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(it) FdCA: Aziende come caserme, la FIAT sceglie i licenziamenti e la repressione
Date
Thu, 29 Jul 2010 08:41:00 +0200
AZIENDE COME CASERME
LA FIAT SCEGLIE I LICENZIAMENTI E LA REPRESSIONE
Dopo le alte percentuali di voti contrari, astenuti e schede bianche a
Pomigliano contro lâaccordo stipulato con CISL, UIL ,UGL e Fismic, la
FIAT ha scatenato una vera e propria azione di rappresaglia contro
operai ed attivisti sindacali della FIOM e dello SLAI-Cobas in tutte
le fabbriche del paese.
Se a Pomigliano resta alto il clima di intimidazione dopo il
coraggioso NO uscito dal referendum, e si teme che con la costituzione
della newco, si passi a licenziamenti di massa, a Melfi, a Mirafiori,
a Termoli, a Cassino la FIAT ha risposto pesantemente agli scioperi
indetti contro lâaumento dei ritmi e contro il mancato pagamento del
premio di risultato, ma soprattutto contro i licenziamenti mirati
adottati dallâazienda alla Sata di Melfi, a Mirafiori. Ora à toccato
ad un operaio a Termoli. Domani?
Passano i decenni e lâazienda non perde la sua vocazione storica di
interprete inflessibile di quella strategia dell'azienda come caserma
che ha segnato i corpi e la dignità di generazioni di operai nel
tentativo di stroncare âinvano- la loro combattività e la loro
capacità di organizzare dal basso la lotta e la resistenza fabbrica
per fabbrica.
Il piano Marchionne non à altro âdunque- che lâennesima e pià moderna
versione di quel disegno padronale che in FIAT non ha mai tollerato
alcuna opposizione ai piani di ristrutturazione e di dismissione di
forza lavoro, ed ha sempre perseguito il pieno controllo sulla
gestione dei tempi e dei ritmi di lavoro e sulle politiche salariali
legate alla produttivitÃ.
Dopo Termini Imerese, abbandonata dalla FIAT ad un destino di
dismissione che sta inesorabilmente per compiersi entro il 2011, con
la complicità di istituzioni locali e sindacati collaborativi, ora
teme la chiusura anche la fabbrica di Tychy in Polonia, dove il clima
di intimidazione si riproduce senza tregua, dopo la lettera di
solidarietà degli operai polacchi agli operai di Pomigliano.
La lotta alla FIAT, in Italia e non solo, si pone dunque come
dimostrazione della possibilità di mobilitazione e di opposizione
operaia ai piani aziendali che, in Italia, come in Polonia ed in
Serbia, usano la crisi come arma di ricatto per piegare il lavoro
operaio alla logica del profitto e dei dividendi.
Gli operai della FIAT hanno bisogno della solidarietà di tutti i
metalmeccanici, di tutti i lavoratori dellâindustria e del pubblico
impiego; gli attivisti sindacali colpiti dai licenziamenti e dalla
repressione hanno bisogno della solidarietà di tutte le organizzazioni
sindacali per le quali il conflitto di classe e la partecipazione dal
basso alle lotte ed alla resistenza delle strutture sindacali nelle
fabbriche costituiscono obiettivi strategici fondamentali.
La solidarietà operaia deve stringersi intorno alle categorie ed ai
lavoratori oggi pià esposti e pià impegnati nel rispondere al pesante
attacco portato dal padronato, dal governo di turno, dalla repressione
statale che non tollera pià manifestazioni, cortei, presidi, slogan e
nemmeno un poâ di chiasso sotto le finestre del potere.
Solidarietà di classe e conflitto solidale internazionale
Per il reintegro degli operai licenziati
per impedire la chiusura di fabbriche,
per fermare l'emarginazione di migliaia di lavoratori e lavoratrici
dal lavoro produttivo,
per restituire dignità al lavoro
contro l'annientamento dei diritti e delle libertà dei lavoratori e
delle lavoratrici
contro la trasformazione della cig in mobilità per accelerare le
dismissioni di personale
contro la riduzione in merce e servi delle lavoratrici e dei
lavoratori espulsi dalla produzione
per una grande battaglia salariale alla FIAT, nei metalmeccanici, in
tutte le categorie.
Commissione Sindacale FdCA
24 luglio 2010
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