto detto ci consente di affermare che occorre tener presenti le
circostanze storiche nel momento in cui valutare la partecipazione
agli spazi di costruzione socialisti e rivoluzionari. L'azione e la
teoria non possono essere disgiunti dalla realtà, da quel contesto
storico-politico in cui devono dispiegarsi. Siamo fermi nella
convinzione che la possibilità di un genuino mutamento rivoluzionario
radicale, che abbia radici profonde, trovi vivo riscontro nelle
capacità creative del popolo, nelle sue comunità di lotta che hanno
portato il paese sulla via della trasformazione sociale e che
appoggiano il compagno Hugo Rafael Chávez Frías. Siamo convinti, sulla
base dell'esperienza, che lì, nella base popolare, si radichi il germe
di una nuova società comunitaria.

Oggi come oggi già esistono esempi di spazi che, senza definirsi
anarchici, esprimono quotidianamente senza dubbio pratiche libertarie:
comunità che hanno un certo grado di produzione sociale, di
autogoverno e di auto-sicurezza (i Colectivos del 23 de Enero,
Colectivo Alexis Vive, Colectivo Montaraz, tra gli altri); radio di
comunità che non si piegano ai dettami contrari alla causa popolare e
che si autodefiniscono come libertari (Radios comunitarias della zona
nord di Barquisimeto, di Waraira Repano, di Toromaima Rebelde, Radio
Comunitaria Sanareña, siti come La Guarura e simili). Il Movimento dei
"Senza Tetto", le "Comunidades al Mando", il "Proyecto Nuestra
América", il Frente Campesino Ezequiel Zamora e moltissimi altri
collettivi ed organismi del movimento popolare che, sebbene siano
protagonisti, edificatori e propagatori del processo bolivariano, ne
sono anche profondamente critici.

E' per questo che, di fronte alla visione dei settori neoliberisti
della destra venezuelana ed al suo desiderio di di implementare
politiche economiche che riducano lo Stato alla sua minima espressione
(proprio come accade attualmente in Europa, in Africa ed in altri
paesi della nostra America), diciamo loro senza simpatia di osservare
ed ascoltare le nostre posizioni. La nostra lotta è per il comunismo
libertario e pertanto, non siamo disposti a retrocedere ad uno "stato
di cose" in cui: saremmo perseguitati come occupanti e combattenti
sociali, in cui sarebbero chiusi i media alternativi, in cui sarebbero
restituite ai latifondisti ed ai padroni le terre e le aziende oggi di
proprietà comune, in cui ci sarebbero violazioni sistematiche ai
diritti umani; in cui verrebbero abrogati strumenti giuridici che
possano aiutare la causa popolare, la futura costruzione degli spazi
comunitari veramente orizzontali ed assembleari, la realizzazione dei
consigli
operai, dei contadini, degli studenti; uno stato di cose in cui
verrebbero sradicati quei presidi sociali, che ora sono necessari per
aiutare le classi più emarginate; per assistere ad una involuzione
verso un passato che, tutt'altro che domo, spera di dare la sua
zampata fascista.

La storia ci ha già dato molti esempi:

"Dal suo punto di osservazione sulle colonne de La Protesta, Santillán
aveva capito meglio di chiunque altro a sinistra, la direzione ed il
senso della cospirazione anti-irigoyenista (cioè contro Irigoyen,
presidente argentino nel 1916, ndt) che non era tanto una realtà
quanto un intento di distruggere il movimento operaio, di trattenere
la rivoluzione sociale (che presumibilmente si stava avvicinando) e di
stabilire le basi di uno Stato corporativo (con l'appoggio delle forze
armate, dei latifondisti e del clero). Quando ci fu il golpe del 6
settembre, lanciò dalle pagine del quotidiano un appello allo sciopero
generale. La FORA lo ignorò: attenendosi ad un punto di vista
apparentemente molto ortodosso e logico, i suoi militanti si
rifiutarono di partecipare alle lotte dei partiti politici borghesi,
come se si trattasse di una mera disputa tra conservatori e radicali o
tra antipersonalisti e personalisti. Inoltre, attenendosi ad un
dottrinarismo
inflessibile, i militanti della FORA proclamarono che: per un
anarchico e per un proletario sono la stessa cosa il populismo di
Irigoyen ed il fascismo di Uriburu. Tale errore di prospettiva costò
alla FORA molti morti e molti esuli e si può quasi dire che portò alla
morte dell'organizzazione. La Protesta venne chiusa e messa fuori
legge l'organizzazione operaia..." (3)

Siamo contrari tanto a queste posizioni di supposta "sinistra" che
pretendono far credere che "questo o quello sia lo stesso", quanto a
quelle degli arrivisti e degli accomodanti i quali assicurano che
"questa è la vera rivoluzione".

E siamo molto più distanti da certe "personalità" che rifugiandosi
negli ideali dell'anarchismo (e di certe posizioni del trotskismo)
cercano di nascondere la loro collocazione di stampo borghese, ma
insieme ai borghesi finiscono col rendere invisibili le lotte ed i
processi di cambiamento che, dalle comunità popolari e dai movimenti
anti-egemonici, si sono sviluppati durante gli ultimi 30 anni. A
questi anarchici diventati dei mercanti, commercianti e turisti
dell'idea, diciamo anche che il fascismo non passerà.

La FARV ribadisce di non appoggiare nessun governo e nessuno Stato, ma
di stare dalla parte del popolo e con le sue lotte di emancipazione e
di rivoluzione sociale.

La nostra posizione è la seguente: difendere le conquiste popolari che
abbiamo raggiunto e che ci sono costate tanto sangue; combattere con
tutti i mezzi possibili il ritorno al potere della destra oligarchica
fascista storica del Venezuela e combattere insieme al popolo, alle
organizzazioni, ai movimenti ed ai collettivi politici e sociali
affini alla nostra lotta, per la radicalizzazione autonoma e popolare
della rivoluzione bolivariana, contro la "destra rossa" e contro i
guasti e gli errori provocati dall'attuale struttura
economico-giuridica capitalista e borghese, che deve ancora essere
smantellata e che se non si riesce a farlo, corriamo il rischio
imminente di essere un altro esempio nel mondo di fallimento di una
rivoluzione socialista, democratica e partecipativa.

Il cielo coperto annuncia la tempesta. Facciamo appello ai lavoratori
ed alle lavoratrici del Venezuela, ai contadini ed alle contadine, a
tutti/e gli /le sfruttati/e ed agli emarginati/e del Venezuela di
partecipare alla giornata decisiva del 7 ottobre, di chiudere le porte
al fascismo, sia nelle urne elettorali che nelle strade.

Il fascismo non passerà. L'invito è quello di scegliere l'espressione
delle organizzazioni, dei movimenti e dei collettivi rivoluzionari e
socialisti affini alla nostra causa ed a favore della continuità del
processo bolivariano. L'invito è quello di stare attenti ad ogni segno
di violenza da parte della destra, a difendere la nostra
determinazione ad essere liberi. Però, soprattutto, a costruire a
sinistra dalla base, dalla quotidianità del giorno dopo giorno, dalla
dimensione più piccola e più ordinaria, dalle strade, dal quartiere,
dai villaggi e dai monti, gli spazi libertari che aiutano a conseguire
la rivoluzione sociale.

"Al di fuori del sistema mazziniano che è poi il sistema della
repubblica nella forma di Stato, non esiste nessun altro sistema se
non quello della repubblica come comune, della repubblica come
federazione, una repubblica genuinamente socialista e popolare - il
sistema dell'Anarchismo" M. Bakunin. (4)

PER UN PROCESSO BOLIVARIANO E POPOLARE!
PER UN SOCIALISMO ZAMORANO E LIBERTARIO NELLA REPUBBLICA COMUNITARIA! (5)
PER IL COMUNISMO LIBERTARIO!


Federación Anarquista Revolucionaria de Venezuela - FARV


1. Escritos. Errico Malatesta. Fundación Anselmo Lorenzo. Madrid 2002. Pag. 56
2. Ibid. Pag. 59
3. El Anarquismo en América Latina. Carlos M. Rama y Ángel J.
Cappelletti. Biblioteca Ayacucho. Caracas 1990. Pag. LVII
4. Socialismo Sin Estado. Bakunin.
http://www.marxists.org/espanol/bakunin/socsinestado.htm
5. Nota del traduttore: il riferimento è a Ezequiel Zamora (1817-1860)
pensatore socialista venezuelano di estrazione liberale, generale
popolare nella Guerra Federal o Guerra Larga (1859-1863) tra
conservatori e liberali del paese.

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali.

http://farvespecifistas.blogspot.it/
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