(it) bollettino comitato difesa anarchici 02/97 2/2

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Sun, 2 Mar 1997 17:38:45 GMT


A AA AAAA The A-Infos News Service AA AA AA AA INFOSINFOSINFOS http://www.tao.ca/ainfos/ AAAA AAAA AAAAA AAAAA

I apologize for this rather large msg sent to the list: it is an official bulletin by the Italian Anarchists Defence Committeee which summarizes the current situation. Though it's written in Italian and is 35 kb, such bulletins are edited only once every few months and are important sources of information.

I've split it in two parts. This is part 2 of 2.

More info at http://www.ecn.org/zero/anarchy.htm

__________-LO SCHEDARIO__________-

Il 19 Settembre 1994, gli anarchici Antonio Budini, Jean Weir, Christos Stratigopulos e Carlo Tesseri vengono arrestati dopo una rapina alla Cassa Rurale nei pressi di Rovereto. Per Antonio, Jean e Christos tre anni e quattro mesi di prigione. Per Carlo, gia' condannato per rapina, quattro anni.

"E' facilmente intuibile che si sta preparando una montatura nei nostri confronti: cercano di accollarci i loro casi irrisolti che hanno nel cassetto e, indagando nella sfera delle nostre amicizie, cercheranno di coinvolgere altri compagni a sostegno della loro tesi accusatoria e delle loro illazioni. Siamo convinti della necessita' di una mobilitazione per spezzare questa criminalizzazione, mobilitazione che non deve interessare prettamente questo caso, ma indirizzarsi anche verso altri campi. Buon lavoro, compagni." (dalla dichiarazione comune degli arrestati, ottobre '94).

Parole purtroppo profetiche: grazie alla "pentita" che, istruita a dovere dalla polizia si e' autoaccusata, sono stati condannati il 31Gennaio 96 per altre due rapine: 6 anni e mezzo a Jean, Christos e Antonio, 7 a Carlo, recidivo.

La collaboratrice di giustizia -che, anche se colpevole non subira' pene e sta gia' percependo uno stipendio dallo Stato vivendo protetta sotto falso nome- e' stata controinterrogata dai difensori dei 4 per teleconferenza, come nei grandi processi per mafia, ed ha offerto una testimonianza di una falsita' vergognosa. Non ha praticamente ricordato nessun particolare oltre ai nomi dei presunti responsabili.

Non si ricorda neanche se ha sparato; per avere il testo della sua testimonianza -che per carenza di spazio non inseriamo qui- procuratevi l'opuscolo sul caso (vedi sotto).

Avendo ormai deciso che costei e' credibile, il resto dell'indagine sulla banda armata anarchica puo' andare avanti: il magistrato Marini, che fece partire una quarantina di perquisizioni ad anarchici nel Novembre '95, potra' provare le sue accuse, che vanno dalla `banda' all'associazione sovversiva, alle rapine, tentati omicidi, attentati, oltre alla detenzione di armi ed esplosivi. Pur non avendo mai specificato queste accuse notificate nel Nov. scorso -non c'e' il nome della `banda', ne' accenni agli attentati e alle rapine che gli inquisiti avrebbero compiuto-, ha fatto sapere tramite i giornali (3 Gennaio '96) che su suggerimento del Procuratore fiorentino Pierluigi Vigna, il "cacciatore di anarchici", sta indagando anche, su alcuni sequestri di persona (Silocchi, Belardinelli, Perrini e Ricca) e su due autobombe (Milano '88 e Roma '89). I giornali si sono buttati a pesce su questa abbondanza di intrighi morbosi politico-criminali, sprecandosi in falsita', servilismo ed idiozie.

Per protestare contro l'atteggiamento dei media giovedi' 25 Gennaio '96 una cinquantina di anarchici hanno occupato per una decina di ore la redazione romana del Manifesto, pretendendo e ottenendo la pubblicazione integrale (sino ad allora negata e censurata dai "compagni") di un volantino sulla faccenda.

Il 31 Gennaio a Trento all'ultima udienza erano presenti decine di anarchici che hanno atteso il verdetto fin quasi alla mezzanotte -la polizia ha dovuto caricare all'interno del tribunale: due feriti. Su tutta questa montatura e' stato stampato in 25.000 copie un opuscolo dal titolo "Con ogni mezzo necessario" che raccoglie cronologia, articoli, comunicati e volantini dei processi, delle azioni di solidarieta', delle dichiarazioni degli imputati.

Christos, assieme a Martino, ha effettuato nel carcere di Novara uno sciopero della fame dal 3 sino a fine Gennaio per protestare contro le condizioni in cui sono costretti a vivere (vedi nota su Martino).

Il 7 dicembre a Trento si e' concluso il processo d'appello per altre due rapine avvenute a Ravina di Trento; Carlo, Antonio e Christos erano stati accusati dalla `pentita' che si era autoaccusata della rapina -incolpando anche Emma Sassosi, Guido Mantelli e Roberta Nano (che comunque non sono stati per ora processati per queste accuse). Il Trii'bunale, nonostante l'ennesima incredibile e lacunosa testimonianza della Namsetchi, ha condannato ad altri 2 anni (con la continuazione di reato) tutti e quattro gli imputati. In pratica il tribunale non ha creduto che la `pentita' abbia partecipato alla rapina -infatti ha condannato anche Jean Weir in quanto una donna era stati riconosciuta tra i rapinatori-, pero' nelle motivazioni ha sostenuto la credibilita' della sua testimonianza, avallandone cosi' il ruolo fondamentale per l'inchiesta Marini.

ANTONIO BUDINI, via Prati Nuovi 7, 38067, Voghera (PV) CHRISTOS STRATIGOPULOS, via Sforzesca 49, 28100 Novara JEAN WEIR, via Bartolo Longo 92, 00156, Rebibbia, Roma CARLO TESSERI, via G. Leopardi 2, 61034, Fossombrone (PS)

`Martino' Marco Camenisch, ribelle allo stato ed alle multinazionali responsabili dell'asservimento e della distruzione del pianeta, viene arrestato in Svizzera l'8 gennaio 1980 con l'accusa di aver compiuto un attentato dinamitardo ai danni della centrale idroelettrica Sarelli, in prossimita' del confine tra il Canton San Gallo e quello dei Grigioni. Martino viene processato e condannato a dieci anni di carcere da scontare nella prigione di Regensdorf. Ma e' da questo lager di stato che egli evade due anni dopo, insieme ad altri cinque detenuti. Nel corso dell'evasione una guardia carceraria viene ferita a morte. Dopo l'evasione, Martino rimane latitante per circa dieci anni.

Il 5 novembre 1991, dopo un violento conflitto a fuoco con i carabinieri, viene arrestato in localita' Cinquale di Montignoso (Massa Carrara), insieme ad un altro compagno: Giancarlo Sergiampietri. Dopo l'arresto e l'identificazione Martino viene accusato, oltre che di tentato omicidio, detenzione d'armi e di materiali esplodenti, anche di essere l'autore di una serie di attentati a tralicci dell'alta tensione e ripetitori della Rai, che negli ultimi anni si erano verificati in varie zone d'Italia ed in particolar modo in Toscana. Per questi reati, Martino e' stato condannato nella primavera del 1993 a 12 anni di carcere e al risarcimento di 400 milioni di lire nei confronti dell' ENEL.

Nel frattempo le autorita' elvetiche hanno chiesto ed ottenuto al governo italiano la sua estradizione accusandolo, senza prove, dell'uccisione di un doganiere svizzero.

Sempre nel corso del 1993 Martino ha portato avanti due scioperi della fame complessivamente durati ben 50 giorni, per protestare contro le condizioni disumane di San Vittore, chiedendo il trasferimento in un altro carcere con piu' socialita' e detenuti a lui affini. Grazie alla mobilitazione solidale all'esterno ma in particolar modo alla sua determinazione Martino ha infine ottenuto il trasferimento al carcere di Novara. Cosi' come altri ribelli sociali non compromessi, anarchici, sepolti nelle galere, Martino paga la sua volonta' di opposizione radicale allo Stato.

Dal 3 sino alla fine di Gennaio ha effettuato con Christos un altro sciopero della fame contro le condizioni del carcere lager di Novara: nessuna attivita' sociale, divieto di avere attrezzi per attivita' ludiche, artistiche, manuali o di lavoro, deprivazione del sonno tra urla e prove d'allarme, controlli corporali e col metal detector, isolamento totale dall'esterno anche grazie all'assenza e all'asservimento del servizio sociale, attese di mesi per visite interne e esterne con personale e strutture interne insufficienti e irresponsabili; (pur essendo in precarie condizioni di salute a Martino non vengono fatti passare medicinali omeopatici perche' "non controllabili", ma a tutti vengono somministrati psicofarmaci). Nella sala colloqui del carcere di Novara -uno dei "carceri d'oro"- non c'e' posto per sedersi, e dopo la legge Martelli-Scotti del '92 ogni prospettiva di reinserimento dei detenuti e' scomparsa: Novara e' solo un punto di passaggio per L'Asinara.

Vista l'opera di diffamazione svolta anche nei suoi confronti chiede che gli si invii ogni articolo di giornale in cui si parla di lui come di pregiudicato per omicidio o sequestro di persona o altro. Assieme a Christos ha denunciato la censura postale alla quale e' sottoposto dal 18/3 e che potrebbe estendersi (art. 41 bis) all'isolamento, ora d'aria in solitudine e restrizione delle visite ai soli genitori: tutto per la `sicurezza' del carcere.

Anche Martino e' stato inquisito e le accuse di attentati a lui rivolte vanno ad integrarsi nel castello accusatorio costruito dal giudice Marini per provare le molteplici azioni criminose di un'unica banda.

MARCO CAMENISCH, via Sforzesca 49, 28100, Novara.

Accusato di una serie interminabile di rapine, Horst Fantazzini e' in galera dal 1967. Quasi trent'anni in cui le condanne sono andate accumulandosi in seguito a numerosi, piu' o meno riusciti, tentativi d'evasione ed altre tenaci lotte e rivolte nelle carceri-lager speciali. Verra' processato il 28 Settembre prossimo a Latina insieme a Tesseri e Campo con l'accusa di aver rapinato una banca nel periodo di liberta' (un anno esatto) che si e' guadagnato nel '90 non tornando in carcere da un permesso. Sembra che Horst debba ottenere la liberta' verso la primavera '96, anche se pure lui e' stato inquisito nell'indagine Marini.

Nello stesso carcere San Michele e' rinchiuso FRANCO FIORINA, un comunista libertario arrestato nel 1983, dopo tre anni di clandestinita', nel corso di un conflitto a fuoco con i carabinieri. E' accusato di essere stato a capo dei Colp (Comunisti Organizzati per la Liberazione del Proletariato).

HORST FANTAZZINI e FRANCO FIORINA: C/O Carcere S. Michele, 15040 Alessandria.

Nel luglio 1990 viene rapita, a Parma, Mirella Silocchi, moglie di un facoltoso industriale. Nel corso dei primi venti mesi le indagini non arrivano a niente. Poi, il questore Improta delinea una sua tesi, in base alla quale i responsabili si devono cercare all'interno delle comunita' sarde, con l'implicazione -in questi casi e' sempre meglio abbondare- di anarchici e armeni. Si scatena una montatura allucinante, grazie anche al contributo di personaggi soggiogati e ricattati dai Servizi segreti e dalle forze dell'ordine, che vedrebbe coinvolti l'Anonima Sequestri Sarda ed un fantomatico "Gruppo Anarchico Romano".

Il processo di primo grado, tenutosi a Parma in un clima di terrore, e' poco piu' di una farsa con testimoni non presentati o lasciati nell'anonimato piu' assoluto, con la difesa impossibilitata a provare l'estraneita' degli imputati al processo dato che l'accusa non fornisce prova alcuna della loro implicazione. Le condanne sono pesantissime: 6 ergastoli (Garagin, Staffa, Sanna, Porcu, Goddi, Scrocco) e 22 anni a Orlando Campo; diversi sono alla latitanza. Nel febbraio '95, a Bologna, la giuria d'appello conferma le condanne di Parma con due "varianti": Staffa si e' visto ridurre la pena dall'ergastolo a 30 anni e Giovanni Barcia, che era stato assolto, e' stato condannato all'ergastolo.

La conclusione del processo di Bologna dimostra l'importanza marginale che gli aspetti tecnici hanno in un processo di questo genere, gia' deciso in partenza sulla base di una tesi repressiva del tutto priva di riscontri concreti. Il 18 Dicembre 1996 la Corte di Cassazione ha sorprendentemente annullato il processo di secondo grado che ora dovra' essere ripetuto da un'altra sezione del Tribunale di Bologna in data da stabilirsi.

Per una piu' dettagliata conoscenza dell'intera vicenda ed una sua analisi e' disponibile l'opuscolo "Nuova inquisizione e ribellione sociale. Il processo per il sequestro Silocchi" a cura del Comitato di Solidarieta' con il Proletariato Prigioniero Sardo Deportato e dell'Unione degli Anarchici Sardi, da richiedersi, con un contributo per le spese postali a: Costantino Cavalleri, via M. Melas 24, 09040 Guasila (CA) o all'indirizzo della Biblioteca di Solidarieta'. La montatura Marini ha colpito ovviamente anche Campo, Francesco Porcu e Gregorian Garagin (il cui vero nome, non storpiato dall'anagrafe italiana, e' Cricorian Karechin).

ORLANDO CAMPO, via delle Macchie 9, 57100, Livorno GREGORIAN GARAGIN, Carcere di Rebibbia,V. Majetti 165, 00156, Roma PORCU FRANCESCO, V. Della Montagna, Ponte Della Togaia, 50047, Prato

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