Presentazione Convegno Precari (it)

Cyber Joker (cyber.joker@ecn.org)
Sun, 17 Nov 1996 02:40:20 +0100


PRESENTAZIONE DEL CONVEGNO

Siamo un gruppo di lavoratori precari che si sono organizzati in Comitato
per la Difesa dei Diritti dei Lavoratori Precari. La nostra esperienza,
circa contenuti e metodo di intervento sulla questione del lavoro precario,
crediamo sia simile a quelle di altre citt=E0 i cui territori, in questi
ultimi quindici anni, hanno attraversato (e attraversano) un incessante
moto di ristrutturazione produttiva in tutti i settori con conseguenti
modificazioni del mercato del lavoro. Siamo partiti da questa idea che poi
abbiamo avuto modi di verificare affermativamente nei contatti presi con
altre situazioni. =09
1. Che cosa intendiamo per lavoro precario? Si pu=F2 dare una prima
definizione tecnica affermando che esso copre il campo dei contratti di
lavoro cosiddetti atipici: da un lato, il contratto a termine che =E8 stato
progressivamente regolamentato con una serie di leggi, l=92ultima =E8 del=
1987;
dall=92altro lato, il contratto legato alla formazione: l=92apprendistato e
soprattutto quello di formazione-lavoro, introdotto e perfezionato con una
legge del 1984. Inoltre, vanno considerati precari i lavori socialmente
utili. Vi sono, poi, spesso, anche i lavori svolti in cooperativa. In
generale, lavori precari sono poi quelli "usa e getta" che possono durare
una settimana come due mesi nel terziario tradizionale, nel commercio, ecc. =
=20
Vediamo quale relazione c=92=E8 tra questo lavoro precario, cio=E8 a tempo
determinato e il lavoro a tempo indeterminato. Il contratto a termine ha una
grande rilevanza e ricaduta sul lavoro a tempo indeterminato, poich=E8 anche
se la legge del 1984 prevede un contratto limitato a casi eccezionali, di
fatto per=F2 poi la medesima legge stabilisce che si pu=F2 essere assunti a
termine in tutti i casi in cui lo autorizzi la contrattazione collettiva. Il
potere detenuto dai datori di lavoro e dai sindacati confederali di ridurre
progressivamente l=92area del lavoro a tempo indeterminato risulta qui
evidente. Risulta stravolta la stessa organizzazione del lavoro, oltre che
la base dei diritti e delle garanzie: esistono, per es., contratti a termine
in cui i lavoratori sono costretti a lavorare tutti i sabati e le domeniche.
Inoltre, quando i lavoratori sono messi in lista di mobilit=E0, possono=
subire
il passaggio ad un lavoro precario e per ci=F2 stesso meno garantito non=
solo
come salario, ma anche come condizioni generali, tipo ferie, condizioni di
lavoro, contributi, ecc.
Cerchiamo di approssimare maggiormente la definizione. In effetti, quando
si ricorre al termine "precario" si fa riferimento soprattutto ad una
caratteristica che =E8 quella appunto di un lavoro che dura un determinato
periodo di tempo. Ma se si prende in considerazione anche il fatto che per
es., il contratto di formazione prevede per legge un salario decurtato e una
riduzione dei diritti generali, e se, altres=EC si nota che lo stesso lavoro
autonomo, al di l=E0 della sua definizione, comunque =E8 alle dipendenze=
altrui,
ecco che il termine include anche la subordinazione: dunque, possiamo
parlare di lavoro subordinato a tempo determinato. In altri termini,
"mettersi in proprio", lavorare con il proprio computer, la stessa
esternalizzazione di alcune lavorazioni che prima venivano compiuta dalla
fabbrica, ecc., non modificano il rapporto n=E8 di sfruttamento, n=E8=
tantomeno
creano un=92autonomia lavorativa, ci=F2 per la semplice ragione che il=
mercato,
la committenza, ecc., comunque disegnano una relazione di comando che viene
dall=92esterno.
E=92 solo in tal caso, =E8 solo quando si parla di lavoro subordinato a=
tempo
determinato e quando si =E8 consapevoli che la cooperazione sociale =E8
comandata dal capitale, che si pu=F2 stabilire un minimo comune denominatore
tra tutti i lavori precari; e, in secondo luogo, si possono mettere in
comunicazione questi ultimi con la forza-lavoro a tempo indeterminato. La
categoria lavoro subordinato, in altri termini, allude alla possibilit=E0 di
un soggetto collettivo che nel momento in cui parte dalle singole
condizioni lavorative, =E8 poi in grado di trascenderle, poich=E8 ha trovato
alcuni punti comuni unificanti, costitutivi di soggettivit=E0 antagonista.=
=20
=09
2. Lo Statuto dei lavoratori evidenzia il "come eravamo" piuttosto che la
situazione attuale del mercato del lavoro e della sua regolamentazione.
Lo Statuto fu concepito agli inizi degli anni =9170 per rispondere sul=
piano
normativo ad un ciclo di lotte dell=92operaio massa che aveva modificato i
rapporti di forza nella fabbrica e nel sociale. Esso rappresenta un ottimo
esempio di regolamentazione giuridica di un conflitto sociale e politico
esteso che si appropria di alcune istanze radicali al fine di metabolizzarle
e incanalarne riformisticamente all=92interno di un quadro complessivo che
sancisce le prerogative di due poteri: da un lato, il padronato, dall=92altr=
o,
i sindacati. La sua funzione fu quella, infatti, di trasferire nei
sindacati la potenza della composizione di classe riconoscendone il ruolo
istituzionale di controparte. E=92 innegabile che la regolamentazione
giuridica del conflitto, riconoscente come rappresentante dei lavoratori i
sindacati e non i lavoratori medesimi, sferr=F2 un poderoso attacco alla
democrazia diretta dell=92operaio massa. (si pensi anche all=92istituzione=
dei
Consigli di fabbrica). Non a caso tuttora i sindacati detengono il monopolio
della rappresentanza dei lavoratori.
Lo Statuto, dunque, non va analizzato nel suo impianto per recuperarne
un=92improbabile cornice democratica, ma piuttosto =E8 utile raffrontarlo=
con
l=92insieme delle leggi che sono state varate negli ultimi tempi che
riguardano, come si diceva, i nuovi lavori. In prospettiva si pu=F2 partire=
da
esso per verificare il cambiamento che investe anche il lavoro a tempo
indeterminato dopo gli accordi del luglio =9192 e =9193. Pi=F9 in generale,=
la
crisi dello Statuto va inserita in quel processo di ristrutturazione
produttiva, che incessantemente da due decenni va avanti con conseguente
declino del paradigma fordista..=20
Di contro alla rigidit=E0 dell=92operaio massa, in merito al posto di=
lavoro,
sancita nello Statuto, oggi si affermano mobilit=E0 e flessibilit=E0 della=
forza
lavoro in perfetto adeguamento alla flessibilit=E0 del modello produttivo
attuale. In altre parole, nella misura in cui la vecchia composizione di
classe, protagonista del presente ciclo di lotta, non ha pi=F9 da tempo le
risorse politiche di ricreare ogni volta un rapporto di forza favorevole nei
confronti del capitale, lo Statuto, che =E8 pur sempre la versione=
riformista
delle sue lotte e rivendicazioni, lascia progressivamente il posto ad altre
normative. La differenza tra il clima che produsse lo Statuto e il clima
che si respira oggi, in assenza di un vero e proprio conflitto di classe,
diventa pesante proprio se si considera che la legislazione attuale non
dimostra caratteri riformisti bens=EC liberisti. =09
Recentemente, la Confindustria ha organizzato un convegno sul possibile
inquadramento dei lavoratori autonomi, che vengono utilizzati in maniera
stabile dalle grandi imprese, sotto la nuova categoria del lavoro
coordinato, che praticamente sarebbe nient=92altro che il vecchio lavoro
subordinato. Apparentemente la posizione della Confindustria sembra
rispondere ad una esigenza di allargamento delle tutele, se per=F2 si va a
guardare alle ipotesi e ai testi che propone, si vedr=E0 che all=92attuale
lavoro subordinato (in teoria ancora tutelato dallo Statuto) ed al futuro
lavoro coordinato vengono concesse pochissime garanzie e pochissimi diritti.
Lo scopo =E8 quello di far rimanere il lavoratore autonomo nella sua
situazione atomistica, perpetuandola attraverso una specifica legislazione
che valorizzi non naturalmente i contratti collettivi, l=92unificazione dei
livelli contributivi, all=92interno di un=92area codificata di diritti=
comune a
tutti i lavoratori sia a tempo determinato che non, ma piuttosto la figura
presa in s=E8, in modo che la contrattazione sia individuale, basata sul=
puro
rapporto di domanda-offerta.
Bisogna inoltre tenere presente che la nuova definizione di lavoro
coordinato non dovrebbe, sempre secondo la Confindustria, interessare solo
il lavoro autonomo, ma anche tutte quelle nuove figure lavorative nel
terziario e nell=92impresa manifatturiera, per le quali l=92attivit=E0=
lavorativa
si organizza in squadre, in lavori di gruppo, ecc. (e che attualmente sono
garantite dallo Statuto). I giuristi legati al padronato fanno leva sul
nuovo concetto di subordinazione per equiparare queste diverse figure. La
subordinazione non si darebbe pi=F9 nella sua forma classica di=
prescrizioni,
ordini, ecc.., che provengono da un superiore, ma si darebbe in una forma
nuova. In questo caso, si fa riferimento all=92autonomia del gruppo di=
lavoro,
la quale si evidenzierebbe in una diversa gestione dei tempi e un diverso
coordinamento spazio-temporale rispetto alla prestazione rigida delle otto
ore lavorative della fase fordista, in questo avvicinandosi alle
caratteristiche del lavoro autonomo. La conseguenza pi=F9 immediata che=
viene
dedotta =E8 la seguente: essendo il lavoro autonomo e il lavoro organizzato=
a
squadre caratterizzato da un certo grado di autonomia e originando
quest=92ultima un rapporto diverso con il datore di lavoro, ecco che=
diventano
obsolete la contrattazione collettiva e i contratti nazionali espressione di
una vecchia composizione tecnica e di un modo di produrre che imponeva
massificazione e trattamento simile.
L=92operazione in questione ha un doppio aspetto. Da un lato, si ri-norma=
il
lavoro autonomo lasciandolo nella sua gi=E0 attuale situazione, dall=92altro=
, si
cerca di attrarre in tale situazione di fatto deregolamentata, anche altre
figure che attualmente godono di un=92area di diritti pi=F9 vasta e=
consolidata.=20
Insomma, la precarizzazione del rapporto di lavoro =E8 una tendenza che va
compresa nella sua generale relazione con il complesso del lavoro sociale.
E=92 da qui che si deve partire. Un intervento sul lavoro precario=
presuppone
come condizione necessaria la comprensione politica che =E8 la forza-lavoro
sociale che si tende in generale fortemente a precarizzare, quale che sia la
sua attuale collocazione nel ciclo produttivo.
Affrontare, quindi, l=92obsolescenza dello Statuto significa porsi
immediatamente il compito di unificare in prospettiva l=92intera area del
lavoro salariato, di rompere le barriere poste in questi anni tra i vari
segmenti del ciclo produttivo e riproduttivo al fine di perorare la causa di
una ricomposizione economica e politica della composizione di classe.
=09
3 Questo Convegno nasce inizialmente da una constatazione verificata nella
situazione concreta di intervento sul lavoro precario quando ci siamo via
via accorti che gli stessi lavoratori interessati non conoscevano affatto le
normative che li interessavano, n=E8 tantomeno avevano una visione d=92insie=
me
del loro ruolo sociale e produttivo. Il mondo del precariato, in effetti, =
=E8
molto vasto e pluriforme, in continua espansione, spessissimo senza
normazione giuridica, di conseguenza non sono facili e chiari sia
l=92individuazione delle tipologie, sia il modo di procedere e di=
intervenire.
Pertanto un=92esigenza pratica subito si =E8 evidenziata: quella di avere un
quadro il pi=F9 esauriente possibile intanto sulle tipologie pi=F9=
importanti e
rilevanti sul piano ecomico-politico dei vari lavori precari, ci=F2 in modo
tale che, avendo acquisito questo quadro in generale, si potesse organizzare
localmente e nazionalmente un intervento politico diretto su questo terreno.=
=20
In secondo luogo, sentiamo fortemente la necessit=E0 di un=92analisi
teorico-politica che sia in grado di inserire il lavoro precarizzato in una
visione pi=F9 ampia del modo di produzione, delle sue trasformazioni, delle
sue tendenze future. Siamo convinti, al riguardo, che nel Convegno anche
questo aspetto fondamentale trover=E0 un suo spazio adeguato.
=09

Comitato per la difesa dei Diritti dei Lavoratori Precari - Bologna

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