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(it) Comidad, le news del 23 agosto 2012

Date Fri, 24 Aug 2012 12:34:50 +0200


Comidad, le news del 23 agosto 2012
NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la
voce "Commentario".
CONTRO JULIAN ASSANGE UNA VENDETTA RAZZIALE
C'è una contraddizione evidente nella vicenda di Julian Assange. Da
una parte si osserva una persecuzione meticolosa e astiosa nei
confronti del fondatore di Wikileaks, dall'altra parte c'è l'obiettiva
esiguità dei moventi dichiarati di questa persecuzione. Non ci si
riferisce soltanto alle assurde accuse di molestia sessuale da parte
della ex neutrale Svezia; imputazioni che massacrano le "idee chiare e
distinte" così care a Cartesio. Il problema maggiore riguarda proprio
le accuse di spionaggio mosse dalla potenza verso la quale Assange
rischia di essere estradato una volta nelle mani del governo svedese,
cioè gli Stati Uniti.

Il fatto che Wikileaks si sia procurato le informazioni che ha
successivamente diffuso attraverso tecniche di pirateria informatica,
oppure grazie all'aiuto di alcuni "insider", non cambia la sostanza
della questione, e cioè che la grandissima parte di queste
informazioni riservatissime erano in effetti la classica aria fritta,
in alcuni casi persino veline della propaganda. Negli USA molti
commentatori, ufficiali e non, si sono cimentati nell'ardua impresa di
spiegare all'opinione pubblica il danno incalcolabile che la banda
Assange avrebbe inferto alla sicurezza statunitense. Ma nessun dato
significativo è stato mai fornito per sostenere questa tesi, perciò
ogni argomentazione ha sempre finito per ripiegare sulla retorica
stantia del rapporto di "fiducia" fra gli Usa e i suoi alleati, che
sarebbe stato incrinato da queste "rivelazioni". In realtà nessun
"alleato" si "fida" degli Stati Uniti, mentre la scorrettezza,
l'inaffidabilità, la slealtà e la brutalità dei funzionari
statunitensi è addirittura divenuta proverbiale in tutti gli ambienti
internazionali.

La comunicazione interna ed estera degli Stati Uniti è conformata ai
criteri della psicoguerra, perciò gli USA devono il loro prestigio
internazionale esclusivamente alla paura che riescono ad incutere, al
terrore suscitato dalla loro capacità di non ascolto, alla loro
attitudine a trasformare ogni minima resistenza dei propri
interlocutori in un pretesto vendicativo. E, per far davvero paura, la
prospettiva della vendetta deve sempre essere sproporzionata,
esagerata.

Assange è diventato un bersaglio della vendetta USA non per il danno
che avrebbe inferto, bensì in quanto simbolo di un atteggiamento
antiamericano. In Assange infatti non si riscontra nessuno dei
pregiudizi di superiorità occidentale che caratterizzano la grande
maggioranza dei progressisti - ed anche rivoluzionari - del sedicente
Occidente, secondo i quali si può, e si deve, ogni tanto spremere una
lagrimuccia sui poveri popoli del terzo mondo oppressi dallo
strapotere delle multinazionali, dal Fondo Monetario Internazionale e
dalla Banca Mondiale; ma poi, se qualche politico locale cerca di
opporsi a quello strapotere, allora non bisogna perdere un attimo per
collocarlo nella lista dei dittatori e dei nemici dell'umanità.

Alcuni commentatori hanno fatto notare che Assange non sarebbe mai
assurto ai livelli del divismo internazionale se non avesse ricevuto
aiutini ed indulgenze da parte dell'establishment; ma, proprio per
questo, la reazione vendicativa è tanto più feroce, proprio perché
Assange non è stato al gioco della superiorità occidentale. In questo
senso, la scelta di Assange di non accettare di fidarsi minimamente
della mitica giustizia britannica e di rifugiarsi nell'ambasciata
dell'umile Ecuador, fa parte di questa linea di demistificazione della
fiaba occidentalista. Il suo caso è considerato tanto più grave perché
egli è un australiano anglosassone, cioè membro di quella comunità
internazionale di lingua inglese che, secondo Winston Churchill,
avrebbe la missione di reggere le sorti del pianeta. Da ex primo
ministro britannico, Churchill espose questa teoria in una sua opera
degli anni '50, la "Storia dei Popoli di Lingua Inglese".

Assange è dunque considerato un traditore della sua razza. Una colpa
imperdonabile da parte di un'oligarchia imperialistica che trova nella
mitologica persuasione della propria superiorità razziale l'unico
elemento che la possa differenziare, per metodi ed obiettivi, da una
qualsiasi cosca criminale. Il razzismo costituisce infatti quella
"falsa coscienza" che salva questa oligarchia criminale WASP dal
rischio di vedersi per ciò che realmente è.

Anche la Svezia ha conosciuto un "traditore della propria razza", ed
anche della propria classe: il primo ministro Olof Palme. Palme
proveniva da una famiglia aristocratica, e ci si aspettava che avrebbe
mantenuto il socialismo svedese nell'ambito delle sue tradizioni
paternalistiche; invece non solo Palme diede un impulso nuovo al
socialismo svedese, ma fu anche l'unico socialdemocratico europeo ad
opporsi seriamente alla guerra del Vietnam. Palme fu ucciso in un
agguato nel 1986, e per il suo assassinio fu allestita un'inchiesta
giudiziaria farraginosa ed inconcludente, uno sfacciato depistaggio,
che la dice lunga sul grado di certezza del diritto in Svezia.

Nel suo discorso dal balcone dell'ambasciata dell'Ecuador, Assange si
è rivolto anche al presidente Obama invitandolo a cessare "la caccia
alle streghe". In queste parole è riecheggiato un suo timore che va
ben oltre il rischio di un'estradizione verso gli Stati Uniti e
dell'eventualità di una condanna a morte per spionaggio. Probabilmente
Assange pensava alla "Kill List" gestita da Obama, che consente al
presidente USA di eliminare senza processo qualsiasi persona - anche
di cittadinanza americana - considerata un pericolo per la sicurezza
nazionale. Queste missioni di assassinio di Stato vengono spesso
compiute utilizzando dei droni, e forse anche Assange ora teme di
vedersene volare qualcuno sulla testa.

La legge istitutiva della "Kill List" fu voluta da Bush, ma Obama ha
sinora firmato per oltre cento esecuzioni, più del doppio di quelle
del suo predecessore. Ogni assassinio "mirato" comporta chiaramente
una serie di vittime civili che non c'entrano nulla, ma la dottrina
ufficiale è che, se stai nei paraggi, proprio innocente non puoi
essere. [1]

Alcuni articoli del "New York Times" a riguardo hanno suscitato
l'indignazione del senatore John McCain, il candidato in lizza contro
Obama alle ultime elezioni presidenziali. McCain però non se l'è
presa con Obama, ma con "le fughe di notizie" che comprometterebbero
la "sicurezza nazionale". McCain ha chiaramente barato e giocato
sull'equivoco, poiché la "Kill List" non è affatto un segreto, visto
che esiste una legge istitutiva; ma il richiamo di McCain aveva
evidentemente un altro significato. Il problema infatti non riguarda i
segreti, ma l'omertà mediatica che deve relegare certe notizie, pur
ufficiali, ai margini della comunicazione. Le notizie isolate non
fanno opinione pubblica.

Come ha insegnato Goebbels, solo la continua ripetizione crea opinione
e, addirittura, confeziona una "verità virtuale", alla quale è quasi
impossibile sottrarsi. Da buon repubblicano, McCain vuole mantenere
per sé la parte del "duro", e pretende che i media continuino a
reggere il gioco delle parti, offrendo del democratico Obama
l'immagine di un presidente pacioccone e "riluttante" alla violenza.
Obama è un fantoccio confezionato con l'accorto dosaggio di tutti gli
ingredienti esteriori del "politically correct", perciò, attenti a non
smascherarlo. Insomma, qualche commento ogni tanto sulle pagine
interne dei quotidiani, va anche bene, poiché tiene in piedi la farsa
del "dibattito democratico"; ma guai a parlarne nei telegiornali in
prima serata; lì il cattivo deve essere Assad.

A proposito di uso mistificatorio del "politically correct": il
ministro della Giustizia-Procuratore Generale dell'amministrazione
Obama è Eric Holder, anche lui un afroamericano; il primo
afroamericano a ricoprire quel ruolo. Proprio a Holder è toccato di
difendere pubblicamente due "dirty jobs" dell'amministrazione Obama,
sia la "Kill List", sia la decisione del Dipartimento di Giustizia di
non procedere contro Goldman Sachs per frode bancaria, nonostante le
tonnellate di prove raccolte. [2]

Il dibattito democratico in sé è piuttosto innocuo, perché sposta
sempre la questione sulle alternative astratte: Libertà o Sicurezza?
Legalità o Efficacia nella lotta al terrorismo? Quelle belle
discussioni infinite. Qualche commentatore un po' più realista ha
fatto invece notare che in realtà la CIA ha sempre fatto fuori chi le
pareva, senza mai aver avuto bisogno di leggi speciali antiterrorismo.
Incredibile a dirsi, ma oggi il Pentagono e la CIA usano persino
l'assassinio come alibi giustificativo per nascondere crimini più
inconfessabili.

La "Kill List" è infatti strettamente intrecciata al nuovo
superbusiness dei droni, dato che la maggioranza degli omicidi a firma
presidenziale vengono commessi con questa arma ipertecnologica, che
richiede enormi e continui stanziamenti di fondi da parte del
Congresso americano, e perciò ha bisogno di un supporto legislativo.
Come arma di guerra guerreggiata i droni si sono immediatamente
rivelati una truffa del Pentagono, poiché per uno Stato straniero
dotato di un minimo di risorse tecnologiche risulta relativamente
facile disturbare questi velivoli senza pilota, come ha dimostrato
l'Iran il dicembre scorso. [3]

Ecco perché nascono l'eterna emergenza del terrorismo e l'assassinio
mirato per "motivi di sicurezza nazionale", ovviamente contro bersagli
deboli e non in grado di difendersi. Questi fraudolenti artifici
propagandistici sono l'unico modo per giustificare il saccheggio di
spesa pubblica determinato dal business dei droni.

Sarà per tutti un motivo di orgoglio nazionale sapere che oggi la
capitale mondiale dei droni si trova in Sicilia, nella base USNavy di
Sigonella. Tra le prime vittime dei voli dei droni di Sigonella c'è il
vicino aeroporto civile di Fontanarossa, quasi sempre chiuso con i più
vari pretesti. [4]



[1] http://translate.googleusercontent.com/translate_c?depth=2&hl=it&prev=/search%3Fq%3Dobama%2Bkill%2Blist%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns&rurl=translate.google.com&sl=en&u=http://www.washingtonpost.com/opinions/obamas-kill-list-is-unchecked-presidential-power/2012/06/11/gJQAHw05WV_story.html&usg=ALkJrhjOB09PVyCKwUwtk8OUvRzVn7Be8A

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/05/30/obama-licenza-di-uccidere-la-kill-list.html

[2] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.huffingtonpost.com/2012/03/05/us-targeted-killings-eric-holder_n_1320515.html&prev=/search%3Fq%3Dobama%2Bkilling%2Btrial%26start%3D10%26hl%3Dit%26sa%3DN%26biw%3D960%26bih%3D545%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=E60oUNaOMMTSsgbZ84CwCQ&ved=0CEsQ7gEwATgK

http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://abcnews.go.com/blogs/politics/2012/08/doj-will-not-prosecute-goldman-sachs-in-financial-crisis-probe/&prev=/search%3Fq%3Dobama%2Bgoldman%2Bsachs%2Baugust%26start%3D30%26hl%3Dit%26sa%3DN%26biw%3D960%26bih%3D530%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=-FIzUNHaJ83bsgbfjYDwBg&ved=0CGAQ7gEwBjge

[3] http://www.jacktech.it/news/hi-tech/techno-frontiere/drone-usa-iran-spiega-come-ha-ingannato-il-sistema-gps.aspx

[4] http://temi.repubblica.it/micromega-online/guerra-ai-siciliani-con-i-droni-di-sigonella/?printpage=undefined

23 agosto 2012
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