(it) immigrazione e xenofobia in Italia

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Wed, 20 Nov 1996 02:43:07 +0100


LA QUESTIONE DELL'IMMIGRAZIONE
E LE LOTTE CONTRO LE POLITICHE XENOFOBE IN ITALIA
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L'approccio alla questione migratoria da parte italiana ha sempre avuto
caratteristiche di scarsa organicita e frammentarieta oscillando tra logica
dell'emergenza e forte livello di discrezionalita assegnato all'autorita
amministrativa.

Quando si chiudono ufficialmente molte frontiere europee, vale a dire fra
gli anni '70 e gli anni '80, in Italia si hanno i primi flussi di
immigrazione ; in questi anni lo statuto dello straniero =E8 incerto in
quanto dipende dalle mutevoli interpretazioni amministrative della scarsa
legislazione esistente. Questa situazione fa s=EC che una parte dei flussi
migratori in arrivo vengano deviati verso l'Italia da paesi come la Francia
e la Germania. In Italia la sostanziale assenza di una legislazione
sull'immigrazione rende quindi precario il riconoscimento dei necessari
diritti ai cittadini immigrati ma, nello stesso tempo, permette che si apra
un passaggio lungo i confini della fortezza Europa; e ovvio dunque che si
esercitino fin dagli anni '80 pressioni rivolte ad armonizzare la
legislazione italiana sull'immigrazione con quelle piu restrittive vigenti
in altri paesi europei.

L'AVVIO DELLA LEGISLAZIONE RESTRITTIVA IN ITALIA

Le restrizioni normative si verificano con l'adozione di due provvedimenti
legislativi, la 943/86 e la 39/90 e attraverso le successive
interpretazioni di tali provvedimenti.

La prima legge, emanata per regolare lo status del lavoratore straniero,
prevede le modalita con le quali e possibile avviare al lavoro i cittadini
stranieri appartenenti a paesi non comunitari : fra le disposizioni di
questa legge vi sono quelle secondo cui un cittadino immigrato puo ottenere
un'assunzione lavorativa in Italia solo se chiamato nominativamente quando
risiede ancora nel proprio paese.La chiamata viene effettuata dagli uffici
del lavoro e della massima occupazione previa verifica di indisponibilita
di lavoratori italiani a ricoprire le qualifiche richieste dal datore di
lavoro. E' abbastanza logico dedurre che, in presenza di tali strettoie
normative all'assunzione di un cittadino immigrato, pochissimi lavoratori
stranieri faranno ingresso in Italia gia in possesso di un lavoro; i dati
sulle assunzioni che fanno seguito alla 943/86 confermano tale
affermazione.

La legge 39/90 ( legge Martelli) viene adottata per regolare nel suo
complesso lo statuto dello straniero ; si noti a questo proposito la
''coerenza'' del legislatore il quale emana norme generali e di cornice
quattro anni dopo aver adottato una legge riguardante un aspetto
particolare dello status di immigrato. Le disposizioni contenute nella
39/90 riguardano i criteri in base ai quali e consentito l'ingresso di un
cittadino immigrato e i requisiti necessari per ottenere un permesso di
soggiorno : l'ingresso e consentito per motivi di turismo, di studio, di
lavoro subordinato e di lavoro autonomo, nonche per motivi familiari e di
culto. Il permesso di soggiorno puo venire negato in base alle motivazioni
piu disparate : si va dalle ragioni di ordine pubblico e attinenti alla
sicurezza dello stato alla indisponibilita di sufficienti mezzi di
sostentamento ; ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno puo avere
inoltre rilievo la stessa condotta morale del cittadino immigrato!

Oltre a prevedere i criteri per consentire l'ingresso e il soggiorno la
legge citata introduce lo strumento detto della ''programmazione dei flussi
'' in base al quale vengono definiti annualmente i limiti all'ingresso di
cittadini immigrati nel nostro paese: questa programmazione deve essere
adottata dal governo tramite decreti che indicano quali categorie di
stranieri ammettere in Italia, nonche i programmi di inserimento
socio-culturale da attuare nei confronti di quest'ultimi.

E' bene sottolineare che i decreti di programmazione dei flussi che hanno
fatto seguito alla 39/90 hanno ristretto notevolmente le possibilita
d'ingresso in quanto si sono limitati a d ammettere in Italia cittadini
stranieri chiamati e autorizzati nominativamente a soggiornare in Italia
per motivi di lavoro ai sensi della l.943/86 oppure aventi diritto al
ricongiungimento. Seguendo questa impostazione i suddetti decreti hanno in
pratica azzerato le possibilita di ingresso regolare in Italia e,
scontrandosi con l'inevitabilita dei flussi migratori dall'est e dal sud
del mondo, hanno finito per produrre una crescente clandestinizzazione dei
migranti.
In Italia si stima che i migranti in possesso del permesso di soggiorno
previsto dalla l.39/90 siano 900.000 : questa cifra e inferiore di almeno
50.000 unita rispetto a quella degli anni precedenti e sta a significare
che anche immigrati prima in posizione regolare hanno nel frattempo perso
il permesso di soggiorno.Quanto ai clandestini la loro cifra si aggirerebbe
attorno alle 4-450.000 unita che sommate al numero di immigrati regolari
rappresenta una percentuale del 2.2% della popolazione.

Dalla cifra totale dei clandestini occorre sottrarre le regolarizzazioni in
corso ai sensi del recente decreto legge sull'immigrazione (489/95) che
coprono l'80% di un totale di 248.950 domande ; cio significa che
150.000-200.000 immigrati sono tuttora in una condizione di clandestinita
senza sbocchi e che questa cifra sara destinata a ingrossarsi per
l'inesistenza di canali automatici e stabili di immigrazione regolare.

L'IMMIGRAZIONE COME QUESTIONE DI ORDINE PUBBLICO

Il decreto Dini sull'immigrazione emanato il 19-11-95 e reiterato per ben
quattro volte risulta ancora piu restrittivo della legge 39/90 e, oltre a
prevedere norme palesemente anticostituzionali che estendono la casistica
delle espulsioni, offre possibilita di regolarizzazione inadeguate e
insufficienti a coloro che sono gia presenti in Italia.
Vediamo come questo decreto si colloca nella linea di chiusura delle
frontiere accompagnando e spesso avallando le prassi piu repressive e
discriminanti messe in atto dagli apparati di polizia nei confronti dei
migranti.

Innanzitutto il decreto,nei suoi contenuti e nel suo carattere
discriminatorio segnala un chiaro rifiuto di risolvere politicamente la
questione migratoria in Italia. L'inevitabile dato della clandestinita
viene affrontato con un atteggiamento di sostanziale rimozione del problema
trascurando del tutto la presenza di una vasta frontiera mediterranea
varcata spesso da stranieri che, senza alcuna tutela e a loro rischio,
tentano l'esperienza migratoria in Italia. La sorveglianza degli apparati
militar-polizieschi a guardia delle frontiere, soprattutto costiere,
funziona solo come elemento di ulteriore violenza e segregazione senza
peraltro riuscire ad arrestare realmente i flussi in arrivo. Nelle sole
coste pugliesi si calcola approssimativamente che dal 1 Gennaio ad oggi
5.000 migranti siano stati intercettati dalla polizia e dalla guardia
costiera mentre 5-6.000 sono riusciti a sfuggire ai controlli : nella loro
malafede i responsabili della politica fingono di non rendersi conto del
fatto che anche i piu sofisticati dispositivi di controllo sono inutili nel
bloccare l'immigrazione. A questo proposito l'esperienza statunitense
insegna.: lettori ottici, muraglioni e controllo informatizzato delle
frontiere non hanno sostanzialmente diminuito i flussi migratori dal
Messico con buona pace dell'opinione pubblica e dei politici piu forcaioli
nel trattare la questione migratoria.

Le legislazioni sempre piu restrittive varate dall'Italia indicano dunque
una tendenza a trattare il problema secondo un'ottica puramente
emergenziale e persecutoria nei confronti dei cittadini immigrati. Ne
risulta una sistematica inferiorizzazione che costringe il migrante alla
fuga perenne : se l'espatrio =E8 gia rischioso per le condizioni in cui
avviene, l'arrivo alla frontiera, il transito e la sistemazione in
territorio italiano non sono meno pericolosi dato che in qualsiasi momento
si puo essere intercettati, discriminati, sottoposti a violenze, espulsi.

L'ARRIVO DEI MIGRANTI

In Italia per esempio, i migranti che arrivano via mare devono varcare
frontiere''non riconosciute'', vere e proprie zone franche nelle quali
tutto =E8 concesso agli apparati di polizia.Lo straniero intercettato lungo
queste frontiere puo infatti essere respinto con procedimento immediato :
in questo caso non opera infatti il gia discriminatorio provvedimento di
espulsione con il quale si hanno 15 giorni di tempo per lasciare il
territorio italiano e le operazioni di ''cattura'' e rimpatrio si svolgono
senza alcun controllo. Polizia, guardia costiera e, in alcuni casi
l'esercito, hanno piena discrezionalita nell'eseguire tali respingimenti
che sono solo previsti dalla legge senza esserne peraltro regolati ;
l'ingresso di uno straniero clandestino ha dunque rilievo solo per le
operazioni di polizia, per il resto =E8 un fatto che non sussiste.Le ultime
due versioni del decreto sull'immigrazione permettono tutto questo dato che
all'art. 4 si dice che il respingimento avviene sotto la direzione e con
procedure fissate dalla competente polizia di frontiera.

IL TRANSITO E LA PERMANENZA

La situazione degli immigrati che sfuggono ai controlli non e molto
migliore, la necessita di rendersi invisibili, l'impossibilita di
un'adeguata sistemazione in termini di residenza e lavoro e il rischio di
espulsione caratterizzano il quotidiano di ogni straniero clandestino. La
collocazione nel mercato del lavoro e decisamente svantaggiosa per i
livelli salariali che comporta, per il tipo di lavoro svolto, e per
l'estrema ricattabilita della forza lavoro straniera: i migranti lavorano
soprattutto all'interno del sistema della micro-impresa e nei settori
tradizionali (concerie, tomaifici, marmifici, industria calzaturiera)
oppure nel terziario dequalificato, in agricoltura e nel settore edilizio.
Questi settori sono soggetti a un impiego selvaggiamente flessibile della
manodopera che viene quasi regolarmente assunta in nero e che e del tutto
priva di diritti e di potere contrattuale.

Il decreto sull'immigrazione recentemente approvato con il concorso dei
partiti della sinistra istituzionale (PDS) ha avallato questa situazione in
quanto prevede la possibilita di regolarizzarsi solo in presenza di un
contratto di lavoro dipendente: quanti e quali padroni e padroncini che
sfruttano in nero la forza lavoro immigrata sono disposti a farne emergere
le posizioni lavorative? Fate un po' i vostri conti...

Allo stato attuale solo 200.000 clandestini hanno ottenuto il permesso di
soggiorno ai sensi del l'ultimo decreto ; una gran parte dei rimanenti
restera fuori dalla sanatoria per l'indisponibilita dei datori di lavoro a
dichiarare i relativi rapporti e per le complessive inadeguatezza e
insufficienza degli strumenti di regolarizzazione previsti. Ma vediamo piu
in particolare di quali strumenti si tratta.

IL CONTENUTO DEL DECRETO 19/11/95

La possibilita di ottenere un permesso di soggiorno se si e gia presenti in
Italia e legata a due diversi tipi di prova.Una prima prova riguarda la
situazione lavorativa: lo straniero deve dimostrare l'esistenza di un
rapporto di lavoro in atto o pregresso oppure deve esibire una
dichiarazione di immediata disponibilita all'assunzione da parte di un
datore di lavoro; non e prevista alcuna possibilita di autocertificazione
dei rapporti di lavoro in quanto tutte le dichiarazioni di cui sopra devono
essere prodotte dai datori di lavoro. Viene invece imposto, per chiunque
voglia regolarizzare la posizione di un dipendente immigrato, il versamento
anticipato di quattro o sei mesi di contributi previdenziali. Un secondo
tipo di prova richiede allo straniero di documentare la propria presenza in
Italia prima del 18 novembre 1995.

Che tipo di effetti hanno prodotto le disposizioni esaminate?
Innanzitutto chi non e in grado di certificare l'esistenza di un rapporto
di lavoro resta fuori dalle opportunita di regolarizzazione. Gli stranieri
che rientrano in questa categoria sono numerosi.: si tratta di coloro che
svolgono un lavoro autonomo, di coloro che sono impiegati nel terzario
dequalificato come lavavetri, venditori ambulanti e di chi svolge
manovalanza all'interno delle piccole unita produttiva dell'industria
tradizionale. I datori di lavoro che assumono lavoratori immigrati in
questi settori della produzione sono poco disposti a dichiarare i relativi
rapporti di lavoro e, soprattutto, a versare la contribuzione anticipata
per regolarizzare il lavoratore straniero.

In ogni caso, anche in presenza di una disponibilita a dichiarare il
rapporto, molti immigrati sono stati costretti a versare di tasca loro i
contributi anticipati.

L'aspetto contributivo merita un apprezzamento a parte rispetto alle altre
disposizioni riguardanti la regolarizzazione in quanto viola palesemente il
principio della parita di trattamento fra lavoratori italiani e immigrati
ed =E8 un pesante disincentivo all'emersione dei rapporti di lavoro in nero.
Possiamo inoltre chiederci dove i cittadini immigrati possono procurarsi i
soldi per l'autocontribuzione ; in alcuni casi le fonti di finanziamento,
data l'entita delle somme da versare( da un minimo di 1.550.000 per lavoro
domestico a cifre massime di 6-7 milioni per lavoro dipendente), possono
essere gruppi di taglieggiatori che costringono l'immigrato a pesanti
indebitamenti. Va detto inoltre che, data l'indisponibilita di molti datori
di lavoro a dichiarare i rapporti di lavoro, si =E8 sviluppato un ''mercato
delle dichiarazioni'' diretto da speculatori che hanno lucrato svariate
centinaia di milioni sulla pelle degli immigrati attraverso la vendita di
assunzioni fittizie.

Sembra dunque che questo decreto abbia avuto effetti positivi
essenzialmente sulle tasche delle mafie locali e sugli introiti dell' INPS
(Istituto nazionale per la previdenza sociale).
Da un punto di vista generale la recente normativa italiana
sull'immigrazione tratta lo straniero come forza lavoro bruta, da
utilizzare a diversi livelli nei vari segmenti della produzione e a cui
riconoscere lo status di regolare solo in relazione a una certa
collocazione nel mercato del lavoro.

Chi non ha un lavoro o sosta nei gradini piu bassi del mercato della
manodopera viene dunque definitivamente inquadrato in una situazione di
stabile irregolarita: nessun riconoscimento, nessuna tutela, nessun
diritto.

Per quanto riguarda gli altri requisiti per la regolarizzazione (presenza
in Italia prima del novembre '95 etc...) occorre dire che le Questure si
comportano in modo estremamente discrezionale nel valutare l'attendibilita
o meno della documentazione presentata dagli stranieri : Nonostante lo
stesso ministero degli interni abbia chiarito con circolari interpretative
che occorre usare una certa elasticita nella valutazione delle prove della
presenza in Italia ( che possono essere rappresentate anche da scritture
private, lettere datate,fatture etc...), gli uffici stranieri delle
questure usano tuttora criteri molto rigidi di valutazione e rifiutano di
accettare una vasta gamma di prove.

I poliziotti addetti agli sportelli, su direttiva dei loro superiori hanno
inoltre l'abitudine di richiedere anche la prova del possesso di un
alloggio, prova non menzionata nel decreto legge e che viene esplicitamente
esclusa dalle circolari interpretative dello stesso decreto. Va segnalato
anche che qualora il permesso di soggiorno venga rilasciato esso viene
fatto decorrere dalla data di presentazione della domanda di
regolarizzazione e non (come dovrebbe essere) dalla data del rilascio.

Infine gli sportellisti della questure non conoscono lingue al di fuori
dell'italiano; questo fatto complica enormemente le procedure in quanto
capita spesso che lo straniero che si presenta agli sportelli non comprenda
il senso di cio che gli viene richiesto.
Il risultato complessivo di tutte queste inefficiente, guidate da una
logica di fondo persecutoria =E8 che mediamente ogni cittadino straniero dev=
e
varcare le porte della questura 3 o 4 volte e aspetta mesi per ottenere un
permesso di soggiorno. Dal punto di vista delle possibilita e delle
procedure di regolarizzazione un decreto gia di per se discriminatorio e
dunque reso ancora piu insopportabile dalla prassi arbitraria e arrogante
delle questure.

LA NORMATIVA SULLE ESPULSIONI

Le prime tre versioni del decreto sull'immigrazione estendevano
notevolmente la casistica riguardante le espulsioni, gia regolate dalla
legge 39/90 e successive integrazioni.

L'espulsione secondo tali versioni del decreto era possibile nei seguenti ca=
si:
- In presenza di condanne penali con sentenza anche non definitiva per la
quasi totalita dei reati commessi o meno in flagranza;
- In caso di supposta ''pericolosita sociale'' del cittadino straniero;
nel caso il cittadino immigrato venisse colto in flagranza di reato;
nel caso di ingresso e permanenza in territorio italiano senza il permesso
di soggiorno (espulsione amministrativa).

Queste misure introducevano una pesante disparita di trattamento in campo
penale fra cittadini italiani e immigrati in quanto, nei casi suddetti,
l'espulsione si presentava come una sanzione aggiuntiva alle condanne
penali. Il carattere palesemente anticostituzionale delle disposizioni in
questione ha spinto vari giudici a non applicare il provvedimento, percio
le espulsioni deliberate ai sensi di questa normativa sono state solo poche
centinaia. Le manifestazioni e le iniziative di protesta contrarie al
decreto e in particolare a queste norme hanno contribuito a farle decadere
nelle versioni piu recenti dello stesso decreto.

Attualmente quindi la normativa sulle espulsioni e tornata ad essere quella
prevista dalla legge 39/90 comunque discriminatoria in quanto lega il
provvedimento a condanne penali (anche se per una gamma piu ristretta di
reati) o a violazione delle norme sull'ingresso e sul soggiorno. I ricorsi
avverso l'espulsione e le relative domande di sospensione dei provvedimenti
devono essere presentati entro termini dimezzati rispetto a quelli previsti
per un normale ricorso : anche in questo caso la parita di trattamento fra
italiani e immigrati e vistosamente accantonata.

In generale si puo osservare che ogni cittadino straniero colpito da
espulsione =E8 costretto a vivere cambiando continuamente domicilio e
identita senza poter nemmeno prevedere cosa gli succedera nell'immediato
futuro. L'espulsione quindi produce effetti segreganti anche quando non
viene materialmente eseguita: anche per questo le normative la prevedono
nonostante l'impossibilita di rendere esecutivi tutti i relativi
provvedimenti.

A conclusione di questo commento sull'approccio da parte italiana al
problema migratorio possiamo dire che, nonostante i paesi Schengen accusino
l'Italia di indebolire la ''Fortezza Europa'' per il suo inadeguato sistema
di controllo delle frontiere, le prassi adottate dal nostro paese sono in
definitiva abbastanza consone alla logica complessiva di Schengen che e
quella di definire una cittadinanza a piu strati piu che quella di attuare
un'impossibile blocco dei flussi migratori. I passaggi aperti lungo i
confini nel nostro paese consentono, e vero, l'ingresso di una parte di
migranti, ma la loro condizione di clandestinita e il trattamento loro
riservato ne fa dei non-soggetti dal punto di vista giuridico, degli
individui che non hanno alcun diritto di cittadinanza. Nella prospettiva
della ''fortezza Europa'' confinare il migrante nel ruolo stabile di non
cittadino e sicuramente un importante obiettivo a cui la maggior parte dei
paesi euro-occidentali ci sembra si adeguino: l'Europa come apparato di
sorveglianza e di controllo repressivo dei ''non-autoctoni'' e oggi l'idea
di fondo prevalente nei responsabili delle politiche nazionali.

LE POLITICHE SEGUITE DALLE AMMINISTRAZIONI LOCALI

Se a livello nazionale l'indirizzo di politica migratoria assume contorni
sempre piu appiattiti sull'idea della ''Fortezza Europa'',a livello locale
le politiche seguite dalle varie amministrazioni si rivelano spesso poco
idonee ad affrontare in modo ''politico'' il fenomeno migratorio quando non
sono apertamente ispirate all'intolleranza.In quest'ultimo caso i
provvedimenti messi in atto possono essere i piu disparati come lo sgombero
dei campi nomadi, la persecuzione dei migranti che esercitano lavoro
ambulante e di quelli che praticano l'accattonaggio da parte delle varie
squadre di vigili urbani etc...

I casi in cui si sono avuti interventi a favore dei cittadini immigrati si
sono spesso verificati sulla scorta delle pressioni e delle lotte dei
movimenti e delle associazioni antirazziste. A livello locale rimangono
tuttora irrisolti molti problemi, primo fra tutti quello abitativo ; nel
territorio veneto si =E8 ancora oggi alla fase della prima accoglienza
gestita in modo episodico e con strutture insufficienti a far fronte alle
esigenze abitative e di socialita degli stranieri.
Mancano centri di informazione e scambio interculturale e servizi di
mediazione culturale che permettano ai cittadini immigrati di mettere in
atto capacita comunicative e di accedere ai meccanismi dell'informazione in
condizioni di parita con gli autoctoni.
Le politiche locali in tutti i sensi sopra indicati sono inoltre piuttosto
ricettive alle pressioni dei gruppi xenofobi e razzisti operanti sia a
livello politico sia a livello immediatamente sociale : interessi legati al
consenso elettorale spingono gli imprenditori politici dell'intolleranza a
proporre misure a contenuto discriminatorio e iniziative razziste alle
quali la sinistra istituzionale spesso non sa rispondere adeguatamente e di
fronte alle quali =E8 piuttosto ricattabile.

LOTTE CONTRO LE POLITICHE XENOFOBE

I movimenti antirazzisti hanno organizzato fin da subito iniziative per
contrastare la legislazione xenofoba varata dal governo italiano nel '95:
si sono avuti due livelli di iniziativa, non sempre interconnessi,
collegati alla dimensione nazionale e a quelle regionale e locale.

Sul piano nazionale le prime risposte si sono concretizzate in
manifestazioni e cortei che avevano l'obiettivo di far decadere almeno la
prima parte del decreto Dini (quella sulle espulsioni) e di mantenere in
vita la parte sulle regolarizzazioni estendendone i contenuti e
l'operativita anche a chi fra gli immigrati era senza lavoro o esercitava
un lavoro autonomo. In seguito alla reiterazione del decreto e al blocco
del termine per presentare richiesta di regolarizzazione al 31/3/96 si e
pero ritenuto, da parte di molte associazioni antirazziste, di chiedere
l'immediata e totale eliminazione dello stesso. C'e da dire che un progetto
di iniziative a livello nazionale si e scontrato talvolta con una
differenza di vedute circa il valore da assegnare rispettivamente alle
lotte e all'azione di lobbying nell'avanzare rivendicazioni a favore dei
diritti di cittadinanza per tutti. Da parte nostra riteniamo per esempio
che se non si costituisce un tessuto capillare di lotte, iniziative
solidali e comunicazione interculturale con gli stranieri si abbia ben poco
potere contrattuale nei confronti delle istituzioni.

Crediamo che la risposta al razzismo istituzionale del governo e delle
varie amministrazioni si sia sviluppata con piu efficacia su un piano
decentrato cio=E8 a livello di reti d'iniziativa regionali e locali. Tramite
la nostra associazione abbiamo cercato di promuovere una rete di
solidarieta attraverso la quale gli immigrati hanno potuto e tuttora
possono usufruire di dichiarazioni di lavoro che danno la possibilita di
ottenere il permesso di soggiorno. La presenza di questa rete informale e
la promozione di attivita sistematiche di consulenza legale ed assistenza
concreta per tutti gli immigrati che fanno domanda di regolarizzazione ha
moltiplicato i contatti fra questi e associazioni antirazziste facendoli
emergere dalla condizione di invisibilita in cui le istituzioni li hanno
cacciati.

In parallelo a queste attivita si sono sviluppate iniziative e progetti a
favore del diritto alla casa, all'informazione, all'istruzione e della
tutela sul lavoro.

Data la carenza dei centri d'accoglienza a Padova e nelle altre zone del
Veneto e la pessima situazione abitativa di profughi e migranti, costretti
spesso a vivere in campi di raccolta abusivi, all'aperto, o in
miniappartamenti affittati dagli speculatori di turno a 5-6 immigrati per
volta, si e ritenuto fondamentale dar avvio a cicli di iniziative rivolte
ad ottenere campi profughi attrezzati,e centri d'accoglienza autogestiti
per risolvere almeno il problema della prima accoglienza. Su questioni come
l'istruzione abbiamo avviato ormai da anni corsi gratuiti di lingua
italiana per immigrati irregolari e non, riuscendo talvolta ad ottenere
finanziamenti dalle amministrazioni provinciali.
Sui temi della comunicazione abbiamo proposto un progetto di scambio e
informazione interculturali e richiediamo tuttora l'attuazione di centri
multiculturali nelle citta della nostra regione. Si ritiene infatti che la
comunicazione sia un fattore cruciale in grado di togliere i cittadini
immigrati da quello stato di segregazione e isolamento nei quali
attualmente sono ostaggio delle burocrazie e degli apparati di polizia.

[ Documento dei compagni di "Razzismo Stop" di Padova, per la conferenza
del 30/11 e 01/&=E9 a parigi e per un libro sulle lotte dell'immigrazione in
=46rancia e in Europa che sara publiccato presto da l'agenzia "Im'media" e d=
a
la rete militante "No Pasaran!" ]

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