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[il manifesto] 21 Febbraio 1996

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Il patto della banchina ------------------------

Dopo anni di guerra, camalli e armatori trovano l'accordo per gestire il porto di Genova. Nasce cos. la "Consolare Finanziaria"

FRANCO CARLINI - GENOVA

S FILAVANO I TIR e i camion colorati per le strade di Genova. Cento, duecento veicoli a tutto clackson, molti tapezzati di striscioni per gridare l'odio (s. l'odio) degli imprenditori portuali e trasportistici contro i "camalli" genovesi e specialmente contro Paride Batini, il loro console. Scendevano nei vicoli gli inviati dei giornali e si accomodavano negli "scagni" di una volta, fantasiosamente raccontando come loro, gli apaches, gli ultimi soldati giapponesi, gli stalinisti, stavano rovinando la pi. grande ricchezza di Genova. Era il marzo 1989 e a molti parve l'edizione rivierasca della marcia dei 40 mila di Torino: classe operaia sconfitta e arroccata a difendere l'indifendibile contro i ceti medi e imprenditoriali portatori del nuovo e del moderno.

Ha fatto dunque un certo effetto, venerd. scorso, vedere gli organizzatori di quella sfilata reazionaria radunarsi nella saletta del consiglio dei delegati della Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie e l., insieme allo stesso Batini, annunciare una serie di incroci societari, grazie al quale lavoreranno tutti insieme sui tre moli Libia, Canepa e Ronco. Alcuni nomi spiccano, anche perch. furono tra i pi. accesi avversari della "pretesa" dei portuali di continuare a fare ci. che avevano sempre fatto: lavorare alle navi.

Si segnalavano dunque, in completi variamente manageriali, l'armatore Bruno Musso, che con la sua "Vento di Levante" per primo prov. a scaricare senza i camalli, scatenando una manifestazione a base di barchette che gli impedirono l'accosto. E i fratelli Messina, che, solo due anni fa, avevano proclamato che s., sarebbero volentieri tornati a Genova dalla Spezia dove stavano stretti, ma soltanto se di portuali e di Batini non ci fosse stata nemmeno l'ombra attorno ai loro vapori. E infine la Fiat, che inaugur. il porto di Pra-Voltri in totale autonomia funzionale, facendo presidiare da vigilantes e Digos quel nastro di cemento e poi assumendo ragazzi (e ragazze) in formazione lavoro, con bassi stipendi e orari da disponibilit. totale.

51 per cento

Ora dunque c'. una societa per azioni, la Consolare Finanziaria (simbolico e ovvio il richiamo ai "consoli" delle compagnie portuali) dove il 51 per cento . della Culmv stessa e dove, a fianco della Sinport (Fiat) entrano proprio Musso e i fratelli Messina. Un'altra societ., la Multipurpose Terminal, controllata dalla prima e a vocazione operativa, si candida a gestire una grande fetta di porto, i tre moli appunto e le aree circostanti. Qui entrano anche altri bei nomi della portualit. genovese, come il disastroso presidente del Genoa Aldo Spinelli, Sebastiano Gattorno e le centinaia di camion della ditta Biasotti.

Come . potuto succedere, e che prospettive apre? Questa storia ha molti protagonisti, e la Fiat nel bene e nel male . uno di questi. Il suo arrivo sulle rive del Mar ligure (su aree tutte nuove, pagate dalla mano pubblica ma concesse solo per lei) ha rappresentato un elemento di rottura ma ha anche fatto da catalizzatore per nuove reazioni. Per la prima volta i supposti imprenditori merittimi, tanto abituati a lucrare sui traffici in maniera parassita, si sono dovuti confrontare con un'azienda che aveva capitali e cultura industriale, che investiva e che pianificava un suo futuro, invece che accontentarsi del guadagno a breve su una partita di caff. o su un carico di giocattoli cinesi. Uno choc per i virtuosi uomini degli uffici sul porto, per i quali il monopolio dei portuali era divenuto soltanto un alibi alle proprie incapacit..

I padroni dei tir avevano un unico ingenuo sogno, tipico degli anni '80: liberateci dei camalli, portate la concorrenza dentro il porto e vedrete che l'economia dei traffici torner. a fiorire. Effettivamente ci hanno provato: diversi moli sono stati completamente privatizzati, obbligando i portuali e stracciare il prezzo della loro forza lavoro pur di portare a casa lo stipendio. E i terminal si sono messi in concorrenza l'uno con l'altro, strappandosi l'un l'altro un po' di container con sconti di poche migliaia di lire. Alla fine molti si sono trovati con poco in mano, mentre il porto e la citt. nulla avevano ricavato.

A muso duro

Intanto per. la Culmv si era fatta "impresa" e cos., senza soggezione, si era messa a trattare direttamente con la Fiat. E' stato un lungo cammino di reciproco avvicinamento, peraltro lungi dall'essere del tutto soddisfacente: gridano vendetta, per chiunque abbia coscienza sindacale, i contratti di lavoro dei dipendenti Fiat nel porto; sono livelli di trattamento normativo ed economico da porto di Lagos: 24 milioni lordi all'anno.

Molti passi intermedi hanno portato ai risultati di oggi e Paride Batini si . trovato a fondare societ. intermedie, a gestire incroci di capitali, alleanze ora con l'uno ora con l'altro per spaccare il fronte avverso e conquistare delle aree dove poter lavorare anche in proprio, e non solo come fornitore di braccia. Per di pi. avendo perso ogni retroterra politico: non pi. il Pds, con il quale l'allontanamento era stato reciproco e consensuale, e non del tutto Rifondazione, che a tutt'oggi storce la bocca di fronte agli accordi col padronato.

C'. un mito genovese attorno al console dei portuali. Che egli sia un gran furbo, un abile manovriero spregiudicatissimo nelle mosse e nelle alleanze. Ma appunto . un mito: certo, se un osservatore esterno rileggesse gli ultimi dieci anni come in un replay vedrebbe il console scegliere le forme di lotta pi. dura, come il blocco delle navi di Musso e della Fiat, o la contrapposizoiopne frontale a Lama, Pizzinato e Trentin, ma anche trattare a faccia schietta con gli avversari pi. odiosi e agguerriti. Come quella volta che, per sciogliere una situazione pesantissima, prese su la macchina e, di domenica mattina, se ne and. in un paesino vicino a Brescia per parlare direttamente con l'antagonista di allora, il ministro Prandini.

Ma non sfuggir. la testarda coerenza di un gruppo sociale come i portuali che hanno continuato a tenere al centro una parola oggi molto poco di moda: il lavoro e la sua dignit.. Che poi . quello che vanno insegnando ai 60 giovani portuali in formazione, tutti figli di "soci di compagnia". Il sogno . di tornare a esser tanti, tutti orgogliosi e un po' matti come sempre. ----------------------------------------------------------------------------

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