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(it) Pordenone: MOVIDA SI, MOVIDA NO, MOVIDA UN CAZ!

Date Wed, 12 Sep 2012 00:10:11 +0200


Comunicato
MOVIDA SI, MOVIDA NO, MOVIDA UN CAZ!
Nei mesi estivi abbiamo assistito ad una noiosa e patetica polemica
sulla Movida pordenonese in un braccio di ferro tra qualche residente
disturbato dai suoni, il comune in difesa della sobrietà (sigh!) e
commercianti in crisi che chiedono un po’ più di “tunz tunz” per
animare pomeriggi, serate e scontrini.
In questa non esaltante polemica estiva sfugge il fatto che il
problema è ben più consistente e riguarda una città che, se non si può
definire morta, certamente è accomunabile allo stato di letargo
comatoso interrotto da qualche risveglio pilotato, solitamente
concordato tra istituzioni e ASCOM.
A noi della Movida poco interessa, se non nell’ottica che ci sembrano
normali i bar o ritrovi con musiche anche all’aperto e in tarda
serata, figuriamoci il contrario.
Quello che ci interessa è la riappropriazione di luoghi, tempi e spazi
di una città che qualcuno vorrebbe gestire con un telecomando mentre
altri la vivono con la massima aspirazione di uno spritz e sky-sport
nei teleschermi in compagnia di amici e soprattutto fottendosene di
tutto il resto. Riprendersi una città significa partire dai quartieri,
dalle vie e non solo dalle piazze centrali, significa portare la
musica fuori dalle botteghe, creare momenti di aggregazione senza
mediazioni commerciali o istituzionali, significa concordare regole
comuni di partecipazione e rispetto dei luoghi che si vivono senza
bisogno di preti, padrini e gendarmi con o senza divisa. Pordenone s’è
scrollata di dosso una decina d’anni fa il deserto democristiano prima
e leghista poi per accontentarsi di qualche oasi artificiale di palme
e pozzanghere. Non è pensabile che tutta la questione sulla/della
cultura a 360° sia improntata a chi innaffia le pianticelle di queste
oasi, con quali soldi e per conto di chi. Pordenone deve lasciare
germogliare ovunque piante, fiori e alberi, deve essere luogo di
partecipazione artistica, musicale, sociale e politica dal basso. Non
bastano qualche vetrina calata dall’alto e un po’ di migliaia di euro
di finanziamenti per lavarsi la coscienza, così come certamente non
basta accondiscendere ai volumi di musica più alta per risolvere il
problema della “vita” serale dei giovani e non, figuriamoci mettersi a
fare i guardiapesca dentro e fuori i locali come ha fatto il comune:
“ma ci faccino il piacere” avrebbe detto Totò!

Ci sono associazioni, realtà, singoli, gruppi formali e informali che
fanno e vorrebbero fare attività di ogni tipo e che non possono
neppure affiggere una locandina per strada: i negozi sono stracolmi,
molti non le vogliono e fuori nelle colonne e nei muri è vietato e
scattano multe salatissime, ci rendiamo conto? La gran parte dei
luoghi dove vengono appesi i manifesti sono saturi di pubblicità
commerciale. I luoghi in città dove fare iniziative sono pochissimi e
costano, gli spazi pubblici per realizzare iniziative all’aperto
necessitano di iter burocratici assurdi, con tasse e richieste
indecenti. L’unico luogo “organizzato” in città per l’aggregazione
musicale e poco più è il Giordani, struttura comunque eterodiretta dal
comune e che rischia pure di chiudere nel giro di qualche mese. Non
c’è nulla, camminando un giorno della settimana dopo le 21.00 di sera
per la città non c’è neppure l’alba dei morti viventi, sono proprio
tutti morti morti. E secondo voi dovremmo perdere tempo sul
contenzioso Movida si Movida no? Anni fa si poteva leggere nei muri di
Pordenone: un po’ qua un po’ la occupiamo la città! Non è mai troppo
tardi…


Iniziativa Libertaria
da alterlinus-a-libero.it
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